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SUMMARY:DAVID LINX ”Be my Guest” Featuring LEONARDO MONTANA
DESCRIPTION:Voce e pianoforte per un concerto che vede in campo la voce maschile per eccellenza del jazz europeo e un prodigioso talento che viene dal Brasile ma che in Francia ha trovato la propria casa artistica. L’incontro ha origine nell’album Be My Guest – The Duos Project che David Linx ha pubblicato nel 2021: una raccolta di 15 duetti con\, tra gli altri\, Tigran Hamasyan\, Hamilton de Holanda\, Ran Blake\, Nguyên Lê\, Magic Malik e Diederik Wissels\, la cui idea il cantante fiammingo sta portando avanti anche con altri artisti non presenti in quel disco. \nNato a Bruxelles nel 1965\, David Linx si è imposto sulle scene del jazz mondiale in virtù della flessibilità della sua voce e grazie a questo suo strumento naturale ha avuto modo di prodursi accanto a Johnny Griffin\, Clark Terry\, Toots Thielemans\, Philippe Catherine\, Paolo Fresu\, Roy Ayers\, Billy Cobham\, Ibrahim Maalouf\, Gonzalo Rubalcaba\, Metropole Orchestra e un’infinità di altri. \nNato a La Paz nel 1977 da padre colombiano e madre inglese\, cresciuto tra Bahia e Guadalupa\, dove\, da adolescente\, ha iniziato a suonare il pianoforte da autodidatta\, Leonardo Montana si è trasferito in Francia sul finire degli anni Novanta per stabilirsi\, dal 2000\, a Parigi. Cullato\, dunque\, dalla musica caraibica e brasiliana della sua infanzia\, Leonardo Montana si nutre dei suoi incontri\, di repertori diversi\, di un eclettismo che si riflette nel suo approccio alla tastiera.
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SUMMARY:HACK OUT!
DESCRIPTION:Variazione location concerti della sezione “Scintille di Jazz” programmati al Balzer Globe\n\nLa Fondazione Teatro Donizetti comunica la variazione di location per i tre concerti della sezione “Scintille di Jazz” del festival Bergamo Jazz inizialmente programmati al Balzer Globe di Piazza Dante\, per sopraggiunte problematiche organizzative indipendenti dalla stessa Fondazione.\nIl concerto di venerdì 24 del trio Hack Out! avrà quindi luogo presso la Sala della Musica “A. Tremaglia”\nColoro che hanno già effettuato prenotazione per gli appuntamenti al Balzer riceveranno comunicazioni via posta elettronica.\n  \nHackOut! è un trio bass-less che si costituisce nel 2019 tra le mura del Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo. Punto focale del progetto è la ricerca di una propria identità sonora seguendo un percorso di sperimentazione timbrica dove l’interplay riveste un ruolo fondamentale. Il repertorio si compone esclusivamente di brani inediti scritti ad-hoc con l’obiettivo di enfatizzare la natura stessa della formazione\, dando rilievo alle personalità musicali dei singoli elementi\, ricercando l’equilibrio tra strutture armoniche e improvvisazione radicale\, timbriche acustiche ed elettriche. A febbraio 2021 il trio ha registrato il suo primo lavoro discografico Cedrus Libani. \nSpecial partner di Scintille di Jazz
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LOCATION:Sala della Musica “M. Tremaglia” – Teatro Donizetti
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SUMMARY:PAOLO FRESU & RITA MARCOTULLI
DESCRIPTION:La serata del 24 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: PAOLO FRESU & RITA MARCOTULLI\nSet 2: CÉCILE McLORIN SALVANT\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nLa nuova coppia del jazz italiano\, ma non solo\, vista la comprovata caratura internazionale di entrambi i musicisti. Benché si conoscano e si stimino vicendevolmente da sempre e che abbiano spesso incrociato i propri strumenti in diversi progetti\, Paolo Fresu e Rita Marcotulli non avevano ancora pensato fino a poco tempo fa ad un incontro ravvicinato. Il risultato è un duo che ha tutte le carte in regola per affascinare e conquistare\, sullo sfondo di melodie avvolgenti\, eterne. Ovvio che si giochi “in casa”. Ovvio che non manchi quel famoso tocco mediterraneo che i due conoscono alla perfezione. Sensibilità\, nuance e poesia da ricercare nell’intimo di due grandi interpreti della musica contemporanea: ciò che li accomuna è sicuramente la ricerca del “bello” dell’arte musicale\, talvolta in maniera semplice\, diretta\, acustica; talvolta invece filtrato da un pizzico di elettronica che fa sconfinare il progetto nell’immensa tavolozza dei colori della musica contemporanea. Con bene in testa la capacità di improvvisare e conquistare territori impensati. Con bene in testa il jazz che li ha fatti crescere ma specialmente tutto ciò che è buona musica. Un incontro fatto di grazia\, sensibilità ed emozioni. Architettato con sapienza e proposto con stile ed eleganza. Non servono molte altre parole. Questo è un concerto di quelli che servono alla testa ma da lasciare scendere nel cuore. \nPaolo Fresu\, beniamino del pubblico di ogni latitudine e longitudine\, è stato Direttore Artistico di Bergamo Jazz dal 2009 al 2011 e al Donizetti ha suonato innumerevoli vote\, in combinazioni sempre differenti\, e questa sua nuova apparizione insieme a una pianista elegante e raffinata come Rita Marcotulli non potrà che lasciare un nuovo\, indelebile segno.
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SUMMARY:CÉCILE McLORIN SALVANT
DESCRIPTION:La serata del 24 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: PAOLO FRESU & RITA MARCOTULLI\nSet 2: CÉCILE McLORIN SALVANT\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\n«Canta standard\, melodie del passato e novità\, con una voce tesa\, dura\, elusivamente bella\, errando verso materiali con testi impegnati e luoghi difficili della storia». Così il New York Times scrive a proposito di Cécile McLorin Salvant\, la nuova voce del jazz che si sta conquistando ovunque vasta popolarità. La sua voce è stata anche descritta come «unica\, supportata da un’intelligenza e una musicalità che illuminano ogni nota che canta». Cécile McLorin Salvant ha sviluppato una passione per la narrazione e la ricerca di connessioni tra vaudeville\, blues\, tradizioni popolari di tutto il mondo\, teatro\, jazz e musica barocca. Grazie al suo eclettismo sono rivenute alla luce canzoni dimenticate e registrate di rado\, da lei riproposte con nuove dinamiche\, colpi di scena inaspettati e umorismo. Nel 2010 ha vinto il concorso Thelonious Monk\, nel 2016\, 2018 e 2019 i Grammy Awards per il miglior album di jazz vocale\, rispettivamente con For One To Love\, Dreams and Daggers e The Window; nel 2022 si è aggiudicata i referendum di Down Beat\, sia quello della critica internazionale che dei lettori della prestigiosa rivista statunitense. E sempre nel 2022 è stata premiata dalla Jazz Journalists Association come miglior cantante dell’anno. Insomma\, a Cécile McLorin Salvant non mancano certo i riconoscimenti più prestigiosi. \nIl suo ultimo album si intitola Ghost Song e allinea autori di disparata provenienza come Kate Bush\, Kurt Weill\, Gregory Porter e Sting\, oltre a brani usciti dalla penna della stessa cantante originaria di Miami. Una bella premessa alla sua apparizione sul palco del Donizetti.
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SUMMARY:THINKING SKETCHES
DESCRIPTION:Variazione location concerti della sezione “Scintille di Jazz” programmati al Balzer Globe\n\nLa Fondazione Teatro Donizetti comunica la variazione di location per i tre concerti della sezione “Scintille di Jazz” del festival Bergamo Jazz inizialmente programmati al Balzer Globe di Piazza Dante\, per sopraggiunte problematiche organizzative indipendenti dalla stessa Fondazione.\nIl concerto del  gruppo Thinking Sketches in calendario venerdì 24 marzo si svolgerà nel Ridotto “G. Gavazzeni”\, presso il Teatro Donizetti\, con inizio alle 23.30\, anziché alle 22.30. Durante i concerti al Ridotto sarà attivo un servizio bar.\nColoro che hanno già effettuato prenotazione per gli appuntamenti al Balzer riceveranno comunicazioni via posta elettronica.\n  \nDal racconto “Alfòr\, una vita a caso”\, scritto da Giuseppe Goisis\, sono scaturiti i frammenti musicali e gli schizzi divenuti poi i brani e le immagini che hanno dato corpo al progetto Thinking Sketches del chitarrista bergamasco Alberto Zanini. La musica gioca a ricombinare\, alterare\, riproporre alcune cellule melodiche\, che ritornano come le semplici abitudini di Alfòr\, nelle casualità di una vita del tutto ordinaria. Gli sketches sono frammenti di melodia\, cellule ritmiche che\, come le formiche che Alfòr ama osservare\, vanno e vengono durante tutto il concerto\, ne costruiscono la struttura tra casualità\, improvvisazione e formalizzazione. Un melting pot di interferenze musicali\, colonna sonora di un film visto in Tv\, dove gli spot pubblicitari fanno la loro parte. \nSpecial partner di Scintille di Jazz
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SUMMARY:ITINERARIO DELL’ACQUA
DESCRIPTION:Prenotazioni sold out\nFin dai tempi delle Civiltà più antiche\, i Sumeri ad esempio\, la risorsa idrica ha sempre rappresentato uno dei problemi fondamentali per la costituzione di città\, l’avviamento di attività agricole e lo sviluppo dei commerci e delle lavorazioni artigianali. In buona sostanza: prelevare\, trasportare e distribuire acqua al territorio circostante. Un’attività ingegneristica e architettonica nella quale\, addirittura alcuni millenni dopo\, eccelsero i Romani. \n“Chi vorrà considerare con attenzione la quantità delle acque in uso pubblico per le terme\, le piscine\, le fontane\, le case\, i giardini suburbani\, le ville; la distanza da cui l’acqua viene\, i condotti che sono stati costruiti\, i monti che sono stati perforati\, le valli che sono state superate\, dovrà riconoscere che nulla in tutto il mondo è mai esistito di più meraviglioso”. \nPLINIO IL VECCHIO (23-79 D.C.) \nChi meglio di Uniacque\, l’azienda a totale capitale pubblico che dal 2006 gestisce il servizio idrico integrato in Bergamo e provincia\, può raccontare la storia sotterranea dell’acqua – grazie alla preziosa ed indispensabile collaborazione dei Gruppi speleo “Le Nottole” e l’Associazione Sebynica -in un sito prestigioso come la cornice di Città Alta? \nL’Itinerario dell’acqua si sviluppa su un tratto di strade e viuzze di circa 3 km\, interamente entro le spettacolari Seicentesche Mura Veneziane: parte da Colle Aperto e termina al Serbatoio di Sant’Agostino\, presso una delle più famose e frequentate Porte di accesso a Città Alta. Un itinerario – Aquae Ductus Bergomensis – che prenderà per mano l’ospite guidandolo attraverso epoche storiche diverse\, dove l’evoluzione artistica\, architettonica e ingegneristica del complesso acquedottistico si manifesta in tutta la sua lungimiranza. Sono 15 le tappe identificative del nostro Giro all’interno delle Mura: cisterne\, fontane\, lo storico lavatoio di via Mario Lupo e altri siti cosiddetti minori\, ma di valenza strategica per soddisfare la grande sete di Bergomum. \nIl tempo di percorrenza medio – calcolato\, come si conviene\, su un passo più “turistico”\, su chi indugia doverosamente sulle bellezze storico/artistiche e architettoniche – è di circa 2 ore. \nIn collaborazione con UniAcque
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LOCATION:Bergamo Alta
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SUMMARY:NIK BÄRTSCH - Piano Solo
DESCRIPTION:Tra i tanti musicisti che l’etichetta tedesca ECM\, per la quale incide dal 2006\, ha contribuito a far conoscere a livello internazionale\, l’elvetico Nik Bärtsch è sicuramente da annoverare tra i più originali esponenti dell’attuale jazz di marca europea. La sua musica\, che lo stesso autore definisce ‘Ritual Groove Music’\, mostra una forte affinità con le architetture spaziali organizzate e con i principi di ripetizione e riduzione\, oltre che con le ritmiche complesse. È un distillato del suono universale e non di una singola tradizione nazionale o stilistica\, e si modifica continuamente attraverso sovrapposizioni\, indirizzando l’attenzione dell’ascoltatore verso le variazioni minime e il fraseggio. \nNato a Zurigo nel 1971\, Nik Bärtsch inizia da giovanissimo come batterista\, per poi proseguire con lo studio del pianoforte\, della filosofia e della linguistica\, rivolgendosi poi verso varie discipline del corpo e filosofie orientali. Questa ricerca eclettica si esprime anche attraverso i suoi due principali progetti musicali\, Ronin e Mobile. Il suo album più recente\, Entendre\, si muove tra le sonorità pure del pianoforte acustico facendo tesoro della lezione minimalista\, alternando melodie cantabili a momenti più ipnotici. Il tutto sempre in un contesto di grande profondità e fascino.
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LOCATION:Teatro Sant’Andrea
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SUMMARY:YOU TURNED THE JAZZ ON ME - Ricordando Roberto Masotti attraverso le immagini
DESCRIPTION:Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti senza prenotazione\nBergamo Jazz ricorda\, insieme al fratello Franco\, musicologo\, e al giornalista Carlo Maria Cella\, uno dei fotografi che più hanno contribuito a documentare il festival facendone circolare il nome a livello internazionale. Bastino come esempi le fotografie di Keith Jarrett\, realizzate in Città Alta nel 1973\, e dell’Art Ensemble of Chicago dell’anno dopo. Fotografie\, diventate presto iconiche\, che hanno fatto letteralmente il giro del mondo\, comparendo su riviste\, libri e copertine di dischi. \nNato a Ravenna nel 1947 e scomparso a Milano nell’aprile 2022\, Roberto Masotti si è dedicato alla documentazione e alla ricerca – attraverso fotografia e scrittura – delle culture dello spettacolo\, in particolare della musica jazz\, contemporanea e sperimentale. Rilevante rimane la sua pluridecennale attività per la ECM Records\, sia come fotografo che come referente per l’Italia. Il suo lavoro più noto\, You Tourned The Tables On Me\, è stato pubblicato una prima volta nel 1995 ed esposto in diverse città europee\, per poi essere riedito nel 2022 da Seipersei. Tra le sue altre mostre e pubblicazioni si ricorda Jazz Area\, allestita anche per Bergamo Jazz nel 2002.  È stato fotografo ufficiale del Teatro alla Scala di Milano con Silvia Lelli dal 1979 al 1996\, dando vita alla sigla Lelli e Masotti. Il Ministero dei Beni Culturali ha dichiarato\, nel 2018\, il loro archivio “bene di interesse storico”.
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SUMMARY:OLIPHANTRE:  FRANCESCO DIODATI\, LEÏLA MARTIAL\, STEFANO TAMBORRINO
DESCRIPTION:Oliphantre è un’esplosione di suoni\, conturbanti e romantici. Suggestioni hip hop\, sferzanti linee rock e punk\, groove e melodici lirismi si mescolano a spontaneità e improvvisazione. Testi e musica si fondono per dare vita a una ricerca interiore alla volta di quell’immaginario sonoro\, di quei movimenti invisibili che sbaragliano i tentativi di spiegazione razionale. Con Oliphantre\, Francesco Diodati\, Leïla Martial e Stefano Tamborrino si muovono quindi agevolmente all’interno del terreno del jazz e delle sue più imprevedibili contaminazioni. \nLeïla Martial\, astro nascente del jazz francese\, spazia con collaborazioni che vanno dalla musica del popolo Inuit a progetti di musica contemporanea. È leader del gruppo Baa Box e collabora con\, tra gli altri\, Valentin Ceccaldi e l’Orchestre National de Jazz. \nFrancesco Diodati è membro di varie formazioni (Yellow Squeeds\, Weave 4\, MAT\, Tell Kujira) e collabora stabilmente con Enrico Rava e Paolo Fresu. Stefano Tamborrino è leader\, con lo pseudonimo Don Karate\, e richiestissimo sideman. Fra le sue collaborazioni\, Gianluca Petrella\, Louis Cole\, Dave Binney\, Stefano Bollani.
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SUMMARY:PAOLO DAMIANI ONJGT SYNTHESIS
DESCRIPTION:Ingresso libero senza prenotazione\n– Evento Speciale –\nONJGT SYNTHESIS è il nome che Paolo Damiani\, figura cardine del jazz italiano più avventuroso sin dagli anni Settanta\, ha dato a questo inedito ensemble\, concepito espressamente per Bergamo Jazz 2023 attingendo all’organico dell’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti\, meritorio progetto voluto dalla Fondazione Musica per Roma con lo scopo di valorizzare alcuni dei migliori nuovi professionisti della scena jazzistica italiana. Del gruppo fanno parte solisti già ospiti di passate edizioni di Bergamo Jazz e vincitori del prestigioso referendum nazionale Top Jazz del mensile Musica Jazz. Il repertorio è costituito da composizioni dei singoli componenti e dello stesso Damiani\, caratterizzate da temi e melodie dal forte impatto comunicativo\, che fungono anche da materiale utilizzato per improvvisazioni collettive e conduction. \n\nSpecial partner di Scintille di Jazz
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SUMMARY:LAKECIA BENJAMIN “Phoenix”
DESCRIPTION:La serata del 25 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: LAKECIA BEJAMIN “Phoenix”\nSet 2: HAMID DRAKE “Turiya: Honoring Alice Coltrane” – Special guest SHABAKA HUTCHINGS\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nNata e cresciuta a New York\, per l’esattezza nella zona di Washington Heights\, abitata da una popolazione di prevalente origine o discendenza dominicana\, Lakecia Bemjamin è uno dei nomi nuovi del jazz d’oltreoceano\, uno dei più talentuosi\, come sassofonista ma anche come musicista\, compositrice e band leader più in generale. «Sono cresciuta con l’hip-hop e le playlist radiofoniche. Vivendo poi in una comunità latina ho anche suonato merengue\, salsa e la bachata. Anche perché nella comunità afroamericana sei incoraggiato a suonare tutte le forme di black music»\, racconta. Suo mentore è stato il sassofonista Gary Bartz che l’ha introdotta all’arte di grandi maestri del sax come Charlie Parker\, Jackie McLean e Coltrane. L’apprendistato lo ha poi fatto suonando con Clark Terry\, Anita Baker\, Count Basie Orchestra\, Kool and The Gang\, Macy Gray\, The Roots\, Stevie Wonder e molti altri. \nNel 2020 si è fatta notare a livello internazionale con l’album Pursuance: The Coltranes\, sentito omaggio a John e Alice Coltrane. Ora ha un nuovo disco fresco di stampa da proporre dal vivo\, Phoenix\, prodotto dalla batterista Terri Lyne Carrington e registrato con i suoi abituali partner e ospiti di riguardo quali Dianne Reeves\, Georgia Anne Muldrow\, Patrice Rushen e Sonia Sanchez. Nel brano di apertura\, “Amerikan Skin”\, c’è l’attivista e scrittrice afroamericana Angela Davis\, mentre in “Supernova” si ascolta la voce di Wayne Shorter. «In Phoenix ho voluto coinvolgere persone che non solo fossero in sintonia con la mia musica\, ma che testimoniassero le nostre comuni radici»\, specifica Lakecia Benjamin a proposito di un album che partendo dall’humus culturale afroamericano riflette bene il presente e si proietta verso il futuro.
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SUMMARY:HAMID DRAKE “Turiya: Honoring Alice Coltrane” Special guest SHABAKA HUTCHINGS
DESCRIPTION:La serata del 25 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: LAKECIA BEJAMIN “Phoenix”\nSet 2: HAMID DRAKE “Turiya: Honoring Alice Coltrane” – Special guest SHABAKA HUTCHINGS\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nIl pubblico di Bergamo Jazz ha più volte in passato potuto apprezzarne le qualità che ne hanno fatto di Hamid Drake uno dei batteristi jazz di matrice afroamericana più richiesti. Stavolta invece potrà coglierne le capacità ideative di un progetto dedicato a uno dei simboli delle musiche senza confini: Alice Coltrane. E nel dar peso al proprio tributo\, il batterista di Chicago ha dato vita a un supergruppo che nella speciale occasione si avvale della presenza del sassofonista britannico Shabaka Hutchings\, personalità di grande carisma cui si devono gruppi esplosivi come Sons of Kemet\, A Comet Is Coming e Shabaka and The Ancestors. \nDi primissimo ordine è il resto del cast\, con l’alchimista elettronico Jan Bang\, figura di spicco della scena musicale scandinava\, gli americani Jamie Saft\, ben noto per il suo sodalizio con John Zorn\, e Joshua Abrams\, bassista dalle variegatissime esperienze\, e l’italiano Pasquale Mirra che con lo stesso Hamid Drake vanta ormai lunga frequentazione artistica. In primo piano c’è anche la danzatrice Ngoho Ange\, che con i suoi movimenti esplicita visivamente i contenuti musicali. \nArpista\, pianista\, organista\, compositrice\, nonché ultima compagna nella vita come nell’arte di John Coltrane\, Alice Coltrane ha incarnato un’idea di fare musica come punto di incontro tra culture diverse\, come veicolo per comunicare una profonda spiritualità vissuta intensamente in prima persona. \nCon queste parole la ricorda Hamid Drake: «Avevo 16 anni quando ho incontrato per la prima volta Alice Coltrane\, a un concerto a Ravinia Park\, fuori Chicago. Ci siamo scambiati gli indirizzi e poi ci siamo scritti. La sua creatività ha avuto un fortissimo impatto su numerosi musicisti e ascoltatori. Per me era ed è tuttora molto potente. Mi ha regalato un’apertura spirituale ed estetica che coltivo continuamente. Questo progetto è il mio modo di onorare il grande essere che ha permesso all’adolescente di continuare sulla strada della scoperta\, dello stupore e della ricerca della propria voce».
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SUMMARY:MICHELE SANNELLI & THE GONGHERS
DESCRIPTION:Variazione location concerti della sezione “Scintille di Jazz” programmati al Balzer Globe\n\nLa Fondazione Teatro Donizetti comunica la variazione di location per i tre concerti della sezione “Scintille di Jazz” del festival Bergamo Jazz inizialmente programmati al Balzer Globe di Piazza Dante\, per sopraggiunte problematiche organizzative indipendenti dalla stessa Fondazione.\nIl concerto di Michele Sannelli & The Gonghers in calendario sabato 25 marzo si svolgerà nel Ridotto “G. Gavazzeni”\, presso il Teatro Donizetti\, con inizio alle 23.30\, anziché alle 22.30. Durante i concerti al Ridotto sarà attivo un servizio bar.\nColoro che hanno già effettuato prenotazione per gli appuntamenti al Balzer riceveranno comunicazioni via posta elettronica.\n  \nNati tra le aule del Conservatorio di Milano da un’idea del vibrafonista pugliese Michele Sannelli\, The Gonghers\, vincitori del Primo Premio e Premio del pubblico (sezione gruppi) dell’edizione 2022 del concorso nazionale per giovani talenti “Chicco Bettinardi” organizzato da Piacenza Jazz Club\, hanno da sempre lavorato su una fusione sperimentale del jazz con altri generi musicali. Seppur vicino al prog jazz\, quello che il gruppo fa è musica nel senso più puro del termine\, senza tanto badare ad etichette e classificazioni\, riprendendo in parte il sound elettrico della band prog rock degli anni Settanta Pierre Moerlen’s Gong\, per poi svilupparlo\, con inserti di jazz moderno e di estetica contemporanea. \nSpecial partner di Scintille di Jazz
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LOCATION:Ridotto Gavazzeni – Teatro Donizetti
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SUMMARY:DAN KINZELMAN - Solo
DESCRIPTION:Resist/Evolve è il titolo della solo performance del sassofonista americano Dan Kinzelmann\, da decenni attivissimo in Italia anche con propri gruppi quali gli Hobby Horse\, ascoltati a Bergamo Jazz nel 2021\, e i Ghost Horse. L’dea di fondo è esaminare i limiti dei nostri corpi e delle nostre menti\, attraverso l’urgenza implacabile di sopravvivere\, persistere e creare in condizioni di avversità: tramite l’impiego di speciali tecniche di respirazione\, Dan Kinzelman crea paesaggi sonori ininterrotti e improvvisati\, basati sulle frequenze contenute in una singola nota di sassofono. Durante i primi minuti della performance\, il sassofonista si avvicina ai suoi limiti fisici\, che successivamente tenterà di mantenere\, cercando un equilibrio tra le regole che ha predisposto\, la sua capacità di concentrazione e le capacità fisiche del suo corpo nell’interazione con lo strumento. Il suono viene interrotto solo quando questo equilibrio non può più essere sostenuto. In altre parole\, Resist/Evolve è un’esperienza di ascolto unica\, ogni volta differente\, che Bergamo Jazz ospita in una nuova location\, incastonata in uno degli angoli più belli di Città Alta.
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LOCATION:Chiesa di San Salvatore
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SUMMARY:DJANGO BATES - Piano Solo
DESCRIPTION:«Un gruppo di persone che si godono la musica insieme\, questa è la mia idea di “Good Time”: musica dal vivo\, in tempo reale\, vissuta nel momento stesso in cui viene creata» racconta Django Bates nel presentare questo suo concerto di piano solo\, «Due anni fa\, quando ho cominciato a scrivere nuovi pezzi per pianoforte\, ero in un momento in cui volevo semplificare tutto nella mia vita e così mi sono dedicato a un processo di distillazione. Le composizioni che ne sono emerse\, come “Flurry In The Desert”\, “Iris”\, “My Idea Of A Good Time”\, abbracciano tutti i modi in cui il pianoforte è stato per me nel corso del tempo\, un amico amatissimo. Fin dall’infanzia\, da solo con il mio giocattolo preferito – un malandato D’almaine\, stonato di un semitono – attraverso l’esperienza formativa del gruppo di Dudu Pukwana e di Earthworks di Bill Bruford\, fino ai concerti nei grandi teatri d’Europa con Anouar Brahem\, Dave Holland e Jack DeJohnette\, il pianoforte è sempre stato per me un fedele compagno di vita. Sulle onde di un mare in tempesta\, disseminato dei detriti della nostra epoca\, pubblico e artista in armonia intraprendono insieme un viaggio in cerca del miracoloso\, una ricerca condivisa di pace e serenità». \nClasse 1960\, il pianista britannico Django Bates è un autentico vulcano\, ideatore di svariati progetti\, da gruppi di piccole dimensioni ad orchestre. Ha fatto arte dei First House\, dei Loose Tubes\, oltre che degli Earthworks di Bill Bruford. Tra i suoi album più recenti\, The Study of Touch\, in trio per ECM; e Saluting Sgt. Pepper\, personale rivisitazione del capolavoro beatlesiano realizzato con la Frankfurt Radio Big Band.
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LOCATION:Sala Piatti
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SUMMARY:REIJSEGER-FRAANJE-SYLLA Trio
DESCRIPTION:Ernst Reijseger\, Harmen Fraanje e Mola Sylla costituiscono non un semplice trio musicale che assomma tre spiccate personalità artistiche\, ma un vero e proprio organismo vivente che crea una musica unica\, originale e personalissima. La combinazione crea infatti un sound particolare e dal carattere ben definito\, poetico\, ma anche fatto di humor e brillanti improvvisazioni sostenute da una mirabile tecnica individuale. \nReijseger\, Fraanje e Sylla si conoscono ormai bene\, hanno condiviso molte avventure\, come le colonne sonore dei film di Werner Herzog My Son My Son What Have Ye Done e Cave of Forgotten Dreams.  I loro concerti sono imprevedibili\, sorprendenti\, aperti come sono all’inventiva del momento\, e spaziano anche in atmosfere cameristiche classicheggianti e in evocative canzoni africane\, cantate in wolof\, la lingua nativa di Mola Sylla\, che si alterna a strumenti tradizionali come lo xalam e la m’bira. \nErnst Reijseger\, uno dei musicisti che più hanno legato il proprio nome al festival Clusone Jazz\, è violoncellista di fama internazionale: ha dedicato buona parte della sua carriera a percorrere i territori del jazz e dell’improvvisazione creativa con una predisposizione alla contaminazione con musiche tradizionali del mondo. Per dare un’idea della sua versatilità\, si può partire dalla sua militanza nella ICP Orchestra di Misha Mengelberg e arrivare allo straordinario Clusone Trio con Michael Moore e Han Bennink\, passando dalla collaborazione con il coro sardo Cuncordu e Tenores de Orosei\, senza dimenticare il sodalizio con il regista Werner Herzog. \nIl pianista olandese Harmen Fraanje ha anche collaborato con\, tra gli altri\, Ambrose Akinmusire\, Mark Turner\, Kenny Wheeler\, Arve Henriksen\, Han Bennink\, Trygve Seim\, Theo Bleckmann\, Ben Monder\, Enrico Rava. \nNato a Dakar\, Mola Sylla interpreta le proprie tradizioni culturali con voce affascinante e strumenti tipici della tua terra di origine. È uno dei fondatori del gruppo Senemali\, costituito da artisti senegalesi e maliani\, e di VeDaKi\, quartetto che include musicisti russi e indiani.
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LOCATION:Teatro Sociale
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SUMMARY:RICHARD GALLIANO New York Tango Trio
DESCRIPTION:La serata del 26 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: RICHARD GALLIANO New York Tango Trio\nSet 2: RICHARD BONA\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nA 13 anni dalla sua precedente apparizione a Bergamo Jazz\, in coppia con il polistrumentista inglese John Surman\, torna sul palcoscenico del Teatro Donizetti colui che ha donato alla fisarmonica una vitalità espressiva mai prima così accentuata\, grazie a quella straordinaria miscela di new musette e new tango di cui lo stesso Richard Galliano si è fatto artefice e autorevole interprete. \n«Jazz\, musette\, tango si nutrono degli stessi ingredienti\, rapporto con la danza\, melodie forti\, armonie precise e raffinate. Con Adrien Moigard e Diego Imbert mi confronto con tutto ciò suonando ogni concerto in modo totalmente libero\, a volte lontano dalla partitura ma mai dall’anima del compositore»\, specifica lo stesso musicista transalpino. \nArrivato a Parigi nel 1975\, Richard Galliano ha fatto subito la conoscenza di Claude Nougaro\, con il quale sarà amico\, fisarmonicista ma anche suo direttore d’orchestra\, fino al 1983. Il secondo incontro decisivo avrà luogo nel 1980\, con Astor Piazzolla: il geniale compositore e bandoneonista argentino lo incoraggerà fortemente a creare la “nuova musette” francese\, come lui stesso in precedenza aveva inventato il “nuovo tango” argentino. \nNell’arco della sua carriera Richard Galliano ha collaborato con un numero impressionante di artisti e musicisti di elevato profilo: in ambito jazz\, Chet Baker\, Eddy Louiss\, Ron Carter\, Wynton Marsalis\, Charlie Haden\, Gary Burton\, Michel Portal\, Toots Thielemans\, Kurt Elling\, Enrico Rava e molti altri ancora; Serge Reggiani\, Claude Nougaro\, Barbara\, Juliette Greco\, Dick Annegarn\, Georges Moustaki\, Allain Leprest\, Charles Aznavour\, Serge Gainsbourg\, per la canzone francese.
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SUMMARY:RICHARD BONA
DESCRIPTION:La serata del 26 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: RICHARD GALLIANO New York Tango Trio\nSet 2: RICHARD BONA\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nVirtuosismo strumentale alla Jaco Pastorious\, fluidità vocale alla George Benson\, senso della canzone e dell’armonia alla Joao Gilberto e il tutto mescolato con la cultura africana. Il risultato di questa originalissima combinazione non può che essere uno solo: Richard Bona. \nNato in Camerun\, figlio d’arte discendente da un griot\, Richard Bona è approdato a New York a metà degli anni Novanta\, non prima di aver fatto tappe intermedie in Germania e a Parigi: i paragoni con il mitico Jaco si sono subito sprecati ma molto presto ci si è resi conto che quel bassista arrivato dall’Africa brillava di luce propria. E così sono iniziate le collaborazioni altolocate con Harry Belafonte\, la stessa Jaco Pastorius Big Band\, gli Steps Ahead di Mike Mainieri\, Joe Zawinul\, Pat Metheny\, George Benson\, Mike Stern\, Branford Marsalis\, Bobby McFerrin\, Chaka Khan\, Michael e Randy Brecker e via così. \nIn tutto questo Richard Bona non ha mai reciso il legame con le proprie radici: nei numerosi album incisi nelle vesti di leader\, si rileva una naturale inclinazione alla narrazione attraverso i suoni\, che si traduce anche nel prendere posizione su tematiche sociali\, nel difendere i popoli oppressi. Per esempio\, The Ten Shades of Blues\, uno dei suoi album più riusciti\, è una sorta di viaggio tra le diverse sfumature del blues che affiorano nelle musiche del Sahel\, di Brasile\, India\, Stati Uniti e Camerun. \nIn altre parole\, la musica di Richard Bona si potrebbe far confluire nell’area della fusion\, ma con quelle specificità che solo un autore e un musicista con la sensibilità come la sua può esprimere. Una musica che ha la propria principale ragione d’essere in una innata urgenza comunicativa.
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SUMMARY:FRANCESCO CHIAPPERINI “On The Bare Rocks and Glaciers”
DESCRIPTION:INTERNATIONAL JAZZ DAY\nIn collaborazione con UNIACQUE\nA causa delle avverse condizioni metereologiche previste per domenica 30 aprile\, il concerto si svolgerà presso la Chiesa della Beata Vergine del Paradiso a Clusone in Piazza del Paradiso.\nResta invariato l’orario di inizio del concerto: ore 15.00\nAnche quest’anno Bergamo Jazz esce dalla città per celebrare in Val Seriana l’International Jazz Day\, nei pressi della Sorgente Nossana di Ponte Nossa\, una delle principali sorgenti gestite da UniAcque\, società che si occupa del servizio idrico per Bergamo e provincia\, e luogo particolarmente suggestivo grazie al quale il Festival sottolinea la propria vocazione green. \nSolo con un sistema di rete forte\, che prevede sinergie con istituzioni nazionali e locali e con partner pubblici e privati\, possiamo costruire il servizio idrico del futuro perseguendo gli obiettivi tracciati\, all’insegna di economia circolare e sviluppo sostenibile. Il nostro sostegno a Bergamo Jazz conferma la profonda vicinanza tra Uniacque e il mondo della cultura\, mostrando come sia possibile creare una vera sinergia tra questi due mondi. Grazie a un programma vario e intrigante che riserva il giusto spazio alla tradizione senza rinunciare a sperimentare\, questo festival continua a rendere onore al nostro territorio – Luca Serughetti\, Presidente di Uniacque \nAnche la musica avrà un significato simbolico: il progetto di Francesco Chiapperini On The Bare Rocks and Glaciers si rifà esplicitamente al mondo alpino\, inteso come paesaggio ma soprattutto come pensiero forte di un mondo proiettato verso il cielo.  Il titolo del lavoro è tratto dalla “Preghiera degli Alpini” di Giovanni Veneri\, che proprio nelle parole iniziali recita «Su le nude rocce e i perenni ghiacciai\, armati come siamo di fede e d’amore\, ti preghiam Signore: proteggi le mamme\, proteggi le spose i figli e i fratelli». \nIl sestetto allestito dal clarinettista\, cinque strumenti a fiato e violino\, spazia tra brani originali e la rielaborazione di composizioni che fanno della montagna la protagonista delle note. La musica che ne deriva si prefigge di ricreare l’organicità di un coro\, quello degli alpini\, e questa coralità viene percorsa\, stravolta e rimaneggiata a favore dei temi popolari che cantano le gesta degli uomini che vissero\, e anche vi combatterono\, sulle montagne. \nNon solo: la montagna\, in letteratura\, è stata anche spesso accostata ad elementi di spiritualità e di magia. Da qui la scelta di esplorare anche questi territori inserendo all’interno del repertorio brani che prendessero spunto da tali elementi. La scelta di un organico così particolare e variegato\, che trae spunto dalla musica cameristica europea\, conferisce alle note suonate un sapore nuovo\, ma allo stesso tempo porta l’ascoltatore all’interno di una dimensione familiare\, quasi come se la musica lo circondasse con un abbraccio\, appunto\, corale. \nNAVETTE ARRIVA ITALIA\nSarà disponibile un servizio navetta messo a disposizione da Arriva Italia in partenza alle ore 14.00 e alle ore 14.30 dal parcheggio del Centro Sportivo di Ponte Nossa (via Europa) con arrivo davanti alla Chiesa della Beata Vergine del Paradiso di Clusone. Sarà possibile usufruire dello stesso servizio al termine del concerto.\nServizio gratuito su prenotazione contattando la Biglietteria della Fondazione Teatro Donizetti.
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SUMMARY:Joe Lovano & Jakob Bro in concerto
DESCRIPTION:Joe lovano\, nuovo Direttore Artistico di Bergamo Jazz\, sarà a Bergamo per un concerto al fianco del chitarrista danese Jakob Bro\, unica data italiana di un tour che porterà i due musicisti in giro per l’Europa fino ai primi di novembre\, tra Svizzera\, Ungheria\, Germania\, Belgio e Olanda\, sull’onda del recente album ECM One Around The Room. \nEsplicitamente dedicato a Paul Motian\, con il quale sia Joe Lovano che Jakob Bro hanno avuto modo di collaborare assiduamente\, One Around The Room è stato registrato a Copenaghen nel novembre del 2021 e attesta l’importanza dell’influsso che il leggendario batterista ha esercitato anche come leader e compositore sulle vicende del jazz dagli anni Sessanta in avanti. Lo stesso Lovano – che insieme a Paul Motian ha calcato due volte il palcoscenico del Teatro Donizetti\, nel 1995 con il progetto “Brodaway Music” con Lee Konitz\, Bill Frisell e Marc Johnson\, e nel 1998 in trio con Frisell – racconta dell’esperienza vissuta accanto all’ex partner di Bill Evans: «Ogni volta che salgo su un palcoscenico o sono in studio di registrazione\, tengo presente la lezione di Paul. Cioè che la musica dovrebbe riguardare la respirazione profonda e l’ascolto attento: quando uno suona deve essere leader e accompagnatore allo stesso tempo\, deve condividere lo spazio e lasciarsi trasportare dalla musica. Non si tratta di dimostrare il proprio virtuosismo strumentale\, quanto piuttosto esplorare l’arte di improvvisare\, essere quindi totalmente immersi nel momento in cui essa pende vita e sentirsi realmente coinvolti nella musica che si suona». \nJoe Lovano e Jakob Bro hanno iniziato a suonare insieme nel 2009\, quando il sassofonista americano si è unito al trio del chitarrista Bro durante tre serate al Jazzhouse\, il più famoso club di Copenaghen.
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SUMMARY:BERGAMO FILM MEETING inaugura BERGAMO JAZZ
DESCRIPTION:Ore 15.15        Proiezione del film Sait-on Jamais… (Un colpo da due miliardi)\ndi Roger Vadim (Francia\, Italia\, 1957\, 96’)\ncon O.E. Hasse\, Robert Hossein\, Françoise Arnoul\, Christian Marquand\, Franco Fabrizi\nMusiche di John Lewis \nVenezia. Il barone Eric\, il suo segretario Sforzi e l’amante di costui\, Sophie\, sono in trattative per vendere a uno Stato straniero la matrice con la quale hanno fabbricato durante la guerra moneta falsa. Ma la ragazza si innamora di un fotoreporter e manda all’aria tutti i piani. Il film è stato presentato in concorso alla settima edizione del festival del cinema di Berlino. La colonna sonora è stata composta dal pianista statunitense John Lewis ed eseguita insieme al Modern Jazz Quartet\, una delle formazioni più longeve della storia del jazz.\n \nOre 17.30        MASSIMO COLOMBO\n                        Massimo Colombo pianoforte\, live electronics\nSonorizzazione del film Ich möchte kein Mann sein (Non vorrei essere un uomo)\ndi Ernst Lubitsch (1918\, Germania\, 45’)\ncon Ossi Oswalda\, Ferry Sikla\, Margarete Kupfer\, Curt Goetz \nL’esuberante Ossi vive sotto la stretta sorveglianza dello zio e della governante. Quando il primo è costretto a partire\, il suo posto sarà preso da un severissimo tutore. Frustrata dalla situazione Ossi decide di travestirsi da uomo\, sgattaiolare fuori di casa e godersi un po’ di libertà e divertimento.\nLa pellicola\, firmata da un maestro della commedia dalle venature surrealiste come Ernst Lubitsch\, viene sonorizzata dal vivo da Massimo Colombo\, pianista e tastierista di vastissima esperienza\, attivo nel campo del jazz con aperture verso i mondi della musica classica e dell’elettronica\, con alle spalle collaborazioni con Peter Erskine\, Billy Cobham\, Jeff Berlin e altri ancora.\nLa copia del film proviene dal fondo della Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung di Wiesbaden. \nIn collaborazione con BERGAMO FILM MEETING \nLocandina\nOre 15.15\nProiezione del film Sait-on Jamais… (Un colpo da due miliardi)\ndi Roger Vadim (Francia\, Italia\, 1957\, 96’)\ncon O.E. Hasse\, Robert Hossein\, Françoise Arnoul\, Christian Marquand\, Franco Fabrizi\nMusiche di John Lewis \n\nOre 17.30\nMASSIMO COLOMBO\nMassimo Colombo pianoforte\, live electronics\nSonorizzazione del film Ich möchte kein Mann sein (Non vorrei essere un uomo)\ndi Ernst Lubitsch (1918\, Germania\, 45’)\ncon Ossi Oswalda\, Ferry Sikla\, Margarete Kupfer\, Curt Goetz
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SUMMARY:INCONTRIAMO IL JAZZ - Jazz: Musica del mondo
DESCRIPTION:Lezioni concerto rivolte agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado \nLe lezioni concerto proposte dal CDpM per Bergamo Jazz 2024 intendono raccontare una storia del jazz che consente di vivere attraverso un’esperienza attiva\, basata sul fare e ascoltare\, le componenti di questa musica\, rimandando avanti e indietro nel tempo e nelle peculiarità caratteristiche di questa stessa musica. La cantabilità strumentale e vocale di Louis Armstrong si collega all’improvvisazione tematica di Wayne Shorter\, così come il call and response di origine africana (presente anche nel canto liturgico responsoriale) si traduce nella forma AABA di So What di Miles Davis nel disco “cult” Kind of Blue. E ancora\, l’incedere pianistico del ragtime evolve\, in forma figurata\, nei ruoli della sezione ritmica del bebop con Thelonious Monk e Bud Powell al pianoforte. Lo stesso blues feeling dei canti urbani africani-americani dell’Ottocento è presente nel Saltarello di Gianluigi Trovesi così come nel blues di Kansas City di Charlie Parker. \nI musicisti coinvolti nelle diverse esecuzioni strumentali con l’ausilio musicologico di Maurizio Franco e con gli esercizi ritmici e melodici proposti dal vivo da Claudio Angeleri agli studenti\, realizzano un percorso didattico che ripercorre la storia del jazz in un modo nuovo e coinvolgente. Gli incontri si avvalgono della consulenza didattica dell’Associazione Nazionale Scuole Jazz e Musiche Audiotattili. \nIn collaborazione con CDpM EUROPE \nLocandina\nClaudio Angeleri pianoforte\nEmilio Soana tromba\nGabriele Comeglio sax alto e clarinetto\nMarco Esposito basso\nMatteo Milesi batteria\nMaurizio Franco musicologo \nEsempi musicali di\nLouis Armstrong\, Benny Goodman\, Scott Joplin\, Miles Davis\, Charlie Parker\, Thelonious Monk\, Dizzy Gillespie\ne composizioni originali di\nClaudio Angeleri
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SUMMARY:JAZZ EXHIBITION - Another kind of blue
DESCRIPTION:Bergamo Jazz 2024 dedica al fotografo Fabio Gamba\, scomparso nel 2023\, una mostra il cui titolo prende spunto dal capolavoro di Miles Davis Kind of Blue\, giocando con esso e con il significato dell’aggettivo “blue”\, che per la popolazione di lingua anglofona è anche sinonimo di “triste\, melanconico\, giù di corda”. Per questo i musicisti rappresentati nelle foto non sono immortalati nel pieno della performance artistica\, ma in momenti più intimi\, meditativi\, un po’ melanconici. \nNato a Bergamo\, amante della fotografia e della musica\, oltreché del cinema\, particolarmente impressionato dalla geometrica solitudine che traspare dai quadri di Edward Hopper\, Fabio Gamba adorava il bianco che fa da sfondo ai ritratti di Richard Avedon. Socio di Phocus Agency (Agenzia di fotografi di spettacolo) e membro di AFIJ (Associazione Fotografi Italiani di Jazz)\, ha esposto le sue foto in mostre personali e collettive\, documentando fotograficamente diverse edizioni di Bergamo Jazz Festival. Da anni attivo sostenitore e volontario della LIPU Sezione di Bergamo\, ha testimoniato la sua passione per la vita delle cicogne con immagini di grande intensità emotiva. \nLa mostra sarà visitabile dal pubblico nei seguenti giorni e orari:\nMartedì 19 marzo 2024\, ore 18.00-19.00\nMercoledì 20 e Giovedì 21 marzo 2024\, ore 15.00-19.00\nVenerdì 22\, Sabato 23 e Domenica 24 marzo 2024\, ore 15.00-20.30 \nLa mostra è realizzata grazie al sostegno di IMETEC\nIn collaborazione con Fondazione Teatro Donizetti\, SLOU – Estensioni Jazz Club Diffuso\, Associazione Culturale Rest-Art e Novara Jazz\, LIPU – Bergamo\, Phocus Agency\, AFIJ\, Stampe FotoQuaranta – Nembro \nLocandina\n\ndi Fabio Gamba
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SUMMARY:Proiezione del film LOVANO SUPREME
DESCRIPTION:Presentato fuori concorso durante l’edizione 2023 del Festival del Cinema di Locarno\, Lovano Supreme è un lungometraggio nel quale il regista Franco Maresco\, che al mondo del jazz ha dedicato in passato altre sue opere\, propone un ritratto personale e artistico di Joe Lovano\, figura preminente del jazz odierno e attuale Direttore Artistico di Bergamo Jazz. Il film alterna materiale d’archivio e interviste con lo stesso protagonista a sequenze girate in occasione di un soggiorno del musicista americano in Sicilia\, terra natale dei nonni sia paterni che materni\, originari di due paesini della provincia di Messina\, Alcara Li Fusi e Cesarò. Nel film viene sottolineato anche il legame con la musica di John Coltrane\, come evidenzia lo stesso titolo rifacendosi al famoso album A Love Supreme. \nIn collaborazione con LAB80 \nLocandina\n\ndi Franco Maresco\ncon la partecipazione di Joe Lovano
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SUMMARY:DAVE BURRELL piano solo
DESCRIPTION:DAVE BURRELL piano solo \nIl viaggio musicale di Bergamo Jazz 2024 prende avvio con un veterano del piano jazz: nato a Middletown\, Ohio\, il 10 settembre del 1940\, Dave Burrell è strumentista e compositore di riconosciuta statura\, una leggenda vivente degli 88 tasti. Profondamente legato alla tradizione afro-americana (blues\, gospel) e ai suoi maestri (da Jelly Roll Morton a James P. Johnson\, da Duke Ellington a Thelonious Monk e John Coltrane)\, Dave Burrell ha sposato sul finire degli anni Sessanta la causa della new thing\, collaborando con Archie Shepp\, Marion Brown\, Pharoah Sanders\, Sunny Murray\, Albert Ayler\, Grachan Moncur III\, Roscoe Mitchell e altri ancora.  Di quel periodo è anche un suo album dedicato a Giacomo Puccini\, intitolato La Vie de Boheme\, originale rilettura di famose arie del compositore toscano. In seguito ha fatto parte del gruppo 360 Degrees Music Experience e instaurato proficui rapporti collaborativi con il sassofonista David Murray e con il contrabbassista William Parker. Oggi\, Dave Burrell mescola passato e attualità\, inventando pagine musicali con quella libertà di spirito e stile che contraddistingue i jazzisti più autentici. Di recente la Parco della Musica Records ha dato alle stampe Harlem Rhapsody\, fulgido esempio di un pianismo senza tempo che lo stesso autore descrive come «la sintesi della mia musica ed allo stesso momento uno sguardo al futuro». \nLocandina\n\nDave Burrell piano solo
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SUMMARY:SIMONA PARRINELLO - GIANLUCA DI IENNO duo
DESCRIPTION:SIMONA PARRINELLO voce\, live electronics\nGIANLUCA DI IENNO tastiera\n\nInto The Wild Woods è il titolo del concerto del duo formato dalla vocalist Simona Parrinello e dal pianista Gianluca Di Ienno\, ovvero danzare nella musica in un ascolto vivo\, disponibile\, libero e profondo. Un dialogo autentico\, aperto al mistero e all’inaspettato. Un racconto dinamico ed evocativo. Un viaggio alla ricerca dell’essenza\, in una dimensione poetica che porta con sé la tradizione vocale jazzistica\, i colori del jazz europeo\, si apre alla sperimentazione attraverso l’elettronica e accoglie influenze dalla musica classica contemporanea. Centrale è la celebrazione del forte rapporto fra composizione e poetica: dagli haiku della tradizione giapponese ai poemi di Maya Angelou\, Emily Dickinson\, Langston Hughes\, fino ai poemi originali\, la consonanza poetica fra moti umani e natura\, sono strumento di un messaggio universale. \nIngresso gratuito su prenotazione.\nEmail eventi@cooperativacittaalta.it \nLocandina\n\nSimona Parrinello voce\, live electronics\nGianluca Di Ienno tastiera
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LOCATION:Il Circolino di Città Alta
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SUMMARY:DANILO PÉREZ\, JOHN PATITUCCI\, ADAM CRUZ Trio (1° set) / FABRIZIO BOSSO Quartet (2° set)
DESCRIPTION:DANILO PÉREZ\, JOHN PATITUCCI\, ADAM CRUZ Trio\nDANILO PÉREZ pianoforte\nJOHN PATITUCCI contrabbasso\nADAM CRUZ batteria \nTre protagonisti di spicco del jazz contemporaneo in un colpo solo: è la prima reazione che vene spontanea nel vedere uno di fila all’altro i nomi di Danilo Pérez\, John Patitucci e Adam Cruz. E subito dopo viene in mente il formidabile quartetto guidato da Wayne Shorter negli ultimi decenni di carriera\, di cui sono stati membri il pianista e il contrabbassista insieme al batterista Brian Blade. Ed è inevitabile che la fondamentale lezione musicale e di vita del grande sassofonista scomparso nel marzo 2023 emerga anche tra le note del trio con Adam Cruz. \nNato a Panama\, Danilo Pérez è uno dei pianisti più in vista del jazz odierno: nella sua musica trovano un ideale punto di incontro influenze provenienti da Sud America e Africa\, filtrate attraverso una completa padronanza della tastiera. Sensibile alle problematiche che lo circondano\, Danilo Pérez è ambasciatore dell’Unicef e dedica gran parte del suo tempo all’educazione di giovani musicisti. A questo proposito\, è fondatore e direttore artistico del Berklee Global Jazz Institute del Berklee College of Music di Boston. \nAlla sua prima apparizione a Bergamo Jazz\, John Patitucci è nato a Brooklyn nel 1959 e ha iniziato a suonare il basso elettrico all’età di dieci anni\, cimentandosi successivamente con il basso acustico e il pianoforte. La prima notorietà la deve alla collaborazione con Chick Corea\, negli anni della Elektric Band e della Akoustic Band. In seguito\, ha frequentato ambiti stilistici diversi\, sia in chiave acustica che elettrica\, registrando numerosi dischi a proprio nome\, entrando quindi nel quartetto di Shorter. \nNewyorkese\, Adam Cruz è batterista tra i più rinomati di oggi. Ha suonato negli Origin di Chick Corea e ha all’attivo importanti collaborazioni con Tom Harrell\, Joey Calderazzo\, Chris Potter\, Steve Wilson\, Edward Simon\, con la Mingus Big Band e con lo stesso Danilo Pérez. \n\nFABRIZIO BOSSO Quartet\nFABRIZIO BOSSO tromba\nJULIAN OLIVER MAZZARIELLO pianoforte\nJACOPO FERRAZZA contrabbasso\nNICOLA ANGELUCCI batteria \nSia il leader e sia gli altri musicisti che lo costituiscono non hanno certo bisogno di molte presentazioni. Il quartetto di Fabrizio Bosso è\, infatti\, una delle formazioni italiane più rodate e affiatate di sempre: una macchina musicale perfettamente oliata in tutti gli ingranaggi\, capace di percorrere speditamente la strada maestra del jazz con piglio personale e un’energia che ha pochi eguali nel Vecchio Continente come oltre Atlantico. Se al centro c’è inevitabilmente il solismo spumeggiante\, ma all’occorrenza anche ricco di lirismo\, di uno dei più ferrati e brillanti trombettisti che attualmente si possano ascoltare\, anche il resto non è da meno: il pianista italo-inglese Julian Oliver Mazzariello\, il contrabbassista Jacopo Ferrazza e il batterista Nicola Angelucci sono partner più che affidabili\, ben coesi attorno a un’idea di jazz che ha le radici nel passato ma che riflette la vitalità del presente. \nE se è dal vivo che il quartetto di Fabrizio Bosso riesce ad esprimere al meglio le proprie doti tecniche e qualità espressive\, anche su disco trova terreno fertile per lasciare traccia di sé. L’ultimo album del Fabrizio Bosso Quartet\, che ha fatto seguito a We Four registrato nel 2020 all’indomani del primo lockdown\, si intitola We Wonder ed è un sentito omaggio a una delle personalità più iconiche della musica nera\, Stevie Wonder. Lungi dall’apparire una cover band qualsiasi\, il quartetto di Fabrizio Bosso plasma melodie immortali – da “Isn’t she Lovely” e “My Cherie Amour”\, a “Sir Duke” e “Moon Blue” – per farle proprie\, prendendosi quelle legittime libertà che contraddistinguono i jazzisti di razza. \nLocandina\n\n1° set\nDANILO PÉREZ\, JOHN PATITUCCI\, ADAM CRUZ Trio \nDanilo Pérez pianoforte\nJohn Patitucci contrabbasso\nAdam Cruz batteria \n\n2° set\nFABRIZIO BOSSO Quartet \nFabrizio Bosso tromba\nJulian Oliver Mazzariello pianoforte\nJacopo Ferrazza contrabbasso\nNicola Angelucci batteria
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LOCATION:Teatro Sociale
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SUMMARY:MOOR MOTHER - DUDÙ KOUATE duo
DESCRIPTION:MOOR MOTHER voce\, spoken words\, electronics\nDUDÙ KOUATE voce\, african percussion\, water pumpkins drums\, talking drums\, ngoni \nPoetessa\, compositrice\, cantante\, performer\, attivista\, alchimista elettronica\, Moor Mother è uno dei nomi nuovi e più carismatici della attuale scena musicale\, e artistica più in generale\, afroamericana. All’anagrafe Camae Ayewa\, è cresciuta nel Maryland\, ad Aberdeen\, per poi trasferirsi prima a Filadelfia\, dove si è messa in luce esibendosi nella locale comunità musicale underground\, e quindi a Los Angeles\, per insegnare composizione alla Thornton School of Music della University of Southern California. Con il nome d’arte di Moor Mother ha pubblicato il suo album di debutto\, Fetish Bones\, nel 2016\, e da allora si è imposta sia come solista che come componente di gruppi quali gli Irreversible Entanglements e lo storico Art Ensemble of Chicago\, realizzando dischi con Billy Woods\, Mental Jewelry\, YATTA e con i Sons of Kemet di Shabaka Hutchings\, collaborando anche con il gruppo interdisciplinare Black Quantum Futurism. Nella sua musica si colgono elementi diversi\, dal jazz al blues\, dal soul all’hip-hop alla sperimentazione afro-futurista. \nCollaboratore da qualche tempo di Moor Mother è il percussionista Dudù Kouate\, nato in Senegal in una famiglia di griot e da tempo residente a Bergamo. Attivo in numerose formazioni\, nel 2017 è entrato nell’orbita dell’Art Ensemble of Chicago\, dando avvio ad una intensa attività internazionale. \nInsieme\, Moor Mother e Dudù Kouate praticano territori sonori in cui confluiscono i rispettivi background rimodellati nel rispetto reciproco per dar vita a un flusso di idee fortemente condivise. \nLocandina\n\nMoor Mother voce\, spoken words\, electronics\nDudù Kouate voce\, african percussion\, water pumpkins drums\, talking drums\, ngoni
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SUMMARY:ANTONIO FUSCO Trio
DESCRIPTION:MANUELA MAGRINI tastiera\nFERDINANDO ROMANO contrabbasso\nANTONIO FUSCO batteria \nBatterista\, compositore e didatta\, Antonio Fusco\, si è costruito una fama che ha valicato i confini nazionali fino all’Asia (Cina e Giappone). La sua profonda e sfumata conoscenza della batteria lo ha portato a esibirsi in molti ambiti musicali\, dal jazz al rock\, dal funk al pop\, dal blues al jazz d’avanguardia. Fusco ha registrato oltre 45 album come sideman e sei album come leader e co-leader. Le sue ultime uscite discografiche come bandleader includono Peaceful Soul\, in quintetto\, e Sete\, in trio con il pianista Manuel Magrini e con il contrabbassista Ferdinando Romano\, vincitore nel 2020 del Top Jazz di Musica Jazz come “Miglior Nuovo Talento Italiano”. Immerse nelle tradizioni jazzistiche e classiche della musica asiatica\, afroamericana ed europea\, le composizioni di Antonio Fusco combinano strutture armoniche e ritmi complessi con melodie malinconiche e delicate. \nIngresso gratuito su prenotazione.\nTel. 331.2043427 \nLocandina\n\nManuel Magrini tastiera\nFerdinando Romano contrabbasso\nAntonio Fusco batteria
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SUMMARY:JOHN SCOFIELD “Yankee Go Home” (1° set) / MIGUEL ZENÓN Quartet (2° set)
DESCRIPTION:JOHN SCOFIELD “Yankee Go Home” featuring VICENTE ARCHER\, JON COWHERD & JOSH DION\nJOHN SCOFIELD chitarra\nJON COWHERD pianoforte\nVICENTE ARCHER contrabbasso\nJOSH DION batteria \nAlla quinta apparizione a Bergamo Jazz\, sempre con gruppi diversi\, la prima nel 1991 con il quartetto in cui militava Joe Lovano e l’ultima nel 2013 in trio con Larry Goldings e Greg Hutchinson\, John Scofield propone questa volta un suo viaggio personale tra la musica a stelle e strisce. Da qui il nome del quartetto\, che in modo un po’ autoironico ma anche affettuoso gioca con la parola “yankee”. «Questa band suona roots-rock-jazz\, se devo necessariamente definire la musica che suoniamo\, anche se detesto farlo!»\, racconta lo stesso chitarrista originario di Dayton\, Ohio\, «Il concetto è quello di proporre cover di brani rock e folk iconici\, oltre ad alcune mie composizioni scritte partendo da queste musiche. È un modo per riconnettermi con le mie radici di quando ero adolescente\, naturalmente ora intrise dei miei 50 anni di pratica jazzistica». E sui tre partner che lo coadiuvano in questa avventura dice: «Sono musicisti straordinariamente versatili\, capaci anche di interagire tra loro. Insieme esploriamo il rock\, il funk\, il country\, il jazz e ci divertiamo moltissimo a farlo. Sono entusiasta di questa band!». Per dare un’idea\, ecco un po’ dei pezzi che Scofield e i suoi amano suonare: “Old Man” e “Only Love Can Break Your Heart” di Neil Young\, “The Creator Has A Master Plan” di Pharoah Saunders\, uno dei portabandiera dello spiritual jazz\, “Uncle John’s Band” e “Estimated Prophet” dei Grateful Dead\, “Somewhere” di Leonard Bernstein\, “Jesus Children of America” di Stevie Wonder\, “Not Fade Away” di Buddy Holly\, “The Grand Tour” del countryman George Jones. Alcuni di questi brani fanno anche capolino nell’ultimo album registrato da John Scofield per ECM\, Uncle John’s Band\, disco che prende il nome proprio dal celebre brano del gruppo di Jerry Garcia e nel quale compare lo stesso Vicente Archer\, insieme al batterista Bill Stewart. \nA far da collante\, nel disco come dal vivo\, è in ogni caso lo stile inconfondibile\, dalle palpabili venature bluesy\, di uno dei giganti della chitarra jazz di oggi. \n\nMIGUEL ZENÓN QUARTET\nMIGUEL ZENÓN sax alto\nLUIS PERDOMO pianoforte\nHANS GLAWISCHNIG contrabbasso\nDAN WEISS batteria \nSul palcoscenico del Teatro Donizetti ci è già salito una volta\, nel 2010 insieme al San Francisco Jazz Collective\, quando era ancora un talento emergente. Ora Miguel Zenón si presenta nelle vesti di autorevole leader di un rodato quartetto che è tra le punte di diamante della attuale scena del latin jazz\, ma non solo. Nato e cresciuto a San Juan\, capitale di Porto Rico\, Miguel Zenón è oggi\, infatti\, uno dei maggiori contraltisti in circolazione\, nel cui fraseggio fluente si rileva una profonda conoscenza del linguaggio jazzistico\, e nella sua musica c’è un po’ tutto il patrimonio delle musiche d’America. Non a caso uno dei suoi album più riusciti si intitola Música de Las Américas\, a simboleggiare una sintesi tra suoni e ritmi nati in luoghi diversi ma legati da radici comuni. Una musica che\, per usare le parole dello stesso sassofonista\, «si ispira alla storia del continente americano: non solo prima della colonizzazione europea\, ma anche da ciò che è successo da allora in poi\, in una sorta di relazione tra causa ed effetto». Il risultato è un brillante mix che segue un filo rosso «che va da New Orleans al Brasile\, dall’America Centrale all’Africa\, attraverso tutte le epoche\, dalle musiche di tradizione al pop contemporaneo. Quando uno ascolta la mia musica vorrei che fosse trascinato dal ritmo e nello stesso tempo attratto dalla sua modernità armonica e melodica»\, prosegue Zenón\, al cui fianco agiscono tre musicisti di assoluto valore\, il pianista venezuelano Luis Perdomo\, autentico fuoriclasse del latin piano jazz\, il bassista di origine austriaca Hans Glawischnig e il batterista Henry Cole\, anch’egli nativo di San Juan. \nPiù volte nominato ai Grammy e insignito di numerosi riconoscimenti\, Miguel Zenón ha in curriculum numerose collaborazioni che ne attestano ulteriormente la statura: oltre al già citato San Francisco Jazz Collective\, vale la pena ricordare Charlie Haden\, Fred Hersch\, Danilo Perez\, la Village Vanguard Orchestra\, Kurt Elling\, Steve Coleman\, la Mingus Big Band e Bobby Hutcherson. \nLocandina\n\n1° set\nJOHN SCOFIELD “Yankee Go Home” featuring VICENTE ARCHER\, JON COWHERD & JOSH DION \nJohn Scofield chitarra\nJon Cowherd pianoforte\nVicente Archer contrabbasso\nJosh Dion batteria \n\n2° set\nMIGUEL ZENÓN QUARTET \nMiguel Zenón sax alto\nLuis Perdomo pianoforte\nHans Glawischnig contrabbasso\nDan Weiss batteria
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