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SUMMARY:FEDERICA MICHISANTI "French Quartet" featuring LOUIS SCLAVIS
DESCRIPTION:LOUIS SCLAVIS clarinetti\nFEDERICA MICHISANTI contrabbasso\nSALVATORE MAIORE violoncello\nMICHELE RABBIA batteria\, percussioni \nFederica Michisanti torna a Bergamo Jazz sull’onda dei brillanti risultati ottenuti nel referendum Top Jazz 2023 del mensile Musica Jazz: prima tra i musicisti dell’anno\, nonché come leader di un proprio gruppo e per il miglior disco\, Afternoons\, quinto album a sua firma. Risultati che consolidano il ruolo preminente della contrabbassista romana nell’ambito del miglior jazz italiano ed europeo del momento\, musicista che da sempre si esprime in modo rigoroso poggiando su doti strumentali e compositive di primissimo ordine\, tanto da catturare anche l’attenzione del trombettista Dave Douglas che l’ha voluta nel quartetto diretto insieme a Franco D’Andrea\, ascoltato anche a Bergamo Jazz 2021. Afternoons si giova invece del sodalizio\, oltre che con Michele Rabbia\, con due personalità di spicco del jazz transalpino\, il clarinettista Louis Sclavis e il violoncellista Vincent Courtois\, sostituito a Bergamo dall’altrettanto valoroso Salvatore Maiore. \nL’album include sette tracce che attingono alla musica colta europea e all’avanguardia jazzistica e hanno varia natura: a volte si tratta di temi accennati che sfociano in improvvisazioni libere\, a volte sono melodie che si adagiano su una linea di basso ripetitiva o sono\nlinee melodiche che si intrecciano formando un’armonia che cambia di continuo. Od ancora sono composizioni che presentano passaggi più aperti in un mirabile intreccio fra scrittura e improvvisazione. In ogni caso si ascolta musica di spessore\, cui offrono prezioso contributo i partner dell’autorevole leader. \nIn collaborazione con FONDAZIONE MIA\n  \nLocandina\n\nLouis Sclavis clarinetti\nFederica Michisanti contrabbasso\nSalvatore Maiore violoncello\nMichele Rabbia batteria\, percussioni
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SUMMARY:EMANUELE CISI - SALVATORE BONAFEDE duo
DESCRIPTION:EMANUELE CISI sax tenore\nSALVATORE BONAFEDE pianoforte \nDue artisti\, due voci significative del panorama nazionale ed internazionale nei loro rispettivi strumenti\, che dialogano sul comune denominatore dell’essenza: da qui nasce l’incontro tra il sassofonista piemontese Emanuele Cisi e il pianista siciliano Salvatore Bonafede\, musicisti che sul concetto di essenza hanno basato e sviluppato la loro arte\, in un percorso arricchito da illustri esperienze e collaborazioni nella scena jazz internazionale\, segnatamente quella statunitense. Entrambi hanno infatti assorbito il linguaggio più autentico dei maestri d’oltreoceano facendolo loro\, amalgamandolo con la loro peculiare sensibilità melodica\, restituendolo in forma di jazz originale\, contemporaneo seppur diretto discendente del grande mainstream. Senza mai perdere di vista ciò che per loro ha significato in musica\, ripudiando inutili tecnicismi o dimostrazioni muscolari\, concentrandosi sulla autenticità del loro lessico. Siano composizioni originali\, con cui entrambi hanno impreziosito i propri lavori discografici\, o rivisitazioni di famosi songs\, il loro dialogo sarà basato su una conversazione priva di formalità o convenevoli\, “straight to the point”. \nClasse 1964\, Emanuele Cisi ha in curriculum frequentazioni artistiche che ne attestano il valore: da Nat Adderley a George Cables\, da Clark Terry a Jimmy Cobb\, da Billy Cobham a Jimmy Owens\, da Enrico Rava a Paolo Fresu\, solo per fare qualche nome tra I tanti possibili. Di recente ha coinvolto nel suo album Far Away l’attore Filippo Timi. \nNato a Palermo nel 1962\, Salvatore Bonafede ha avuto modo di registrare dischi insieme a Joe Lovano\, Cameron Brown\, Adam Nussbaum\, Marc Johnson\, Paul Motian\, John Abercrombie e altri. Ha anche inciso due dischi in piano solo: Dream and Dreams e Caro Luca. \nLocandina\n\nEmanuele Cisi sax tenore\nSalvatore Bonafede pianoforte
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LOCATION:Teatro Sant’Andrea
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SUMMARY:ELINA DUNI & ROB LUFT "Songs of Love and Exile"
DESCRIPTION:ELINA DUNI voce\nROB LUFT chitarra\nKIRIL TUFEKCIEVSKI contrabbasso\nVIKTORr FILIPOVSKI batteria \nOriginaria dell’Albania\, cresciuta in Svizzera dove risiede tuttora\, Elina Duni è tra le voci più intense della nuova scena musicale europea. La sua voce-strumento\, limpida e carezzevole ma nel contempo anche intensa e struggente\, è assolutamente naturale\, libera\, capace di passare da melodie albanesi e kosovare a quelle di altre tradizioni\, anche provenienti dal meridione italiano. A ciò si aggiunge la conoscenza e la pratica del jazz vocale che contribuisce alla definizione di una cifra personale\, ben documentata da vari dischi pubblicati dall’etichetta tedesca ECM\, in due dei quali\, Lost Ships e A Time To Remember\, è all’opera anche il chitarrista inglese Rob Luft\, ormai partner abituale della cantante. \nNata a Tirana\, Elina Duni lascia l’Albania per la Svizzera all’età di dieci anni; il legame con la sua terra di origine rimarrà sempre forte\, trovando nel connubio fra folklore e jazz il punto di partenza di un percorso artistico che via via si intreccerà con molteplici altre culture del bacino mediterraneo e non solo. Elina Duni canta infatti in albanese\, tedesco\, francese\, inglese\, italiano\, portoghese\, armeno\, yiddish e arabo. \nLa collaborazione con Rob Luft\, uno dei nomi nuovi della scena jazzistica britannica\, si snoda tra brani originali e tradizionali\, creando un percorso di canzoni sull’amore e l’esilio: da una parte si dà voce alle problematiche della migrazione e ambientali\, dall’altra si esplora il mondo della canzone da diverse angolazioni\, dalle ballad jazzistiche alla chanson francese\, passando per il folk mediterraneo e statunitense. \nLocandina\n\nElina Duni voce\nRob Luft chitarra\nKiril Tufekcievski contrabbasso\nViktor Filipovski batteria
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LOCATION:Auditorium di Piazza della Libertà
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SUMMARY:NAISSAM JALAL "Quest of the Invisible"
DESCRIPTION:NAïSSAM JALAL voce\, flauto\, nay\nCLAUDE TCHAMITCHIAN contrabbasso \nDa diversi anni\, la flautista\, vocalist e compositrice Naïssam Jalal rivela un universo musicale personale e vibrante che\, sia nella sostanza che nella forma\, dà pieno significato alla parola libertà. In una ricerca e una curiosità costantemente rinnovate\, l’artista franco-siriana brilla per la sua virtuosistica capacità di tessere legami tra diverse culture musicali e campi estetici. \nIn questa sua performance\, nella quale è coadiuvata da Claude Tchamitchian\, uno dei migliori contrabbassisti transalpini\, Naïssam Jalal conduce lo spettatore alla ricerca dell’invisibile\, proponendo un repertorio al crocevia tra la musica mistica tradizionale extra occidentale e il jazz di impronta modale\, oscillando tra contemplazione e trance\, silenzio e musica. \nNata a Parigi da genitori siriani\, Naïssam Jalal entra al conservatorio all’età di 6 anni per studiare flauto classico. A 17 scopre l’improvvisazione e\, dopo aver conseguito il diploma\, lascia la Francia alla ricerca delle sue radici. Si stabilisce quindi prima a Damasco e poi al Cairo per studiare con il grande maestro violinista Abdu Dagher. Di ritorno in Francia nel 2006\, incontra il rapper libanese Rayess Bek che accompagnerà in vari paesi europei e del Nord Africa. Dal 2008 si esibisce regolarmente con il suonatore di oud egiziano Hazem Shaheen; dal 2010 in poi Naïssam ha l’opportunità di suonare con i migliori musicisti africani della scena parigina e con anche grandi nomi del jazz internazionale\, come Hamid Drake e Michael Blake\, e del mondo arabo come Noura Mint Seymali\, Aziz Sahmaoui\, Karim Ziad\, Macadi Nahhas\, Khaled Aljaramani e Ahmad Alkhatib. Suona anche con cantanti rap\, da Mike Ladd a Napoleon Maddox al gruppo palestinese Katibeh 5. \nIn collaborazione con ACCADEMIA CARRARA\n \n__________________________________________ \nBiglietti acquistabili presso il circuito dell’Accademia Carrara\nhttps://www.lacarrara.it/visita/informazioni-e-biglietti/ \nCon il biglietto di ingresso al Museo\, sarà possibile assistere al concerto e visitare la collezione permanente durante l’arco della giornata.\nLa riduzione è valida per gli abbonati di Bergamo Jazz 2024. Non si applica il tariffario ordinario del museo. \n  \n  \n  \nLocandina\n\nNaïssam Jalal voce\, flauto\, nay\nClaude Tchamitchian contrabbasso
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SUMMARY:MOOR MOTHER - DUDÙ KOUATE duo
DESCRIPTION:MOOR MOTHER voce\, spoken words\, electronics\nDUDÙ KOUATE voce\, african percussion\, water pumpkins drums\, talking drums\, ngoni \nPoetessa\, compositrice\, cantante\, performer\, attivista\, alchimista elettronica\, Moor Mother è uno dei nomi nuovi e più carismatici della attuale scena musicale\, e artistica più in generale\, afroamericana. All’anagrafe Camae Ayewa\, è cresciuta nel Maryland\, ad Aberdeen\, per poi trasferirsi prima a Filadelfia\, dove si è messa in luce esibendosi nella locale comunità musicale underground\, e quindi a Los Angeles\, per insegnare composizione alla Thornton School of Music della University of Southern California. Con il nome d’arte di Moor Mother ha pubblicato il suo album di debutto\, Fetish Bones\, nel 2016\, e da allora si è imposta sia come solista che come componente di gruppi quali gli Irreversible Entanglements e lo storico Art Ensemble of Chicago\, realizzando dischi con Billy Woods\, Mental Jewelry\, YATTA e con i Sons of Kemet di Shabaka Hutchings\, collaborando anche con il gruppo interdisciplinare Black Quantum Futurism. Nella sua musica si colgono elementi diversi\, dal jazz al blues\, dal soul all’hip-hop alla sperimentazione afro-futurista. \nCollaboratore da qualche tempo di Moor Mother è il percussionista Dudù Kouate\, nato in Senegal in una famiglia di griot e da tempo residente a Bergamo. Attivo in numerose formazioni\, nel 2017 è entrato nell’orbita dell’Art Ensemble of Chicago\, dando avvio ad una intensa attività internazionale. \nInsieme\, Moor Mother e Dudù Kouate praticano territori sonori in cui confluiscono i rispettivi background rimodellati nel rispetto reciproco per dar vita a un flusso di idee fortemente condivise. \nLocandina\n\nMoor Mother voce\, spoken words\, electronics\nDudù Kouate voce\, african percussion\, water pumpkins drums\, talking drums\, ngoni
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SUMMARY:DAVE BURRELL piano solo
DESCRIPTION:DAVE BURRELL piano solo \nIl viaggio musicale di Bergamo Jazz 2024 prende avvio con un veterano del piano jazz: nato a Middletown\, Ohio\, il 10 settembre del 1940\, Dave Burrell è strumentista e compositore di riconosciuta statura\, una leggenda vivente degli 88 tasti. Profondamente legato alla tradizione afro-americana (blues\, gospel) e ai suoi maestri (da Jelly Roll Morton a James P. Johnson\, da Duke Ellington a Thelonious Monk e John Coltrane)\, Dave Burrell ha sposato sul finire degli anni Sessanta la causa della new thing\, collaborando con Archie Shepp\, Marion Brown\, Pharoah Sanders\, Sunny Murray\, Albert Ayler\, Grachan Moncur III\, Roscoe Mitchell e altri ancora.  Di quel periodo è anche un suo album dedicato a Giacomo Puccini\, intitolato La Vie de Boheme\, originale rilettura di famose arie del compositore toscano. In seguito ha fatto parte del gruppo 360 Degrees Music Experience e instaurato proficui rapporti collaborativi con il sassofonista David Murray e con il contrabbassista William Parker. Oggi\, Dave Burrell mescola passato e attualità\, inventando pagine musicali con quella libertà di spirito e stile che contraddistingue i jazzisti più autentici. Di recente la Parco della Musica Records ha dato alle stampe Harlem Rhapsody\, fulgido esempio di un pianismo senza tempo che lo stesso autore descrive come «la sintesi della mia musica ed allo stesso momento uno sguardo al futuro». \nLocandina\n\nDave Burrell piano solo
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SUMMARY:DJANGO BATES - Piano Solo
DESCRIPTION:«Un gruppo di persone che si godono la musica insieme\, questa è la mia idea di “Good Time”: musica dal vivo\, in tempo reale\, vissuta nel momento stesso in cui viene creata» racconta Django Bates nel presentare questo suo concerto di piano solo\, «Due anni fa\, quando ho cominciato a scrivere nuovi pezzi per pianoforte\, ero in un momento in cui volevo semplificare tutto nella mia vita e così mi sono dedicato a un processo di distillazione. Le composizioni che ne sono emerse\, come “Flurry In The Desert”\, “Iris”\, “My Idea Of A Good Time”\, abbracciano tutti i modi in cui il pianoforte è stato per me nel corso del tempo\, un amico amatissimo. Fin dall’infanzia\, da solo con il mio giocattolo preferito – un malandato D’almaine\, stonato di un semitono – attraverso l’esperienza formativa del gruppo di Dudu Pukwana e di Earthworks di Bill Bruford\, fino ai concerti nei grandi teatri d’Europa con Anouar Brahem\, Dave Holland e Jack DeJohnette\, il pianoforte è sempre stato per me un fedele compagno di vita. Sulle onde di un mare in tempesta\, disseminato dei detriti della nostra epoca\, pubblico e artista in armonia intraprendono insieme un viaggio in cerca del miracoloso\, una ricerca condivisa di pace e serenità». \nClasse 1960\, il pianista britannico Django Bates è un autentico vulcano\, ideatore di svariati progetti\, da gruppi di piccole dimensioni ad orchestre. Ha fatto arte dei First House\, dei Loose Tubes\, oltre che degli Earthworks di Bill Bruford. Tra i suoi album più recenti\, The Study of Touch\, in trio per ECM; e Saluting Sgt. Pepper\, personale rivisitazione del capolavoro beatlesiano realizzato con la Frankfurt Radio Big Band.
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SUMMARY:DAN KINZELMAN - Solo
DESCRIPTION:Resist/Evolve è il titolo della solo performance del sassofonista americano Dan Kinzelmann\, da decenni attivissimo in Italia anche con propri gruppi quali gli Hobby Horse\, ascoltati a Bergamo Jazz nel 2021\, e i Ghost Horse. L’dea di fondo è esaminare i limiti dei nostri corpi e delle nostre menti\, attraverso l’urgenza implacabile di sopravvivere\, persistere e creare in condizioni di avversità: tramite l’impiego di speciali tecniche di respirazione\, Dan Kinzelman crea paesaggi sonori ininterrotti e improvvisati\, basati sulle frequenze contenute in una singola nota di sassofono. Durante i primi minuti della performance\, il sassofonista si avvicina ai suoi limiti fisici\, che successivamente tenterà di mantenere\, cercando un equilibrio tra le regole che ha predisposto\, la sua capacità di concentrazione e le capacità fisiche del suo corpo nell’interazione con lo strumento. Il suono viene interrotto solo quando questo equilibrio non può più essere sostenuto. In altre parole\, Resist/Evolve è un’esperienza di ascolto unica\, ogni volta differente\, che Bergamo Jazz ospita in una nuova location\, incastonata in uno degli angoli più belli di Città Alta.
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SUMMARY:ITINERARIO DELL’ACQUA
DESCRIPTION:Prenotazioni sold out\nFin dai tempi delle Civiltà più antiche\, i Sumeri ad esempio\, la risorsa idrica ha sempre rappresentato uno dei problemi fondamentali per la costituzione di città\, l’avviamento di attività agricole e lo sviluppo dei commerci e delle lavorazioni artigianali. In buona sostanza: prelevare\, trasportare e distribuire acqua al territorio circostante. Un’attività ingegneristica e architettonica nella quale\, addirittura alcuni millenni dopo\, eccelsero i Romani. \n“Chi vorrà considerare con attenzione la quantità delle acque in uso pubblico per le terme\, le piscine\, le fontane\, le case\, i giardini suburbani\, le ville; la distanza da cui l’acqua viene\, i condotti che sono stati costruiti\, i monti che sono stati perforati\, le valli che sono state superate\, dovrà riconoscere che nulla in tutto il mondo è mai esistito di più meraviglioso”. \nPLINIO IL VECCHIO (23-79 D.C.) \nChi meglio di Uniacque\, l’azienda a totale capitale pubblico che dal 2006 gestisce il servizio idrico integrato in Bergamo e provincia\, può raccontare la storia sotterranea dell’acqua – grazie alla preziosa ed indispensabile collaborazione dei Gruppi speleo “Le Nottole” e l’Associazione Sebynica -in un sito prestigioso come la cornice di Città Alta? \nL’Itinerario dell’acqua si sviluppa su un tratto di strade e viuzze di circa 3 km\, interamente entro le spettacolari Seicentesche Mura Veneziane: parte da Colle Aperto e termina al Serbatoio di Sant’Agostino\, presso una delle più famose e frequentate Porte di accesso a Città Alta. Un itinerario – Aquae Ductus Bergomensis – che prenderà per mano l’ospite guidandolo attraverso epoche storiche diverse\, dove l’evoluzione artistica\, architettonica e ingegneristica del complesso acquedottistico si manifesta in tutta la sua lungimiranza. Sono 15 le tappe identificative del nostro Giro all’interno delle Mura: cisterne\, fontane\, lo storico lavatoio di via Mario Lupo e altri siti cosiddetti minori\, ma di valenza strategica per soddisfare la grande sete di Bergomum. \nIl tempo di percorrenza medio – calcolato\, come si conviene\, su un passo più “turistico”\, su chi indugia doverosamente sulle bellezze storico/artistiche e architettoniche – è di circa 2 ore. \nIn collaborazione con UniAcque
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SUMMARY:OLIPHANTRE:  FRANCESCO DIODATI\, LEÏLA MARTIAL\, STEFANO TAMBORRINO
DESCRIPTION:Oliphantre è un’esplosione di suoni\, conturbanti e romantici. Suggestioni hip hop\, sferzanti linee rock e punk\, groove e melodici lirismi si mescolano a spontaneità e improvvisazione. Testi e musica si fondono per dare vita a una ricerca interiore alla volta di quell’immaginario sonoro\, di quei movimenti invisibili che sbaragliano i tentativi di spiegazione razionale. Con Oliphantre\, Francesco Diodati\, Leïla Martial e Stefano Tamborrino si muovono quindi agevolmente all’interno del terreno del jazz e delle sue più imprevedibili contaminazioni. \nLeïla Martial\, astro nascente del jazz francese\, spazia con collaborazioni che vanno dalla musica del popolo Inuit a progetti di musica contemporanea. È leader del gruppo Baa Box e collabora con\, tra gli altri\, Valentin Ceccaldi e l’Orchestre National de Jazz. \nFrancesco Diodati è membro di varie formazioni (Yellow Squeeds\, Weave 4\, MAT\, Tell Kujira) e collabora stabilmente con Enrico Rava e Paolo Fresu. Stefano Tamborrino è leader\, con lo pseudonimo Don Karate\, e richiestissimo sideman. Fra le sue collaborazioni\, Gianluca Petrella\, Louis Cole\, Dave Binney\, Stefano Bollani.
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SUMMARY:YOU TURNED THE JAZZ ON ME - Ricordando Roberto Masotti attraverso le immagini
DESCRIPTION:Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti senza prenotazione\nBergamo Jazz ricorda\, insieme al fratello Franco\, musicologo\, e al giornalista Carlo Maria Cella\, uno dei fotografi che più hanno contribuito a documentare il festival facendone circolare il nome a livello internazionale. Bastino come esempi le fotografie di Keith Jarrett\, realizzate in Città Alta nel 1973\, e dell’Art Ensemble of Chicago dell’anno dopo. Fotografie\, diventate presto iconiche\, che hanno fatto letteralmente il giro del mondo\, comparendo su riviste\, libri e copertine di dischi. \nNato a Ravenna nel 1947 e scomparso a Milano nell’aprile 2022\, Roberto Masotti si è dedicato alla documentazione e alla ricerca – attraverso fotografia e scrittura – delle culture dello spettacolo\, in particolare della musica jazz\, contemporanea e sperimentale. Rilevante rimane la sua pluridecennale attività per la ECM Records\, sia come fotografo che come referente per l’Italia. Il suo lavoro più noto\, You Tourned The Tables On Me\, è stato pubblicato una prima volta nel 1995 ed esposto in diverse città europee\, per poi essere riedito nel 2022 da Seipersei. Tra le sue altre mostre e pubblicazioni si ricorda Jazz Area\, allestita anche per Bergamo Jazz nel 2002.  È stato fotografo ufficiale del Teatro alla Scala di Milano con Silvia Lelli dal 1979 al 1996\, dando vita alla sigla Lelli e Masotti. Il Ministero dei Beni Culturali ha dichiarato\, nel 2018\, il loro archivio “bene di interesse storico”.
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LOCATION:Sala della Musica “M. Tremaglia” – Teatro Donizetti
CATEGORIES:Bergamo Jazz Festival,FUORI ABBONAMENTO,Jazz in Città
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SUMMARY:NIK BÄRTSCH - Piano Solo
DESCRIPTION:Tra i tanti musicisti che l’etichetta tedesca ECM\, per la quale incide dal 2006\, ha contribuito a far conoscere a livello internazionale\, l’elvetico Nik Bärtsch è sicuramente da annoverare tra i più originali esponenti dell’attuale jazz di marca europea. La sua musica\, che lo stesso autore definisce ‘Ritual Groove Music’\, mostra una forte affinità con le architetture spaziali organizzate e con i principi di ripetizione e riduzione\, oltre che con le ritmiche complesse. È un distillato del suono universale e non di una singola tradizione nazionale o stilistica\, e si modifica continuamente attraverso sovrapposizioni\, indirizzando l’attenzione dell’ascoltatore verso le variazioni minime e il fraseggio. \nNato a Zurigo nel 1971\, Nik Bärtsch inizia da giovanissimo come batterista\, per poi proseguire con lo studio del pianoforte\, della filosofia e della linguistica\, rivolgendosi poi verso varie discipline del corpo e filosofie orientali. Questa ricerca eclettica si esprime anche attraverso i suoi due principali progetti musicali\, Ronin e Mobile. Il suo album più recente\, Entendre\, si muove tra le sonorità pure del pianoforte acustico facendo tesoro della lezione minimalista\, alternando melodie cantabili a momenti più ipnotici. Il tutto sempre in un contesto di grande profondità e fascino.
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LOCATION:Teatro Sant’Andrea
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SUMMARY:DAVID LINX ”Be my Guest” Featuring LEONARDO MONTANA
DESCRIPTION:Voce e pianoforte per un concerto che vede in campo la voce maschile per eccellenza del jazz europeo e un prodigioso talento che viene dal Brasile ma che in Francia ha trovato la propria casa artistica. L’incontro ha origine nell’album Be My Guest – The Duos Project che David Linx ha pubblicato nel 2021: una raccolta di 15 duetti con\, tra gli altri\, Tigran Hamasyan\, Hamilton de Holanda\, Ran Blake\, Nguyên Lê\, Magic Malik e Diederik Wissels\, la cui idea il cantante fiammingo sta portando avanti anche con altri artisti non presenti in quel disco. \nNato a Bruxelles nel 1965\, David Linx si è imposto sulle scene del jazz mondiale in virtù della flessibilità della sua voce e grazie a questo suo strumento naturale ha avuto modo di prodursi accanto a Johnny Griffin\, Clark Terry\, Toots Thielemans\, Philippe Catherine\, Paolo Fresu\, Roy Ayers\, Billy Cobham\, Ibrahim Maalouf\, Gonzalo Rubalcaba\, Metropole Orchestra e un’infinità di altri. \nNato a La Paz nel 1977 da padre colombiano e madre inglese\, cresciuto tra Bahia e Guadalupa\, dove\, da adolescente\, ha iniziato a suonare il pianoforte da autodidatta\, Leonardo Montana si è trasferito in Francia sul finire degli anni Novanta per stabilirsi\, dal 2000\, a Parigi. Cullato\, dunque\, dalla musica caraibica e brasiliana della sua infanzia\, Leonardo Montana si nutre dei suoi incontri\, di repertori diversi\, di un eclettismo che si riflette nel suo approccio alla tastiera.
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LOCATION:Auditorium di Piazza della Libertà
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SUMMARY:AMARO FREITAS - Piano Solo
DESCRIPTION:Da Recife nel nord-est del Brasile a rising star del pianoforte jazz: Amaro Freitas\, astro nascente del jazz carioca e mondiale\, ha lavorato instancabilmente per diventare l’artista che è oggi\, grazie ad un talento e ad una caparbietà straordinarie. Guadagnandosi l’attenzione internazionale per «un approccio alla tastiera così unico da essere sorprendente» (Down Beat)\, con i suoi primi due album\, Sangue Negro (2016) e Rasif (2018)\, ha riscosso consensi istantanei. Il successivo Sankofa (2021)\, testimone di una ricerca spirituale tra storie dimenticate\, filosofie antiche e figure ispiratrici del Brasile nero\, è fino ad oggi il suo lavoro più straordinario e sincero. \n«Ho lavorato per cercare di capire i miei antenati\, il mio posto\, la mia storia\, come uomo di colore. Il Brasile non ci ha detto la verità sul Brasile. La storia dei neri prima della schiavitù è ricca di antiche filosofie. Comprendendo la storia e la forza della nostra gente\, si può iniziare a capire da dove vengono i nostri sogni e desideri»\, racconta Amaro Freitas\, il cui stile pianistico percussivo trae origine dalle sonorità tradizionali del Pernambuco e dai jazzisti che lo hanno influenzato\, soprattutto Monk e Chick Corea\, ma anche Charlie Parker e Coltrane.
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LOCATION:Teatro Sant’Andrea
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