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SUMMARY:LU OpeRave
DESCRIPTION:Clubbing + Opera + Performance\nDirettore creativo Stefano Libertini Protopapa\nLibretto Maniaci d’Amore (Francesco d’Amore e Luciana Maniaci)\nMusiche H.E.R.\, ilromantico\nConsulente musicale Alberto Zanardi\nPrima esecuzione: Bergamo\, Balzer Globe\, 16 novembre 2023 \n\n\n\n\n\n\nIl festival si aprirà giovedì 14 novembre con la creazione LU OpeRave (in replica giovedì 21 e venerdì 29 novembre) in cui la musica di Donizetti incontra l’elettronica e le nuove tendenze. Il titolo richiama la più celebre delle opere di Donizetti\, Lucia di Lammermoor\, alla quale gli autori di questo progetto sperimentale si sono ispirati. Lo spettacolo\, che si svolgerà in un luogo cittadino non convenzionale\, con spazio alla convivialità e il pubblico parte integrante dell’azione. LU OpeRave è uno sviluppo di Mixopera vol. 1 e vol . 2\, gli EP di elettronica ispirati alla musica di Donizetti con la partecipazione di alcuni musicisti raccolti intorno all’etichetta Fluidostudio e pubblicati su tutte le piattaforme di streaming (Spotify\, iTunes\, Amazon Music\, YouTube Music). Fra gli artisti coinvolti in questa creazione ci sono alcuni degli interpreti presenti negli EP come Protopapa\, ilromantico\, H.E.R. Il libretto è dei Maniaci d’amore. La regia e la coreografia sono di Mattia Agatiello che porta in scena la sua Fattoria Vittadini. \n\n\n\n\n\n\n\nINTRODUZIONE \nGaetano Donizetti\, a Parigi\, trova un favore del pubblico incredibile. Parigi è una città che gli dà molte cose\, gli fa capire che la musica da ballo è la fonte di un piacere mai vissuto prima dal grande pubblico dei teatri.\nIntuisce\, perciò\, che immettere quelle pulsazioni e quella febbre sonora ad accompagnamento del canto\, può creare una ricetta davvero esplosiva.\nCome accade nella nostra tradizione gastronomica\, ci sono ricette antiche che resistono in maniera inossidabile al tempo.\nCrediamo sia giunto il momento di tradurre in pratica questa ricetta donizettiana: come sempre raccontare una storia rendendola teatrale\, dare alle parole la potenza del canto e accompagnare questo canto con la musica da ballo.\nI luoghi di ritrovo della gioventù mondiale sono i club\, dove vibra la forma di musica popolare contemporanea: l’elettronica.\nOpera ed elettronica. Questo diventa il nostro pallino e la Lucia di Lammermoor\, la grande immortale saga che racconta la tragicità della condizione giovanile\, ci sembra l’epica ideale da far incontrare ai dj di oggi. \n\n\nLocandina\n\nRegia e coreografia Mattia Agatiello\nScene e costumi Andrea Cammarosano e Leonardo Persico \nLU David Blank\nCoscienza di LU M¥SS KETA (voce narrante)\nLucia Laura Ulloa\nDonna H.E.R. (violino)\nDj ilromantico\nDanzatori Fattoria Vittadini \nCreazione della Fondazione Teatro Donizetti\nin collaborazione con Fattoria Vittadini\nispirata all’opera Lucia di Lammermoor
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SUMMARY:Roberto Devereux
DESCRIPTION:Tragedia lirica in tre atti di Salvadore Cammarano\nMusica di Gaetano Donizetti\nPrima esecuzione: Napoli\, Real Teatro di San Carlo\, 28 ottobre 1837\nEdizione critica a cura di Julia Lockhart © Casa Ricordi\, Milano con la collaborazione e il contributo del Comune di Bergamo e della Fondazione Teatro Donizetti \nINTRODUZIONE \nL’opera è titolata al maschile\, ma la vera protagonista è Elisabetta. Siamo nel 1837\, al Real Teatro di San Carlo di Napoli\, e Gaetano Donizetti regala una parte eccezionale a una delle sue interpreti più amate e geniali\, il soprano Giuseppina Ronzi de Begnis\, la sua “musa nera”\, specialista in personaggi femminili tormentati\, violenti\, deliranti. Due anni dopo Lucia di Lammermoor\, Salvadore Cammarano stimola nuovamente il genio donizettiano con un libretto sintetico\, compatto ed efficacissimo\, in linea con quanto proclamato dal compositore in una lettera famosa: «Voglio amore\, che senza questo i soggetti sono freddi\, e amor violento». L’opera si conclude con una sconvolgente scena di delirio allucinatorio che dà un nuovo significato drammatico all’abituale rondò finale della primadonna. In più\, all’eccellente ispirazione donizettiana contribuisce anche l’ambientazione britannica\, fra quei «Tudori» che già lo avevano appassionato in altre tre opere\, Elisabetta al castello di Kenilworth\, Anna Bolena e Maria Stuarda\, e che viene ribadita anche nella brillante sinfonia che cita esplicitamente l’inno inglese God save the King.\nRoberto Devereux è fra i titoli più significativi nella produzione del Donizetti maturo e una delle riscoperte di maggior successo della Donizetti-renaissance del secolo scorso. Al Festival\, è affidata dal direttore musicale del Donizetti Opera\, Riccardo Frizza\, e messa in scena da un grande regista shakespeariano (il “vero” Shakespeare fu coinvolto nella congiura del conte di Essex)\, Stephen Langridge\, direttore artistico del Festival di Glyndebourne. Sul palcoscenico\, quattro star del belcanto internazionale come John Osborn\, Raffaella Lupinacci\, Simone Piazzola e\, nella parte incandescente di Elisabetta\, il soprano italoaustraliano Jessica Pratt. \nTRAMA \n\n\n\n\nLondra\, «nel cadere del secolo XVI». Elisabetta I si sente trascurata da Roberto Devereux\, conte di Essex\, di cui è perdutamente innamorata. Due consiglieri della regina\, Lord Cecil e Raleigh\, nemici di Essex\, le chiedono che questi sia accusato di tradimento per il suo clemente comportamento nella guerra contro la Spagna. Elisabetta riceve Roberto\, che si mostra freddo e riservato. Anche il duca di Nottingham è turbato dalla tristezza della moglie Sara che\, non visto\, ha scorto ricamare una sciarpa azzurra: si confida quindi con Essex\, ignorando che l’amico è a sua volta innamorato di Sara. In un appuntamento notturno con la donna\, Essex la rimprovera di aver sposato Nottingham; Sara gli rinfaccia invece di portare al dito un anello donatogli dalla regina\, come pegno di grazia in caso di condanna. Come dono d’addio\, Essex consegna a Sara l’anello di Elisabetta e Sara gli porge la sciarpa.\nNel frattempo\, il parlamento ha condannato Essex\, nonostante l’appassionata difesa di Nottingham\, cui tocca darne notizia alla regina. Nottingham chiede la grazia per l’amico; Elisabetta gli mostra allora la sciarpa trovata nel palazzo di Essex durante la perquisizione. Scoperta la verità\, Nottingham chiede di potersi battere in duello con l’ex amico\, che viene invece imprigionato nella Torre di Londra.\nNel palazzo di Nottingham\, Sara riceve una lettera di Essex che la informa di essere stato condannato a morte e che Elisabetta potrà graziarlo solo se le sarà portato l’anello. Ma Nottingham obbliga Sara a mostrargli la lettera e\, sentendosi doppiamente tradito\, dalla moglie e dall’amico\, ordina che la donna sia confinata in casa. Mentre nella sua cella Essex attende la grazia\, nel palazzo di Westminster Elisabetta è preda di dubbi e rimorsi: non vuole che Essex muoia\, anche se amasse un’altra donna. Finalmente arriva Sara con l’anello\, ma è troppo tardi: il cannone tuona per informare che la sentenza è stata eseguita. Furiosa\, Elisabetta maledice Sara\, quando arriva Nottingham a informarla di aver deliberatamente ritardato la consegna dell’anello. Elisabetta promette a entrambi il supplizio; poi\, nel delirio\, crede di vedere lo spettro di Essex\, annuncia la sua prossima morte e la sua abdicazione e\, crollando esanime con l’anello alle labbra\, dichiara Giacomo Stuart nuovo re d’Inghilterra. \n\n\n\n\nLocandina\n\nDirettore Riccardo Frizza\nRegia Stephen Langridge\nScene e costumi Katie Davenport \nElisabetta Jessica Pratt\nLord duca di Nottingham Simone Piazzola\nSara Raffaella Lupinacci\nRoberto Devereux John Osborn\nLord Cecil David Astorga\ne con gli Allievi della Bottega Donizetti \nOrchestra Donizetti Opera\nCoro dell’Accademia Teatro alla Scala\nMaestro del Coro Salvo Sgrò \nNuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti in coproduzione con il Teatro Sociale di Rovigo
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SUMMARY:Zoraida di Granata
DESCRIPTION:Melodramma eroico di Bartolomeo Merelli e Jacopo Ferretti (versione rinnovata)\nMusica di Gaetano Donizetti\nPrima rappresentazione: Teatro Argentina\, Roma\, 7 gennaio 1824 (versione rinnovata)\nEdizione critica a cura di Edoardo Cavalli © Fondazione Teatro Donizetti\nProgetto #Donizetti200 \n\n\n\nINTRODUZIONE \nIl titolo scelto per il progetto #donizetti200\, che consiste nel mettere in scena in ogni edizione del Festival un’opera scritta da Donizetti esattamente due secoli prima\, è Zoraida di Granata nella seconda versione\, quella appunto del 1824. In realtà\, l’opera aveva debuttato due anni prima\, il 28 gennaio 1822\, al Teatro Argentina di Roma\, e fu il primo grande successo della carriera di Donizetti\, benché all’ultimo momento Gaetano avesse dovuto riscrivere per un mezzosoprano en travesti la parte del protagonista maschile\, Abenamet\, inizialmente composta per un tenore\, fulminato da un aneurisma sul palcoscenico pochi giorni prima\, mentre cantava un’opera di Pacini. Due anni dopo\, l’impresario Paterni chiese a Donizetti di rivedere la partitura\, ampliando la parte di Abenamet a beneficio del grande contralto Rosmunda Pisaroni. In questa nuova versione\, l’opera fu presentata\, sempre all’Argentina\, il 7 gennaio 1824\, senza ottenere lo stesso trionfo di due anni prima: ma più per l’inesausta sete di novità del pubblico dell’epoca che per un’effettiva debolezza dell’opera\, fra le più interessanti della prima stagione creativa di Donizetti.\nAl Donizetti Opera\, Zoraida di Granata viene presentata in un nuovo allestimento con la regia di Bruno Ravella\, in coproduzione con il prestigioso festival irlandese di Wexford\, dove però è stata eseguita nella versione del 1822. Sul podio Alberto Zanardi\, giovane bacchetta impegnato da anni “dietro le quinte” del festival. Nella parte dei due amanti\, due cantanti in continua crescita di successo e notorietà\, il soprano Zuzana Marková (Zoraida) e il mezzosoprano Cecilia Molinari (Abenamet)\, mentre il tenore Konu Kim (già nell’Ange de Nisida) sarà il perfido Almuzir. Accanto a loro\, nelle parti di fianco\, i giovani talenti della Bottega Donizetti. \nTRAMA \n\n\n\n\nIl libretto di Bartolomeo Merelli\, rimaneggiato da Jacopo Ferretti (già librettista di celebri opere rossiniane) è tratto dal romanzo Golzalve de Cordoue\, ou Grenade reconquise di Jean-Pierre Claris de Florian e dal libretto che Luigi Romanelli ne trasse per l’opera Abenamet e Zoraide di Giuseppe Nicolini.\nLa vicenda si svolge nel regno moresco di Granada\, in Andalusia. Almuzir ha ucciso il re della città usurpandone il trono e vorrebbe sposarne la figlia\, Zoraida\, che però ama riamata Abenamet\, capo del clan aristocratico arabo degli Abencerragi. Almuzir tende quindi una trappola al rivale. Dichiarata la guerra agli spagnoli\, affida il comando del suo esercito ad Abenamet\, ordinandogli di tornare con la bandiera. Ma\, con l’inganno\, Almuzir fa sì che la bandiera cada nelle mani dei nemici. Quando Abenamet\, benché vincitore degli spagnoli\, rientra a Granada senza la bandiera del regno\, Almuzir lo accusa di tradimento e lo fa condannare a morte. A questo punto\, Zoraida si rassegna ad acconsentire alle nozze con Almuzir\, ottenendo in cambio la vita di Abenamet. Una volta libero\, quest’ultimo\, intuendo quale sia stato il prezzo della sua grazia\, rinfaccia a Zoraida la sua infedeltà. Ma il capo delle guardie di Almuzir\, Alì Zegri\, sorprende il colloquio fra i due amanti: Abenamet riesce a fuggire\, Zoraida viene catturata\, condotta al cospetto di Almuzir\, accusata di tradimento e condannata a essere arsa sul rogo\, a meno che non si presenti un guerriero disposto a sostenere l’innocenza della donna in un duello. Un cavaliere sconosciuto si presenta sul luogo del combattimento\, sfida Alì Zegri\, lo sconfigge\, lo costringe a confessare le perfide trame di Almuzir e infine si svela: si tratta\, naturalmente\, di Abenamet in incognito. Nell’udire la verità\, il popolo inferocito vorrebbe fare giustizia sommaria del re\, ma Abenamet lo difende salvandogli così la vita. Colpito da tanta nobiltà d’animo\, Almuzir si pente delle sue odiose macchinazioni e rinuncia alla mano di Zoraida a favore del rivale. La coppia degli amanti è ricongiunta e l’opera si conclude con il loro matrimonio e il rondò di giubilo di Abenamet. \n\n\nLocandina\n\nDirettore Alberto Zanardi\nRegia Bruno Ravella\nScene e costumi Gary McCann\nLighting design Daniele Naldi \nAlmuzir Konu Kim\nZoraida Zuzana Marková\nAbenamet Cecilia Molinari\ne con gli Allievi della Bottega Donizetti \nOrchestra Gli Originali\nCoro dell’Accademia Teatro alla Scala\nMaestro del Coro Salvo Sgrò \nNuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti\nin coproduzione con il Wexford Festival Opera
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SUMMARY:Don Pasquale
DESCRIPTION:Dramma buffo in tre atti di Giovanni Ruffini\nMusica di Gaetano Donizetti\nPrima rappresentazione: Parigi\, Théâtre-Italien\, 3 gennaio 1843\nEdizione critica a cura di Roger Parker e Gabriele Dotto © Casa Ricordi\, Milano\ncon la collaborazione e il contributo del Comune di Bergamo e della Fondazione Teatro Donizetti \nINTRODUZIONE \nNel 1843\, Gaetano Donizetti è uno dei più celebri operisti europei e si divide fra l’Italia\, Vienna e Parigi. È qui che\, il 3 gennaio\, fa rappresentare Don Pasquale al Théâtre-Italien\, avamposto parigino dell’opera italiana dotato di un’eccezionale compagnia di canto. Donizetti ricicla un vecchio libretto scritto da Angelo Anelli per Stefano Pavesi\, Ser Marcantonio\, e lo fa rinfrescare da un esule mazziniano\, Giovanni Ruffini\, ma imponendogli tante e tali modifiche da esserne\, in pratica\, coautore. Il libretto verrà poi pubblicato anonimo con la sigla “M. A.”\, che sta per il prestanome Michele Accursi\, factotum parigino di Donizetti. L’opera ebbe subito un immediato successo ed è uno dei non molti titoli donizettiani a non essere mai uscito dal repertorio\, sebbene in edizioni spesso pesantemente manomesse e scorrette. Al Donizetti Opera verrà presentata\, per la prima volta\, la nuova edizione critica a cura di Roger Parker e Gabriele Dotto.\nIn Don Pasquale\, Donizetti rielabora la più scontata e banale delle vicende comiche\, già portata sulla scena infinite volte. Tutti i personaggi sono classici: il buffo gabbato\, la primadonna viperina\, il tenore sospiroso\, il baritono maneggione. Però Don Pasquale non è soltanto l’ultimo capolavoro della grande tradizione buffa italiana\, ma anche il primo dei tempi nuovi. Intessuta di valzer e galop – le musiche del suo tempo – la commedia borghese guarda ironicamente al passato ma è permeata di lirismo romantico: il momento in cui Norina schiaffeggia Pasquale è quasi tragico\, e tutta l’opera vive di un meraviglioso equilibrio fra risate e lacrime. Il Festival la propone in un allestimento dell’Opéra di Dijon\, firmato dalla celebre regista tedesca Amélie Niermeyer\, diretta da Iván López Reynoso e con due protagonisti della scena operistica internazionale come Roberto de Candia e Javier Camarena\, affiancati dai giovani talenti della Bottega Donizetti. \nTRAMA \n\n\n\n\nA Roma\, il vecchio e ricco Don Pasquale da Corneto ha deciso di diseredare il nipote Ernesto\, colpevole di aver rifiutato la mano di una ricca zitella perché innamorato di Norina\, giovane vedova bella e spiritosa ma povera. Nonostante l’età\, per avere una discendenza Don Pasquale decide quindi di sposarsi e incarica il Dottor Malatesta di trovargli moglie. Malatesta\, che in realtà è amicissimo di Ernesto\, gli decanta le virtù della “sorella” Sofronia\, non solo bella ma anche modello di virtù domestiche e modestia femminile. Don Pasquale caccia di casa Ernesto senza tanti complimenti\, mentre Malatesta raggiunge Norina per istruirla nella parte di Sofronia\, di cui la ragazza si impadronisce perfettamente.\nSiamo al momento della presentazione dei due futuri coniugi. Sofronia si presenta velata\, tutta timidezza e rossori; Don Pasquale ne è conquistato\, tanto che decide di stendere subito il contratto di matrimonio con la complicità di un cugino di Malatesta che si finge notaio. Proprio in quel momento arriva Ernesto\, che non sa nulla dell’inganno\, ma Malatesta riesce a farglielo capire al volo. Le nozze sono concluse: diventata “moglie” di Don Pasquale\, Norina-Sofronia cambia completamente e inizia a mettere a soqquadro la casa e a spendere e spandere\, fra la sorpresa (finta) di Malatesta ed Ernesto e la costernazione (vera) di Don Pasquale.\nMentre la servitù commenta pettegola lo sconvolgimento delle abitudini domestiche\, Norina-Sofronia fa per uscire e andare a teatro a divertirsi. Don Pasquale cerca di fermarla\, ma la sposina lo prende a schiaffi\, gli ordina di andare a letto ed esce lo stesso\, lasciando come per caso un bigliettino in cui si parla di un incontro notturno in giardino. Per Don Pasquale\, è la goccia che fa traboccare il vaso. Convoca Malatesta e i due decidono di cogliere sul fatto gli amanti. Preceduto da una serenata\, Ernesto arriva e amoreggia con Norina. Don Pasquale e Malatesta li sorprendono; Ernesto riesce a dileguarsi senza essere riconosciuto; Don Pasquale\, stanco della vita coniugale\, annuncia alla sedicente Sofronia che richiamerà Ernesto e gli consentirà di sposare chi vuole. Non resta che svelare l’inganno: il vecchio è talmente felice di non essere sposato davvero che benedice le nozze di Ernesto con Norina. E impara la lezione. \n\n\nLocandina\n\nDirettore Iván López Reynoso\nRegia Amélie Niermeyer\nScene e costumi Maria-Alice Bahra\nCoreografie Dustin Klein \nDon Pasquale Roberto de Candia\nErnesto Javier Camarena\ne con gli Allievi della Bottega Donizetti \nOrchestra Donizetti Opera\nCoro dell’Accademia Teatro alla Scala\nMaestro del Coro Salvo Sgrò \nNuova produzione della Fondazione Teatro Donizetti\nAllestimento dell’Opéra de Dijon
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