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SUMMARY:DENTRO. Una storia vera\, se volete.
DESCRIPTION:DENTRO è la messa in scena del mio incontro con una donna e con la sua storia segreta. La storia di una verità chiusa dentro ai corpi e che lotta per uscire allo scoperto. Un’esperienza difficile da ascoltare. Una madre che scopre la peggiore delle verità. Una figlia che odia la madre. Un padre innocente fino a prova contraria. E una platea di terapeuti\, consulenti\, educatori\, medici\, assistenti sociali\, avvocati che non vogliono sapere la verità. \nIl segreto ha un contenuto preciso e un fine positivo: protegge qualcosa o qualcuno. Il segreto silenzia una verità che potrebbe danneggiare degli innocenti. Anche la censura ha un contenuto preciso ma il suo fine è contrario a quello del segreto: danneggia gli innocenti\, protegge vili interessi. Il tabù invece\, per noi\, oggi\, è il puro terrore di sapere\, quindi il suo contenuto rimane ambiguo e indeterminato.\nIn tutte le vicende di abuso sui minori che io ho conosciuto per voce delle vittime nessun colpevole è mai stato condannato. La violenza sessuale è un segreto che permane tutta una vita dentro alle case\, dentro agli studi dei medici\, degli psicoterapeuti o degli avvocati\, in quelle dimensioni private in cui le vittime possono restare confinate senza venire riconosciute. I fini compassionevoli del segreto quasi sempre si fondono con quelli vergognosi della censura e con quelli inconsci del tabù. L’esistenza stessa delle vittime\, con la loro rabbia inavvicinabile o con il loro inconsolabile dolore\, ci turba fino alle radici e così\, pur di non maneggiare l’odio dei padri\, deploriamo quello dei figli. Storia antica quanto il patriarcato: narrazioni che sono strategie di rimozione e occultamento\, prime tra tutte la normalizzazione stessa dell’abuso e la colpevolizzazione della vittima. Persino le storie fondanti della civiltà occidentale sono tutte storie di traumi\, eppure\, mentre conosciamo tutto di Edipo\, di Laio invece\, il padre assassino\, sappiamo ben poco. Da sempre\, pur di salvare l’ordine dei padri\, costruiamo impalcature concettuali che fanno perdere consistenza alla realtà dei traumi e alla voce dell’esperienza. E se la nostra esperienza di violenza non può essere riconosciuta allora viene minata alla radice la nostra dimensione ontologica\, noi stessi forse smettiamo di esistere. \nDENTRO non è teatro d’indagine\, è l’indagine stessa\, quando è ancora nella vita\, la mia stessa vita.\nDENTRO non è un lavoro sulla violenza ma sull’occultamento della violenza.\nDENTRO è un piccolo omaggio teatrale alla verità dei figli.
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SUMMARY:Perlasca. Il coraggio di dire no
DESCRIPTION:INCONTRO INTORNO A PERLASCA. IL CORAGGIO DI DIRE NO \nLunedì 6 e martedì 7 marzo 2023 al termine dello spettacolo | Teatro Sociale \nIncontro con ISREC Bergamo\, Istituto bergamasco per la Storia delle Resistenze e dell’Età Contemporanea\, e Alessandro Albertin.\nModera Maria Grazia Panigada\, Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi \nUn racconto affascinante\, travolgente e commovente della storia di Giorgio Perlasca.\nUn giusto tra le nazioni\, un uomo semplice e normale che\, nella Budapest del 1944\, si mette al servizio dell’Ambasciata di Spagna.\nAffronta la morte ogni giorno\, si trova faccia a faccia con Adolf Eichmann\, si spaccia per Console spagnolo\, solo e unicamente perché sceglie di salvare la vita a molte persone.\nAlla fine saranno 5.200. Ebrei\, ma non solo. \nVive nell’ombra per più di 40 anni\, non raccontando la sua storia a nessuno\, nemmeno ai familiari. Nel 1988 viene rintracciato da una coppia di ebrei ungheresi che gli devono la vita…\nQuando i giornalisti gli chiesero le motivazioni delle sue azioni\, lui rispose: “Lei cosa avrebbe fatto al mio posto?”
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SUMMARY:Miracoli Metropolitani
DESCRIPTION:Mentre all’esterno le fogne\, ormai sature di spazzatura e rifiuti tossici\, stanno lentamente allagando la città\, gettando la popolazione nel panico e costringendola ad una autoreclusione forzata in casa\, in una vecchia carrozzeria riadattata a cucina\, specializzata in cibo a domicilio per intolleranti alimentari\, si muovono otto personaggi: Plinio\, chef stellato un tempo e oggi caduto miseramente in rovina\, che coltiva sogni impossibili di riscatto culinario mentre la realtà gli impone di cucinare squallidi cibi precotti e liofilizzati importati dalla Cina; sua moglie Clara\, ex lavapiatti e infaticabile arrampicatrice sociale\, che con il tempo si è trasformata in un’improbabile e bizzarra imprenditrice di classe\, in eterno conflitto con il marito sulla gestione dell’attività; Igor\, figlio di Clara e figliastro di Plinio\, un ragazzo di 19 anni\, con grossi problemi di disabilità emotiva\, autorecluso ormai da mesi nella propria stanza e ossessionato da un videogame sulla guerra (Affonda l’immigrato)\, unica valvola di sfogo per le proprie frustrazioni. Come se non bastasse\, presto si unisce alla famiglia Patty\, la madre settantenne di Plinio\, ex brigatista e femminista convinta\, che dopo aver speso la vita ad aiutare i popoli di mezzo mondo nella lotta contro le dittature di destra che li opprimevano\, è ora tornata in Italia per combattere la sua ultima battaglia: a causa dell’ emergenza fognaria il governo è stato costretto ad emanare un decreto di sostegno per le fasce più deboli della popolazione\, ma ecco che quando tra i beneficiari vengono inclusi anche gli immigrati\, violenti gruppi di destra iniziano a perseguitarli e ucciderli impunemente al grido di “Prima la Patria.” Un nuovo capro espiatorio è stato trovato\, un facile nemico a portata di mano da strumentalizzare politicamente e che in breve tempo porterà ad una guerra civile che velocemente precipiterà nella costituzione di un nuovo governo dai chiari richiami fascisti.\nA completare il quadro tragicomico quanto amaro della storia\, ci sono poi Cesare\, un aspirante suicida che casualmente entra a far parte della “squadra” e presto si affezionerà in modo tenero quanto morboso al problematico Igor; Mosquito\, un carcerato aspirante attore costretto ai lavori socialmente utili\, grazie ad un accordo tra il direttore del carcere e Clara che\, non senza egoismo\, lo sfrutta per accedere ai fondi europei; Mohamed\, professore universitario in Libano e rider sottopagato e sfruttato in Italia. Infine\, Hope\, una misteriosa\, aggressiva e buffa lavapiatti etiope\, che nasconde un grande segreto e obiettivi moralmente discutibili…
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SUMMARY:L'acqua cheta
DESCRIPTION:“L’acqua Cheta”\, operetta di Augusto Novelli e Giuseppe Pietri\, è uno dei titoli di operetta più noti in Italia.\nAmbientata in Toscana\, è spettacolo molto vicino alla commedia musicale\, con temi noti al grande pubblico (si ricordi “Com’è bello guidare i cavalli”).\nAmbientata nella campagna toscana\, tratta le vicissitudini di una famiglia borghese\, deviando quindi dalla più comune e tradizionale locazione in contesti nobiliari altolocati. E’ spettacolo in cui i momenti corali sono di forte impatto spettacolare e visivo\, sui quali spicca in particolare la Festa di Paese della “Rificolona”.\nDa sottolineare il pregio della scrittura musicale e dell’orchestrazione di Giuseppe Pietri\, che fanno di questa operetta un piccolo gioiello. \nTratta da una commedia di Augusto Novelli\, si svolge a Firenze\, dove il vetturino Ulisse vive con la moglie Rosa e due figlie\, Ida e Anita; la prima (l’acqua cheta) sembra la più seria e virtuosa\, mentre la seconda non nasconde il suo amore per il falegname Cecco. Giunge alla casa un certo Alfredo\, che si presenta come giornalista\, per affittare una stanza da mamma Rosa; nessuno sa che in realtà è l’amante segreto di Ida. Ida e Alfredo\, sulla base di un piano già stabilito\, fuggono di nascosto durante la notte. Solo grazie all’aiuto del buffo aiutante di casa Stinchi e del falegname Cecco i due furtivi innamorati saranno riportati a casa\, ottenendo il perdono dei genitori di Ida.  Ida potrà così sposare il suo Alfredo e Anita convolare a giuste nozze con il meritevole Cecco. \nInsieme a Scugnizza\, è anch’essa operetta in cui la Compagnia si misura con la lingua locale\, il toscano\, in modo simpatico e accattivante\, con una drammaturgia efficace e originale\, con momenti di grande divertimento\, legati ai personaggi più comici\, alternati a momenti di grande potenza ed espressività musicale.\nCome sempre la direzione musicale è affidata al Maestro Stefano Giaroli\, vero esperto del genere\, che alterna la direzione operistica con quella operettistica.
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SUMMARY:PAOLO FRESU & RITA MARCOTULLI
DESCRIPTION:La serata del 24 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: PAOLO FRESU & RITA MARCOTULLI\nSet 2: CÉCILE McLORIN SALVANT\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nLa nuova coppia del jazz italiano\, ma non solo\, vista la comprovata caratura internazionale di entrambi i musicisti. Benché si conoscano e si stimino vicendevolmente da sempre e che abbiano spesso incrociato i propri strumenti in diversi progetti\, Paolo Fresu e Rita Marcotulli non avevano ancora pensato fino a poco tempo fa ad un incontro ravvicinato. Il risultato è un duo che ha tutte le carte in regola per affascinare e conquistare\, sullo sfondo di melodie avvolgenti\, eterne. Ovvio che si giochi “in casa”. Ovvio che non manchi quel famoso tocco mediterraneo che i due conoscono alla perfezione. Sensibilità\, nuance e poesia da ricercare nell’intimo di due grandi interpreti della musica contemporanea: ciò che li accomuna è sicuramente la ricerca del “bello” dell’arte musicale\, talvolta in maniera semplice\, diretta\, acustica; talvolta invece filtrato da un pizzico di elettronica che fa sconfinare il progetto nell’immensa tavolozza dei colori della musica contemporanea. Con bene in testa la capacità di improvvisare e conquistare territori impensati. Con bene in testa il jazz che li ha fatti crescere ma specialmente tutto ciò che è buona musica. Un incontro fatto di grazia\, sensibilità ed emozioni. Architettato con sapienza e proposto con stile ed eleganza. Non servono molte altre parole. Questo è un concerto di quelli che servono alla testa ma da lasciare scendere nel cuore. \nPaolo Fresu\, beniamino del pubblico di ogni latitudine e longitudine\, è stato Direttore Artistico di Bergamo Jazz dal 2009 al 2011 e al Donizetti ha suonato innumerevoli vote\, in combinazioni sempre differenti\, e questa sua nuova apparizione insieme a una pianista elegante e raffinata come Rita Marcotulli non potrà che lasciare un nuovo\, indelebile segno.
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SUMMARY:CÉCILE McLORIN SALVANT
DESCRIPTION:La serata del 24 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: PAOLO FRESU & RITA MARCOTULLI\nSet 2: CÉCILE McLORIN SALVANT\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\n«Canta standard\, melodie del passato e novità\, con una voce tesa\, dura\, elusivamente bella\, errando verso materiali con testi impegnati e luoghi difficili della storia». Così il New York Times scrive a proposito di Cécile McLorin Salvant\, la nuova voce del jazz che si sta conquistando ovunque vasta popolarità. La sua voce è stata anche descritta come «unica\, supportata da un’intelligenza e una musicalità che illuminano ogni nota che canta». Cécile McLorin Salvant ha sviluppato una passione per la narrazione e la ricerca di connessioni tra vaudeville\, blues\, tradizioni popolari di tutto il mondo\, teatro\, jazz e musica barocca. Grazie al suo eclettismo sono rivenute alla luce canzoni dimenticate e registrate di rado\, da lei riproposte con nuove dinamiche\, colpi di scena inaspettati e umorismo. Nel 2010 ha vinto il concorso Thelonious Monk\, nel 2016\, 2018 e 2019 i Grammy Awards per il miglior album di jazz vocale\, rispettivamente con For One To Love\, Dreams and Daggers e The Window; nel 2022 si è aggiudicata i referendum di Down Beat\, sia quello della critica internazionale che dei lettori della prestigiosa rivista statunitense. E sempre nel 2022 è stata premiata dalla Jazz Journalists Association come miglior cantante dell’anno. Insomma\, a Cécile McLorin Salvant non mancano certo i riconoscimenti più prestigiosi. \nIl suo ultimo album si intitola Ghost Song e allinea autori di disparata provenienza come Kate Bush\, Kurt Weill\, Gregory Porter e Sting\, oltre a brani usciti dalla penna della stessa cantante originaria di Miami. Una bella premessa alla sua apparizione sul palco del Donizetti.
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SUMMARY:LAKECIA BENJAMIN “Phoenix”
DESCRIPTION:La serata del 25 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: LAKECIA BEJAMIN “Phoenix”\nSet 2: HAMID DRAKE “Turiya: Honoring Alice Coltrane” – Special guest SHABAKA HUTCHINGS\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nNata e cresciuta a New York\, per l’esattezza nella zona di Washington Heights\, abitata da una popolazione di prevalente origine o discendenza dominicana\, Lakecia Bemjamin è uno dei nomi nuovi del jazz d’oltreoceano\, uno dei più talentuosi\, come sassofonista ma anche come musicista\, compositrice e band leader più in generale. «Sono cresciuta con l’hip-hop e le playlist radiofoniche. Vivendo poi in una comunità latina ho anche suonato merengue\, salsa e la bachata. Anche perché nella comunità afroamericana sei incoraggiato a suonare tutte le forme di black music»\, racconta. Suo mentore è stato il sassofonista Gary Bartz che l’ha introdotta all’arte di grandi maestri del sax come Charlie Parker\, Jackie McLean e Coltrane. L’apprendistato lo ha poi fatto suonando con Clark Terry\, Anita Baker\, Count Basie Orchestra\, Kool and The Gang\, Macy Gray\, The Roots\, Stevie Wonder e molti altri. \nNel 2020 si è fatta notare a livello internazionale con l’album Pursuance: The Coltranes\, sentito omaggio a John e Alice Coltrane. Ora ha un nuovo disco fresco di stampa da proporre dal vivo\, Phoenix\, prodotto dalla batterista Terri Lyne Carrington e registrato con i suoi abituali partner e ospiti di riguardo quali Dianne Reeves\, Georgia Anne Muldrow\, Patrice Rushen e Sonia Sanchez. Nel brano di apertura\, “Amerikan Skin”\, c’è l’attivista e scrittrice afroamericana Angela Davis\, mentre in “Supernova” si ascolta la voce di Wayne Shorter. «In Phoenix ho voluto coinvolgere persone che non solo fossero in sintonia con la mia musica\, ma che testimoniassero le nostre comuni radici»\, specifica Lakecia Benjamin a proposito di un album che partendo dall’humus culturale afroamericano riflette bene il presente e si proietta verso il futuro.
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SUMMARY:HAMID DRAKE “Turiya: Honoring Alice Coltrane” Special guest SHABAKA HUTCHINGS
DESCRIPTION:La serata del 25 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: LAKECIA BEJAMIN “Phoenix”\nSet 2: HAMID DRAKE “Turiya: Honoring Alice Coltrane” – Special guest SHABAKA HUTCHINGS\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nIl pubblico di Bergamo Jazz ha più volte in passato potuto apprezzarne le qualità che ne hanno fatto di Hamid Drake uno dei batteristi jazz di matrice afroamericana più richiesti. Stavolta invece potrà coglierne le capacità ideative di un progetto dedicato a uno dei simboli delle musiche senza confini: Alice Coltrane. E nel dar peso al proprio tributo\, il batterista di Chicago ha dato vita a un supergruppo che nella speciale occasione si avvale della presenza del sassofonista britannico Shabaka Hutchings\, personalità di grande carisma cui si devono gruppi esplosivi come Sons of Kemet\, A Comet Is Coming e Shabaka and The Ancestors. \nDi primissimo ordine è il resto del cast\, con l’alchimista elettronico Jan Bang\, figura di spicco della scena musicale scandinava\, gli americani Jamie Saft\, ben noto per il suo sodalizio con John Zorn\, e Joshua Abrams\, bassista dalle variegatissime esperienze\, e l’italiano Pasquale Mirra che con lo stesso Hamid Drake vanta ormai lunga frequentazione artistica. In primo piano c’è anche la danzatrice Ngoho Ange\, che con i suoi movimenti esplicita visivamente i contenuti musicali. \nArpista\, pianista\, organista\, compositrice\, nonché ultima compagna nella vita come nell’arte di John Coltrane\, Alice Coltrane ha incarnato un’idea di fare musica come punto di incontro tra culture diverse\, come veicolo per comunicare una profonda spiritualità vissuta intensamente in prima persona. \nCon queste parole la ricorda Hamid Drake: «Avevo 16 anni quando ho incontrato per la prima volta Alice Coltrane\, a un concerto a Ravinia Park\, fuori Chicago. Ci siamo scambiati gli indirizzi e poi ci siamo scritti. La sua creatività ha avuto un fortissimo impatto su numerosi musicisti e ascoltatori. Per me era ed è tuttora molto potente. Mi ha regalato un’apertura spirituale ed estetica che coltivo continuamente. Questo progetto è il mio modo di onorare il grande essere che ha permesso all’adolescente di continuare sulla strada della scoperta\, dello stupore e della ricerca della propria voce».
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SUMMARY:RICHARD GALLIANO New York Tango Trio
DESCRIPTION:La serata del 26 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: RICHARD GALLIANO New York Tango Trio\nSet 2: RICHARD BONA\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nA 13 anni dalla sua precedente apparizione a Bergamo Jazz\, in coppia con il polistrumentista inglese John Surman\, torna sul palcoscenico del Teatro Donizetti colui che ha donato alla fisarmonica una vitalità espressiva mai prima così accentuata\, grazie a quella straordinaria miscela di new musette e new tango di cui lo stesso Richard Galliano si è fatto artefice e autorevole interprete. \n«Jazz\, musette\, tango si nutrono degli stessi ingredienti\, rapporto con la danza\, melodie forti\, armonie precise e raffinate. Con Adrien Moigard e Diego Imbert mi confronto con tutto ciò suonando ogni concerto in modo totalmente libero\, a volte lontano dalla partitura ma mai dall’anima del compositore»\, specifica lo stesso musicista transalpino. \nArrivato a Parigi nel 1975\, Richard Galliano ha fatto subito la conoscenza di Claude Nougaro\, con il quale sarà amico\, fisarmonicista ma anche suo direttore d’orchestra\, fino al 1983. Il secondo incontro decisivo avrà luogo nel 1980\, con Astor Piazzolla: il geniale compositore e bandoneonista argentino lo incoraggerà fortemente a creare la “nuova musette” francese\, come lui stesso in precedenza aveva inventato il “nuovo tango” argentino. \nNell’arco della sua carriera Richard Galliano ha collaborato con un numero impressionante di artisti e musicisti di elevato profilo: in ambito jazz\, Chet Baker\, Eddy Louiss\, Ron Carter\, Wynton Marsalis\, Charlie Haden\, Gary Burton\, Michel Portal\, Toots Thielemans\, Kurt Elling\, Enrico Rava e molti altri ancora; Serge Reggiani\, Claude Nougaro\, Barbara\, Juliette Greco\, Dick Annegarn\, Georges Moustaki\, Allain Leprest\, Charles Aznavour\, Serge Gainsbourg\, per la canzone francese.
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SUMMARY:RICHARD BONA
DESCRIPTION:La serata del 26 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: RICHARD GALLIANO New York Tango Trio\nSet 2: RICHARD BONA\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nVirtuosismo strumentale alla Jaco Pastorious\, fluidità vocale alla George Benson\, senso della canzone e dell’armonia alla Joao Gilberto e il tutto mescolato con la cultura africana. Il risultato di questa originalissima combinazione non può che essere uno solo: Richard Bona. \nNato in Camerun\, figlio d’arte discendente da un griot\, Richard Bona è approdato a New York a metà degli anni Novanta\, non prima di aver fatto tappe intermedie in Germania e a Parigi: i paragoni con il mitico Jaco si sono subito sprecati ma molto presto ci si è resi conto che quel bassista arrivato dall’Africa brillava di luce propria. E così sono iniziate le collaborazioni altolocate con Harry Belafonte\, la stessa Jaco Pastorius Big Band\, gli Steps Ahead di Mike Mainieri\, Joe Zawinul\, Pat Metheny\, George Benson\, Mike Stern\, Branford Marsalis\, Bobby McFerrin\, Chaka Khan\, Michael e Randy Brecker e via così. \nIn tutto questo Richard Bona non ha mai reciso il legame con le proprie radici: nei numerosi album incisi nelle vesti di leader\, si rileva una naturale inclinazione alla narrazione attraverso i suoni\, che si traduce anche nel prendere posizione su tematiche sociali\, nel difendere i popoli oppressi. Per esempio\, The Ten Shades of Blues\, uno dei suoi album più riusciti\, è una sorta di viaggio tra le diverse sfumature del blues che affiorano nelle musiche del Sahel\, di Brasile\, India\, Stati Uniti e Camerun. \nIn altre parole\, la musica di Richard Bona si potrebbe far confluire nell’area della fusion\, ma con quelle specificità che solo un autore e un musicista con la sensibilità come la sua può esprimere. Una musica che ha la propria principale ragione d’essere in una innata urgenza comunicativa.
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SUMMARY:Cosa nostra spiegata ai bambini
DESCRIPTION:PROMO LAST MINUTE replica di sabato 1° aprile ore 17.00\nApprofitta della promozione last minute\, solo per la replica di sabato 1° aprile alle ore 17.00 lo spettacolo con protagonisti Ottavia Piccolo e I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo ha una riduzione di prezzo del 45%.\nACQUISTA ORA\nA volte\, per spiegare le cose\, dovremmo solo cercare le parole. Trovarle. Infine dirle\, ad alta voce. La cosa più semplice. Raccontare di come a Palermo\, il 19 aprile 1983\, per la prima volta nella storia della città\, una donna\, Elda Pucci\, la Dottoressa\, è eletta Sindaco. Raccontare poi di come sempre nel mese di aprile\, di un anno dopo\, il giorno 13\, Elda Pucci\, la Dottoressa\, è sfiduciata. Raccontare infine di come a distanza di ancora un anno\, il 20 aprile del 1985\, la casa di Piana degli Albanesi di Elda Pucci salta in aria spinta da due cariche di esplosivo. Nel prima\, nel mezzo\, nel dopo\, lì dove tutto si impasta come la calce\, come la colla\, i miliardi dell’eroina\, gli assassinii del Generale Dalla Chiesa\, di Michele Reina\, di Piersanti Mattarella\, di Pio La Torre\, dello scrittore Pippo Fava\, il cemento di Vito Ciancimino\, gli Inzerillo\, i Badalamenti\, i Buscetta\, l’avvento di Totò Riina. Chiddi forti\, chiddi no e chiddi più. E la città di Palermo che per la prima volta\, durante il mandato di Elda Pucci\, la Dottoressa\, si costituisce parte civile in un processo di mafia. Se riuscissimo a spiegare Cosa Nostra come ai bambini\, tutto sarebbe diverso. Eppure le parole più semplici\, a volte\, sono quelle più difficili da trovare\, quelle che solo il teatro riesce a dire. Un’attrice\, un ensemble di voci\, il palcoscenico: la storia di una donna\, di una città\, di un anno. \nOttavia Piccolo e i Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo tornano a confrontarsi in scena con le parole di Stefano Massini\, a dare forma e struttura a un teatro necessario\, civile\, in cui il racconto dell’etica passa attraverso le parole\, i timbri e le azioni di coloro che spesso non hanno voce: personaggi come Haifa in Occident Express o come Elda in Cosa nostra spiegata ai bambini.
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DESCRIPTION:PROMO LAST MINUTE replica di sabato 1° aprile ore 17.00\nApprofitta della promozione last minute\, solo per la replica di sabato 1° aprile alle ore 17.00 lo spettacolo con protagonisti Ottavia Piccolo e I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo ha una riduzione di prezzo del 45%.\nACQUISTA ORA\nA volte\, per spiegare le cose\, dovremmo solo cercare le parole. Trovarle. Infine dirle\, ad alta voce. La cosa più semplice. Raccontare di come a Palermo\, il 19 aprile 1983\, per la prima volta nella storia della città\, una donna\, Elda Pucci\, la Dottoressa\, è eletta Sindaco. Raccontare poi di come sempre nel mese di aprile\, di un anno dopo\, il giorno 13\, Elda Pucci\, la Dottoressa\, è sfiduciata. Raccontare infine di come a distanza di ancora un anno\, il 20 aprile del 1985\, la casa di Piana degli Albanesi di Elda Pucci salta in aria spinta da due cariche di esplosivo. Nel prima\, nel mezzo\, nel dopo\, lì dove tutto si impasta come la calce\, come la colla\, i miliardi dell’eroina\, gli assassinii del Generale Dalla Chiesa\, di Michele Reina\, di Piersanti Mattarella\, di Pio La Torre\, dello scrittore Pippo Fava\, il cemento di Vito Ciancimino\, gli Inzerillo\, i Badalamenti\, i Buscetta\, l’avvento di Totò Riina. Chiddi forti\, chiddi no e chiddi più. E la città di Palermo che per la prima volta\, durante il mandato di Elda Pucci\, la Dottoressa\, si costituisce parte civile in un processo di mafia. Se riuscissimo a spiegare Cosa Nostra come ai bambini\, tutto sarebbe diverso. Eppure le parole più semplici\, a volte\, sono quelle più difficili da trovare\, quelle che solo il teatro riesce a dire. Un’attrice\, un ensemble di voci\, il palcoscenico: la storia di una donna\, di una città\, di un anno. \nOttavia Piccolo e i Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo tornano a confrontarsi in scena con le parole di Stefano Massini\, a dare forma e struttura a un teatro necessario\, civile\, in cui il racconto dell’etica passa attraverso le parole\, i timbri e le azioni di coloro che spesso non hanno voce: personaggi come Haifa in Occident Express o come Elda in Cosa nostra spiegata ai bambini.
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DESCRIPTION:PROMO LAST MINUTE replica di sabato 1° aprile ore 17.00\nApprofitta della promozione last minute\, solo per la replica di sabato 1° aprile alle ore 17.00 lo spettacolo con protagonisti Ottavia Piccolo e I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo ha una riduzione di prezzo del 45%.\nACQUISTA ORA\nA volte\, per spiegare le cose\, dovremmo solo cercare le parole. Trovarle. Infine dirle\, ad alta voce. La cosa più semplice. Raccontare di come a Palermo\, il 19 aprile 1983\, per la prima volta nella storia della città\, una donna\, Elda Pucci\, la Dottoressa\, è eletta Sindaco. Raccontare poi di come sempre nel mese di aprile\, di un anno dopo\, il giorno 13\, Elda Pucci\, la Dottoressa\, è sfiduciata. Raccontare infine di come a distanza di ancora un anno\, il 20 aprile del 1985\, la casa di Piana degli Albanesi di Elda Pucci salta in aria spinta da due cariche di esplosivo. Nel prima\, nel mezzo\, nel dopo\, lì dove tutto si impasta come la calce\, come la colla\, i miliardi dell’eroina\, gli assassinii del Generale Dalla Chiesa\, di Michele Reina\, di Piersanti Mattarella\, di Pio La Torre\, dello scrittore Pippo Fava\, il cemento di Vito Ciancimino\, gli Inzerillo\, i Badalamenti\, i Buscetta\, l’avvento di Totò Riina. Chiddi forti\, chiddi no e chiddi più. E la città di Palermo che per la prima volta\, durante il mandato di Elda Pucci\, la Dottoressa\, si costituisce parte civile in un processo di mafia. Se riuscissimo a spiegare Cosa Nostra come ai bambini\, tutto sarebbe diverso. Eppure le parole più semplici\, a volte\, sono quelle più difficili da trovare\, quelle che solo il teatro riesce a dire. Un’attrice\, un ensemble di voci\, il palcoscenico: la storia di una donna\, di una città\, di un anno. \nOttavia Piccolo e i Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo tornano a confrontarsi in scena con le parole di Stefano Massini\, a dare forma e struttura a un teatro necessario\, civile\, in cui il racconto dell’etica passa attraverso le parole\, i timbri e le azioni di coloro che spesso non hanno voce: personaggi come Haifa in Occident Express o come Elda in Cosa nostra spiegata ai bambini.
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