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SUMMARY:Cosa nostra spiegata ai bambini
DESCRIPTION:PROMO LAST MINUTE replica di sabato 1° aprile ore 17.00\nApprofitta della promozione last minute\, solo per la replica di sabato 1° aprile alle ore 17.00 lo spettacolo con protagonisti Ottavia Piccolo e I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo ha una riduzione di prezzo del 45%.\nACQUISTA ORA\nA volte\, per spiegare le cose\, dovremmo solo cercare le parole. Trovarle. Infine dirle\, ad alta voce. La cosa più semplice. Raccontare di come a Palermo\, il 19 aprile 1983\, per la prima volta nella storia della città\, una donna\, Elda Pucci\, la Dottoressa\, è eletta Sindaco. Raccontare poi di come sempre nel mese di aprile\, di un anno dopo\, il giorno 13\, Elda Pucci\, la Dottoressa\, è sfiduciata. Raccontare infine di come a distanza di ancora un anno\, il 20 aprile del 1985\, la casa di Piana degli Albanesi di Elda Pucci salta in aria spinta da due cariche di esplosivo. Nel prima\, nel mezzo\, nel dopo\, lì dove tutto si impasta come la calce\, come la colla\, i miliardi dell’eroina\, gli assassinii del Generale Dalla Chiesa\, di Michele Reina\, di Piersanti Mattarella\, di Pio La Torre\, dello scrittore Pippo Fava\, il cemento di Vito Ciancimino\, gli Inzerillo\, i Badalamenti\, i Buscetta\, l’avvento di Totò Riina. Chiddi forti\, chiddi no e chiddi più. E la città di Palermo che per la prima volta\, durante il mandato di Elda Pucci\, la Dottoressa\, si costituisce parte civile in un processo di mafia. Se riuscissimo a spiegare Cosa Nostra come ai bambini\, tutto sarebbe diverso. Eppure le parole più semplici\, a volte\, sono quelle più difficili da trovare\, quelle che solo il teatro riesce a dire. Un’attrice\, un ensemble di voci\, il palcoscenico: la storia di una donna\, di una città\, di un anno. \nOttavia Piccolo e i Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo tornano a confrontarsi in scena con le parole di Stefano Massini\, a dare forma e struttura a un teatro necessario\, civile\, in cui il racconto dell’etica passa attraverso le parole\, i timbri e le azioni di coloro che spesso non hanno voce: personaggi come Haifa in Occident Express o come Elda in Cosa nostra spiegata ai bambini.
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SUMMARY:Diplomazia
DESCRIPTION:PROMO LAST MINUTE replica di martedì 18 aprile ore 10.30\nApprofitta della promozione last minute\, solo per la replica di martedì 18 aprile ore 10.30 lo spettacolo con protagonisti Elio De Capitani e Ferdinando Bruni ha il prezzo speciale di € 10.\nACQUISTA ORA\nÈ una notte parigina cupa\, afosa e opprimente. Il generale Dietrich Von Choltitz è nel suo studio\, una suite dell’Hotel Meurice\, alle prese con l’ordine di distruggere la città. L’alba sembra non arrivare mai. I tedeschi\, che occupano Parigi da qualche anno\, sanno che il progetto di costruire il nuovo impero tedesco\, il terzo Reich\, sta definitivamente naufragando: la tragica capitolazione della Wehrmacht a Stalingrado nel ’43\, lo sbarco in Normandia a giugno e il pur fallito attentato a Hitler il 20 luglio del ’44 sono inequivocabili segni della fine. \nMolti nazisti avevano considerato l’occupazione alla stregua di una vacanza nella città più romantica del mondo\, simbolo di eleganza e di saper vivere. Parigi era diventata per loro un rifugio ovattato dove\, lontani dal clima intossicato di Berlino e dalle campagne fallimentari del Führer\, si discutevano le sorti della guerra seduti a un caffè\, tra un turno di guardia e l’altro. Ma non è più così in quelle settimane dell’estate del 1944: la capitale francese è insorta e le forze della resistenza ignare del terribile incarico del nuovo governatore\, combattono anche quella notte la loro battaglia per cacciare gli invasori\, in attesa delle truppe alleate ormai a pochi chilometri dalla città.\nIl generale Von Choltitz è arrivato in pieno agosto in una città ostile con il compito di eseguire un ordine di Hitler preciso e terribile: distruggerla\, sterminare la popolazione e rendere chiaro al mondo che i tedeschi\, se non fossero stati più in grado di controllare l’Europa\, avrebbero potuto ancora raderla al suolo. \nQuando pensiamo alla storia come a un susseguirsi di date e di fatti concatenati fra loro da un rapporto di necessità\, a volte ci dimentichiamo che dietro a quelle date\, a quegli episodi ci sono delle persone\, ci sono le loro azioni non sempre coerenti. Così\, da un duro generale prussiano di lungo corso come Von Choltitz ci si può solo aspettare che obbedisca agli ordini senza discutere\, tanto più se sta subendo il tremendo ricatto della Sippenhaft\, una legge emanata da Hitler per garantirsi la cieca obbedienza dei suoi sottoposti. È un uomo angosciato che pensa solo a salvare la sua famiglia e i suoi soldati\, anche a costo di milioni di vite umane.\nMa proprio quando tutto sembra deciso e l’orribile piano sta per scattare\, appare l’imprevisto\, l’incidente che cambia la storia\, nelle vesti di un elegante console svedese che lo incanta con l’immagine di un futuro più umano\, che lo affascina facendogli intravedere il mondo in una prospettiva diversa. Raul Nordling è un grande diplomatico svedese\, ma conosce bene Parigi perché ci è nato\, conosce le sue storie piccanti e i suoi passaggi segreti e il suo incarico d’ambasciatore di un paese neutrale lo rende uno snodo vitale di una città cosmopolita\, ricca di storia e di bellezza. Parigi è la sua casa e la deve difendere anche a costo di qualche piccolo sotterfugio.\nDurante quella notte fatale del 25 agosto 1944\, si intrufola nello studio in cui il generale non riesce a trovare riposo\, e fra i due inizia un duello implacabile la cui posta è un’intera città. \nBruni e De Capitani tornano a sfidarsi sul palcoscenico e ci restituiscono i ritratti di due uomini che indossano prima di tutto l’anima e lo spirito del tempo. Uomini che hanno attraversato la storia e hanno contribuito a plasmarla\, che con le loro azioni hanno contribuito a costruire una pace faticosa\, ponendo le basi per la rinascita dell’Europa. Pensiamo sia importante ricordare le prove attraverso cui il consesso delle nazioni di cui facciamo parte è passato per trovare una sua unità\, in un momento in cui sembrano prevalere gli egoismi nazionali.\nNon sappiamo se a Parigi l’alba avrà alleviato la calura opprimente della notte con un soffio di aria fresca\, ma certamente sappiamo che è stata un’alba di riscatto e di libertà e che noi europei dobbiamo gratitudine a quei due uomini per essersi parlati aldilà degli schieramenti\, per aver usato tutte le armi della diplomazia per evitare distruzione e morte. \nElio De Capitani e Francesco Frongia
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SUMMARY:Cyrano de Bergerac
DESCRIPTION:«Andare con il ricordo ad un musical da me visto da ragazzino a Napoli\, nell’ancora esistente Teatro Politeama\, è stato il primo moto di questo nostro nuovo spettacolo. Il musical in questione era il “Cyrano” tratto dalla celeberrima commedia di Rostand\, a sua volta ispirata ad un personaggio storicamente vissuto\, coetaneo del mio amato Molière. Riandare con la memoria a quella esperienza di giovane spettatore è per me risentire\, forte come allora\, l’attrazione per il teatro\, la commozione per una storia d’amore impossibile e quindi fallimentare\, ma non per questo meno presente\, grazie proprio alla finzione della scena. Lo spettacolo che almeno trentacinque anni dopo porto in scena non è ovviamente la riproposizione di quel musical (con le musiche di Domenico Modugno) ma una continua contaminazione della vicenda di Cyrano di Bergerac\, accentuandone più il lato poetico e visionario e meno quello di uomo di spada ed eroe della retorica\, con delle rielaborazioni di quelle musiche\, ma anche con elaborazioni di altre musiche\, da Èdith Piaf a Fiorenzo Carpi. Un teatro canzone\, o un modo per raccontare comunque la famosa e triste vicenda d’amore tra Cyrano\, Rossana e Cristiano attraverso non solo le parole ma anche le note\, che a volte fanno ancora di più smuovere i cuori\, e riportarmi a quella vocazione teatrale\, che è nata anche grazie al dramma musicale di un uomo che si considerava brutto e non degno d’essere amato. Un uomo\, o un personaggio\, in fondo salvato dal teatro\, ora che il teatro ha più che mai bisogno di essere salvato». \nArturo Cirillo
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DESCRIPTION:«Andare con il ricordo ad un musical da me visto da ragazzino a Napoli\, nell’ancora esistente Teatro Politeama\, è stato il primo moto di questo nostro nuovo spettacolo. Il musical in questione era il “Cyrano” tratto dalla celeberrima commedia di Rostand\, a sua volta ispirata ad un personaggio storicamente vissuto\, coetaneo del mio amato Molière. Riandare con la memoria a quella esperienza di giovane spettatore è per me risentire\, forte come allora\, l’attrazione per il teatro\, la commozione per una storia d’amore impossibile e quindi fallimentare\, ma non per questo meno presente\, grazie proprio alla finzione della scena. Lo spettacolo che almeno trentacinque anni dopo porto in scena non è ovviamente la riproposizione di quel musical (con le musiche di Domenico Modugno) ma una continua contaminazione della vicenda di Cyrano di Bergerac\, accentuandone più il lato poetico e visionario e meno quello di uomo di spada ed eroe della retorica\, con delle rielaborazioni di quelle musiche\, ma anche con elaborazioni di altre musiche\, da Èdith Piaf a Fiorenzo Carpi. Un teatro canzone\, o un modo per raccontare comunque la famosa e triste vicenda d’amore tra Cyrano\, Rossana e Cristiano attraverso non solo le parole ma anche le note\, che a volte fanno ancora di più smuovere i cuori\, e riportarmi a quella vocazione teatrale\, che è nata anche grazie al dramma musicale di un uomo che si considerava brutto e non degno d’essere amato. Un uomo\, o un personaggio\, in fondo salvato dal teatro\, ora che il teatro ha più che mai bisogno di essere salvato». \nArturo Cirillo
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DESCRIPTION:«Andare con il ricordo ad un musical da me visto da ragazzino a Napoli\, nell’ancora esistente Teatro Politeama\, è stato il primo moto di questo nostro nuovo spettacolo. Il musical in questione era il “Cyrano” tratto dalla celeberrima commedia di Rostand\, a sua volta ispirata ad un personaggio storicamente vissuto\, coetaneo del mio amato Molière. Riandare con la memoria a quella esperienza di giovane spettatore è per me risentire\, forte come allora\, l’attrazione per il teatro\, la commozione per una storia d’amore impossibile e quindi fallimentare\, ma non per questo meno presente\, grazie proprio alla finzione della scena. Lo spettacolo che almeno trentacinque anni dopo porto in scena non è ovviamente la riproposizione di quel musical (con le musiche di Domenico Modugno) ma una continua contaminazione della vicenda di Cyrano di Bergerac\, accentuandone più il lato poetico e visionario e meno quello di uomo di spada ed eroe della retorica\, con delle rielaborazioni di quelle musiche\, ma anche con elaborazioni di altre musiche\, da Èdith Piaf a Fiorenzo Carpi. Un teatro canzone\, o un modo per raccontare comunque la famosa e triste vicenda d’amore tra Cyrano\, Rossana e Cristiano attraverso non solo le parole ma anche le note\, che a volte fanno ancora di più smuovere i cuori\, e riportarmi a quella vocazione teatrale\, che è nata anche grazie al dramma musicale di un uomo che si considerava brutto e non degno d’essere amato. Un uomo\, o un personaggio\, in fondo salvato dal teatro\, ora che il teatro ha più che mai bisogno di essere salvato». \nArturo Cirillo
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SUMMARY:Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa
DESCRIPTION:Eugenio Barba accompagna Lorenzo Gleijeses da molti anni intercettando e esaltando le qualità e le intuizioni di un percorso di formazione e conoscenza\, contaminato con il metodo della storica compagnia di Hostelbro e nato all’interno dell’Odin quando Lorenzo era ancora un ragazzo.\nRisultato di questo ‘percorso di accompagnamento’ sono stati spettacoli\, incontri e seminari in Italia e in Europa che hanno cementato e rafforzato il rapporto unico tra Barba\, Julia Varley e Lorenzo Gleijeses\, fino a questa prima regia firmata da Barba (con Gleijeses) al di fuori dell’Odin Teatret.\nLa scintilla che ha messo in moto il processo di creazione è scaturita dallo stridore e dalle assonanze generati dall’accostamento dell’opera di Kafka con gli oggetti coreografici creati da Michele Di Stefano con Lorenzo Gleijeses. Ne è nato uno spettacolo in cui si intersecano tre diversi nuclei narrativi: alcuni elementi biografici dello stesso Kafka; la vicenda del personaggio centrale de La Metamorfosi\, Gregorio Samsa e quella di un immaginario danzatore omonimo che rimane prigioniero della ripetizione ossessiva dei propri materiali performativi in vista di un imminente debutto. \n«Gregorio Samsa è convinto che attraverso una ripetizione ossessiva delle sue partiture sia possibile arrivare ad un altro livello di precisione tecnica e di qualità interpretativa ma\, di contro\, il suo perfezionismo lo catapulta in un limbo in cui si erodono i confini tra reale e immaginario\, lavoro e spazio intimo\, tra teatro e vita quotidiana. Si scontrano\, allora\, le esigenze del mondo esterno e le sue profonde necessità personali. Samsa ripete le sue sequenze coreografiche\, come un novello Sisifo\, per una pulsione psicopatologica? Oppure è semplicemente mosso dal desiderio di spingere al massimo i risultati del suo lavoro e dal sogno utopico di superare i limiti imposti dalla sua natura umana? I movimenti che Gregorio prova senza posa sono frutto di un impegno professionale e di un lavoro di concezione minuzioso tale da acquisire una ponderatezza e un equilibrio che le azioni della sua vita reale non possiedono.\nGregorio è come un ragno che non può evitare di tessere la propria tela. La sua ricerca artistica\, che mira alla libertà\, doppia la sua stessa vita\, acquisisce una ricchezza labirintica che sarà squarciata dalla volontà di inseguire sé stesso». \nLorenzo Gleijeses
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LOCATION:Teatro Sociale
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