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SUMMARY:La Principessa della Czarda
DESCRIPTION:Presentata al Teatro Johann Strauss di Vienna il 13 novembre 1915\, proprio nei giorni dell’assassinio di Sarajevo e dello scoppio della prima guerra mondiale\, “La Principessa della Czarda” ottenne uno dei più grandi successi della storia dell’operetta (successo che si è rinnovato intatto fino ai nostri giorni). Il libretto si rifà alla tipica atmosfera del crepuscolo dell’Impero Asburgico\, ispirandosi alle più frequenti conversazioni da salotto e all’argomento più popolare in quell’epoca: quello dei matrimoni impossibili tra rampolli dell’aristocrazia viennese e belle ed affascinanti primedonne del varietà. \nIl giovane principe di Lyppert-Weylersheim\, Edvino\, trascorre le sue serate in un celebre locale notturno di Budapest\, l’Orpheum. Qui si innamora di Sylva\, diva del momento. Purtroppo il suo romanzo d’amore è destinato a durare poco.  Infatti suo padre\, venuto a conoscenza della cosa\, ha fatto ingaggiare Sylva per una tournée in America e ha preparato per il figlio un fidanzamento ufficiale con la contessina Stasi. Ma Sylva ed Edvino si amano profondamente e\, prima di lasciarsi\, il principe stipula un contratto di nozze col quale promette di sposarla entro otto settimane… \nLa classica e osteggiata storia d’amore è però condita dalla presenza spassosa degli amici del Principe\, i Conti Boni e Feri\, troviamo poi un coloritissimo Militare e la impacciatissima contessina Stasi. Vi è poi addirittura una presenza misteriosa che accomuna tutti i protagonisti.\nNon mancano insomma tutti gli ingredienti per uno spettacolo gradevolissimo e dal contenuto musicale veramente straordinario.\nDirige l’orchestra “Cantieri d’Arte” il M° Stefano Giaroli\, ben noto al pubblico del Donizetti e da sempre difensore e promotore del contenuto lirico del genere operettistico.
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SUMMARY:Il berretto a sonagli
DESCRIPTION:Per Luigi Pirandello la vita è una “soglia” troppo affollata del “nulla”… E tutta la sua opera ruota attorno a questo “nulla” affollato di “apparenze”\, di ombre che si agitano nel dolore e nella pazzia. Solo “i personaggi” sono “veri” e “vivi”. Il berretto a sonagli è una tragedia della mente. Ma porta in faccia la maschera della “farsa”. Pirandello mette sulla scena un “uomo vecchio” uno di quegli uomini “invisibili”\, senza importanza\, schiacciato nella “morsa” della vita e\, poiché́ è un “niente di uomo” è trattato come se fosse niente: questa “domanda disperata” nasconde la concezione di se stesso\, torturata e orgogliosa\, di un uomo dissolto nel “nulla” del mondo\, un nulla affollato da fantocci\, da pupi. Da fantasmi umani. Che spiano e che parlano. Parlano parole già̀ “parlate”\, consumate. E sul nostro palcoscenico\, “come trovati per caso”: un vecchio fondale “come fosse abbandonato” e pochi elementi\, “come relitti” di un salottino borghese\, e “per bene”\, dove viene rappresentato un banale “pezzetto” di vita di una “famiglia perbene” o di una “famigliaccia per bene” che fa i conti con l’assillante angoscia di dover essere “per gli altri”\, di fronte agli altri. Come se la propria vita fosse\, per statuto\, una recita per “gli altri” che sono gli spettatori ingiusti e feroci\, della propria vita. Del proprio “teatro”. Vita di uomini che non sono altro che un segno che indica il nulla\, fatto di apparenze\, di fantasmi\, di tutto quello che l’“io” è per gli altri. È l’“essere-per-gli-altri” a prendere il sopravvento perché l’“essere-con-gli-altri” è comunque il nostro “essere ineludibile”. \nCiampa “scrive”\, ha un mondo suo\, ma solo di notte\, di nascosto\, come i delinquenti\, quando “gli altri” dormono. Ma\, di giorno: Io sono la doxa\, il “si dice”. È proprio il “si dice” ad “essere” la stessa sostanza identitaria del mio “io”. È il “segno” della perversione del mondo degli altri. Quel “mondo degli altri” che percepisce il mio mondo come\, appunto\, il mio mondo (il mio essere) “appare” a lui\, a quel mondo che “non” sono “io”. Ma chi sono “io”? Chi è questo “io”? Questo “io” che è uno\, nessuno e centomila. Questo “io” è “uno” con me stesso e “un altro io” con ognuno degli altri “io” che vivono nella “società dei pupi”: questo “io” è determinato\, nel suo essere\, dalle centomila interazioni sociali\, amorose\, erotiche\, amicali che quelle “interazioni” contribuiscono a frammentare. È questo “io” fatto a pezzettini che non ha più scampo. L’unica speranza è difendere l’“io” dall’aggressione degli altri. Ma come? Ciampa usa spranghe alle porte\, catenacci\, paletti per difendere il suo “io”. Ma non ci riesce. È costretto a uscire\, a “sporcarsi le mani”\, direbbe Sartre. Esistere. Ma esistere vuol dire “mettere in gioco” se stesso. E allora la “corda civile” e la “corda seria” non servono più̀. È la “corda pazza” che scatta. E scatta per tutti. Non si può̀ difendere il proprio “io” dagli attacchi del mondo. Non è possibile uscire dal mondo\, uscire da noi stessi. Se lo facciamo siamo morti viventi. \nGabriele Lavia
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SUMMARY:Atlante linguistico della Pangea
DESCRIPTION:Nel mondo esistono “parole intraducibili”\, concetti complessi raccolti in vocaboli unici che non esistono in altri idiomi: in lingua inuktitut\, la parola iktsuarpok significa “il senso di aspettativa che ti spinge ad affacciarti ripetutamente alla porta per vedere se qualcuno sta arrivando”; in giapponese tsundoku significa “impilare un libro appena comprato insieme agli altri libri che prima o poi leggerai”; in bantu la parola ubuntu significa “posso essere una persona solo attraverso gli altri e con gli altri”. Sotterraneo ha selezionato decine di questi vocaboli – universali e culturospecifici al tempo stesso – e ha dialogato online con altrettanti parlanti madrelingua sul significato e l’uso di queste parole nella cultura di provenienza. Queste brevi “lezioni di intraducibilità” sono divenute la traccia per uno spettacolo che mette in scena le parole stesse\, trasformando un piccolo dizionario in una sorta di drammaturgia atipica. L’intero spettacolo inoltre è attraversato dall’impossibilità di dar corpo ad alcuni concetti a causa delle limitazioni Covid\, che da pure restrizioni si trasformano in una risorsa scenica in grado di mettere in campo un pensiero sulle relazioni umane e l’incomunicabilità\, ora che la nostra specie è posta di fronte alla necessità di cooperare davvero su scala globale. \n 
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SUMMARY:Supplici
DESCRIPTION:INCONTRO INTORNO A SUPPLICI\nGiovedì 26 e venerdì 27 gennaio 2023 al termine dello spettacolo | Teatro Sociale \nIncontro con la compagnia ATIR\nModera Maria Grazia Panigada\, Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi \n«Amo i classici da sempre: con essi imparo cos’è il teatro e cos’è l’essere umano. Con i contemporanei imparo a conoscere la realtà presente e l’epoca in cui vivo. Insomma classico e contemporaneo si riguardano\, si specchiano l’un con l’altro\, si nutrono a vicenda. Come tradizione e innovazione. Da anni voglio affrontare Le supplici di Euripide: adesso è arrivato il momento di farlo. Il crollo dei valori dell’umanesimo\, il prevalere della forza\, dell’ambiguità più feroce\, il trionfo del narcisismo e della pochezza emergono da questo testo per ritrovarsi intatti tra le pieghe dei giorni stranianti e strazianti che stiamo vivendo. È incredibile quanto una scrittura che risale al 423 a.C. risuoni chiara e forte alle orecchie di un cittadino del terzo millennio. \nLa democrazia ateniese fa acqua da ogni parte\, contraddice i suoi stessi valori\, è populismo che finge di affermare i sacri valori della libertà. È manipolazione a tratti persino grossolana\, si chiama democrazia ma assomiglia troppo ad un’oligarchia. Sembra lo strumento migliore per scansare le responsabilità e restare ad ogni costo sempre e comunque impuniti. È la legge del più forte\, anche se apparentemente garantisce spazio e parola a tutti. Le supplici sono le sette madri degli eroi uccisi presso le porte di Tebe. Giungono ad Atene per implorare Teseo: recuperi i cadaveri dei vinti\, dei figli uccisi\, a costo di fare guerra a Tebe che non li vuole restituire. \nTebe sotto la tirannide di Creonte\, Atene sotto la democrazia di Teseo. Ancora una volta una stranezza: può essere la democrazia in mano ad una persona sola? Non è una contraddizione in termini?\nIl discorso tanto caro a Euripide\, che parla di pacifismo e amore tra i popoli\, di dolore e di pietà di queste madri che hanno perso i figli\, di un intero paese che ha perso i propri eroi\, si intreccia con un sottile ragionamento politico\, capace di rendere questa tragedia un unicum per l’antichità. \nSette madri\, sette attrici: Francesca Ciocchetti\, Matilde Facheris\, Maria Pilar Pérez Aspa\, Arianna Scommegna\, Giorgia Senesi\, Sandra Zoccolan\, Deborah Zuin.\nQueste attrici straordinarie\, a cui mi lega un lungo sodalizio artistico\, interpreteranno dunque il coro delle supplici e saranno anche\, di volta in volta\, i diversi personaggi della tragedia: Teseo\, l’araldo tebano\, Etra\, Adrasto\, il messaggero\, il coro dei bimbi\, Atena.\nUn rito funebre che si trasforma in un rito di memoria attiva\, un andare a scandagliare le ragioni politiche che hanno portato alla morte i figli e più in generale alla distruzione dei valori dell’umanesimo. Che siano le donne a compiere questo viaggio di ricostruzione e conoscenza mi è parso necessario e naturale». \nSerena Sinigaglia
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SUMMARY:Moby Dick alla prova
DESCRIPTION:Dal 31 gennaio al 5 febbraio 2023 | Ridotto Gavazzeni\nMUSE in collaborazione con PAMS Foundation\nUmanità contro\n\nIn occasione delle rappresentazioni di Moby Dick alla prova sarà visitabile nel Ridotto Gavazzeni del Teatro Donizetti l’installazione Umanità contro\, a cura di MUSE – Museo delle Scienze di Trento in collaborazione con PAMS Foundation.  \nUmanità contro racconta di noi e delle relazioni che la specie umana intrattiene\, da millenni\, con l’altro da sé e dell’irrefrenabile pulsione a distruggere e prevaricare. Giocando sulla mutevole prospettiva del fruitore rispetto alle illustrazioni di cetacei curate dall’artista Sara Filippi Plotegher\, l’installazione propone una rilettura della lotta tra Achab e Moby Dick offrendo una nuova prospettiva rispetto alla più rilevante sfida della contemporaneità: un nuovo rapporto con la natura che deve prima di tutto passare per una ‘resa dei conti’ interna alla nostra specie.   \nAll’interno dello spazio semicircolare dell’istallazione\, la caccia alla “balena” viene letta nell’ambito della grande defaunazione in corso. Ecco che la storia di una specie marina diviene emblema di un modo sistemico di operare da parte dell’umanità.\nAlla fine dell’esperienza\, gli spettatori riceveranno un adesivo che potrà essere collocato su grandi balene illustrate. Affidando a questi cetacei un pensiero\, una riflessione\, il messaggio viaggerà con “Moby Dick alla prova”\, di teatro in teatro e poi fino al MUSE\, a Trento\, costruendo la storia collettiva dell’installazione. \n\nL’istallazione è visitabile\, nei giorni di spettacolo\, da martedì a sabato dalle 20.00 e domenica dalle 15.00\, fino al termine dello spettacolo\, esclusivamente dai possessori del biglietto per “Moby Dick alla prova”. \n\n\n\n\nScopri di più sul progetto\n\nMoby Dick alla prova\, scritto (oltre che\, a suo tempo\, diretto e interpretato) da Orson Welles\, è lo spettacolo a cui Elio De Capitani ha lavorato nel corso dell’inverno del 2020/21 e che è giunto al debutto l’11 gennaio ’22 all’Elfo Puccini di Milano\, ottenendo un notevolissimo successo. \n«Il testo di Welles\, inedito in Italia\, è un esperimento molteplice\, sottolinea il regista. Blank verse shakespeariano\, una sintesi estrema del romanzo\, personaggi bellissimi\, restituiti in modo magistrale e parti cantate. Noi abbiamo realizzato questo spettacolo ‘totale’\, con in più la gioia di una sfida finale impossibile: l’apparizione del capodoglio. E con un semplice trucco teatrale siamo riusciti a crearla in scena». \nLa produzione di questo spettacolo di dimensioni corali vede associati il Teatro dell’Elfo e il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale. \nIn scena accanto a De Capitani (che interpreta Achab\, padre Mapple\, Lear e l’impresario teatrale)  troviamo Cristina Crippa\, Angelo Di Genio\, Marco Bonadei\, Enzo Curcurù\, Alessandro Lussiana\, Massimo Somaglino\, Michele Costabile\, Giulia Viana\, Vincenzo Zampa. Il cast salda le eccellenze artistiche di tre generazioni di interpreti. La musica dal vivo di Mario Arcari e i canti diretti da Francesca Breschi (vibranti rielaborazioni degli sea shanties) riempiono intensamente la scena generando emozioni profonde\, in uno spazio dominato da un fondale enorme\, eppure leggero\, cangiante e mutevole\, capace di evocare l’immensità del mare e la presenza incombente del capodoglio. \nOrson Welles portò al debutto il suo testo il 16 giugno 1955\, al Duke of York’s Theatre di Londra. Lo mise in scena in un palco praticamente vuoto\, scegliendo di non dare al pubblico né mare\, né balene\, né navi. Solo una compagnia di attori e se stesso in quattro ruoli\, Achab compreso. E vinse la sfida di portare in teatro l’oceanico romanzo di Melville gettando un ponte tra la tragedia di Re Lear e Moby-Dick: l’ostinazione del re – che la vita\, atroce maestra\, infine redimerà – si rispecchia in quella irredimibile\, fino all’ultimo istante\, dell’oscuro e tormentato capitano del Pequod. \nSplendidamente tradotto per l’Elfo dalla poetessa Cristina Viti\, il copione di Welles restituisce con forza d’immagini la prosa del romanzo.
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SUMMARY:La bottega del caffè
DESCRIPTION:La Bottega del caffè di Carlo Goldoni\, capolavoro che appartiene alle “sedici commedie nuove” composte dall’autore nel 1750 è il nuovo progetto portato in scena da tre grandi realtà produttive italiane come il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, la Fondazione Teatro della Toscana e Goldenart Production. Una notevole compagnia d’attori capitanata da Michele Placido – grande protagonista del mondo dello spettacolo italiano – è al centro di un’edizione nuova e accurata firmata da Paolo Valerio che anticipa: «Accogliamo appieno e portiamo sulla scena tutta la vitalità e il divertimento della commedia\, la comprensione che l’autore mostra per l’uomo – di cui ritrae con sottigliezza le virtù ed i lati oscuri – il suo amore viscerale per il teatro\, per la scrittura\, per gli attori\, sulle cui potenzialità costruiva personaggi universali. Di questo testo meraviglioso è protagonista un microcosmo di persone che gravitano in un campiello veneziano. Don Marzio – il nobile napoletano che osserva seduto al caffè questo piccolo mondo e con malizia ne intriga i destini – nella nostra edizione è interpretato dal bravissimo e carismatico Michele Placido. Lo attorniano figure tutte importanti\, ognuna ambigua e interessante: una coralità in cui la pièce trova il fulcro del suo impeccabile meccanismo\, che imprime ritmi vorticosi alle interazioni fra i personaggi. Cosa succede? Nulla di clamoroso: qualcuno si rovina al gioco\, due amanti si ritrovano e si perdonano\, qualche sogno s’infrange… ma soprattutto si spettegola. È Venezia – come dice Don Marzio – un paese in cui tutti vivono bene\, tutti godono la libertà\, la pace\, il divertimento»
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SUMMARY:Paradiso XXXIII
DESCRIPTION:Uno spettacolo divulgativo senza che niente sia spiegato.\nDante Alighieri\, nel 33esimo canto del Paradiso\, si trova nell’impaccio dell’essere umano che prova a descrivere l’immenso\, l’indicibile\, prova a raccontare l’irraccontabile.\nQuesto scarto rispetto alla “somma meraviglia” sarà messo in scena creando un’esperienza unica\, quasi fisica per lo spettatore al cospetto dell’immensità. \nElio Germano e Teho Teardo sono voce e musica per dire la bellezza e avvicinarsi al mistero\, l’immenso\, l’indicibile ricercato da Dante nei versi del XXXIII canto del Paradiso.\nDal suono avvincente ed “etterno” germoglia la musica inaudita e imprevedibile del compositore d’avanguardia e scaturisce la regia visionaria e impalpabile di Simone Ferrari e Lulu Helbaek\, poeti\ndello sguardo\, capaci di muoversi tra cerimonie olimpiche\, teatro e show portando sempre con loro una stilla di magia del Cirque du Soleil. Grazie alla loro esperienza crossmediale\, accadrà qualcosa di magico e meraviglioso di inspiegabile\, trascendendo qualsiasi concetto di teatro\, concerto o rappresentazione dantesca attraverso una contaminazione di linguaggi tecnologici e teatrali.
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SUMMARY:Museo Pasolini
DESCRIPTION:Secondo l’ICOM (International Council of Museums) le 5 funzioni di un museo sono: ricerca\, acquisizione\, conservazione\, comunicazione\, esposizione. Come potrebbe essere un museo Pier Paolo Pasolini? \nIn una teca potremmo mettere la sua prima poesia: di quei versi resta il ricordo di due parole “rosignolo” e “verzura”. È il 1929. Mentre Mussolini firma i Patti Lateranensi\, Antonio Gramsci ottiene carta e penna e comincia a scrivere i Quaderni dal Carcere. E così via\, come dice Vincenzo Cerami: “Se noi prendiamo tutta l’opera di Pasolini dalla prima poesia che scrisse quando aveva 7 anni fino al film Salò\, l’ultima sua opera\, noi avremo il ritratto della storia italiana dalla fine degli anni del fascismo fino alla metà degni anni ’70. Pasolini ci ha raccontato cosa è successo nel nostro paese in tutti questi anni”. \nAscanio Celestini ci guida in un ipotetico MUSEO PASOLINI che\, attraverso le testimonianze di chi l’ha conosciuto\, ma anche di chi l’ha immaginato\, amato e odiato\, si compone partendo dalle domande: qual è il pezzo forte del Museo Pasolini? Quale oggetto dobbiamo cercare? Quale oggetto dovremmo impegnarci a acquisire da una collezione privata o pubblica\, recuperarlo da qualche magazzino\, discarica\, biblioteca o ufficio degli oggetti smarriti? \nCosa siamo tenuti a fare per conservarlo?\nCosa possiamo comunicare attraverso di lui?\nE infine: in quale modo dobbiamo esporlo?
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SUMMARY:Il Paese dei Campanelli
DESCRIPTION:In una immaginaria isoletta olandese esiste Il Paese dei Campanelli dove sopra ad ogni casa c’è un piccolo campanile che custodisce un campanello.\nSecondo la leggenda\, questi campanelli suonano ogni volta che una donna tradisce il marito: ma ciò non è mai accaduto\, perché nel paese regna da tempo la tranquillità.\nA seminare il disordine arriva una nave di militari\, costretta all’attracco da un’avaria. I marinai scendono a terra e subito cominciano a corteggiare le graziose donne del paese e\, com’è facile prevedere\, accade l’inevitabile : il comandante Hans fa suonare i campanelli con Nela\, moglie di Basilio\, il marinaio Tom con la bella Bombon\, consorte di Tarquinio ed il buffo La Gaffe\, per un imperdonabile errore\, con Pomerania\, la donna più brutta del paese\, sposa del  borgomastro Attanasio. \nMa La Gaffe\, il cui nome dice tutto sulle sue caratteristiche\, continua a fare “gaffes”: la prima è quella di rivelare a Nela che Hans è già sposato; la seconda\, e decisiva\, è di far arrivare in paese\, per un malaccorto scambio di telegrammi\, tutte le mogli dei marinai\, a cominciare da Ethel\, la signora del comandante. E la storia si ripete\, ma questa volta a far suonare i campanelli sono le mogli dei cadetti con i pescatori Attanasio\, Basilio e Tarquinio. Dopo questa specie di pareggio\, i marinai ripartono con le loro mogli e Bombon\, una donna con un “passato”\, non se la prende tanto. Sa bene\, infatti\, che non bisogna cedere all’amore dei marinai… magari le resterà solo il ricordo di una vorticosa “giava” ballata con La Gaffe mentre a Pomerania resterà il ricordo di essere “piaciuta”. La più disperata è Nela ma ben presto tornerà a sperare. Tutto come prima\, dunque\, ma c’è da giurare che i campanelli non suoneranno più? \n\nNOTE DI REGIA \nIl Paese dei Campanelli\, l’operetta italiana più famosa\, compie in questa stagione 100 anni!\nAncora vivo e vitale questo lavoro del binomio Ranzato – Lombardo lega il suo successo alla particolare leggerezza ed allegria del testo\, unito alle melodie facili e dall’impatto immediato. Si racconta infatti che\, già all’indomani della prima rappresentazione al Teatro Lirico di Milano\, molti brani venissero cantati o fischiettati per le strade dai milanesi. \nUn canovaccio fantasioso con un tocco di esotismo\, un variopinto ed immaginario villaggio fiabesco\, i colorati i costumi dei protagonisti ed una elegante e garbata drammaturgia\, sono i punti di forza di questa edizione del centenario.  La storia ci porta su un’immaginaria isola olandese dove sopra ad ogni casa c’è un piccolo campanile con un campanello. Secondo la leggenda\, questi campanelli suonano ogni volta che si verifica un tradimento e a seminare il disordine nel tranquillo Paese dei Campanelli arriva una nave di marinai. In 100 anni è cambiato tutto e non è cambiato niente: il dilemma tra amore coniugale ed extra coniugale è eterno\, gli equivoci di una sana commedia che divertono il pubblico senza malizia sono sempre gli stessi\, da Plauto in poi. \nCent’anni fa a suonare erano i campanelli… oggi i telefoni cellulari! \nGuarda il trailer
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SUMMARY:Maria Stuarda
DESCRIPTION:INCONTRO INTORNO A MARIA STUARDA\nGiovedì 23 febbraio 2023 ore 18.00 | Sala della Musica “M. Tremaglia” – Teatro Donizetti \nIncontro con Francesco Micheli\, Direttore Artistico del festival Donizetti Opera\, e con la compagnia \nModera Maria Grazia Panigada\, Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi \nContinua l’indagine di Davide Livermore sul senso e le possibilità del concetto di Giustizia nel nostro tempo. Così\, dopo aver affrontato Grounded\, di George Brant\, una riflessione su chi si arroga il potere di dare la morte con la tecnologia; dopo aver attraversato l’immane complessità dell’Orestea\, prima vera grande opera che narra il superamento della vendetta individuale per la creazione del primo tribunale\, ancorché per un processo viziato\, ecco Maria Stuarda\, capolavoro di Friedrich Schiller del 1800. \nLa storia è nota: Schiller racconta il confronto serrato e tragico tra Maria Stuart\, cattolica regina di Scozia\, e la protestante Elisabetta I. In gioco c’è la corona d’Inghilterra e lo scontro sarà implacabile: le parole sono armi\, capaci di uccidere. Politica\, religione\, potere: intrighi e passioni – pubbliche e private – si mescolano in questo violento affresco storico che Davide Livermore ambienta in una scena claustrofobica\, dominata da una grande scalinata: un non-luogo in cui tutto è possibile e nella cui astrazione ritroviamo il senso della rappresentazione. Sarà corte\, prigione\, parco\, lo spazio in cui i due opposti si specchiano e si fondono. \nLa tragedia di Schiller per il regista porta in sé anche una aspra riflessione sul rapporto tra donne e potere. La regina Elisabetta\, infatti\, si mascolinizza\, perde progressivamente le sue caratteristiche di donna pur di vincere la sfida con la rivale. Attraverso Elisabetta\, è ancora il patriarcato a riconfermare sé stesso. Al contrario\, dichiara Livermore «vorremmo lasciarci ispirare da un “principio femminile del diritto”\, una legge più umana\, più comprensiva e dunque più giusta. Vorrei vedere il potere esercitato da una donna\, e non da una regina che è proiezione del maschile\, come peraltro era Atena in Eumenidi\, capitolo conclusivo dell’Orestea». \nMaria Stuarda\, però\, non è solo un profondo atto d’accusa ai meccanismi contorti del potere. Per sua natura è una potente partitura scenica\, che diventa una sfida per due straordinarie attrici. Nella edizione diretta da Livermore\, saranno due divine come Laura Marinoni e Elisabetta Pozzi (rigorosamente in ordine alfabetico)\, vestite con gli splendidi costumi firmati da Dolce & Gabbana a contendersi\, letteralmente\, i ruoli. Sera dopo sera\, infatti\, sarà una sorpresa anche per le due interpreti scoprire chi vestirà i panni di chi. A decidere la sorte sarà un gioco teatrale\, che nel prologo dello spettacolo indicherà chi delle due attrici sarà la regina destinata a regnare e chi quella destinata a perire. \nAccanto alle due protagoniste\, agiscono cinque tra attori e attrici\, Gaia Aprea\, Giancarlo Judica Cordiglia\, Linda Gennari\, Olivia Manescalchi\, Sax Nicosia\, un gruppo che ha già mostrato un grande affiatamento lavorando con Livermore nell’Orestea: «Cinque supereroi – dice il regista – che interpreteranno più di un ruolo a testa. Aiutati dai costumi di Anna Missaglia\, ci permetteranno di affrontare il testo\, nella nuova traduzione di Carlo Sciaccaluga\, in modo pressoché integrale». \nUna traduzione che si basa su endecasillabi liberi\, proprio perché Livermore intende continuare nel suo percorso di avvicinamento tra Opera e Prosa. Non è un caso che il dramma di Schiller abbia ispirato Gaetano Donizetti che\, nel 1835\, complice il librettista Giuseppe Bardari\, ne fece un’opera. \n«Nella mia ricerca in prosa – spiega Livermore – mi interessa sempre più scandagliare quello che per me è il fondamento storico del teatro italiano\, ossia il “recitar cantando”. Il metodo è sempre lo stesso: “Armonia al servizio della poesia”. La musica sarà una delle colonne portanti della nostra storia». Così per mettere in scena il dramma storico sono stati coinvolti due musicisti diversissimi tra loro\, Mario Conte\, compositore e sound designer\, e Giua\, cantautrice e chitarrista\, che sarà sul palco insieme agli attori. Dal loro incontro è emersa una scrittura musicale profondamente epica\, che ci porta da Purcell a Dowland (musicista che ha scritto per Elisabetta I) e a Davide Rizzio\, amante di Maria Stuarda e compositore di song bellissime\, ma il tutto rivisto con l’uso della chitarra elettrica\, creando un ambiente sonoro dark e contemporaneo. \nGuarda il trailer
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SUMMARY:DENTRO. Una storia vera\, se volete.
DESCRIPTION:DENTRO è la messa in scena del mio incontro con una donna e con la sua storia segreta. La storia di una verità chiusa dentro ai corpi e che lotta per uscire allo scoperto. Un’esperienza difficile da ascoltare. Una madre che scopre la peggiore delle verità. Una figlia che odia la madre. Un padre innocente fino a prova contraria. E una platea di terapeuti\, consulenti\, educatori\, medici\, assistenti sociali\, avvocati che non vogliono sapere la verità. \nIl segreto ha un contenuto preciso e un fine positivo: protegge qualcosa o qualcuno. Il segreto silenzia una verità che potrebbe danneggiare degli innocenti. Anche la censura ha un contenuto preciso ma il suo fine è contrario a quello del segreto: danneggia gli innocenti\, protegge vili interessi. Il tabù invece\, per noi\, oggi\, è il puro terrore di sapere\, quindi il suo contenuto rimane ambiguo e indeterminato.\nIn tutte le vicende di abuso sui minori che io ho conosciuto per voce delle vittime nessun colpevole è mai stato condannato. La violenza sessuale è un segreto che permane tutta una vita dentro alle case\, dentro agli studi dei medici\, degli psicoterapeuti o degli avvocati\, in quelle dimensioni private in cui le vittime possono restare confinate senza venire riconosciute. I fini compassionevoli del segreto quasi sempre si fondono con quelli vergognosi della censura e con quelli inconsci del tabù. L’esistenza stessa delle vittime\, con la loro rabbia inavvicinabile o con il loro inconsolabile dolore\, ci turba fino alle radici e così\, pur di non maneggiare l’odio dei padri\, deploriamo quello dei figli. Storia antica quanto il patriarcato: narrazioni che sono strategie di rimozione e occultamento\, prime tra tutte la normalizzazione stessa dell’abuso e la colpevolizzazione della vittima. Persino le storie fondanti della civiltà occidentale sono tutte storie di traumi\, eppure\, mentre conosciamo tutto di Edipo\, di Laio invece\, il padre assassino\, sappiamo ben poco. Da sempre\, pur di salvare l’ordine dei padri\, costruiamo impalcature concettuali che fanno perdere consistenza alla realtà dei traumi e alla voce dell’esperienza. E se la nostra esperienza di violenza non può essere riconosciuta allora viene minata alla radice la nostra dimensione ontologica\, noi stessi forse smettiamo di esistere. \nDENTRO non è teatro d’indagine\, è l’indagine stessa\, quando è ancora nella vita\, la mia stessa vita.\nDENTRO non è un lavoro sulla violenza ma sull’occultamento della violenza.\nDENTRO è un piccolo omaggio teatrale alla verità dei figli.
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SUMMARY:Perlasca. Il coraggio di dire no
DESCRIPTION:INCONTRO INTORNO A PERLASCA. IL CORAGGIO DI DIRE NO \nLunedì 6 e martedì 7 marzo 2023 al termine dello spettacolo | Teatro Sociale \nIncontro con ISREC Bergamo\, Istituto bergamasco per la Storia delle Resistenze e dell’Età Contemporanea\, e Alessandro Albertin.\nModera Maria Grazia Panigada\, Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi \nUn racconto affascinante\, travolgente e commovente della storia di Giorgio Perlasca.\nUn giusto tra le nazioni\, un uomo semplice e normale che\, nella Budapest del 1944\, si mette al servizio dell’Ambasciata di Spagna.\nAffronta la morte ogni giorno\, si trova faccia a faccia con Adolf Eichmann\, si spaccia per Console spagnolo\, solo e unicamente perché sceglie di salvare la vita a molte persone.\nAlla fine saranno 5.200. Ebrei\, ma non solo. \nVive nell’ombra per più di 40 anni\, non raccontando la sua storia a nessuno\, nemmeno ai familiari. Nel 1988 viene rintracciato da una coppia di ebrei ungheresi che gli devono la vita…\nQuando i giornalisti gli chiesero le motivazioni delle sue azioni\, lui rispose: “Lei cosa avrebbe fatto al mio posto?”
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SUMMARY:Miracoli Metropolitani
DESCRIPTION:Mentre all’esterno le fogne\, ormai sature di spazzatura e rifiuti tossici\, stanno lentamente allagando la città\, gettando la popolazione nel panico e costringendola ad una autoreclusione forzata in casa\, in una vecchia carrozzeria riadattata a cucina\, specializzata in cibo a domicilio per intolleranti alimentari\, si muovono otto personaggi: Plinio\, chef stellato un tempo e oggi caduto miseramente in rovina\, che coltiva sogni impossibili di riscatto culinario mentre la realtà gli impone di cucinare squallidi cibi precotti e liofilizzati importati dalla Cina; sua moglie Clara\, ex lavapiatti e infaticabile arrampicatrice sociale\, che con il tempo si è trasformata in un’improbabile e bizzarra imprenditrice di classe\, in eterno conflitto con il marito sulla gestione dell’attività; Igor\, figlio di Clara e figliastro di Plinio\, un ragazzo di 19 anni\, con grossi problemi di disabilità emotiva\, autorecluso ormai da mesi nella propria stanza e ossessionato da un videogame sulla guerra (Affonda l’immigrato)\, unica valvola di sfogo per le proprie frustrazioni. Come se non bastasse\, presto si unisce alla famiglia Patty\, la madre settantenne di Plinio\, ex brigatista e femminista convinta\, che dopo aver speso la vita ad aiutare i popoli di mezzo mondo nella lotta contro le dittature di destra che li opprimevano\, è ora tornata in Italia per combattere la sua ultima battaglia: a causa dell’ emergenza fognaria il governo è stato costretto ad emanare un decreto di sostegno per le fasce più deboli della popolazione\, ma ecco che quando tra i beneficiari vengono inclusi anche gli immigrati\, violenti gruppi di destra iniziano a perseguitarli e ucciderli impunemente al grido di “Prima la Patria.” Un nuovo capro espiatorio è stato trovato\, un facile nemico a portata di mano da strumentalizzare politicamente e che in breve tempo porterà ad una guerra civile che velocemente precipiterà nella costituzione di un nuovo governo dai chiari richiami fascisti.\nA completare il quadro tragicomico quanto amaro della storia\, ci sono poi Cesare\, un aspirante suicida che casualmente entra a far parte della “squadra” e presto si affezionerà in modo tenero quanto morboso al problematico Igor; Mosquito\, un carcerato aspirante attore costretto ai lavori socialmente utili\, grazie ad un accordo tra il direttore del carcere e Clara che\, non senza egoismo\, lo sfrutta per accedere ai fondi europei; Mohamed\, professore universitario in Libano e rider sottopagato e sfruttato in Italia. Infine\, Hope\, una misteriosa\, aggressiva e buffa lavapiatti etiope\, che nasconde un grande segreto e obiettivi moralmente discutibili…
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SUMMARY:L'acqua cheta
DESCRIPTION:“L’acqua Cheta”\, operetta di Augusto Novelli e Giuseppe Pietri\, è uno dei titoli di operetta più noti in Italia.\nAmbientata in Toscana\, è spettacolo molto vicino alla commedia musicale\, con temi noti al grande pubblico (si ricordi “Com’è bello guidare i cavalli”).\nAmbientata nella campagna toscana\, tratta le vicissitudini di una famiglia borghese\, deviando quindi dalla più comune e tradizionale locazione in contesti nobiliari altolocati. E’ spettacolo in cui i momenti corali sono di forte impatto spettacolare e visivo\, sui quali spicca in particolare la Festa di Paese della “Rificolona”.\nDa sottolineare il pregio della scrittura musicale e dell’orchestrazione di Giuseppe Pietri\, che fanno di questa operetta un piccolo gioiello. \nTratta da una commedia di Augusto Novelli\, si svolge a Firenze\, dove il vetturino Ulisse vive con la moglie Rosa e due figlie\, Ida e Anita; la prima (l’acqua cheta) sembra la più seria e virtuosa\, mentre la seconda non nasconde il suo amore per il falegname Cecco. Giunge alla casa un certo Alfredo\, che si presenta come giornalista\, per affittare una stanza da mamma Rosa; nessuno sa che in realtà è l’amante segreto di Ida. Ida e Alfredo\, sulla base di un piano già stabilito\, fuggono di nascosto durante la notte. Solo grazie all’aiuto del buffo aiutante di casa Stinchi e del falegname Cecco i due furtivi innamorati saranno riportati a casa\, ottenendo il perdono dei genitori di Ida.  Ida potrà così sposare il suo Alfredo e Anita convolare a giuste nozze con il meritevole Cecco. \nInsieme a Scugnizza\, è anch’essa operetta in cui la Compagnia si misura con la lingua locale\, il toscano\, in modo simpatico e accattivante\, con una drammaturgia efficace e originale\, con momenti di grande divertimento\, legati ai personaggi più comici\, alternati a momenti di grande potenza ed espressività musicale.\nCome sempre la direzione musicale è affidata al Maestro Stefano Giaroli\, vero esperto del genere\, che alterna la direzione operistica con quella operettistica.
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SUMMARY:PAOLO FRESU & RITA MARCOTULLI
DESCRIPTION:La serata del 24 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: PAOLO FRESU & RITA MARCOTULLI\nSet 2: CÉCILE McLORIN SALVANT\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nLa nuova coppia del jazz italiano\, ma non solo\, vista la comprovata caratura internazionale di entrambi i musicisti. Benché si conoscano e si stimino vicendevolmente da sempre e che abbiano spesso incrociato i propri strumenti in diversi progetti\, Paolo Fresu e Rita Marcotulli non avevano ancora pensato fino a poco tempo fa ad un incontro ravvicinato. Il risultato è un duo che ha tutte le carte in regola per affascinare e conquistare\, sullo sfondo di melodie avvolgenti\, eterne. Ovvio che si giochi “in casa”. Ovvio che non manchi quel famoso tocco mediterraneo che i due conoscono alla perfezione. Sensibilità\, nuance e poesia da ricercare nell’intimo di due grandi interpreti della musica contemporanea: ciò che li accomuna è sicuramente la ricerca del “bello” dell’arte musicale\, talvolta in maniera semplice\, diretta\, acustica; talvolta invece filtrato da un pizzico di elettronica che fa sconfinare il progetto nell’immensa tavolozza dei colori della musica contemporanea. Con bene in testa la capacità di improvvisare e conquistare territori impensati. Con bene in testa il jazz che li ha fatti crescere ma specialmente tutto ciò che è buona musica. Un incontro fatto di grazia\, sensibilità ed emozioni. Architettato con sapienza e proposto con stile ed eleganza. Non servono molte altre parole. Questo è un concerto di quelli che servono alla testa ma da lasciare scendere nel cuore. \nPaolo Fresu\, beniamino del pubblico di ogni latitudine e longitudine\, è stato Direttore Artistico di Bergamo Jazz dal 2009 al 2011 e al Donizetti ha suonato innumerevoli vote\, in combinazioni sempre differenti\, e questa sua nuova apparizione insieme a una pianista elegante e raffinata come Rita Marcotulli non potrà che lasciare un nuovo\, indelebile segno.
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SUMMARY:CÉCILE McLORIN SALVANT
DESCRIPTION:La serata del 24 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: PAOLO FRESU & RITA MARCOTULLI\nSet 2: CÉCILE McLORIN SALVANT\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\n«Canta standard\, melodie del passato e novità\, con una voce tesa\, dura\, elusivamente bella\, errando verso materiali con testi impegnati e luoghi difficili della storia». Così il New York Times scrive a proposito di Cécile McLorin Salvant\, la nuova voce del jazz che si sta conquistando ovunque vasta popolarità. La sua voce è stata anche descritta come «unica\, supportata da un’intelligenza e una musicalità che illuminano ogni nota che canta». Cécile McLorin Salvant ha sviluppato una passione per la narrazione e la ricerca di connessioni tra vaudeville\, blues\, tradizioni popolari di tutto il mondo\, teatro\, jazz e musica barocca. Grazie al suo eclettismo sono rivenute alla luce canzoni dimenticate e registrate di rado\, da lei riproposte con nuove dinamiche\, colpi di scena inaspettati e umorismo. Nel 2010 ha vinto il concorso Thelonious Monk\, nel 2016\, 2018 e 2019 i Grammy Awards per il miglior album di jazz vocale\, rispettivamente con For One To Love\, Dreams and Daggers e The Window; nel 2022 si è aggiudicata i referendum di Down Beat\, sia quello della critica internazionale che dei lettori della prestigiosa rivista statunitense. E sempre nel 2022 è stata premiata dalla Jazz Journalists Association come miglior cantante dell’anno. Insomma\, a Cécile McLorin Salvant non mancano certo i riconoscimenti più prestigiosi. \nIl suo ultimo album si intitola Ghost Song e allinea autori di disparata provenienza come Kate Bush\, Kurt Weill\, Gregory Porter e Sting\, oltre a brani usciti dalla penna della stessa cantante originaria di Miami. Una bella premessa alla sua apparizione sul palco del Donizetti.
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SUMMARY:LAKECIA BENJAMIN “Phoenix”
DESCRIPTION:La serata del 25 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: LAKECIA BEJAMIN “Phoenix”\nSet 2: HAMID DRAKE “Turiya: Honoring Alice Coltrane” – Special guest SHABAKA HUTCHINGS\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nNata e cresciuta a New York\, per l’esattezza nella zona di Washington Heights\, abitata da una popolazione di prevalente origine o discendenza dominicana\, Lakecia Bemjamin è uno dei nomi nuovi del jazz d’oltreoceano\, uno dei più talentuosi\, come sassofonista ma anche come musicista\, compositrice e band leader più in generale. «Sono cresciuta con l’hip-hop e le playlist radiofoniche. Vivendo poi in una comunità latina ho anche suonato merengue\, salsa e la bachata. Anche perché nella comunità afroamericana sei incoraggiato a suonare tutte le forme di black music»\, racconta. Suo mentore è stato il sassofonista Gary Bartz che l’ha introdotta all’arte di grandi maestri del sax come Charlie Parker\, Jackie McLean e Coltrane. L’apprendistato lo ha poi fatto suonando con Clark Terry\, Anita Baker\, Count Basie Orchestra\, Kool and The Gang\, Macy Gray\, The Roots\, Stevie Wonder e molti altri. \nNel 2020 si è fatta notare a livello internazionale con l’album Pursuance: The Coltranes\, sentito omaggio a John e Alice Coltrane. Ora ha un nuovo disco fresco di stampa da proporre dal vivo\, Phoenix\, prodotto dalla batterista Terri Lyne Carrington e registrato con i suoi abituali partner e ospiti di riguardo quali Dianne Reeves\, Georgia Anne Muldrow\, Patrice Rushen e Sonia Sanchez. Nel brano di apertura\, “Amerikan Skin”\, c’è l’attivista e scrittrice afroamericana Angela Davis\, mentre in “Supernova” si ascolta la voce di Wayne Shorter. «In Phoenix ho voluto coinvolgere persone che non solo fossero in sintonia con la mia musica\, ma che testimoniassero le nostre comuni radici»\, specifica Lakecia Benjamin a proposito di un album che partendo dall’humus culturale afroamericano riflette bene il presente e si proietta verso il futuro.
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SUMMARY:HAMID DRAKE “Turiya: Honoring Alice Coltrane” Special guest SHABAKA HUTCHINGS
DESCRIPTION:La serata del 25 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: LAKECIA BEJAMIN “Phoenix”\nSet 2: HAMID DRAKE “Turiya: Honoring Alice Coltrane” – Special guest SHABAKA HUTCHINGS\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nIl pubblico di Bergamo Jazz ha più volte in passato potuto apprezzarne le qualità che ne hanno fatto di Hamid Drake uno dei batteristi jazz di matrice afroamericana più richiesti. Stavolta invece potrà coglierne le capacità ideative di un progetto dedicato a uno dei simboli delle musiche senza confini: Alice Coltrane. E nel dar peso al proprio tributo\, il batterista di Chicago ha dato vita a un supergruppo che nella speciale occasione si avvale della presenza del sassofonista britannico Shabaka Hutchings\, personalità di grande carisma cui si devono gruppi esplosivi come Sons of Kemet\, A Comet Is Coming e Shabaka and The Ancestors. \nDi primissimo ordine è il resto del cast\, con l’alchimista elettronico Jan Bang\, figura di spicco della scena musicale scandinava\, gli americani Jamie Saft\, ben noto per il suo sodalizio con John Zorn\, e Joshua Abrams\, bassista dalle variegatissime esperienze\, e l’italiano Pasquale Mirra che con lo stesso Hamid Drake vanta ormai lunga frequentazione artistica. In primo piano c’è anche la danzatrice Ngoho Ange\, che con i suoi movimenti esplicita visivamente i contenuti musicali. \nArpista\, pianista\, organista\, compositrice\, nonché ultima compagna nella vita come nell’arte di John Coltrane\, Alice Coltrane ha incarnato un’idea di fare musica come punto di incontro tra culture diverse\, come veicolo per comunicare una profonda spiritualità vissuta intensamente in prima persona. \nCon queste parole la ricorda Hamid Drake: «Avevo 16 anni quando ho incontrato per la prima volta Alice Coltrane\, a un concerto a Ravinia Park\, fuori Chicago. Ci siamo scambiati gli indirizzi e poi ci siamo scritti. La sua creatività ha avuto un fortissimo impatto su numerosi musicisti e ascoltatori. Per me era ed è tuttora molto potente. Mi ha regalato un’apertura spirituale ed estetica che coltivo continuamente. Questo progetto è il mio modo di onorare il grande essere che ha permesso all’adolescente di continuare sulla strada della scoperta\, dello stupore e della ricerca della propria voce».
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SUMMARY:RICHARD GALLIANO New York Tango Trio
DESCRIPTION:La serata del 26 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: RICHARD GALLIANO New York Tango Trio\nSet 2: RICHARD BONA\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nA 13 anni dalla sua precedente apparizione a Bergamo Jazz\, in coppia con il polistrumentista inglese John Surman\, torna sul palcoscenico del Teatro Donizetti colui che ha donato alla fisarmonica una vitalità espressiva mai prima così accentuata\, grazie a quella straordinaria miscela di new musette e new tango di cui lo stesso Richard Galliano si è fatto artefice e autorevole interprete. \n«Jazz\, musette\, tango si nutrono degli stessi ingredienti\, rapporto con la danza\, melodie forti\, armonie precise e raffinate. Con Adrien Moigard e Diego Imbert mi confronto con tutto ciò suonando ogni concerto in modo totalmente libero\, a volte lontano dalla partitura ma mai dall’anima del compositore»\, specifica lo stesso musicista transalpino. \nArrivato a Parigi nel 1975\, Richard Galliano ha fatto subito la conoscenza di Claude Nougaro\, con il quale sarà amico\, fisarmonicista ma anche suo direttore d’orchestra\, fino al 1983. Il secondo incontro decisivo avrà luogo nel 1980\, con Astor Piazzolla: il geniale compositore e bandoneonista argentino lo incoraggerà fortemente a creare la “nuova musette” francese\, come lui stesso in precedenza aveva inventato il “nuovo tango” argentino. \nNell’arco della sua carriera Richard Galliano ha collaborato con un numero impressionante di artisti e musicisti di elevato profilo: in ambito jazz\, Chet Baker\, Eddy Louiss\, Ron Carter\, Wynton Marsalis\, Charlie Haden\, Gary Burton\, Michel Portal\, Toots Thielemans\, Kurt Elling\, Enrico Rava e molti altri ancora; Serge Reggiani\, Claude Nougaro\, Barbara\, Juliette Greco\, Dick Annegarn\, Georges Moustaki\, Allain Leprest\, Charles Aznavour\, Serge Gainsbourg\, per la canzone francese.
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SUMMARY:RICHARD BONA
DESCRIPTION:La serata del 26 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: RICHARD GALLIANO New York Tango Trio\nSet 2: RICHARD BONA\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nVirtuosismo strumentale alla Jaco Pastorious\, fluidità vocale alla George Benson\, senso della canzone e dell’armonia alla Joao Gilberto e il tutto mescolato con la cultura africana. Il risultato di questa originalissima combinazione non può che essere uno solo: Richard Bona. \nNato in Camerun\, figlio d’arte discendente da un griot\, Richard Bona è approdato a New York a metà degli anni Novanta\, non prima di aver fatto tappe intermedie in Germania e a Parigi: i paragoni con il mitico Jaco si sono subito sprecati ma molto presto ci si è resi conto che quel bassista arrivato dall’Africa brillava di luce propria. E così sono iniziate le collaborazioni altolocate con Harry Belafonte\, la stessa Jaco Pastorius Big Band\, gli Steps Ahead di Mike Mainieri\, Joe Zawinul\, Pat Metheny\, George Benson\, Mike Stern\, Branford Marsalis\, Bobby McFerrin\, Chaka Khan\, Michael e Randy Brecker e via così. \nIn tutto questo Richard Bona non ha mai reciso il legame con le proprie radici: nei numerosi album incisi nelle vesti di leader\, si rileva una naturale inclinazione alla narrazione attraverso i suoni\, che si traduce anche nel prendere posizione su tematiche sociali\, nel difendere i popoli oppressi. Per esempio\, The Ten Shades of Blues\, uno dei suoi album più riusciti\, è una sorta di viaggio tra le diverse sfumature del blues che affiorano nelle musiche del Sahel\, di Brasile\, India\, Stati Uniti e Camerun. \nIn altre parole\, la musica di Richard Bona si potrebbe far confluire nell’area della fusion\, ma con quelle specificità che solo un autore e un musicista con la sensibilità come la sua può esprimere. Una musica che ha la propria principale ragione d’essere in una innata urgenza comunicativa.
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SUMMARY:Cosa nostra spiegata ai bambini
DESCRIPTION:PROMO LAST MINUTE replica di sabato 1° aprile ore 17.00\nApprofitta della promozione last minute\, solo per la replica di sabato 1° aprile alle ore 17.00 lo spettacolo con protagonisti Ottavia Piccolo e I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo ha una riduzione di prezzo del 45%.\nACQUISTA ORA\nA volte\, per spiegare le cose\, dovremmo solo cercare le parole. Trovarle. Infine dirle\, ad alta voce. La cosa più semplice. Raccontare di come a Palermo\, il 19 aprile 1983\, per la prima volta nella storia della città\, una donna\, Elda Pucci\, la Dottoressa\, è eletta Sindaco. Raccontare poi di come sempre nel mese di aprile\, di un anno dopo\, il giorno 13\, Elda Pucci\, la Dottoressa\, è sfiduciata. Raccontare infine di come a distanza di ancora un anno\, il 20 aprile del 1985\, la casa di Piana degli Albanesi di Elda Pucci salta in aria spinta da due cariche di esplosivo. Nel prima\, nel mezzo\, nel dopo\, lì dove tutto si impasta come la calce\, come la colla\, i miliardi dell’eroina\, gli assassinii del Generale Dalla Chiesa\, di Michele Reina\, di Piersanti Mattarella\, di Pio La Torre\, dello scrittore Pippo Fava\, il cemento di Vito Ciancimino\, gli Inzerillo\, i Badalamenti\, i Buscetta\, l’avvento di Totò Riina. Chiddi forti\, chiddi no e chiddi più. E la città di Palermo che per la prima volta\, durante il mandato di Elda Pucci\, la Dottoressa\, si costituisce parte civile in un processo di mafia. Se riuscissimo a spiegare Cosa Nostra come ai bambini\, tutto sarebbe diverso. Eppure le parole più semplici\, a volte\, sono quelle più difficili da trovare\, quelle che solo il teatro riesce a dire. Un’attrice\, un ensemble di voci\, il palcoscenico: la storia di una donna\, di una città\, di un anno. \nOttavia Piccolo e i Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo tornano a confrontarsi in scena con le parole di Stefano Massini\, a dare forma e struttura a un teatro necessario\, civile\, in cui il racconto dell’etica passa attraverso le parole\, i timbri e le azioni di coloro che spesso non hanno voce: personaggi come Haifa in Occident Express o come Elda in Cosa nostra spiegata ai bambini.
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SUMMARY:Diplomazia
DESCRIPTION:PROMO LAST MINUTE replica di martedì 18 aprile ore 10.30\nApprofitta della promozione last minute\, solo per la replica di martedì 18 aprile ore 10.30 lo spettacolo con protagonisti Elio De Capitani e Ferdinando Bruni ha il prezzo speciale di € 10.\nACQUISTA ORA\nÈ una notte parigina cupa\, afosa e opprimente. Il generale Dietrich Von Choltitz è nel suo studio\, una suite dell’Hotel Meurice\, alle prese con l’ordine di distruggere la città. L’alba sembra non arrivare mai. I tedeschi\, che occupano Parigi da qualche anno\, sanno che il progetto di costruire il nuovo impero tedesco\, il terzo Reich\, sta definitivamente naufragando: la tragica capitolazione della Wehrmacht a Stalingrado nel ’43\, lo sbarco in Normandia a giugno e il pur fallito attentato a Hitler il 20 luglio del ’44 sono inequivocabili segni della fine. \nMolti nazisti avevano considerato l’occupazione alla stregua di una vacanza nella città più romantica del mondo\, simbolo di eleganza e di saper vivere. Parigi era diventata per loro un rifugio ovattato dove\, lontani dal clima intossicato di Berlino e dalle campagne fallimentari del Führer\, si discutevano le sorti della guerra seduti a un caffè\, tra un turno di guardia e l’altro. Ma non è più così in quelle settimane dell’estate del 1944: la capitale francese è insorta e le forze della resistenza ignare del terribile incarico del nuovo governatore\, combattono anche quella notte la loro battaglia per cacciare gli invasori\, in attesa delle truppe alleate ormai a pochi chilometri dalla città.\nIl generale Von Choltitz è arrivato in pieno agosto in una città ostile con il compito di eseguire un ordine di Hitler preciso e terribile: distruggerla\, sterminare la popolazione e rendere chiaro al mondo che i tedeschi\, se non fossero stati più in grado di controllare l’Europa\, avrebbero potuto ancora raderla al suolo. \nQuando pensiamo alla storia come a un susseguirsi di date e di fatti concatenati fra loro da un rapporto di necessità\, a volte ci dimentichiamo che dietro a quelle date\, a quegli episodi ci sono delle persone\, ci sono le loro azioni non sempre coerenti. Così\, da un duro generale prussiano di lungo corso come Von Choltitz ci si può solo aspettare che obbedisca agli ordini senza discutere\, tanto più se sta subendo il tremendo ricatto della Sippenhaft\, una legge emanata da Hitler per garantirsi la cieca obbedienza dei suoi sottoposti. È un uomo angosciato che pensa solo a salvare la sua famiglia e i suoi soldati\, anche a costo di milioni di vite umane.\nMa proprio quando tutto sembra deciso e l’orribile piano sta per scattare\, appare l’imprevisto\, l’incidente che cambia la storia\, nelle vesti di un elegante console svedese che lo incanta con l’immagine di un futuro più umano\, che lo affascina facendogli intravedere il mondo in una prospettiva diversa. Raul Nordling è un grande diplomatico svedese\, ma conosce bene Parigi perché ci è nato\, conosce le sue storie piccanti e i suoi passaggi segreti e il suo incarico d’ambasciatore di un paese neutrale lo rende uno snodo vitale di una città cosmopolita\, ricca di storia e di bellezza. Parigi è la sua casa e la deve difendere anche a costo di qualche piccolo sotterfugio.\nDurante quella notte fatale del 25 agosto 1944\, si intrufola nello studio in cui il generale non riesce a trovare riposo\, e fra i due inizia un duello implacabile la cui posta è un’intera città. \nBruni e De Capitani tornano a sfidarsi sul palcoscenico e ci restituiscono i ritratti di due uomini che indossano prima di tutto l’anima e lo spirito del tempo. Uomini che hanno attraversato la storia e hanno contribuito a plasmarla\, che con le loro azioni hanno contribuito a costruire una pace faticosa\, ponendo le basi per la rinascita dell’Europa. Pensiamo sia importante ricordare le prove attraverso cui il consesso delle nazioni di cui facciamo parte è passato per trovare una sua unità\, in un momento in cui sembrano prevalere gli egoismi nazionali.\nNon sappiamo se a Parigi l’alba avrà alleviato la calura opprimente della notte con un soffio di aria fresca\, ma certamente sappiamo che è stata un’alba di riscatto e di libertà e che noi europei dobbiamo gratitudine a quei due uomini per essersi parlati aldilà degli schieramenti\, per aver usato tutte le armi della diplomazia per evitare distruzione e morte. \nElio De Capitani e Francesco Frongia
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SUMMARY:Cyrano de Bergerac
DESCRIPTION:«Andare con il ricordo ad un musical da me visto da ragazzino a Napoli\, nell’ancora esistente Teatro Politeama\, è stato il primo moto di questo nostro nuovo spettacolo. Il musical in questione era il “Cyrano” tratto dalla celeberrima commedia di Rostand\, a sua volta ispirata ad un personaggio storicamente vissuto\, coetaneo del mio amato Molière. Riandare con la memoria a quella esperienza di giovane spettatore è per me risentire\, forte come allora\, l’attrazione per il teatro\, la commozione per una storia d’amore impossibile e quindi fallimentare\, ma non per questo meno presente\, grazie proprio alla finzione della scena. Lo spettacolo che almeno trentacinque anni dopo porto in scena non è ovviamente la riproposizione di quel musical (con le musiche di Domenico Modugno) ma una continua contaminazione della vicenda di Cyrano di Bergerac\, accentuandone più il lato poetico e visionario e meno quello di uomo di spada ed eroe della retorica\, con delle rielaborazioni di quelle musiche\, ma anche con elaborazioni di altre musiche\, da Èdith Piaf a Fiorenzo Carpi. Un teatro canzone\, o un modo per raccontare comunque la famosa e triste vicenda d’amore tra Cyrano\, Rossana e Cristiano attraverso non solo le parole ma anche le note\, che a volte fanno ancora di più smuovere i cuori\, e riportarmi a quella vocazione teatrale\, che è nata anche grazie al dramma musicale di un uomo che si considerava brutto e non degno d’essere amato. Un uomo\, o un personaggio\, in fondo salvato dal teatro\, ora che il teatro ha più che mai bisogno di essere salvato». \nArturo Cirillo
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SUMMARY:Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa
DESCRIPTION:Eugenio Barba accompagna Lorenzo Gleijeses da molti anni intercettando e esaltando le qualità e le intuizioni di un percorso di formazione e conoscenza\, contaminato con il metodo della storica compagnia di Hostelbro e nato all’interno dell’Odin quando Lorenzo era ancora un ragazzo.\nRisultato di questo ‘percorso di accompagnamento’ sono stati spettacoli\, incontri e seminari in Italia e in Europa che hanno cementato e rafforzato il rapporto unico tra Barba\, Julia Varley e Lorenzo Gleijeses\, fino a questa prima regia firmata da Barba (con Gleijeses) al di fuori dell’Odin Teatret.\nLa scintilla che ha messo in moto il processo di creazione è scaturita dallo stridore e dalle assonanze generati dall’accostamento dell’opera di Kafka con gli oggetti coreografici creati da Michele Di Stefano con Lorenzo Gleijeses. Ne è nato uno spettacolo in cui si intersecano tre diversi nuclei narrativi: alcuni elementi biografici dello stesso Kafka; la vicenda del personaggio centrale de La Metamorfosi\, Gregorio Samsa e quella di un immaginario danzatore omonimo che rimane prigioniero della ripetizione ossessiva dei propri materiali performativi in vista di un imminente debutto. \n«Gregorio Samsa è convinto che attraverso una ripetizione ossessiva delle sue partiture sia possibile arrivare ad un altro livello di precisione tecnica e di qualità interpretativa ma\, di contro\, il suo perfezionismo lo catapulta in un limbo in cui si erodono i confini tra reale e immaginario\, lavoro e spazio intimo\, tra teatro e vita quotidiana. Si scontrano\, allora\, le esigenze del mondo esterno e le sue profonde necessità personali. Samsa ripete le sue sequenze coreografiche\, come un novello Sisifo\, per una pulsione psicopatologica? Oppure è semplicemente mosso dal desiderio di spingere al massimo i risultati del suo lavoro e dal sogno utopico di superare i limiti imposti dalla sua natura umana? I movimenti che Gregorio prova senza posa sono frutto di un impegno professionale e di un lavoro di concezione minuzioso tale da acquisire una ponderatezza e un equilibrio che le azioni della sua vita reale non possiedono.\nGregorio è come un ragno che non può evitare di tessere la propria tela. La sua ricerca artistica\, che mira alla libertà\, doppia la sua stessa vita\, acquisisce una ricchezza labirintica che sarà squarciata dalla volontà di inseguire sé stesso». \nLorenzo Gleijeses
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SUMMARY:Europa e anti Europa. Storia ed Attualità del Manifesto di Ventotene
DESCRIPTION:Ingresso libero con prenotazione obbligatoria\nBiglietteria Teatro Donizetti – Piazza Cavour 15\, Bergamo\nApertura: da martedì a sabato dalle ore 13.00 alle ore 20.00\n035 4160601 / 602 / 603\nbiglietteria@fondazioneteatrodonizetti.org\nA Ventotene\, isola pontina e luogo di confino politico durante gli anni del fascismo\, con la scrittura del “Manifesto” di Spinelli\, Rossi e Colorni\, nacque nel 1941 l’idea di un’Europa unita e pacificata. Un’Europa capace di guardare criticamente alla sua storia presente e passata e di farsi baluardo di pace\, cooperazione\, accoglienza\, democrazia\, uguaglianza e solidarietà tra i popoli. \nL’Associazione La Nuova Europa\, il Movimento Federalista Europeo e la Gioventù Federalista di Bergamo sono impegnate nella diffusione dei valori solidali dell’Unione europea e nella formazione delle giovani generazioni. Nella loro azione di divulgazione culturale ritengono importante ripartire dai principi ispiratori del “Manifesto” cominciando dalla lettura e dalla riflessione su quel testo e sull’esperienza delle guerre\, delle dittature e della violenza da cui quelle parole di pace scaturivano. \nGli attori daranno voce ad alcuni protagonisti di allora (Spinelli\, Rossi\, Ursula e Ada) ed il professore Piero Graglia (Professore ordinario di studi internazionali\, giuridici e storici – politici all’Università statale di Milano) sarà la voce narrante e ci condurrà alla comprensione dei fatti storici e della loro attualità. \nIl Politecnico delle arti di Bergamo (ex conservatorio) accompagnerà la serata con musiche dal vivo. \nL’evento si svolge nell’ambito della rassegna “Bergamo Brescia Capitale della cultura 2023”.\nBergamo ha contribuito a questo processo storico attraverso la figura di Ernesto Rossi\, arrestato dai fascisti in aula durante una lezione presso l’Istituto Vittorio Emanuele II\, e Ada Rossi\, moglie\, che insieme a Ursula Hirschmann hanno portato il manifesto fuori dall’Isola\, a Milano e Roma in clandestinità rischiando la propria libertà\, per diffonderlo nell’Italia e nell’Europa. \nA Milano\, nel 1943\, fu fondato il Movimento Federalista Europeo\, di cui quest’anno ricorre l’80° anniversario\, e da lì si è irradiato il pensiero elaborato nel “Manifesto
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SUMMARY:L’Iliade\, il poema di una civiltà
DESCRIPTION:a cura di Alfredo Viscomi\nDocente di latino e greco presso il Liceo Classico “Paolo Sarpi” e docente di Lingua e Letteratura Latina presso l’Università Cattolica di Brescia. \nL’Iliade non rappresenta soltanto un capolavoro letterario\, bensì costituisce una vera e propria enciclopedia della cultura e della civiltà greche: è un testo fondativo\, in cui si delineano i valori della Grecia antica destinati a fissare gli ideali destinati a caratterizzare per lungo tratto la società greca\, gettando le basi per sviluppi successivi che investiranno poi la civiltà europea e occidentale. Il poema omerico viene indagato attraverso passi rappresentativi in cui gli eroi e gli dèi protagonisti della guerra di Troia incarnano\, attraverso l’azione e il pensiero\, il sistema di valori di riferimento\, nei quali ancora oggi è possibile riconoscere vizi e virtù dell’umanità intera. L’Iliade non appare quindi solo come il più grande poema di guerra della storia dell’uomo\, ma anche il poema di una civiltà.
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LOCATION:Sala della Musica “M. Tremaglia” – Teatro Donizetti
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SUMMARY:Attualizzazione del mito dell’eroe
DESCRIPTION:a cura di Marco Pacati\nDocente di italiano e latino alle scuole superiori\, ex dirigente dell’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato “Cesare Pesenti”. \nDove possiamo incontrare oggi l’arroganza\, pur affascinante\, di Achille? O il dramma esistenziale di Ettore\, combattuto tra affetti familiari e legge dell’onore? Forse sul posto di lavoro o a scuola può capitarci di imbatterci nell’autoritarismo e nell’abuso di potere di Menelao e Agamennone? E ritroviamo in qualche nostro amico o conoscente l’impulsività adolescenziale\, incosciente eppure intrigante\, di Paride? \nLa recente epidemia di COVID ripropone in qualche modo il senso di colpa scatenato dall’ira degli dèi omerici? L’invasività dei social ha ridato vita alla cultura della vergogna? Il conformismo della società del dono è ancora presente nella realtà contemporanea? \nA queste curiose domande cerca di rispondere la relazione del prof. Marco Pacati\, in programma presso la sala musica del Teatro Donizetti il 28/11/p.v.; lungi dal costringere il testo omerico in anacronistiche e forzate attualizzazioni\, la conferenza cercherà di mostrare l’universalità extratemporale dei comportamenti umani di cui gli eroi dell’Iliade sono emblematici interpreti.
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SUMMARY:L’Iliade nell’arte
DESCRIPTION:a cura di Maria Grazia Recanati\nDocente di Storia dell’Arte Moderna presso l’Accademia di Belle Arti “G. Carrara”. \nLa ricezione dell’Iliade da parte degli artisti del mondo antico e tardoantico ha creato una serie di splendide immagini che\, dalla ceramica attica alla statuaria greco-romana\, dalla pittura parietale alla scultura funeraria dei sarcofagi di età imperiale\, rappresenta un repertorio fondamentale per lo sviluppo dell’arte europea\, arrivando alla tangenza con l’iconografia cristiana. Quest’ultima raccoglie elementi poetici e compositivi dall’iconografia classica dell’eroe e del compianto sulle sue spoglie\, costruendo in questo modo la narrazione della passione di Cristo. \nL’Iliade ci trasmette\, inoltre\, nella lunga descrizione dello scudo di Achille\, il primo esempio di ekphrasis\, traduzione linguistica dell’immaginario visivo\, che sarà esercizio fondamentale nell’arte retorica del mondo antico\, applicata ad opere d’arte esistenti o soltanto espressione della fantasia degli scrittori. \nIl volto di Omero\, che occupa nella galleria dei grandi del passato\, insieme a condottieri e filosofi\, un posto d’onore\, è divenuta\, con lo studio crudemente realistico della sua cecità profetica\, un’autentica icona della civiltà occidentale\, sopravvissuta nella riflessione degli artisti fino a tempi molto recenti.
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SUMMARY:Iliade. Il gioco degli dèi
DESCRIPTION:Giovedì 14 dicembre 2023\, ore 18.00 | Sala Musica – Teatro Donizetti\nIntorno a ILIADE\nIncontro con Alessio Boni e la compagnia\nIliade. “Il gioco degli dèi”:\ngli incontri\nScopri gli incontriIliade. “Il gioco degli dèi”:\nla mostra\nScopri la mostraIliade canta di un mondo in cui l’etica del successo non lascia spazio alla giustizia e gli uomini non decidono nulla\, ma sono agiti dagli dèi in una lunga e terribile guerra senza vincitori né vinti. La coscienza e la scelta non sono ancora cose che riguardano gli umani: la civiltà dovrà attendere l’età della Tragedia per conoscere la responsabilità personale e tutto il peso della libertà da quegli dèi che sono causa di tutto ma non hanno colpa di nulla.\nIn quel mondo arcaico dominato dalla forza\, dal Fato ineluttabile e da dèi capricciosi non è difficile specchiarci e riconoscere il nostro: le nostre vite dominate dalla paura\, dal desiderio di ricchezza\, dall’ossessione del nemico\, dai giochi di potere e da tutte le forze distruttive che ci sprofondano nell’irrazionale e rendono possibile la guerra.\nCi sono tutti i semi del tramonto del nostro Occidente in Iliade che\, come accade con la grande poesia\, contiene anche il suo opposto: la responsabilità e la libertà di scegliere e di dire no all’orrore. \nA dieci anni dalla nascita\, dopo I Duellanti e Don Chisciotte\, il Quadrivio\, formato da Roberto Aldorasi\, Alessio Boni\, Francesco Niccolini e Marcello Prayer\, riscrive e mette in scena l’Iliade per specchiarsi nei miti più antichi della poesia occidentale e nella guerra di tutte le guerre. \nRoberto Aldorasi\, Alessio Boni\, Marcello Prayer \nSpettacolo realizzato in occasione di Bergamo Brescia Capitale italiana della Cultura 2023\nPrima Nazionale: Bergamo\, Teatro Donizetti | 12 dicembre 2023
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SUMMARY:Intorno a Iliade
DESCRIPTION:Incontro con gli artisti della compagnia.
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LOCATION:Ridotto Gavazzeni – Teatro Donizetti
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