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SUMMARY:Miracoli Metropolitani
DESCRIPTION:Mentre all’esterno le fogne\, ormai sature di spazzatura e rifiuti tossici\, stanno lentamente allagando la città\, gettando la popolazione nel panico e costringendola ad una autoreclusione forzata in casa\, in una vecchia carrozzeria riadattata a cucina\, specializzata in cibo a domicilio per intolleranti alimentari\, si muovono otto personaggi: Plinio\, chef stellato un tempo e oggi caduto miseramente in rovina\, che coltiva sogni impossibili di riscatto culinario mentre la realtà gli impone di cucinare squallidi cibi precotti e liofilizzati importati dalla Cina; sua moglie Clara\, ex lavapiatti e infaticabile arrampicatrice sociale\, che con il tempo si è trasformata in un’improbabile e bizzarra imprenditrice di classe\, in eterno conflitto con il marito sulla gestione dell’attività; Igor\, figlio di Clara e figliastro di Plinio\, un ragazzo di 19 anni\, con grossi problemi di disabilità emotiva\, autorecluso ormai da mesi nella propria stanza e ossessionato da un videogame sulla guerra (Affonda l’immigrato)\, unica valvola di sfogo per le proprie frustrazioni. Come se non bastasse\, presto si unisce alla famiglia Patty\, la madre settantenne di Plinio\, ex brigatista e femminista convinta\, che dopo aver speso la vita ad aiutare i popoli di mezzo mondo nella lotta contro le dittature di destra che li opprimevano\, è ora tornata in Italia per combattere la sua ultima battaglia: a causa dell’ emergenza fognaria il governo è stato costretto ad emanare un decreto di sostegno per le fasce più deboli della popolazione\, ma ecco che quando tra i beneficiari vengono inclusi anche gli immigrati\, violenti gruppi di destra iniziano a perseguitarli e ucciderli impunemente al grido di “Prima la Patria.” Un nuovo capro espiatorio è stato trovato\, un facile nemico a portata di mano da strumentalizzare politicamente e che in breve tempo porterà ad una guerra civile che velocemente precipiterà nella costituzione di un nuovo governo dai chiari richiami fascisti.\nA completare il quadro tragicomico quanto amaro della storia\, ci sono poi Cesare\, un aspirante suicida che casualmente entra a far parte della “squadra” e presto si affezionerà in modo tenero quanto morboso al problematico Igor; Mosquito\, un carcerato aspirante attore costretto ai lavori socialmente utili\, grazie ad un accordo tra il direttore del carcere e Clara che\, non senza egoismo\, lo sfrutta per accedere ai fondi europei; Mohamed\, professore universitario in Libano e rider sottopagato e sfruttato in Italia. Infine\, Hope\, una misteriosa\, aggressiva e buffa lavapiatti etiope\, che nasconde un grande segreto e obiettivi moralmente discutibili…
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SUMMARY:L'acqua cheta
DESCRIPTION:“L’acqua Cheta”\, operetta di Augusto Novelli e Giuseppe Pietri\, è uno dei titoli di operetta più noti in Italia.\nAmbientata in Toscana\, è spettacolo molto vicino alla commedia musicale\, con temi noti al grande pubblico (si ricordi “Com’è bello guidare i cavalli”).\nAmbientata nella campagna toscana\, tratta le vicissitudini di una famiglia borghese\, deviando quindi dalla più comune e tradizionale locazione in contesti nobiliari altolocati. E’ spettacolo in cui i momenti corali sono di forte impatto spettacolare e visivo\, sui quali spicca in particolare la Festa di Paese della “Rificolona”.\nDa sottolineare il pregio della scrittura musicale e dell’orchestrazione di Giuseppe Pietri\, che fanno di questa operetta un piccolo gioiello. \nTratta da una commedia di Augusto Novelli\, si svolge a Firenze\, dove il vetturino Ulisse vive con la moglie Rosa e due figlie\, Ida e Anita; la prima (l’acqua cheta) sembra la più seria e virtuosa\, mentre la seconda non nasconde il suo amore per il falegname Cecco. Giunge alla casa un certo Alfredo\, che si presenta come giornalista\, per affittare una stanza da mamma Rosa; nessuno sa che in realtà è l’amante segreto di Ida. Ida e Alfredo\, sulla base di un piano già stabilito\, fuggono di nascosto durante la notte. Solo grazie all’aiuto del buffo aiutante di casa Stinchi e del falegname Cecco i due furtivi innamorati saranno riportati a casa\, ottenendo il perdono dei genitori di Ida.  Ida potrà così sposare il suo Alfredo e Anita convolare a giuste nozze con il meritevole Cecco. \nInsieme a Scugnizza\, è anch’essa operetta in cui la Compagnia si misura con la lingua locale\, il toscano\, in modo simpatico e accattivante\, con una drammaturgia efficace e originale\, con momenti di grande divertimento\, legati ai personaggi più comici\, alternati a momenti di grande potenza ed espressività musicale.\nCome sempre la direzione musicale è affidata al Maestro Stefano Giaroli\, vero esperto del genere\, che alterna la direzione operistica con quella operettistica.
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SUMMARY:PAOLO FRESU & RITA MARCOTULLI
DESCRIPTION:La serata del 24 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: PAOLO FRESU & RITA MARCOTULLI\nSet 2: CÉCILE McLORIN SALVANT\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nLa nuova coppia del jazz italiano\, ma non solo\, vista la comprovata caratura internazionale di entrambi i musicisti. Benché si conoscano e si stimino vicendevolmente da sempre e che abbiano spesso incrociato i propri strumenti in diversi progetti\, Paolo Fresu e Rita Marcotulli non avevano ancora pensato fino a poco tempo fa ad un incontro ravvicinato. Il risultato è un duo che ha tutte le carte in regola per affascinare e conquistare\, sullo sfondo di melodie avvolgenti\, eterne. Ovvio che si giochi “in casa”. Ovvio che non manchi quel famoso tocco mediterraneo che i due conoscono alla perfezione. Sensibilità\, nuance e poesia da ricercare nell’intimo di due grandi interpreti della musica contemporanea: ciò che li accomuna è sicuramente la ricerca del “bello” dell’arte musicale\, talvolta in maniera semplice\, diretta\, acustica; talvolta invece filtrato da un pizzico di elettronica che fa sconfinare il progetto nell’immensa tavolozza dei colori della musica contemporanea. Con bene in testa la capacità di improvvisare e conquistare territori impensati. Con bene in testa il jazz che li ha fatti crescere ma specialmente tutto ciò che è buona musica. Un incontro fatto di grazia\, sensibilità ed emozioni. Architettato con sapienza e proposto con stile ed eleganza. Non servono molte altre parole. Questo è un concerto di quelli che servono alla testa ma da lasciare scendere nel cuore. \nPaolo Fresu\, beniamino del pubblico di ogni latitudine e longitudine\, è stato Direttore Artistico di Bergamo Jazz dal 2009 al 2011 e al Donizetti ha suonato innumerevoli vote\, in combinazioni sempre differenti\, e questa sua nuova apparizione insieme a una pianista elegante e raffinata come Rita Marcotulli non potrà che lasciare un nuovo\, indelebile segno.
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SUMMARY:CÉCILE McLORIN SALVANT
DESCRIPTION:La serata del 24 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: PAOLO FRESU & RITA MARCOTULLI\nSet 2: CÉCILE McLORIN SALVANT\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\n«Canta standard\, melodie del passato e novità\, con una voce tesa\, dura\, elusivamente bella\, errando verso materiali con testi impegnati e luoghi difficili della storia». Così il New York Times scrive a proposito di Cécile McLorin Salvant\, la nuova voce del jazz che si sta conquistando ovunque vasta popolarità. La sua voce è stata anche descritta come «unica\, supportata da un’intelligenza e una musicalità che illuminano ogni nota che canta». Cécile McLorin Salvant ha sviluppato una passione per la narrazione e la ricerca di connessioni tra vaudeville\, blues\, tradizioni popolari di tutto il mondo\, teatro\, jazz e musica barocca. Grazie al suo eclettismo sono rivenute alla luce canzoni dimenticate e registrate di rado\, da lei riproposte con nuove dinamiche\, colpi di scena inaspettati e umorismo. Nel 2010 ha vinto il concorso Thelonious Monk\, nel 2016\, 2018 e 2019 i Grammy Awards per il miglior album di jazz vocale\, rispettivamente con For One To Love\, Dreams and Daggers e The Window; nel 2022 si è aggiudicata i referendum di Down Beat\, sia quello della critica internazionale che dei lettori della prestigiosa rivista statunitense. E sempre nel 2022 è stata premiata dalla Jazz Journalists Association come miglior cantante dell’anno. Insomma\, a Cécile McLorin Salvant non mancano certo i riconoscimenti più prestigiosi. \nIl suo ultimo album si intitola Ghost Song e allinea autori di disparata provenienza come Kate Bush\, Kurt Weill\, Gregory Porter e Sting\, oltre a brani usciti dalla penna della stessa cantante originaria di Miami. Una bella premessa alla sua apparizione sul palco del Donizetti.
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SUMMARY:LAKECIA BENJAMIN “Phoenix”
DESCRIPTION:La serata del 25 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: LAKECIA BEJAMIN “Phoenix”\nSet 2: HAMID DRAKE “Turiya: Honoring Alice Coltrane” – Special guest SHABAKA HUTCHINGS\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nNata e cresciuta a New York\, per l’esattezza nella zona di Washington Heights\, abitata da una popolazione di prevalente origine o discendenza dominicana\, Lakecia Bemjamin è uno dei nomi nuovi del jazz d’oltreoceano\, uno dei più talentuosi\, come sassofonista ma anche come musicista\, compositrice e band leader più in generale. «Sono cresciuta con l’hip-hop e le playlist radiofoniche. Vivendo poi in una comunità latina ho anche suonato merengue\, salsa e la bachata. Anche perché nella comunità afroamericana sei incoraggiato a suonare tutte le forme di black music»\, racconta. Suo mentore è stato il sassofonista Gary Bartz che l’ha introdotta all’arte di grandi maestri del sax come Charlie Parker\, Jackie McLean e Coltrane. L’apprendistato lo ha poi fatto suonando con Clark Terry\, Anita Baker\, Count Basie Orchestra\, Kool and The Gang\, Macy Gray\, The Roots\, Stevie Wonder e molti altri. \nNel 2020 si è fatta notare a livello internazionale con l’album Pursuance: The Coltranes\, sentito omaggio a John e Alice Coltrane. Ora ha un nuovo disco fresco di stampa da proporre dal vivo\, Phoenix\, prodotto dalla batterista Terri Lyne Carrington e registrato con i suoi abituali partner e ospiti di riguardo quali Dianne Reeves\, Georgia Anne Muldrow\, Patrice Rushen e Sonia Sanchez. Nel brano di apertura\, “Amerikan Skin”\, c’è l’attivista e scrittrice afroamericana Angela Davis\, mentre in “Supernova” si ascolta la voce di Wayne Shorter. «In Phoenix ho voluto coinvolgere persone che non solo fossero in sintonia con la mia musica\, ma che testimoniassero le nostre comuni radici»\, specifica Lakecia Benjamin a proposito di un album che partendo dall’humus culturale afroamericano riflette bene il presente e si proietta verso il futuro.
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SUMMARY:HAMID DRAKE “Turiya: Honoring Alice Coltrane” Special guest SHABAKA HUTCHINGS
DESCRIPTION:La serata del 25 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: LAKECIA BEJAMIN “Phoenix”\nSet 2: HAMID DRAKE “Turiya: Honoring Alice Coltrane” – Special guest SHABAKA HUTCHINGS\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nIl pubblico di Bergamo Jazz ha più volte in passato potuto apprezzarne le qualità che ne hanno fatto di Hamid Drake uno dei batteristi jazz di matrice afroamericana più richiesti. Stavolta invece potrà coglierne le capacità ideative di un progetto dedicato a uno dei simboli delle musiche senza confini: Alice Coltrane. E nel dar peso al proprio tributo\, il batterista di Chicago ha dato vita a un supergruppo che nella speciale occasione si avvale della presenza del sassofonista britannico Shabaka Hutchings\, personalità di grande carisma cui si devono gruppi esplosivi come Sons of Kemet\, A Comet Is Coming e Shabaka and The Ancestors. \nDi primissimo ordine è il resto del cast\, con l’alchimista elettronico Jan Bang\, figura di spicco della scena musicale scandinava\, gli americani Jamie Saft\, ben noto per il suo sodalizio con John Zorn\, e Joshua Abrams\, bassista dalle variegatissime esperienze\, e l’italiano Pasquale Mirra che con lo stesso Hamid Drake vanta ormai lunga frequentazione artistica. In primo piano c’è anche la danzatrice Ngoho Ange\, che con i suoi movimenti esplicita visivamente i contenuti musicali. \nArpista\, pianista\, organista\, compositrice\, nonché ultima compagna nella vita come nell’arte di John Coltrane\, Alice Coltrane ha incarnato un’idea di fare musica come punto di incontro tra culture diverse\, come veicolo per comunicare una profonda spiritualità vissuta intensamente in prima persona. \nCon queste parole la ricorda Hamid Drake: «Avevo 16 anni quando ho incontrato per la prima volta Alice Coltrane\, a un concerto a Ravinia Park\, fuori Chicago. Ci siamo scambiati gli indirizzi e poi ci siamo scritti. La sua creatività ha avuto un fortissimo impatto su numerosi musicisti e ascoltatori. Per me era ed è tuttora molto potente. Mi ha regalato un’apertura spirituale ed estetica che coltivo continuamente. Questo progetto è il mio modo di onorare il grande essere che ha permesso all’adolescente di continuare sulla strada della scoperta\, dello stupore e della ricerca della propria voce».
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SUMMARY:RICHARD GALLIANO New York Tango Trio
DESCRIPTION:La serata del 26 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: RICHARD GALLIANO New York Tango Trio\nSet 2: RICHARD BONA\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nA 13 anni dalla sua precedente apparizione a Bergamo Jazz\, in coppia con il polistrumentista inglese John Surman\, torna sul palcoscenico del Teatro Donizetti colui che ha donato alla fisarmonica una vitalità espressiva mai prima così accentuata\, grazie a quella straordinaria miscela di new musette e new tango di cui lo stesso Richard Galliano si è fatto artefice e autorevole interprete. \n«Jazz\, musette\, tango si nutrono degli stessi ingredienti\, rapporto con la danza\, melodie forti\, armonie precise e raffinate. Con Adrien Moigard e Diego Imbert mi confronto con tutto ciò suonando ogni concerto in modo totalmente libero\, a volte lontano dalla partitura ma mai dall’anima del compositore»\, specifica lo stesso musicista transalpino. \nArrivato a Parigi nel 1975\, Richard Galliano ha fatto subito la conoscenza di Claude Nougaro\, con il quale sarà amico\, fisarmonicista ma anche suo direttore d’orchestra\, fino al 1983. Il secondo incontro decisivo avrà luogo nel 1980\, con Astor Piazzolla: il geniale compositore e bandoneonista argentino lo incoraggerà fortemente a creare la “nuova musette” francese\, come lui stesso in precedenza aveva inventato il “nuovo tango” argentino. \nNell’arco della sua carriera Richard Galliano ha collaborato con un numero impressionante di artisti e musicisti di elevato profilo: in ambito jazz\, Chet Baker\, Eddy Louiss\, Ron Carter\, Wynton Marsalis\, Charlie Haden\, Gary Burton\, Michel Portal\, Toots Thielemans\, Kurt Elling\, Enrico Rava e molti altri ancora; Serge Reggiani\, Claude Nougaro\, Barbara\, Juliette Greco\, Dick Annegarn\, Georges Moustaki\, Allain Leprest\, Charles Aznavour\, Serge Gainsbourg\, per la canzone francese.
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SUMMARY:RICHARD BONA
DESCRIPTION:La serata del 26 marzo sarà composta da 2 set:\nSet 1: RICHARD GALLIANO New York Tango Trio\nSet 2: RICHARD BONA\nIl biglietto comprende entrambi i concerti\nVirtuosismo strumentale alla Jaco Pastorious\, fluidità vocale alla George Benson\, senso della canzone e dell’armonia alla Joao Gilberto e il tutto mescolato con la cultura africana. Il risultato di questa originalissima combinazione non può che essere uno solo: Richard Bona. \nNato in Camerun\, figlio d’arte discendente da un griot\, Richard Bona è approdato a New York a metà degli anni Novanta\, non prima di aver fatto tappe intermedie in Germania e a Parigi: i paragoni con il mitico Jaco si sono subito sprecati ma molto presto ci si è resi conto che quel bassista arrivato dall’Africa brillava di luce propria. E così sono iniziate le collaborazioni altolocate con Harry Belafonte\, la stessa Jaco Pastorius Big Band\, gli Steps Ahead di Mike Mainieri\, Joe Zawinul\, Pat Metheny\, George Benson\, Mike Stern\, Branford Marsalis\, Bobby McFerrin\, Chaka Khan\, Michael e Randy Brecker e via così. \nIn tutto questo Richard Bona non ha mai reciso il legame con le proprie radici: nei numerosi album incisi nelle vesti di leader\, si rileva una naturale inclinazione alla narrazione attraverso i suoni\, che si traduce anche nel prendere posizione su tematiche sociali\, nel difendere i popoli oppressi. Per esempio\, The Ten Shades of Blues\, uno dei suoi album più riusciti\, è una sorta di viaggio tra le diverse sfumature del blues che affiorano nelle musiche del Sahel\, di Brasile\, India\, Stati Uniti e Camerun. \nIn altre parole\, la musica di Richard Bona si potrebbe far confluire nell’area della fusion\, ma con quelle specificità che solo un autore e un musicista con la sensibilità come la sua può esprimere. Una musica che ha la propria principale ragione d’essere in una innata urgenza comunicativa.
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SUMMARY:Cosa nostra spiegata ai bambini
DESCRIPTION:PROMO LAST MINUTE replica di sabato 1° aprile ore 17.00\nApprofitta della promozione last minute\, solo per la replica di sabato 1° aprile alle ore 17.00 lo spettacolo con protagonisti Ottavia Piccolo e I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo ha una riduzione di prezzo del 45%.\nACQUISTA ORA\nA volte\, per spiegare le cose\, dovremmo solo cercare le parole. Trovarle. Infine dirle\, ad alta voce. La cosa più semplice. Raccontare di come a Palermo\, il 19 aprile 1983\, per la prima volta nella storia della città\, una donna\, Elda Pucci\, la Dottoressa\, è eletta Sindaco. Raccontare poi di come sempre nel mese di aprile\, di un anno dopo\, il giorno 13\, Elda Pucci\, la Dottoressa\, è sfiduciata. Raccontare infine di come a distanza di ancora un anno\, il 20 aprile del 1985\, la casa di Piana degli Albanesi di Elda Pucci salta in aria spinta da due cariche di esplosivo. Nel prima\, nel mezzo\, nel dopo\, lì dove tutto si impasta come la calce\, come la colla\, i miliardi dell’eroina\, gli assassinii del Generale Dalla Chiesa\, di Michele Reina\, di Piersanti Mattarella\, di Pio La Torre\, dello scrittore Pippo Fava\, il cemento di Vito Ciancimino\, gli Inzerillo\, i Badalamenti\, i Buscetta\, l’avvento di Totò Riina. Chiddi forti\, chiddi no e chiddi più. E la città di Palermo che per la prima volta\, durante il mandato di Elda Pucci\, la Dottoressa\, si costituisce parte civile in un processo di mafia. Se riuscissimo a spiegare Cosa Nostra come ai bambini\, tutto sarebbe diverso. Eppure le parole più semplici\, a volte\, sono quelle più difficili da trovare\, quelle che solo il teatro riesce a dire. Un’attrice\, un ensemble di voci\, il palcoscenico: la storia di una donna\, di una città\, di un anno. \nOttavia Piccolo e i Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo tornano a confrontarsi in scena con le parole di Stefano Massini\, a dare forma e struttura a un teatro necessario\, civile\, in cui il racconto dell’etica passa attraverso le parole\, i timbri e le azioni di coloro che spesso non hanno voce: personaggi come Haifa in Occident Express o come Elda in Cosa nostra spiegata ai bambini.
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SUMMARY:Diplomazia
DESCRIPTION:PROMO LAST MINUTE replica di martedì 18 aprile ore 10.30\nApprofitta della promozione last minute\, solo per la replica di martedì 18 aprile ore 10.30 lo spettacolo con protagonisti Elio De Capitani e Ferdinando Bruni ha il prezzo speciale di € 10.\nACQUISTA ORA\nÈ una notte parigina cupa\, afosa e opprimente. Il generale Dietrich Von Choltitz è nel suo studio\, una suite dell’Hotel Meurice\, alle prese con l’ordine di distruggere la città. L’alba sembra non arrivare mai. I tedeschi\, che occupano Parigi da qualche anno\, sanno che il progetto di costruire il nuovo impero tedesco\, il terzo Reich\, sta definitivamente naufragando: la tragica capitolazione della Wehrmacht a Stalingrado nel ’43\, lo sbarco in Normandia a giugno e il pur fallito attentato a Hitler il 20 luglio del ’44 sono inequivocabili segni della fine. \nMolti nazisti avevano considerato l’occupazione alla stregua di una vacanza nella città più romantica del mondo\, simbolo di eleganza e di saper vivere. Parigi era diventata per loro un rifugio ovattato dove\, lontani dal clima intossicato di Berlino e dalle campagne fallimentari del Führer\, si discutevano le sorti della guerra seduti a un caffè\, tra un turno di guardia e l’altro. Ma non è più così in quelle settimane dell’estate del 1944: la capitale francese è insorta e le forze della resistenza ignare del terribile incarico del nuovo governatore\, combattono anche quella notte la loro battaglia per cacciare gli invasori\, in attesa delle truppe alleate ormai a pochi chilometri dalla città.\nIl generale Von Choltitz è arrivato in pieno agosto in una città ostile con il compito di eseguire un ordine di Hitler preciso e terribile: distruggerla\, sterminare la popolazione e rendere chiaro al mondo che i tedeschi\, se non fossero stati più in grado di controllare l’Europa\, avrebbero potuto ancora raderla al suolo. \nQuando pensiamo alla storia come a un susseguirsi di date e di fatti concatenati fra loro da un rapporto di necessità\, a volte ci dimentichiamo che dietro a quelle date\, a quegli episodi ci sono delle persone\, ci sono le loro azioni non sempre coerenti. Così\, da un duro generale prussiano di lungo corso come Von Choltitz ci si può solo aspettare che obbedisca agli ordini senza discutere\, tanto più se sta subendo il tremendo ricatto della Sippenhaft\, una legge emanata da Hitler per garantirsi la cieca obbedienza dei suoi sottoposti. È un uomo angosciato che pensa solo a salvare la sua famiglia e i suoi soldati\, anche a costo di milioni di vite umane.\nMa proprio quando tutto sembra deciso e l’orribile piano sta per scattare\, appare l’imprevisto\, l’incidente che cambia la storia\, nelle vesti di un elegante console svedese che lo incanta con l’immagine di un futuro più umano\, che lo affascina facendogli intravedere il mondo in una prospettiva diversa. Raul Nordling è un grande diplomatico svedese\, ma conosce bene Parigi perché ci è nato\, conosce le sue storie piccanti e i suoi passaggi segreti e il suo incarico d’ambasciatore di un paese neutrale lo rende uno snodo vitale di una città cosmopolita\, ricca di storia e di bellezza. Parigi è la sua casa e la deve difendere anche a costo di qualche piccolo sotterfugio.\nDurante quella notte fatale del 25 agosto 1944\, si intrufola nello studio in cui il generale non riesce a trovare riposo\, e fra i due inizia un duello implacabile la cui posta è un’intera città. \nBruni e De Capitani tornano a sfidarsi sul palcoscenico e ci restituiscono i ritratti di due uomini che indossano prima di tutto l’anima e lo spirito del tempo. Uomini che hanno attraversato la storia e hanno contribuito a plasmarla\, che con le loro azioni hanno contribuito a costruire una pace faticosa\, ponendo le basi per la rinascita dell’Europa. Pensiamo sia importante ricordare le prove attraverso cui il consesso delle nazioni di cui facciamo parte è passato per trovare una sua unità\, in un momento in cui sembrano prevalere gli egoismi nazionali.\nNon sappiamo se a Parigi l’alba avrà alleviato la calura opprimente della notte con un soffio di aria fresca\, ma certamente sappiamo che è stata un’alba di riscatto e di libertà e che noi europei dobbiamo gratitudine a quei due uomini per essersi parlati aldilà degli schieramenti\, per aver usato tutte le armi della diplomazia per evitare distruzione e morte. \nElio De Capitani e Francesco Frongia
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SUMMARY:Cyrano de Bergerac
DESCRIPTION:«Andare con il ricordo ad un musical da me visto da ragazzino a Napoli\, nell’ancora esistente Teatro Politeama\, è stato il primo moto di questo nostro nuovo spettacolo. Il musical in questione era il “Cyrano” tratto dalla celeberrima commedia di Rostand\, a sua volta ispirata ad un personaggio storicamente vissuto\, coetaneo del mio amato Molière. Riandare con la memoria a quella esperienza di giovane spettatore è per me risentire\, forte come allora\, l’attrazione per il teatro\, la commozione per una storia d’amore impossibile e quindi fallimentare\, ma non per questo meno presente\, grazie proprio alla finzione della scena. Lo spettacolo che almeno trentacinque anni dopo porto in scena non è ovviamente la riproposizione di quel musical (con le musiche di Domenico Modugno) ma una continua contaminazione della vicenda di Cyrano di Bergerac\, accentuandone più il lato poetico e visionario e meno quello di uomo di spada ed eroe della retorica\, con delle rielaborazioni di quelle musiche\, ma anche con elaborazioni di altre musiche\, da Èdith Piaf a Fiorenzo Carpi. Un teatro canzone\, o un modo per raccontare comunque la famosa e triste vicenda d’amore tra Cyrano\, Rossana e Cristiano attraverso non solo le parole ma anche le note\, che a volte fanno ancora di più smuovere i cuori\, e riportarmi a quella vocazione teatrale\, che è nata anche grazie al dramma musicale di un uomo che si considerava brutto e non degno d’essere amato. Un uomo\, o un personaggio\, in fondo salvato dal teatro\, ora che il teatro ha più che mai bisogno di essere salvato». \nArturo Cirillo
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SUMMARY:Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa
DESCRIPTION:Eugenio Barba accompagna Lorenzo Gleijeses da molti anni intercettando e esaltando le qualità e le intuizioni di un percorso di formazione e conoscenza\, contaminato con il metodo della storica compagnia di Hostelbro e nato all’interno dell’Odin quando Lorenzo era ancora un ragazzo.\nRisultato di questo ‘percorso di accompagnamento’ sono stati spettacoli\, incontri e seminari in Italia e in Europa che hanno cementato e rafforzato il rapporto unico tra Barba\, Julia Varley e Lorenzo Gleijeses\, fino a questa prima regia firmata da Barba (con Gleijeses) al di fuori dell’Odin Teatret.\nLa scintilla che ha messo in moto il processo di creazione è scaturita dallo stridore e dalle assonanze generati dall’accostamento dell’opera di Kafka con gli oggetti coreografici creati da Michele Di Stefano con Lorenzo Gleijeses. Ne è nato uno spettacolo in cui si intersecano tre diversi nuclei narrativi: alcuni elementi biografici dello stesso Kafka; la vicenda del personaggio centrale de La Metamorfosi\, Gregorio Samsa e quella di un immaginario danzatore omonimo che rimane prigioniero della ripetizione ossessiva dei propri materiali performativi in vista di un imminente debutto. \n«Gregorio Samsa è convinto che attraverso una ripetizione ossessiva delle sue partiture sia possibile arrivare ad un altro livello di precisione tecnica e di qualità interpretativa ma\, di contro\, il suo perfezionismo lo catapulta in un limbo in cui si erodono i confini tra reale e immaginario\, lavoro e spazio intimo\, tra teatro e vita quotidiana. Si scontrano\, allora\, le esigenze del mondo esterno e le sue profonde necessità personali. Samsa ripete le sue sequenze coreografiche\, come un novello Sisifo\, per una pulsione psicopatologica? Oppure è semplicemente mosso dal desiderio di spingere al massimo i risultati del suo lavoro e dal sogno utopico di superare i limiti imposti dalla sua natura umana? I movimenti che Gregorio prova senza posa sono frutto di un impegno professionale e di un lavoro di concezione minuzioso tale da acquisire una ponderatezza e un equilibrio che le azioni della sua vita reale non possiedono.\nGregorio è come un ragno che non può evitare di tessere la propria tela. La sua ricerca artistica\, che mira alla libertà\, doppia la sua stessa vita\, acquisisce una ricchezza labirintica che sarà squarciata dalla volontà di inseguire sé stesso». \nLorenzo Gleijeses
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SUMMARY:Europa e anti Europa. Storia ed Attualità del Manifesto di Ventotene
DESCRIPTION:Ingresso libero con prenotazione obbligatoria\nBiglietteria Teatro Donizetti – Piazza Cavour 15\, Bergamo\nApertura: da martedì a sabato dalle ore 13.00 alle ore 20.00\n035 4160601 / 602 / 603\nbiglietteria@fondazioneteatrodonizetti.org\nA Ventotene\, isola pontina e luogo di confino politico durante gli anni del fascismo\, con la scrittura del “Manifesto” di Spinelli\, Rossi e Colorni\, nacque nel 1941 l’idea di un’Europa unita e pacificata. Un’Europa capace di guardare criticamente alla sua storia presente e passata e di farsi baluardo di pace\, cooperazione\, accoglienza\, democrazia\, uguaglianza e solidarietà tra i popoli. \nL’Associazione La Nuova Europa\, il Movimento Federalista Europeo e la Gioventù Federalista di Bergamo sono impegnate nella diffusione dei valori solidali dell’Unione europea e nella formazione delle giovani generazioni. Nella loro azione di divulgazione culturale ritengono importante ripartire dai principi ispiratori del “Manifesto” cominciando dalla lettura e dalla riflessione su quel testo e sull’esperienza delle guerre\, delle dittature e della violenza da cui quelle parole di pace scaturivano. \nGli attori daranno voce ad alcuni protagonisti di allora (Spinelli\, Rossi\, Ursula e Ada) ed il professore Piero Graglia (Professore ordinario di studi internazionali\, giuridici e storici – politici all’Università statale di Milano) sarà la voce narrante e ci condurrà alla comprensione dei fatti storici e della loro attualità. \nIl Politecnico delle arti di Bergamo (ex conservatorio) accompagnerà la serata con musiche dal vivo. \nL’evento si svolge nell’ambito della rassegna “Bergamo Brescia Capitale della cultura 2023”.\nBergamo ha contribuito a questo processo storico attraverso la figura di Ernesto Rossi\, arrestato dai fascisti in aula durante una lezione presso l’Istituto Vittorio Emanuele II\, e Ada Rossi\, moglie\, che insieme a Ursula Hirschmann hanno portato il manifesto fuori dall’Isola\, a Milano e Roma in clandestinità rischiando la propria libertà\, per diffonderlo nell’Italia e nell’Europa. \nA Milano\, nel 1943\, fu fondato il Movimento Federalista Europeo\, di cui quest’anno ricorre l’80° anniversario\, e da lì si è irradiato il pensiero elaborato nel “Manifesto
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SUMMARY:L’Iliade\, il poema di una civiltà
DESCRIPTION:a cura di Alfredo Viscomi\nDocente di latino e greco presso il Liceo Classico “Paolo Sarpi” e docente di Lingua e Letteratura Latina presso l’Università Cattolica di Brescia. \nL’Iliade non rappresenta soltanto un capolavoro letterario\, bensì costituisce una vera e propria enciclopedia della cultura e della civiltà greche: è un testo fondativo\, in cui si delineano i valori della Grecia antica destinati a fissare gli ideali destinati a caratterizzare per lungo tratto la società greca\, gettando le basi per sviluppi successivi che investiranno poi la civiltà europea e occidentale. Il poema omerico viene indagato attraverso passi rappresentativi in cui gli eroi e gli dèi protagonisti della guerra di Troia incarnano\, attraverso l’azione e il pensiero\, il sistema di valori di riferimento\, nei quali ancora oggi è possibile riconoscere vizi e virtù dell’umanità intera. L’Iliade non appare quindi solo come il più grande poema di guerra della storia dell’uomo\, ma anche il poema di una civiltà.
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SUMMARY:Attualizzazione del mito dell’eroe
DESCRIPTION:a cura di Marco Pacati\nDocente di italiano e latino alle scuole superiori\, ex dirigente dell’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato “Cesare Pesenti”. \nDove possiamo incontrare oggi l’arroganza\, pur affascinante\, di Achille? O il dramma esistenziale di Ettore\, combattuto tra affetti familiari e legge dell’onore? Forse sul posto di lavoro o a scuola può capitarci di imbatterci nell’autoritarismo e nell’abuso di potere di Menelao e Agamennone? E ritroviamo in qualche nostro amico o conoscente l’impulsività adolescenziale\, incosciente eppure intrigante\, di Paride? \nLa recente epidemia di COVID ripropone in qualche modo il senso di colpa scatenato dall’ira degli dèi omerici? L’invasività dei social ha ridato vita alla cultura della vergogna? Il conformismo della società del dono è ancora presente nella realtà contemporanea? \nA queste curiose domande cerca di rispondere la relazione del prof. Marco Pacati\, in programma presso la sala musica del Teatro Donizetti il 28/11/p.v.; lungi dal costringere il testo omerico in anacronistiche e forzate attualizzazioni\, la conferenza cercherà di mostrare l’universalità extratemporale dei comportamenti umani di cui gli eroi dell’Iliade sono emblematici interpreti.
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SUMMARY:L’Iliade nell’arte
DESCRIPTION:a cura di Maria Grazia Recanati\nDocente di Storia dell’Arte Moderna presso l’Accademia di Belle Arti “G. Carrara”. \nLa ricezione dell’Iliade da parte degli artisti del mondo antico e tardoantico ha creato una serie di splendide immagini che\, dalla ceramica attica alla statuaria greco-romana\, dalla pittura parietale alla scultura funeraria dei sarcofagi di età imperiale\, rappresenta un repertorio fondamentale per lo sviluppo dell’arte europea\, arrivando alla tangenza con l’iconografia cristiana. Quest’ultima raccoglie elementi poetici e compositivi dall’iconografia classica dell’eroe e del compianto sulle sue spoglie\, costruendo in questo modo la narrazione della passione di Cristo. \nL’Iliade ci trasmette\, inoltre\, nella lunga descrizione dello scudo di Achille\, il primo esempio di ekphrasis\, traduzione linguistica dell’immaginario visivo\, che sarà esercizio fondamentale nell’arte retorica del mondo antico\, applicata ad opere d’arte esistenti o soltanto espressione della fantasia degli scrittori. \nIl volto di Omero\, che occupa nella galleria dei grandi del passato\, insieme a condottieri e filosofi\, un posto d’onore\, è divenuta\, con lo studio crudemente realistico della sua cecità profetica\, un’autentica icona della civiltà occidentale\, sopravvissuta nella riflessione degli artisti fino a tempi molto recenti.
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SUMMARY:Iliade. Il gioco degli dèi
DESCRIPTION:Giovedì 14 dicembre 2023\, ore 18.00 | Sala Musica – Teatro Donizetti\nIntorno a ILIADE\nIncontro con Alessio Boni e la compagnia\nIliade. “Il gioco degli dèi”:\ngli incontri\nScopri gli incontriIliade. “Il gioco degli dèi”:\nla mostra\nScopri la mostraIliade canta di un mondo in cui l’etica del successo non lascia spazio alla giustizia e gli uomini non decidono nulla\, ma sono agiti dagli dèi in una lunga e terribile guerra senza vincitori né vinti. La coscienza e la scelta non sono ancora cose che riguardano gli umani: la civiltà dovrà attendere l’età della Tragedia per conoscere la responsabilità personale e tutto il peso della libertà da quegli dèi che sono causa di tutto ma non hanno colpa di nulla.\nIn quel mondo arcaico dominato dalla forza\, dal Fato ineluttabile e da dèi capricciosi non è difficile specchiarci e riconoscere il nostro: le nostre vite dominate dalla paura\, dal desiderio di ricchezza\, dall’ossessione del nemico\, dai giochi di potere e da tutte le forze distruttive che ci sprofondano nell’irrazionale e rendono possibile la guerra.\nCi sono tutti i semi del tramonto del nostro Occidente in Iliade che\, come accade con la grande poesia\, contiene anche il suo opposto: la responsabilità e la libertà di scegliere e di dire no all’orrore. \nA dieci anni dalla nascita\, dopo I Duellanti e Don Chisciotte\, il Quadrivio\, formato da Roberto Aldorasi\, Alessio Boni\, Francesco Niccolini e Marcello Prayer\, riscrive e mette in scena l’Iliade per specchiarsi nei miti più antichi della poesia occidentale e nella guerra di tutte le guerre. \nRoberto Aldorasi\, Alessio Boni\, Marcello Prayer \nSpettacolo realizzato in occasione di Bergamo Brescia Capitale italiana della Cultura 2023\nPrima Nazionale: Bergamo\, Teatro Donizetti | 12 dicembre 2023
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DESCRIPTION:Incontro con gli artisti della compagnia.
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SUMMARY:Teatro Delusio
DESCRIPTION:Teatro Delusio gioca con le innumerevoli sfaccettature del mondo teatrale: in scena e dietro le quinte\, fra illusioni e disillusioni nasce uno spazio magico carico di toccante umanità. Mentre la scena diventa backstage ed il backstage è messo in scena\, mentre sul palco appena riconoscibile si rappresentano diversi generi teatrali\, dal mondo opulento dell’opera a selvaggi duelli di spada\, da intrighi lucidamente freddi a scene d’amore passionali\, i tecnici di scena Bob\, Bernd e Ivan tirano a campare dietro le quinte. Tre aiutanti instancabili\, divisi dal luccicante mondo del palcoscenico solo da un misero sipario eppur lontani da esso anni luce\,  che lottano per realizzare i propri sogni: Bernd\, sensibile e cagionevole\, cerca la felicità nella letteratura ma la trova improvvisamente personificata nella ballerina tardiva; il desiderio di riconoscimento di Bob lo porterà al trionfo e alla distruzione\, mentre Ivan\, il capo del backstage che non vuole perdere il  controllo sul teatro\, finirà per perdere tutto il resto… Le loro vite all’ombra della ribalta si intrecciano nei modi più strani al mondo scintillante dell’apparenza. E all’improvviso loro stessi si ritrovano ad essere i protagonisti di quel palcoscenico che in fondo equivale al loro mondo.\nTeatro Delusio è teatro nel teatro. L’inquietante vivezza delle maschere\, le fulminee trasformazioni ed una poesia tipicamente Flöz trascinano il pubblico in un mondo a sé stante\, un mondo carico di misteriosa comicità. Con l’aiuto di costumi raffinati e di suoni e luci ben concepiti\, i tre attori mettono in scena 29 personaggi e danno vita ad un teatro completo. \nFamilie Flöz è il gruppo di punta del teatro di figura contemporaneo europeo. Una compagnia internazionale di teatro di figura\, che all’uso delle maschere  coniuga danza\, clownerie\, acrobazia\, magia. Sono adorati dai pubblici di tutte le età e hanno conquistato la critica di tutto il mondo. Sono una delle più clamorose rivelazioni internazionali degli ultimi dieci anni\, riuscendo a fare un teatro sorprendente\, che pone lo spettatore di fronte ai grandi e piccoli momenti della vita grazie a un linguaggio fisico e a delle maschere originalissime\, legandosi alla migliore tradizione della clownerie e del mimo. Dopo Hotel Paradiso\, tornano al Teatro Donizetti con Teatro Delusio\, offrendo agli spettatori un momento di vera poesia e potente comicità. \nFamilie Flöz \nStoria\nFlöz affonda le sue radici nella Folkwang-Hochschule di Essen\, l‘unico istituto di formazione statale per il teatro di espressione corporea in Germania. Nel 1994 ha luogo la prima rappresentazione dell’opera teatrale ÜBER TAGE nell’Aula Magna della Folkwang-Hochschule\, seguita nel 1995 dalla versione ridotta FLÖZ & SÖHNE. Nel 1996 presso la miniera dismessa “Hannover” a Bochum\, ha luogo la prima assoluta della pièce FAMILIE FLÖZ KOMMT ÜBER TAGE\, un omaggio alla cultura del lavoro e dell’industria mineraria della regione della Ruhr. L’opera viene salutata da stampa e pubblico come un grande successo e nel 2003 ispirerà il nome del gruppo. Flöz è il nome di uno strato geologico contenente preziose materie prime. \nNel 1998 il gruppo realizza il suo secondo spettacolo\, RISTORANTE IMMORTALE\, messo in scena nel Maschinenhaus di Essen con un ensemble rinnovato. RISTORANTE IMMORTALE inizia il suo tour in Spagna con tre settimane di spettacoli e diviene ospite del Festival de Otoño di Madrid; nel 1999 per la prima volta va in scena a Berlino. In occasione del debutto al Festival Fringe di Edimburgo del 2001\, il gruppo si conferisce il nome Flöz Production\, trasformato poi nell’attuale Familie Flöz. Nel 2000 e 2001 nascono a Essen e Dortmund le produzioni TWO% – HAPPY HOUR e TWO% – HOMO OECONOMICUS. \nLa pièce TEATRO DELUSIO\, portata in scena per la prima volta nel 2004 all’Arena di Berlino\, riscuote nuovamente un grande successo internazionale. Nel 2006 nascono due nuove produzioni: INFINITA\, la cui prima assoluta ha luogo presso la Akademie der Künste di Berlino e HOTEL PARADISO che debutta nell’Admiralspalast di Berlino. L’attuale versione di HOTEL PARADISO viene portata in scena per la prima volta nel Theaterhaus Stuttgart nel 2008 con una nuova formazione della compagnia. \nNella cornice di “Duisburg Capitale Europea della Cultura”\, nasce nel 2010 presso il Theater Duisburg la prima versione di GARAGE D’OR\, la cui prima berlinese ha luogo nel 2011 presso la Volksbühne. L‘elaborazione della seconda versione della pièce\, che debutta nel 2012 presso il Theaterhaus Stuttgart\, viene registrata per il documentario Dietro la maschera – Il Teatro della Familie Flöz (titolo originale: Hinter der Maske – Das Theater der Familie Flöz) realizzato da arte TV e WDR. La prima del film ha luogo a Lipsia\, nel corso del festival euro-scene. \nNel 2013\, con entusiasta risonanza di stampa e pubblico ed il premio Off Critic Prize\, Festival d’Avignon\, Flöz conclude la prima partecipazione al Festival di Avignone. Nel Novembre 2014 esce la nuova produzione HAYDI!\, che ottiene nel 2015 il riconoscimento del Premio Monica Bleibtreu come “Miglior Commedia”. Al Festival Fringe di Edimburgo 2015 HOTEL PARADISO si esibisce per tre settimane di fronte a sale del tutto esaurite. \nFamilie Flöz è stata a oggi con le sue opere teatrali in tournée in 34 diversi paesi. \nApproccio al teatro\nFamilie Flöz fa teatro servendosi di mezzi che vengono “prima” del linguaggio parlato. Ogni conflitto si manifesta prima di tutto nel corpo. Il conflitto corporeo è l’origine di ogni situazione drammatica. Tutte le pièce teatrali hanno origine da un processo creativo-collettivo\, nel quale tutti gli interpreti fungono anche da autori di figure e di situazioni. Nel corso di svariate improvvisazioni\, il gruppo individua un tema\, raccoglie materiale drammatico e ne discute ancora molto a lungo\, prima di mettere in gioco le maschere. Similmente a un testo\, una maschera porta con sé non solo una forma\, ma anche un contenuto. Il processo di sviluppo di una maschera\, che va dalla sperimentazione sul palco\, fino alla simbiosi attore/maschera è determinante per il risultato. \nIl paradosso fondamentale della maschera\, cioè il fatto di celare un viso animato dietro una forma statica e con essa di creare figure viventi\, costituisce per l’attore una vera e propria sfida da raccogliere. E non solo per lui. La maschera prende vita innanzitutto nell’immaginazione dello spettatore\, il quale in questo modo ne diventa\, in una certa misura\, anche il creatore.\nRicettivi anche verso le reazioni degli spettatori\, con uno sguardo critico sempre rivolto al proprio lavoro\, tutte le produzioni Flöz vengono spesso modificate nel corso del tempo\, sviluppando così la loro pienezza e intensità.
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SUMMARY:Cin Ci Là
DESCRIPTION:Se la coppia di riferimento della musica leggera italiana d’anteguerra è quella formata da Bixio e Cherubini\, l’operetta nello stesso periodo deve la propria fortuna a un altro duo d’eccezione: Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato. Il primo musicista\, librettista e impresario napoletano; il secondo celebre violinista veneziano. È soprattutto grazie a loro che il genere brillante dell’operetta diventa veramente “italiano”. E Cin Ci Là rappresenta uno dei più clamorosi successi del loro repertorio.\nPresentata per la prima volta a Milano il 18 dicembre 1925\, è una fiaba esotica ambientata a Macao\, scenario insolito per una vicenda che lascia trasparire una morale tutta europea e\, vista oggi\,\nbonariamente provinciale. Equivoci e divertimento\, un cocktail esplosivo\, garanzia di colpi di scena\, travolgenti duetti\, scene appassionate e trovate brillanti: Cin Ci Là è forse l’unica operetta  italiana in cui tenore e soprano strappano applausi a scena aperta non solo per i loro acuti\, ma anche per le brucianti battute umoristiche. Per questo Cin Ci Là\, la produzione preferita di Carlo Lombardo\, è così amata da quasi un secolo: con il suo gusto delicato\, è il ritratto del teatro leggero italiano. Un modello che ha sempre la stessa grazia incantata di quando è nato. La vicenda favolistica\, ambientata a Macao\, di Myosotis e Ciclamino\, giovani e ingenui sposi che non conoscono i più elementari doveri del matrimonio\, e della strampalata coppia parigina Cin-ci-là – Petit-Gris ben si presta ad una interpretazione in chiave ironica con gag e trovate veramente esilaranti ed adatte ad un pubblico di ogni età.\nCin Ci Là è l’operetta forse più divertente ed esilarante\, che con le sue trovate brillanti\, gli equivoci incalzanti\, le gag e tanta musica ha superato ormai per la compagnia le 300 repliche\, con uno strepitoso successo di pubblico e critica\, forte anche della verve comica propria di tutto il cast.
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SUMMARY:Prometeo
DESCRIPTION:Prometeo indaga il senso profondo dell’opera di Eschilo: ruba a Eschilo il fuoco della sua tragedia per donarlo al pubblico.\nL’obiettivo è “calarsi” nel sentimento tragico che l’opera propone\, elaborando una lingua che preservi la “solennità” dei millenni rendendo comprensibile il senso al pubblico di oggi.\nProtagonista dello spettacolo è un gruppo di giovani attori\, diplomati alla Scuola del Teatro Stabile di Torino. Il nome che si sono dati è Potenziali Evocati Multimediali (un’analisi neurologica che calcola il tempo di reazione dei nervi periferici agli impulsi cerebrali). Un gruppo di ragazzi\, perché la tragedia racconta un tempo giovane.\nLa sfida registica\, quindi\, è quella di plasmare\, anche se nel caso di Prometeo sarebbe meglio dire “forgiare”\, i corpi in modo che sappiano esprimere il  sentimento tragico. La regia di Gabriele Vacis – un percorso creativo condiviso con tutti gli attori – lavora\, contestualmente\, su parole\, azioni fisiche\, musiche e allestimento scenico. Perché la parola non è l’unico strumento utile all’evocazione di un sentimento. Componenti irrinunciabili all’espressione del sentimento tragico sono la musica\, il gesto\, il movimento. Se la tragedia di Eschilo scava alle radici del coraggio\, lo spettacolo mette in scena la paura e il coraggio di  affrontarla. La ribellione alla paura nelle parole di Eschilo\, che attraversano i corpi dei giovani attori in scena.\nPrometeo è l’archetipo della conoscenza\, liberata dalle catene della superstizione e dell’ignoranza. Ed è il simbolo della ribellione. È un personaggio che i giovani amano\, perché non riesce a contenere i suoi sentimenti e sfida l’autorità costituita valicando i recinti delle convenzioni.\nSi è soliti dire che i classici sono attuali. In realtà sono contemporanei. Attualità e contemporaneità\, infatti\, non sono sinonimi. Attualità è stare in un solo tempo: adesso. Contemporaneità è riuscire a comprendere tutti i tempi. Ed è questo che fa Prometeo. \nLa regia - Gabriele Vacis\nGabriele Vacis (Settimo Torinese\, 1955)\, fondatore del Laboratorio Teatro Settimo e dell’Istituto di Pratiche teatrali per la Cura della persona\, ha scritto e diretto numerosi spettacoli\, fra cui La storia di Romeo e Giulietta (Premio Ubu 1992)\, Il racconto del Vajont (Premio Ubu 1994)\, Novecento\, Zio Vanja\, Adriano Olivetti\, Rusteghi. I nemici della civiltà\, Amleto a Gerusalemme\, per citarne soltanto alcuni. Insieme ad Alessandro Baricco ha realizzato la celebre trasmissione di Rai 2 Totem (1998). È stato Direttore artistico del Progetto TAM – Scuola per attori del Palestinian National Theatre di Gerusalemme e docente di regia alla Scuola “Paolo Grassi” e all’Università Cattolica di Milano\, nonché direttore della Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino.
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SUMMARY:Boomers
DESCRIPTION:Giovedì 18 gennaio 2024\, ore 18.00 | Sala Riccardi – Teatro Donizetti\nIntorno a BOOMERS\nIncontro con Marco Paolini e la compagnia\nBoomers è una ballata teatral-cybernetica\, un nuovo album di racconti dove la memoria collettiva di una generazione viene trasformata in scenari da videogioco in realtà virtuale “vietato ai minori di 48 anni non accompagnati”\, all’interno del quale Nicola – alter ego/avatar di Marco Paolini – ritorna di nuovo giovane nel suo posto-rifugio\, il famigerato bar della Jole\, per poter rievocare e rivivere avventure\, primi amori\, faide politiche e un caleidoscopio di 50 anni della storia d’Italia mischiati alla rinfusa da un algoritmo ancora in fase sperimentale.\nCome fosse un moderno affresco in 8 bit di un mondo nuovo in costruzione\, ci si trova a guardare la scena che si svolge sotto un pilone di un ponte autostradale\, che passa da un’inaugurazione ad un’altra senza alcuna manutenzione. Sotto al ponte il centro del mondo\, il bar della Jole\, padrona dell’avvicendarsi di storie e relazioni tra Nicola\, clienti abituali e lunatici matti della piazza. Regina lucente per quella fauna di umanità scalcagnata che nei tempi bui in cui vive trova\, anche nella luce più fioca\, una stella polare cui appoggiarsi\, per alleviare la solitudine\, almeno fino al giorno dopo.\nBoomers è anche la storia di un dialogo tra generazioni interrotto\, un rapporto padri e figli sfilacciato che si tenta di riallacciare nella realtà ricostruita in un mondo virtuale. Un personale paradiso ideale composto da ricordi e accadimenti storici che nel loro innestarsi\, senza ordine cronologico veritiero\, creano un Frankenstein narrativo che vive grazie ai racconti-resoconti delle esperienze di gioco che Nicola compie in questo universo creato dal figlio\, programmatore di realtà virtuale per una società di videogiochi internazionale.\nLe nuove tecnologie mettono in crisi la trasmissione dell’esperienza e la funzione maieutica della memoria. La memoria in Boomers diventa esperienza di “messa in gioco” e pone una sfida alla realtà del nostro tempo: vero e reale è ciò che si vive o ciò che si racconta? E noi siamo un sistema di dati in apparenza singoli oppure un sistema più profondo di legami complessi?\nLo spettacolo nasce dall’esperienza di un autore che ha fondato sulla memoria una parte importante del suo lavoro e oggi si interroga su quali siano le risposte possibili del teatro (luogo della finzione e della rappresentazione per vocazione) ad un mondo in cui esperienze virtuali e reali sono sempre più mescolate senza gradi di separazione netti. La musica ha un ruolo molto importante\, con un piccolo ensemble di musicisti guidato da Patrizia Laquidara\, una delle voci più intense e liriche della musica “leggera”\, figura inafferrabile\, poliedrica e brillante della musica d’autore contemporanea.\nSul palco la Laquidara prenderà le sembianze di Jole\, personaggio mitico degli Album\, ex partigiana\, ex prostituta\, gestiva e gestisce il bar-centro-del-mondo attorno al quale tutte le storie si snodano.\nMarco Paolini\, narratore dà corpo e voce al coro dei personaggi delle storie del bar della Jole. In un processo di lavoro ormai consolidato nella creazione dei suoi spettacoli Marco Paolini ha mosso i primi passi in questa creazione nell’estate del 2022. Ora\, dopo averne filtrato parole e note\, affronta un percorso produttivo nuovo che vedrà un primo allestimento per l’estate in una forma più concertistica e un allestimento invernale per i palcoscenici della prosa. \nI protagonisti\nMarco Paolini\nMarco Paolini\, attore\, autore e regista. (Belluno 1956)\nDagli anni Settanta al 1994 ha fatto parte di vari gruppi teatrali. È in uno di questi\, il Teatro Settimo di Torino\, che inizia a raccontare storie\, nascono gli “Album”\, i primi episodi di una lunga biografia collettiva che attraversa la storia italiana dagli anni ’60 ai giorni nostri\, fino a immaginare il futuro prossimo con il nuovo Album Le avventure di Numero Primo. \nNoto al grande pubblico per Il racconto del Vajont si distingue quale autore e interprete di narrazioni di forte impatto civile (I-TIGI racconto per Ustica\, Parlamento chimico\, Il Sergente\, Bhopal 2 dicembre ’84\, U 238\, Miserabili) e per la capacità di raccontare il cambiamento della società attraverso i dialetti e la poesia sviluppata con il ciclo dei Bestiari. Appassionato di mappe\, di treni e di viaggio\, traccia i suoi racconti con un’attenzione speciale al paesaggio\, al suo mutarsi\, alla storia (come nel Milione) e al suo evolversi (Numero Primo). \nArtigiano e manutentore del mestiere di raccontare storie\, sa portare quest’arte antica al grande pubblico con memorabili dirette televisive (tra cui ITIS Galileo e Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute\, seguiti da quasi due milioni di telespettatori su La7). \nDopo Ballata di uomini e cani\, dedicata a Jack London\, nel 2016 debutta con giovani attori del Teatro Nazionale Palestinese in Amleto a Gerusalemme\, con la regia di Gabriele Vacis e dà vita a un nuovo progetto dedicato alla tecnologia intitolato #Madre Incerta\, una trilogia di cui fanno parte Le avventure di Numero primo (2016\, con l’omonimo romanzo edito da Einaudi)\, #Antropocene\, oratorio per voci\, violoncello solista e orchestra (con Mario Brunello e Frankie hinrg mc\, 2017)\, Tecno Filò (2018). \nNel 2019 nasce Nel tempo degli dèi. Il calzolaio di Ulisse coprodotto con il Piccolo Teatro di Milano. L’anno dopo crea lo spettacolo Filo Filo’ e nel 2020 Senza confiini_No borders. Tra i suoi ultimi spettacoli SANI! Teatro fra parentesi che segue il precedente Teatro fra parentesi\ncreato durante il primo lockdown e ANTENATI the grave party. \nIl suo ultimo lavoro è LA FABBRICA DEL MONDO\, un progetto originale per la televisione in tre puntate (RAI 3\, gennaio 2022) ideato e condotto assieme allo scienziato evoluzionista Telmo Pievani\, che unisce la narrazione teatrale alla divulgazione scientifica\, al racconto cinematografico\, alle conversazioni con voci autorevoli della scienza\, dell’economia\, della letteratura che denunciano (inascoltate) il disastro in atto nel nostro pianeta. \nNel 1999 ha fondato Jolefilm\, la società con cui produce tutti i suoi spettacoli e con cui sviluppa la passione per il documentario e il cinema realizzando opere che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica (dal pluripremiato Io sono Li di Andrea Segre\, ai più recenti La pelle dell’Orso di cui è coautore con Marco Segato oltre che interprete a Welcome Venice di A. Segre e The Italian Banker di Alessandro Rossetto). \nPatrizia Laquidara\nSiciliana di nascita e veneta d’adozione\, Patrizia Laquidara è definita dalla critica “una tra le figure più inafferrabili e poliedriche della musica d’autore italiana”\, “una firma talmente personale da risultare unica”\, e “una delle voci più intense e liriche della nostra musica cosiddetta leggera”. \nCantautrice e scrittrice esordisce nella 13ª edizione del Premio Città di Recanati\, vincendo i premi per la miglior interpretazione\, per la miglior musica e il premio della critica. Il primo album di inediti\, “Indirizzo Portoghese”\, arriva nel 2003 e le vale l’invito al Festival di Sanremo durante il quale si aggiudica il premio Alex Baroni per la migliore interpretazione oltre al Premio assoluto della critica Mia Martini. \nNel 2005 è chiamata ad eseguire il brano portante del film “Manuale D’Amore”\, “Noite Luar”\, che le varrà inoltre la nomination per i David di Donatello.\nIl 2007 è l’anno del suo secondo disco “Funambola”\, prodotto da Arto Lindsay\, che la porta a suonare in tutta Europa\, in Brasile\, in Marocco\, in Giappone e negli Stati Uniti\, Ecuador\, duetta su disco e dal vivo con artisti internazionali come Ian Anderson. \nNel 2011 esce “Il Canto Dell’Anguana”\, un album-indagine sulle tradizioni musicali dell’alto vicentino che le vale la Targa Tenco per il “Miglior album dialettale”.\nNel frattempo si dedica anche al teatro con Giuliana Musso e Mirko Artuso\, Natalino Balasso\, al cinema con Immesi\, Brazzale e Alejandro Jodorowsky e alla radio ideando e conducendo diversi programmi. \nNel 2018 esce il suo quinto album dal titolo “C’è qui qualcosa che ti riguarda”\, un lavoro accolto con entusiasmo dalla critica che lo ha definito “Un capolavoro intriso di femminilità\, potenza e fierezza\, la bellezza in una delle sue forme musicali più alte”; l’album rientra nella cinquina tra i migliori dischi in assoluto dell’anno del Premio Tenco. \nLa canzone “Il Cigno (The Great Woman)”\, è tra le 10 canzoni finaliste del Premio Amnesty International Italia – Voci per la Libertà. \nNell’ottobre 2019 le viene consegnato il prestigioso “Premio Maria Carta” e\, sempre nello stesso anno\, un racconto da lei scritto “Nordestereofonico” viene pubblicato dalla Helvetia Ed. Oltre alla pubblicazione di una raccolta di poesie dal titolo “Alphonsomangorey” il 2021 la vede impegnata anche alla stesura del suo libro\, che verrà pubblicato dalla casa editrice Neri Pozza.\nE’ direttrice artistica di “Il Canto della Sisilla”\, festival musicale e teatrale nel cuore delle piccole Dolomiti ed è docente di Poesia in musica e drammaturgia musicale al conservatorio della città di Brescia.
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SUMMARY:Bubikopf
DESCRIPTION:Bubikopf è il nome dell’iconica acconciatura che portavano tutte le donne alla moda\, nel periodo storico in cui il cabaret tedesco ha raggiunto il suo apice.\nBubi canta per pochi spiccioli\, nelle strade\, ma il suo grande talento la porta direttamente dalla strada al palcoscenico\, grazie ad Hullo; lui è il capocomico di una compagnia di cabaret\, che cerca di sopravvivere in tempi molto difficili: la vita dei suoi membri (Hedwig la diva\, Suse la primadonna\, e Richard il compositore)\, è minacciata dai “Cani Sciolti”\, un gruppo armato reazionario\, in rapida e violenta ascesa. Affrontando pericoli e sacrifici\, arrivano al debutto di un nuovo meraviglioso spettacolo\, la loro ultima grande possibilità per il futuro: dimenticando la fame\, i pericoli\, le avversità… si sentono vivi nei momenti gloriosi  trascorsi sul palco.\nLa loro vita è consacrata all’arte\, ma ce la faranno?\nLa regia dello spettacolo è di Neville Tranter\, l’incontro con questo grande artista di origine australiana\, affermato e molto apprezzato da circa quarant’anni sulla scena internazionale del teatro di figura\, ci ha condotti alla scelta della tecnica del pupazzo in gommapiuma\, manipolato a vista. Dopo aver svolto una cospicua formazione con Neville Tranter\, siamo stato da lui scelti come prima compagnia italiana con la quale collaborare. Il percorso di lavoro che ha prodotto Bubikopf si è avviato nel Marzo 2019. Ormai finalmente concluso\, siamo lieti di presentare al pubblico questa innovativa e sorprendente produzione\, nella quale le molteplici possibilità comunicative e la poetica magia del teatro di figura trovano la loro massima espressione. \nNeville Tranter è maestro consacrato del teatro di figura mondiale. Alla fine degli anni Settanta ha lasciato l’Australia con il suo gruppo Stuffet Puppet Theatre per approdare in Olanda\, dove ha approfondito il suo lavoro con pupazzi a dimensioni umane manipolati dagli attori\, in spettacoli di potente suggestione teatrale\, e dove diventa punto di riferimento per gli artisti europei. \nPolitheater
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SUMMARY:Italia Brasile 3 a 2. Il ritorno
DESCRIPTION:Nel 2022 ricorre il doppio anniversario del quarantennale della partita al Sarrià di Barcellona\, stadio che oggi non esiste più\, e del ventennale del debutto dello spettacolo Italia-Brasile 3 a 2.\nLa nuova messa in scena rivisiterà il testo originale\, nuove saranno la regia\, le luci\, le musiche. Il mondo è cambiato\, diverse sono le urgenze\, i vuoti urlano più dei pieni. I tempi sono cupi\, si profila un conflitto sociale durissimo\, il Covid e l’esperienza del lockdown hanno segnato uno spartiacque che rimette in discussione lo stesso dispositivo teatrale\, la sua urgenza\, il suo fine.\nItalia-Brasile 3 a 2 opera su un doppio binario. Il primo è quello della coscienza collettiva\, tramite il ricordo di quell’evento specifico\, la partita del mondiale del 1982\, che segna un atto identitario e comunitario. Il secondo binario è quello della coscienza intima\, ovvero l’operazione privata di scomposizione e ricomposizione dei temi e dei sentimenti affrontati\, rapportandoli al proprio vissuto personale.\nLa partita epica della nazionale contro il Brasile diventa uno strumento liberatorio\, il suo ricordo è intriso di gioia e questo restituisce al dispositivo teatrale il suo ruolo di costituente della coscienza comunitaria. E poi\, c’è qualcosa che appartiene a una dimensione più profonda e misteriosa\, legata a doppio filo con l’essenza del teatro stesso: il rapporto tra i vivi e morti. La presenza di chi non c’è più continua a vibrare da questa parte della vita\, si impone nella memoria\, segna traiettorie nel futuro. A differenza di quando debuttò nel 2002\, sono morti tanti protagonisti di questo lavoro: è morto Paolo Rossi\, è morto Enzo Bearzot\, è morto Socrates\, è morto Valdir Perez\, è morto lo zio Beppe. Eppure\, i loro occhi\, le loro voci\, le loro gesta continuano a ripresentarsi come presenze vive\, scena dopo scena\, parola dopo parola\, gol dopo gol\, schiudendo le porte dell’inesprimibile\, invitando ad abbandonarci al mistero\, permettendoci di scorgere ciò che brilla nel buio e non fa male.\nItalia-Brasile 3 a 2 è un vero e proprio «caso» teatrale. Monologo da sempre in tournée\, portato in giro per i teatri d’Europa\, riesce a passare con l’elegante  velocità di un tiro al volo dai comici microeventi del tinello palermitano a drammatiche partite in cui letteralmente ci si giocava la vita. Intriso di spirito popolare\, grazie ad una sorprendente reinvenzione linguistica che parte dal dialetto palermitano\, il testo è anche un racconto di formazione di commovente umorismo.
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SUMMARY:La casa degli spiriti
DESCRIPTION:“A mia madre\, a mia nonna e alle altre straordinarie donne di questa storia”.\nÈ la dedica che apre il romanzo di Isabel Allende. La casa degli spiriti è un romanzo matriarcale. Le tre donne che rappresentano le diverse generazioni della famiglia sono complesse\, complete e diversissime tra loro.\nClara\, la chiaroveggente\, la figlia Blanca\, l’artista\, e Alba\, che vive la rivoluzione. Accanto a loro molti altri personaggi femminili: nessuna di loro si presenta come un’eroina\, tutte cercano di fare quello che trovano giusto. Ed è proprio da un punto di vista femminile che prende avvio la narrazione in questo monologo\, interpretato da una donna che\, attraverso gli occhi e le voci di altre donne\, racconta la storia di una famiglia. Le vicende si svolgono sullo sfondo politico-sociale del Cile durante gli ultimi decenni del Novecento\, quelli del golpe del generale Pinochet del 1973\, la violenza e il terrore della dittatura militare e la lenta ripresa di una vita normale\, del ritorno della democrazia. A dar voce al monologo è Alba\, che poi si calerà nelle vesti di tutte le donne che\, una generazione dietro l’altra\, le hanno consentito di essere quello che è ora. La loro storia\, circolare ed ereditaria\, è un misto di spiritismo\, realtà e finzione\, amori e crudeltà\, carità e follia: nel loro mondo le bambine nascono con i capelli verdi e le apparizioni siedono a tavola conversando con i mortali. Accanto a quello dei vivi si dispiega il mondo dei morti\, vivi come chi è in vita.\nLa casa degli spiriti è la più intensa creazione artistica di Isabel Allende\, portata con  successo a teatro dal regista Corrado Accordino\, che ne ha curato anche la versione drammaturgica. Questo\, che fu il suo primo romanzo\, all’epoca (1982) fece scalpore\, proiettandola nel gotha della letteratura internazionale\, ma quando lo scrisse\, Isabel Allende lo fece innanzitutto come forma di liberazione personale dal durissimo decennio seguito al Golpe dei militari in Cile (1973). Liberazione con una storia che tiene tutto insieme\, micro e macro politica\, con al centro la storica oppressione del genere femminile.
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SUMMARY:Stelle di Broadway
DESCRIPTION:Stelle di Broadway – questo il titolo dello spettacolo – è nato da un’idea dello stesso Corrado Abbati e intende accompagnare idealmente lo spettatore sui più prestigiosi palcoscenici del mitico distretto dei teatri di New York\, dove i sogni diventano realtà\, dove si può vivere “cantando sotto la pioggia”\, incontrare “My fair lady”\, stringersi “tutti insieme appassionatamente”\, rivedere “Evita” sul suo balcone o lasciarsi trascinare da Ginger e Fred in uno scatenato tip tap… \nLe diverse estrazioni degli interpreti li hanno portati a fondere la propria esperienza specifica con quella degli altri\, creando una ricchezza di intenti\, accenti\, sfumature\, che si riverberano in un’amalgama straordinaria; una sorprendente “performance” dove canto\, ballo\, musica\, si fanno un tutt’uno tipico dell’espressione più alta del “genere” musical. \nEmozioni e divertimento dei grandi Musical che (ri)accendono la voglia di cantare\, ballare\, ridere. Una sferzata di buon umore e di allegria ricreate da un affiatato gruppo di performers immersi in una nuova e coinvolgente dimensione teatrale che vi accompagnerà idealmente sui più prestigiosi palcoscenici di Broadway.
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CATEGORIES:ABBONAMENTO OPERETTA,IN ABBONAMENTO,La Stagione dei Teatri,Operetta
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SUMMARY:La Maria Brasca
DESCRIPTION:In scena La Maria Brasca\, viva e moderna nella lettura di Andrée Ruth Shammah.\nUna storia al femminile disegnata negli anni ‘60 con efficace realismo sociale dal grande drammaturgo Giovanni Testori. Un ritratto indelebile e senza tempo di una donna capace di lottare e di non cedere mai davanti a “sta bestiata che è il mondo”. \nLa Maria Brasca fa la calzettaia in una fabbrica di Niguarda\, periferia milanese\, e – con qualche scandalo per la gente – fa l’amore come gli uomini: senza  problemi. Ma un giorno le capita di innamorarsi di un ragazzotto più giovane di lei\, nullafacente\, un po’ mascalzone che la fa impazzire di passione. Alla Brasca non importa se Romeo la tradisce. Lei sa che quello per Romeo è un amore definitivo e lo difende come una tigre perché vuole da lui cose definitive. \nUn personaggio femminile indimenticabile\, una donna vincente che grida al mondo la potenza della passione e l’amore per la vita vissuta fuori da ogni convenzione: uno stimolo a inseguire i propri sogni e vivere con grande fiducia nel futuro.\nNegli anni ‘60 fu Franca Valeri a farla esistere sul palcoscenico ma poi\, con la mia regia\, per anni è stata il grande successo di Adriana Asti e ora\, nei cento anni dalla nascita di Testori e nella stagione del Cinquantesimo del Teatro Parenti\, ho sentito la necessità di far rinascere “quello” spettacolo\, quello e non un altro perché affascinata da quella volontà di Maria di non cedere\, di difendere tutto ciò che rappresenta la sua vita e non aver paura di parlare di felicità (uno stato\nd’animo così prezioso ma assente nel teatro di Testori e così raro nella drammaturgia contemporanea).\nOggi\, guardando Marina Rocco interpretare l’incantevole limpidezza dei pensieri di Maria e vedendola così vibrante d’infanzia\, di severità sensuale\, di quel fascino che la avvolge senza che lei faccia il minimo sforzo\, a me sembra sia rinato per avere una nuova\, lunga vita. \nAndrée Ruth Shammah
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SUMMARY:Raccontami di domani
DESCRIPTION:Questo spettacolo è un viaggio attraverso l’universo femminile\, spiato dalla serratura del bagno. Il tema è l’amicizia tra due donne. Nel bagno conversano\, si sistemano\, si preparano. Scoprono i cambi dei loro corpi\, si confessano\, si lavano il corpo e l’anima. In questo bagno gli oggetti più umili ci interpellano\, diventano compagni di scena. Il volto dell’amica ci guarda attraverso lo specchio affinché il reale\, rannicchiato ed invisibile ci si riveli come quelle verità che si possono confidare solo in segreto.\n«Dov’è il bagno?» chiediamo con timidezza.\n«In fondo».\n«E la verità?». \n«A volte appare in fondo\, quando due donne si chiudono in bagno. Attraverso il percorso delle vite di due amiche\, Brie crea una poesia scenica sull’essere\ndonna ed il trascorrere del tempo. La proposta é al passo con l’epoca attuale. L’universo femminile occupa il centro della scena. L’Io stabilisce un ponte con il Noi; ciò che é pubblico in connessione con ciò che é privato: é anche un tratto distintivo di questo regista. Un viaggio nelle vite comuni che genera  dentificazione\ned emozioni intense. Niente é fuori dall’ordinario. O tutto lo é\, perché\, come assicura  una delle due donne\, la quotidianità é sacra. Accade qualcosa di speciale con gli oggetti negli spettacoli di Brie\, che inizió la sua vita artistica nella poesia e sembra non separarla mai dal teatro. Il testo di per sé é poetico. Possiede bellezza\, musicalità e ritmo. (…) si crea una poesia scenica sull’essere donna\, il ciclo della vita ed il passare del tempo\, che commuove il pubblico».\nDaniela Yaccar \nCésar Brie nasce a Buenos Aires\, Argentina. Arriva in Italia a 18 anni con la Comuna Baires\, gruppo teatrale di cui è cofondatore. Si separa dalla Comuna nel 1975 e comincia a sviluppare un’arte apolide\, a stretto contatto  con le molte realtà incontrate in una vita passata per scelta in esilio. Nel 1975 crea a Milano il Collettivo teatrale Tupac Amaru. Dal 1981 al 1990 lavora insieme a Iben Nagel Rasmussen nel Gruppo Farfa e poi nel Odin Teatret di Danimarca nelle vesti di autore\, regista e attore. Nel 1991 fonda in Bolivia il Teatro de Los Andes. Con questo gruppo ha creato spettacoli che partono dalla storia o dai classici\, ma calati profondamente nell’attualità: una serie di lavori esemplari destinati a girare il mondo. Oggi Cesar Brie è ancora in Italia come pedagogo\, e come autore/attore.
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LOCATION:Teatro Sociale
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