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SUMMARY:INCONTRIAMO IL JAZZ - Jazz: Musica del mondo
DESCRIPTION:Lezioni concerto rivolte agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado \nLe lezioni concerto proposte dal CDpM per Bergamo Jazz 2024 intendono raccontare una storia del jazz che consente di vivere attraverso un’esperienza attiva\, basata sul fare e ascoltare\, le componenti di questa musica\, rimandando avanti e indietro nel tempo e nelle peculiarità caratteristiche di questa stessa musica. La cantabilità strumentale e vocale di Louis Armstrong si collega all’improvvisazione tematica di Wayne Shorter\, così come il call and response di origine africana (presente anche nel canto liturgico responsoriale) si traduce nella forma AABA di So What di Miles Davis nel disco “cult” Kind of Blue. E ancora\, l’incedere pianistico del ragtime evolve\, in forma figurata\, nei ruoli della sezione ritmica del bebop con Thelonious Monk e Bud Powell al pianoforte. Lo stesso blues feeling dei canti urbani africani-americani dell’Ottocento è presente nel Saltarello di Gianluigi Trovesi così come nel blues di Kansas City di Charlie Parker. \nI musicisti coinvolti nelle diverse esecuzioni strumentali con l’ausilio musicologico di Maurizio Franco e con gli esercizi ritmici e melodici proposti dal vivo da Claudio Angeleri agli studenti\, realizzano un percorso didattico che ripercorre la storia del jazz in un modo nuovo e coinvolgente. Gli incontri si avvalgono della consulenza didattica dell’Associazione Nazionale Scuole Jazz e Musiche Audiotattili. \nIn collaborazione con CDpM EUROPE \nLocandina\nClaudio Angeleri pianoforte\nEmilio Soana tromba\nGabriele Comeglio sax alto e clarinetto\nMarco Esposito basso\nMatteo Milesi batteria\nMaurizio Franco musicologo \nEsempi musicali di\nLouis Armstrong\, Benny Goodman\, Scott Joplin\, Miles Davis\, Charlie Parker\, Thelonious Monk\, Dizzy Gillespie\ne composizioni originali di\nClaudio Angeleri
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SUMMARY:JAZZ EXHIBITION - Another kind of blue
DESCRIPTION:Bergamo Jazz 2024 dedica al fotografo Fabio Gamba\, scomparso nel 2023\, una mostra il cui titolo prende spunto dal capolavoro di Miles Davis Kind of Blue\, giocando con esso e con il significato dell’aggettivo “blue”\, che per la popolazione di lingua anglofona è anche sinonimo di “triste\, melanconico\, giù di corda”. Per questo i musicisti rappresentati nelle foto non sono immortalati nel pieno della performance artistica\, ma in momenti più intimi\, meditativi\, un po’ melanconici. \nNato a Bergamo\, amante della fotografia e della musica\, oltreché del cinema\, particolarmente impressionato dalla geometrica solitudine che traspare dai quadri di Edward Hopper\, Fabio Gamba adorava il bianco che fa da sfondo ai ritratti di Richard Avedon. Socio di Phocus Agency (Agenzia di fotografi di spettacolo) e membro di AFIJ (Associazione Fotografi Italiani di Jazz)\, ha esposto le sue foto in mostre personali e collettive\, documentando fotograficamente diverse edizioni di Bergamo Jazz Festival. Da anni attivo sostenitore e volontario della LIPU Sezione di Bergamo\, ha testimoniato la sua passione per la vita delle cicogne con immagini di grande intensità emotiva. \nLa mostra sarà visitabile dal pubblico nei seguenti giorni e orari:\nMartedì 19 marzo 2024\, ore 18.00-19.00\nMercoledì 20 e Giovedì 21 marzo 2024\, ore 15.00-19.00\nVenerdì 22\, Sabato 23 e Domenica 24 marzo 2024\, ore 15.00-20.30 \nLa mostra è realizzata grazie al sostegno di IMETEC\nIn collaborazione con Fondazione Teatro Donizetti\, SLOU – Estensioni Jazz Club Diffuso\, Associazione Culturale Rest-Art e Novara Jazz\, LIPU – Bergamo\, Phocus Agency\, AFIJ\, Stampe FotoQuaranta – Nembro \nLocandina\n\ndi Fabio Gamba
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SUMMARY:Proiezione del film LOVANO SUPREME
DESCRIPTION:Presentato fuori concorso durante l’edizione 2023 del Festival del Cinema di Locarno\, Lovano Supreme è un lungometraggio nel quale il regista Franco Maresco\, che al mondo del jazz ha dedicato in passato altre sue opere\, propone un ritratto personale e artistico di Joe Lovano\, figura preminente del jazz odierno e attuale Direttore Artistico di Bergamo Jazz. Il film alterna materiale d’archivio e interviste con lo stesso protagonista a sequenze girate in occasione di un soggiorno del musicista americano in Sicilia\, terra natale dei nonni sia paterni che materni\, originari di due paesini della provincia di Messina\, Alcara Li Fusi e Cesarò. Nel film viene sottolineato anche il legame con la musica di John Coltrane\, come evidenzia lo stesso titolo rifacendosi al famoso album A Love Supreme. \nIn collaborazione con LAB80 \nLocandina\n\ndi Franco Maresco\ncon la partecipazione di Joe Lovano
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SUMMARY:DAVE BURRELL piano solo
DESCRIPTION:DAVE BURRELL piano solo \nIl viaggio musicale di Bergamo Jazz 2024 prende avvio con un veterano del piano jazz: nato a Middletown\, Ohio\, il 10 settembre del 1940\, Dave Burrell è strumentista e compositore di riconosciuta statura\, una leggenda vivente degli 88 tasti. Profondamente legato alla tradizione afro-americana (blues\, gospel) e ai suoi maestri (da Jelly Roll Morton a James P. Johnson\, da Duke Ellington a Thelonious Monk e John Coltrane)\, Dave Burrell ha sposato sul finire degli anni Sessanta la causa della new thing\, collaborando con Archie Shepp\, Marion Brown\, Pharoah Sanders\, Sunny Murray\, Albert Ayler\, Grachan Moncur III\, Roscoe Mitchell e altri ancora.  Di quel periodo è anche un suo album dedicato a Giacomo Puccini\, intitolato La Vie de Boheme\, originale rilettura di famose arie del compositore toscano. In seguito ha fatto parte del gruppo 360 Degrees Music Experience e instaurato proficui rapporti collaborativi con il sassofonista David Murray e con il contrabbassista William Parker. Oggi\, Dave Burrell mescola passato e attualità\, inventando pagine musicali con quella libertà di spirito e stile che contraddistingue i jazzisti più autentici. Di recente la Parco della Musica Records ha dato alle stampe Harlem Rhapsody\, fulgido esempio di un pianismo senza tempo che lo stesso autore descrive come «la sintesi della mia musica ed allo stesso momento uno sguardo al futuro». \nLocandina\n\nDave Burrell piano solo
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SUMMARY:SIMONA PARRINELLO - GIANLUCA DI IENNO duo
DESCRIPTION:SIMONA PARRINELLO voce\, live electronics\nGIANLUCA DI IENNO tastiera\n\nInto The Wild Woods è il titolo del concerto del duo formato dalla vocalist Simona Parrinello e dal pianista Gianluca Di Ienno\, ovvero danzare nella musica in un ascolto vivo\, disponibile\, libero e profondo. Un dialogo autentico\, aperto al mistero e all’inaspettato. Un racconto dinamico ed evocativo. Un viaggio alla ricerca dell’essenza\, in una dimensione poetica che porta con sé la tradizione vocale jazzistica\, i colori del jazz europeo\, si apre alla sperimentazione attraverso l’elettronica e accoglie influenze dalla musica classica contemporanea. Centrale è la celebrazione del forte rapporto fra composizione e poetica: dagli haiku della tradizione giapponese ai poemi di Maya Angelou\, Emily Dickinson\, Langston Hughes\, fino ai poemi originali\, la consonanza poetica fra moti umani e natura\, sono strumento di un messaggio universale. \nIngresso gratuito su prenotazione.\nEmail eventi@cooperativacittaalta.it \nLocandina\n\nSimona Parrinello voce\, live electronics\nGianluca Di Ienno tastiera
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LOCATION:Il Circolino di Città Alta
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SUMMARY:DANILO PÉREZ\, JOHN PATITUCCI\, ADAM CRUZ Trio (1° set) / FABRIZIO BOSSO Quartet (2° set)
DESCRIPTION:DANILO PÉREZ\, JOHN PATITUCCI\, ADAM CRUZ Trio\nDANILO PÉREZ pianoforte\nJOHN PATITUCCI contrabbasso\nADAM CRUZ batteria \nTre protagonisti di spicco del jazz contemporaneo in un colpo solo: è la prima reazione che vene spontanea nel vedere uno di fila all’altro i nomi di Danilo Pérez\, John Patitucci e Adam Cruz. E subito dopo viene in mente il formidabile quartetto guidato da Wayne Shorter negli ultimi decenni di carriera\, di cui sono stati membri il pianista e il contrabbassista insieme al batterista Brian Blade. Ed è inevitabile che la fondamentale lezione musicale e di vita del grande sassofonista scomparso nel marzo 2023 emerga anche tra le note del trio con Adam Cruz. \nNato a Panama\, Danilo Pérez è uno dei pianisti più in vista del jazz odierno: nella sua musica trovano un ideale punto di incontro influenze provenienti da Sud America e Africa\, filtrate attraverso una completa padronanza della tastiera. Sensibile alle problematiche che lo circondano\, Danilo Pérez è ambasciatore dell’Unicef e dedica gran parte del suo tempo all’educazione di giovani musicisti. A questo proposito\, è fondatore e direttore artistico del Berklee Global Jazz Institute del Berklee College of Music di Boston. \nAlla sua prima apparizione a Bergamo Jazz\, John Patitucci è nato a Brooklyn nel 1959 e ha iniziato a suonare il basso elettrico all’età di dieci anni\, cimentandosi successivamente con il basso acustico e il pianoforte. La prima notorietà la deve alla collaborazione con Chick Corea\, negli anni della Elektric Band e della Akoustic Band. In seguito\, ha frequentato ambiti stilistici diversi\, sia in chiave acustica che elettrica\, registrando numerosi dischi a proprio nome\, entrando quindi nel quartetto di Shorter. \nNewyorkese\, Adam Cruz è batterista tra i più rinomati di oggi. Ha suonato negli Origin di Chick Corea e ha all’attivo importanti collaborazioni con Tom Harrell\, Joey Calderazzo\, Chris Potter\, Steve Wilson\, Edward Simon\, con la Mingus Big Band e con lo stesso Danilo Pérez. \n\nFABRIZIO BOSSO Quartet\nFABRIZIO BOSSO tromba\nJULIAN OLIVER MAZZARIELLO pianoforte\nJACOPO FERRAZZA contrabbasso\nNICOLA ANGELUCCI batteria \nSia il leader e sia gli altri musicisti che lo costituiscono non hanno certo bisogno di molte presentazioni. Il quartetto di Fabrizio Bosso è\, infatti\, una delle formazioni italiane più rodate e affiatate di sempre: una macchina musicale perfettamente oliata in tutti gli ingranaggi\, capace di percorrere speditamente la strada maestra del jazz con piglio personale e un’energia che ha pochi eguali nel Vecchio Continente come oltre Atlantico. Se al centro c’è inevitabilmente il solismo spumeggiante\, ma all’occorrenza anche ricco di lirismo\, di uno dei più ferrati e brillanti trombettisti che attualmente si possano ascoltare\, anche il resto non è da meno: il pianista italo-inglese Julian Oliver Mazzariello\, il contrabbassista Jacopo Ferrazza e il batterista Nicola Angelucci sono partner più che affidabili\, ben coesi attorno a un’idea di jazz che ha le radici nel passato ma che riflette la vitalità del presente. \nE se è dal vivo che il quartetto di Fabrizio Bosso riesce ad esprimere al meglio le proprie doti tecniche e qualità espressive\, anche su disco trova terreno fertile per lasciare traccia di sé. L’ultimo album del Fabrizio Bosso Quartet\, che ha fatto seguito a We Four registrato nel 2020 all’indomani del primo lockdown\, si intitola We Wonder ed è un sentito omaggio a una delle personalità più iconiche della musica nera\, Stevie Wonder. Lungi dall’apparire una cover band qualsiasi\, il quartetto di Fabrizio Bosso plasma melodie immortali – da “Isn’t she Lovely” e “My Cherie Amour”\, a “Sir Duke” e “Moon Blue” – per farle proprie\, prendendosi quelle legittime libertà che contraddistinguono i jazzisti di razza. \nLocandina\n\n1° set\nDANILO PÉREZ\, JOHN PATITUCCI\, ADAM CRUZ Trio \nDanilo Pérez pianoforte\nJohn Patitucci contrabbasso\nAdam Cruz batteria \n\n2° set\nFABRIZIO BOSSO Quartet \nFabrizio Bosso tromba\nJulian Oliver Mazzariello pianoforte\nJacopo Ferrazza contrabbasso\nNicola Angelucci batteria
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LOCATION:Teatro Sociale
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SUMMARY:MOOR MOTHER - DUDÙ KOUATE duo
DESCRIPTION:MOOR MOTHER voce\, spoken words\, electronics\nDUDÙ KOUATE voce\, african percussion\, water pumpkins drums\, talking drums\, ngoni \nPoetessa\, compositrice\, cantante\, performer\, attivista\, alchimista elettronica\, Moor Mother è uno dei nomi nuovi e più carismatici della attuale scena musicale\, e artistica più in generale\, afroamericana. All’anagrafe Camae Ayewa\, è cresciuta nel Maryland\, ad Aberdeen\, per poi trasferirsi prima a Filadelfia\, dove si è messa in luce esibendosi nella locale comunità musicale underground\, e quindi a Los Angeles\, per insegnare composizione alla Thornton School of Music della University of Southern California. Con il nome d’arte di Moor Mother ha pubblicato il suo album di debutto\, Fetish Bones\, nel 2016\, e da allora si è imposta sia come solista che come componente di gruppi quali gli Irreversible Entanglements e lo storico Art Ensemble of Chicago\, realizzando dischi con Billy Woods\, Mental Jewelry\, YATTA e con i Sons of Kemet di Shabaka Hutchings\, collaborando anche con il gruppo interdisciplinare Black Quantum Futurism. Nella sua musica si colgono elementi diversi\, dal jazz al blues\, dal soul all’hip-hop alla sperimentazione afro-futurista. \nCollaboratore da qualche tempo di Moor Mother è il percussionista Dudù Kouate\, nato in Senegal in una famiglia di griot e da tempo residente a Bergamo. Attivo in numerose formazioni\, nel 2017 è entrato nell’orbita dell’Art Ensemble of Chicago\, dando avvio ad una intensa attività internazionale. \nInsieme\, Moor Mother e Dudù Kouate praticano territori sonori in cui confluiscono i rispettivi background rimodellati nel rispetto reciproco per dar vita a un flusso di idee fortemente condivise. \nLocandina\n\nMoor Mother voce\, spoken words\, electronics\nDudù Kouate voce\, african percussion\, water pumpkins drums\, talking drums\, ngoni
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SUMMARY:ANTONIO FUSCO Trio
DESCRIPTION:MANUELA MAGRINI tastiera\nFERDINANDO ROMANO contrabbasso\nANTONIO FUSCO batteria \nBatterista\, compositore e didatta\, Antonio Fusco\, si è costruito una fama che ha valicato i confini nazionali fino all’Asia (Cina e Giappone). La sua profonda e sfumata conoscenza della batteria lo ha portato a esibirsi in molti ambiti musicali\, dal jazz al rock\, dal funk al pop\, dal blues al jazz d’avanguardia. Fusco ha registrato oltre 45 album come sideman e sei album come leader e co-leader. Le sue ultime uscite discografiche come bandleader includono Peaceful Soul\, in quintetto\, e Sete\, in trio con il pianista Manuel Magrini e con il contrabbassista Ferdinando Romano\, vincitore nel 2020 del Top Jazz di Musica Jazz come “Miglior Nuovo Talento Italiano”. Immerse nelle tradizioni jazzistiche e classiche della musica asiatica\, afroamericana ed europea\, le composizioni di Antonio Fusco combinano strutture armoniche e ritmi complessi con melodie malinconiche e delicate. \nIngresso gratuito su prenotazione.\nTel. 331.2043427 \nLocandina\n\nManuel Magrini tastiera\nFerdinando Romano contrabbasso\nAntonio Fusco batteria
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SUMMARY:JOHN SCOFIELD “Yankee Go Home” (1° set) / MIGUEL ZENÓN Quartet (2° set)
DESCRIPTION:JOHN SCOFIELD “Yankee Go Home” featuring VICENTE ARCHER\, JON COWHERD & JOSH DION\nJOHN SCOFIELD chitarra\nJON COWHERD pianoforte\nVICENTE ARCHER contrabbasso\nJOSH DION batteria \nAlla quinta apparizione a Bergamo Jazz\, sempre con gruppi diversi\, la prima nel 1991 con il quartetto in cui militava Joe Lovano e l’ultima nel 2013 in trio con Larry Goldings e Greg Hutchinson\, John Scofield propone questa volta un suo viaggio personale tra la musica a stelle e strisce. Da qui il nome del quartetto\, che in modo un po’ autoironico ma anche affettuoso gioca con la parola “yankee”. «Questa band suona roots-rock-jazz\, se devo necessariamente definire la musica che suoniamo\, anche se detesto farlo!»\, racconta lo stesso chitarrista originario di Dayton\, Ohio\, «Il concetto è quello di proporre cover di brani rock e folk iconici\, oltre ad alcune mie composizioni scritte partendo da queste musiche. È un modo per riconnettermi con le mie radici di quando ero adolescente\, naturalmente ora intrise dei miei 50 anni di pratica jazzistica». E sui tre partner che lo coadiuvano in questa avventura dice: «Sono musicisti straordinariamente versatili\, capaci anche di interagire tra loro. Insieme esploriamo il rock\, il funk\, il country\, il jazz e ci divertiamo moltissimo a farlo. Sono entusiasta di questa band!». Per dare un’idea\, ecco un po’ dei pezzi che Scofield e i suoi amano suonare: “Old Man” e “Only Love Can Break Your Heart” di Neil Young\, “The Creator Has A Master Plan” di Pharoah Saunders\, uno dei portabandiera dello spiritual jazz\, “Uncle John’s Band” e “Estimated Prophet” dei Grateful Dead\, “Somewhere” di Leonard Bernstein\, “Jesus Children of America” di Stevie Wonder\, “Not Fade Away” di Buddy Holly\, “The Grand Tour” del countryman George Jones. Alcuni di questi brani fanno anche capolino nell’ultimo album registrato da John Scofield per ECM\, Uncle John’s Band\, disco che prende il nome proprio dal celebre brano del gruppo di Jerry Garcia e nel quale compare lo stesso Vicente Archer\, insieme al batterista Bill Stewart. \nA far da collante\, nel disco come dal vivo\, è in ogni caso lo stile inconfondibile\, dalle palpabili venature bluesy\, di uno dei giganti della chitarra jazz di oggi. \n\nMIGUEL ZENÓN QUARTET\nMIGUEL ZENÓN sax alto\nLUIS PERDOMO pianoforte\nHANS GLAWISCHNIG contrabbasso\nDAN WEISS batteria \nSul palcoscenico del Teatro Donizetti ci è già salito una volta\, nel 2010 insieme al San Francisco Jazz Collective\, quando era ancora un talento emergente. Ora Miguel Zenón si presenta nelle vesti di autorevole leader di un rodato quartetto che è tra le punte di diamante della attuale scena del latin jazz\, ma non solo. Nato e cresciuto a San Juan\, capitale di Porto Rico\, Miguel Zenón è oggi\, infatti\, uno dei maggiori contraltisti in circolazione\, nel cui fraseggio fluente si rileva una profonda conoscenza del linguaggio jazzistico\, e nella sua musica c’è un po’ tutto il patrimonio delle musiche d’America. Non a caso uno dei suoi album più riusciti si intitola Música de Las Américas\, a simboleggiare una sintesi tra suoni e ritmi nati in luoghi diversi ma legati da radici comuni. Una musica che\, per usare le parole dello stesso sassofonista\, «si ispira alla storia del continente americano: non solo prima della colonizzazione europea\, ma anche da ciò che è successo da allora in poi\, in una sorta di relazione tra causa ed effetto». Il risultato è un brillante mix che segue un filo rosso «che va da New Orleans al Brasile\, dall’America Centrale all’Africa\, attraverso tutte le epoche\, dalle musiche di tradizione al pop contemporaneo. Quando uno ascolta la mia musica vorrei che fosse trascinato dal ritmo e nello stesso tempo attratto dalla sua modernità armonica e melodica»\, prosegue Zenón\, al cui fianco agiscono tre musicisti di assoluto valore\, il pianista venezuelano Luis Perdomo\, autentico fuoriclasse del latin piano jazz\, il bassista di origine austriaca Hans Glawischnig e il batterista Henry Cole\, anch’egli nativo di San Juan. \nPiù volte nominato ai Grammy e insignito di numerosi riconoscimenti\, Miguel Zenón ha in curriculum numerose collaborazioni che ne attestano ulteriormente la statura: oltre al già citato San Francisco Jazz Collective\, vale la pena ricordare Charlie Haden\, Fred Hersch\, Danilo Perez\, la Village Vanguard Orchestra\, Kurt Elling\, Steve Coleman\, la Mingus Big Band e Bobby Hutcherson. \nLocandina\n\n1° set\nJOHN SCOFIELD “Yankee Go Home” featuring VICENTE ARCHER\, JON COWHERD & JOSH DION \nJohn Scofield chitarra\nJon Cowherd pianoforte\nVicente Archer contrabbasso\nJosh Dion batteria \n\n2° set\nMIGUEL ZENÓN QUARTET \nMiguel Zenón sax alto\nLuis Perdomo pianoforte\nHans Glawischnig contrabbasso\nDan Weiss batteria
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SUMMARY:FILIPPO SALA Trio
DESCRIPTION:ENRICO TERRAGNOLI chitarra\nDANILO GALLO contrabbasso\, basso elettrico\nFILIPPO SALA batteria \nIl batterista Filippo Sala\, uno dei nomi più interessanti delle ultime generazioni di jazzisti bergamaschi\, ha da poco pubblicato il primo album nelle vesti di leader\, Rifugi\, costituito da nove brani che raccontano brevi storie ispirate da persone\, da momenti e da situazioni. Ricordi congelati\, sensazioni tradotte in musica in un momento di necessità espressiva: una scrittura volutamente essenziale\, di carattere minimalista\, nella quale coesistono reminiscenze post-rock\, stravaganti calipso infantili\, rumbe ubriache; il tutto suggellato da coraggiosi e spontanei slanci sonori. L’attitudine verso l’interazione\, la ricerca di un suono e la libertà espressiva\, coesa nella costruzione dei momenti improvvisativi\, sono i cardini del trio nato dall’incontro con due musicisti visionari quali il chitarrista Enrico Terragnoli e il bassista Danilo Gallo. \nIngresso gratuito su prenotazione.\nEmail info@livemusicdieci10.it \nLocandina\n\nEnrico Terragnoli chitarra\nDanilo Gallo contrabbasso\, basso elettrico\nFilippo Sala batteria
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SUMMARY:NAISSAM JALAL "Quest of the Invisible"
DESCRIPTION:NAïSSAM JALAL voce\, flauto\, nay\nCLAUDE TCHAMITCHIAN contrabbasso \nDa diversi anni\, la flautista\, vocalist e compositrice Naïssam Jalal rivela un universo musicale personale e vibrante che\, sia nella sostanza che nella forma\, dà pieno significato alla parola libertà. In una ricerca e una curiosità costantemente rinnovate\, l’artista franco-siriana brilla per la sua virtuosistica capacità di tessere legami tra diverse culture musicali e campi estetici. \nIn questa sua performance\, nella quale è coadiuvata da Claude Tchamitchian\, uno dei migliori contrabbassisti transalpini\, Naïssam Jalal conduce lo spettatore alla ricerca dell’invisibile\, proponendo un repertorio al crocevia tra la musica mistica tradizionale extra occidentale e il jazz di impronta modale\, oscillando tra contemplazione e trance\, silenzio e musica. \nNata a Parigi da genitori siriani\, Naïssam Jalal entra al conservatorio all’età di 6 anni per studiare flauto classico. A 17 scopre l’improvvisazione e\, dopo aver conseguito il diploma\, lascia la Francia alla ricerca delle sue radici. Si stabilisce quindi prima a Damasco e poi al Cairo per studiare con il grande maestro violinista Abdu Dagher. Di ritorno in Francia nel 2006\, incontra il rapper libanese Rayess Bek che accompagnerà in vari paesi europei e del Nord Africa. Dal 2008 si esibisce regolarmente con il suonatore di oud egiziano Hazem Shaheen; dal 2010 in poi Naïssam ha l’opportunità di suonare con i migliori musicisti africani della scena parigina e con anche grandi nomi del jazz internazionale\, come Hamid Drake e Michael Blake\, e del mondo arabo come Noura Mint Seymali\, Aziz Sahmaoui\, Karim Ziad\, Macadi Nahhas\, Khaled Aljaramani e Ahmad Alkhatib. Suona anche con cantanti rap\, da Mike Ladd a Napoleon Maddox al gruppo palestinese Katibeh 5. \nIn collaborazione con ACCADEMIA CARRARA\n \n__________________________________________ \nBiglietti acquistabili presso il circuito dell’Accademia Carrara\nhttps://www.lacarrara.it/visita/informazioni-e-biglietti/ \nCon il biglietto di ingresso al Museo\, sarà possibile assistere al concerto e visitare la collezione permanente durante l’arco della giornata.\nLa riduzione è valida per gli abbonati di Bergamo Jazz 2024. Non si applica il tariffario ordinario del museo. \n  \n  \n  \nLocandina\n\nNaïssam Jalal voce\, flauto\, nay\nClaude Tchamitchian contrabbasso
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SUMMARY:ELINA DUNI & ROB LUFT "Songs of Love and Exile"
DESCRIPTION:ELINA DUNI voce\nROB LUFT chitarra\nKIRIL TUFEKCIEVSKI contrabbasso\nVIKTORr FILIPOVSKI batteria \nOriginaria dell’Albania\, cresciuta in Svizzera dove risiede tuttora\, Elina Duni è tra le voci più intense della nuova scena musicale europea. La sua voce-strumento\, limpida e carezzevole ma nel contempo anche intensa e struggente\, è assolutamente naturale\, libera\, capace di passare da melodie albanesi e kosovare a quelle di altre tradizioni\, anche provenienti dal meridione italiano. A ciò si aggiunge la conoscenza e la pratica del jazz vocale che contribuisce alla definizione di una cifra personale\, ben documentata da vari dischi pubblicati dall’etichetta tedesca ECM\, in due dei quali\, Lost Ships e A Time To Remember\, è all’opera anche il chitarrista inglese Rob Luft\, ormai partner abituale della cantante. \nNata a Tirana\, Elina Duni lascia l’Albania per la Svizzera all’età di dieci anni; il legame con la sua terra di origine rimarrà sempre forte\, trovando nel connubio fra folklore e jazz il punto di partenza di un percorso artistico che via via si intreccerà con molteplici altre culture del bacino mediterraneo e non solo. Elina Duni canta infatti in albanese\, tedesco\, francese\, inglese\, italiano\, portoghese\, armeno\, yiddish e arabo. \nLa collaborazione con Rob Luft\, uno dei nomi nuovi della scena jazzistica britannica\, si snoda tra brani originali e tradizionali\, creando un percorso di canzoni sull’amore e l’esilio: da una parte si dà voce alle problematiche della migrazione e ambientali\, dall’altra si esplora il mondo della canzone da diverse angolazioni\, dalle ballad jazzistiche alla chanson francese\, passando per il folk mediterraneo e statunitense. \nLocandina\n\nElina Duni voce\nRob Luft chitarra\nKiril Tufekcievski contrabbasso\nViktor Filipovski batteria
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LOCATION:Auditorium di Piazza della Libertà
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SUMMARY:RAFFAELE FIENGO Quartet
DESCRIPTION:RAFFAELE FIENGO sax alto\nTHOMAS UMBACA pianoforte\nENRICO PALMIERI contrabbasso\nANTONIO MARMORA batteria \nIl gruppo nasce dall’unione di quattro giovani musicisti dell’area lombarda\, tutti studenti del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Il repertorio del quartetto comprende prevalentemente brani originali del sassofonista Raffaele Fiengo\, fortemente influenzati esteticamente dal jazz della scena contemporanea di New York\, e da rivisitazioni e arrangiamenti di movimenti e sonate provenienti da compositori del ’900\, da Vincent Persichetti a Bèla Bartòk e Arthur Honneger. Oltre al leader merita menzione speciale il pianista Thomas Umbaca\, uno dei nomi nuovi del jazz italiano da tenere in debita considerazione. Ma è nel suo insieme che il quartetto sprigiona un’energia che si combina con sfumature delicate\, in un caleidoscopio sonoro dinamico e trasversale. \nIngresso gratuito fino a esaurimento posti. \nLocandina\n\nRaffaele Fiengo sax alto\nThomas Umbaca pianoforte\nEnrico Palmieri contrabbasso\nAntonio Marmora batteria
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SUMMARY:BOBBY WATSON Quintet (1° set) / FAMOUDOU DON MOYE “Plays Art Ensemble of Chicago” (2° set)
DESCRIPTION:BOBBY WATSON Quintet\nBOBBY WATSON sax alto\nWALLACE RONEY JR tromba\nJORDAN WILLIAMS pianoforte\nCURTIS LUNDY contrabbasso\nVICTOR JONES batteria \nNon è facile trovare un aggettivo che descriva adeguatamente uno come Bobby Watson\, veterano di mille battaglie musicali\, apparso prepotentemente sulle scene sul finire degli anni Settanta\, quando\, dal 1977 e fino al 1981\, ha fatto parte dei Jazz Messengers di Art Blakey. Della band del grande batterista\, considerata l’università del jazz per antonomasia\, è stato anche direttore musicale\, imprimendovi la propria verve e mettendosi in piena luce sia come solista che come compositore. Da allora la sua carriera si è snodata tra svariate altre collaborazioni\, numerose incisioni realizzate nelle vesti di leader\, diverse delle quali realizzate per l’italiana Red Records (Appointment in Milano\, Round Trip\, Love Remains\, tra le altre)\, e formazioni di varia foggia tra cui il notevole 29th Street Saxophone Quartet. Ovunque il sassofonista di Lawrence\, Kansas\, dove è nato nel 1953\, ha lasciato il segno della propria espressività\, forgiata nel solco della più schietta scuola di estrazione boppistica ma tutt’altro che priva di personalità. \nOggi\, superata da poco la soglia dei 70 anni\, Bobby Watson può essere considerato un “classico”\, ma nelle sue vene continua a scorrere un flusso di energia che lo mantiene ai vertici del sassofonismo contemporaneo. \nDel quintetto con il quale si presenta per la prima volta a Bergamo Jazz\, fanno parte musicisti di vasta esperienza come il contrabbassista Curtis Lundy e il batterista Victor Jones\, e giovani talentuosi come il pianista Jordan Williams e il trombettista Wallace Roney Jr\, vero figlio d’arte\, nato dal matrimonio tra i compianti Wallace Roney e Geri Allen. \n\nFAMOUDOU DON MOYE “Plays Art Ensemble of Chicago”\n50th Anniversary: The Bergamo Concert\nFAMOUDOU DON MOYE batteria e percussioni\nMOOR MOTHER voce\, spoken words\, electronics\nEDDY KWON violino\nSIMON SIEGER pianoforte e trombone\nJUNIUS PAUL contrabbasso e basso elettrico\nDUDÙ KOUATE voce\, african percussion\, water pumpkins drums\, talking drum\, ‘ngoni \nEra il 20 marzo del 1974 quando l’Art Ensemble of Chicago tenne al Teatro Donizetti uno dei suoi primi concerti italiani. Un concerto passato alla storia del festival jazz di Bergamo\, ma non solo. Un concerto che ebbe sul pubblico e tra gi addetti ai lavori un effetto dirompente\, provocando animate discussioni i cui echi non sono mai del tutto svaniti\, pur via via mitigati dal trascorrere del tempo. E in concomitanza con la ricorrenza del 50esimo anniversario di quel concerto\, Famoudou Don Moye torna a calcare il palcoscenico del Donizetti per rendere omaggio a coloro con i quali ha condiviso l’esperienza dell’Art Ensemble of Chicago\, a Lester Bowie\, a Joseph Jarman\, a Malachi Favors\, componenti\, insieme a Roscoe Mitchell e allo stesso batterista e percussionista\, di una delle formazioni più longeve e creative dell’intera storia del jazz.  Il tutto nel solco di quel rituale sonoro dal forte potere evocativo che Don Moye ripropone in modo personale reinterpretando e plasmando la musica dell’Art Ensemble attraverso il suo straordinario vissuto e valorizzando il progetto stesso con la presenza e l’apporto di giovani musicisti che hanno abbracciato a loro volta la causa della Great Black Music. La Grande Musica Nera fatta di tante musiche\, jazz\, blues\, reggae\, rock e altro ancora\, partendo dal passato e guardando al futuro. \nIl gruppo allestito da Don Moye per la speciale occasione schiera il bassista Junius Paul\, il violinista Eddy Kwon\, il pianista e trombonista Simon Sieger\, la poetessa e musicista elettronica Camae Aiewa alias Moor Mother e Dudù Kouate\, percussionista\, polistrumentista e griot senegalese che a Bergamo è di casa e che collabora con Don Moye\, sia nell’Art Ensemble che in altri gruppi\, dal 2017. \nLocandina\n\n1° set\nBOBBY WATSON Quintet \nBobby Watson sax alto\nWallace Roney Jr tromba\nJordan Williams pianoforte\nCurtis Lundy contrabbasso\nVictor Jones batteria \n\n2° set\nFAMOUDOU DON MOYE “Plays Art Ensemble of Chicago”\n50th Bergamo Celebration Concert \nFamoudou Don Moye batteria e percussioni\nMoor Mother voce\, spoken words\, electronics\nEddy Kwon violino\nSimon Sieger pianoforte e trombone\nJunius Paul contrabbasso e basso elettrico\nDudù Kouate voce\, african percussion\, water pumpkins drums\, talking drum\, ‘ngoni
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SUMMARY:H-OWL PROJECT
DESCRIPTION:ROSSELLA PALAGANO voce\nNICOLO’ PETRAFESA tastiera\nMATIA PELLEGRINO basso elettrico\nGIOVANNI GRAMEGNA batteria \nH-Owl Project è un quartetto formato da musicisti pugliesi e lucani: quattro mentalità musicali distinte ma affini la cui versatilità permette di esplorare il mondo del jazz moderno contaminato dall’R’n’B\, dal soul\, dall’hip hop e dall’elettronica. Nel 2019 il gruppo ha partecipato alla seconda edizione dell’Onyx Jazz Contest organizzato dall’Onyx Jazz Club di Matera\, aggiudicandosi il primo premio come miglior formazione. Sempre nel 2019 ha preso parte alla Novi Sad Jazz Marathon in Serbia\, mentre l’anno successivo si è esibito all’interno della rassegna Nuoro Jazz. In un brano del primo album firmato H-Owl Project\, Blip\, compare nella veste di ospite Paolo Fresu. \nIngresso gratuito su prenotazione.\nEmail info@livemusicdieci10.it \nLocandina\n\nRossella Palagano voce\nNicolò Petrafesa tastiera\nMatia Pellegrino basso elettrico\nGiovanni Gramegna batteria
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SUMMARY:EMANUELE CISI - SALVATORE BONAFEDE duo
DESCRIPTION:EMANUELE CISI sax tenore\nSALVATORE BONAFEDE pianoforte \nDue artisti\, due voci significative del panorama nazionale ed internazionale nei loro rispettivi strumenti\, che dialogano sul comune denominatore dell’essenza: da qui nasce l’incontro tra il sassofonista piemontese Emanuele Cisi e il pianista siciliano Salvatore Bonafede\, musicisti che sul concetto di essenza hanno basato e sviluppato la loro arte\, in un percorso arricchito da illustri esperienze e collaborazioni nella scena jazz internazionale\, segnatamente quella statunitense. Entrambi hanno infatti assorbito il linguaggio più autentico dei maestri d’oltreoceano facendolo loro\, amalgamandolo con la loro peculiare sensibilità melodica\, restituendolo in forma di jazz originale\, contemporaneo seppur diretto discendente del grande mainstream. Senza mai perdere di vista ciò che per loro ha significato in musica\, ripudiando inutili tecnicismi o dimostrazioni muscolari\, concentrandosi sulla autenticità del loro lessico. Siano composizioni originali\, con cui entrambi hanno impreziosito i propri lavori discografici\, o rivisitazioni di famosi songs\, il loro dialogo sarà basato su una conversazione priva di formalità o convenevoli\, “straight to the point”. \nClasse 1964\, Emanuele Cisi ha in curriculum frequentazioni artistiche che ne attestano il valore: da Nat Adderley a George Cables\, da Clark Terry a Jimmy Cobb\, da Billy Cobham a Jimmy Owens\, da Enrico Rava a Paolo Fresu\, solo per fare qualche nome tra I tanti possibili. Di recente ha coinvolto nel suo album Far Away l’attore Filippo Timi. \nNato a Palermo nel 1962\, Salvatore Bonafede ha avuto modo di registrare dischi insieme a Joe Lovano\, Cameron Brown\, Adam Nussbaum\, Marc Johnson\, Paul Motian\, John Abercrombie e altri. Ha anche inciso due dischi in piano solo: Dream and Dreams e Caro Luca. \nLocandina\n\nEmanuele Cisi sax tenore\nSalvatore Bonafede pianoforte
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LOCATION:Teatro Sant’Andrea
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SUMMARY:FEDERICA MICHISANTI "French Quartet" featuring LOUIS SCLAVIS
DESCRIPTION:LOUIS SCLAVIS clarinetti\nFEDERICA MICHISANTI contrabbasso\nSALVATORE MAIORE violoncello\nMICHELE RABBIA batteria\, percussioni \nFederica Michisanti torna a Bergamo Jazz sull’onda dei brillanti risultati ottenuti nel referendum Top Jazz 2023 del mensile Musica Jazz: prima tra i musicisti dell’anno\, nonché come leader di un proprio gruppo e per il miglior disco\, Afternoons\, quinto album a sua firma. Risultati che consolidano il ruolo preminente della contrabbassista romana nell’ambito del miglior jazz italiano ed europeo del momento\, musicista che da sempre si esprime in modo rigoroso poggiando su doti strumentali e compositive di primissimo ordine\, tanto da catturare anche l’attenzione del trombettista Dave Douglas che l’ha voluta nel quartetto diretto insieme a Franco D’Andrea\, ascoltato anche a Bergamo Jazz 2021. Afternoons si giova invece del sodalizio\, oltre che con Michele Rabbia\, con due personalità di spicco del jazz transalpino\, il clarinettista Louis Sclavis e il violoncellista Vincent Courtois\, sostituito a Bergamo dall’altrettanto valoroso Salvatore Maiore. \nL’album include sette tracce che attingono alla musica colta europea e all’avanguardia jazzistica e hanno varia natura: a volte si tratta di temi accennati che sfociano in improvvisazioni libere\, a volte sono melodie che si adagiano su una linea di basso ripetitiva o sono\nlinee melodiche che si intrecciano formando un’armonia che cambia di continuo. Od ancora sono composizioni che presentano passaggi più aperti in un mirabile intreccio fra scrittura e improvvisazione. In ogni caso si ascolta musica di spessore\, cui offrono prezioso contributo i partner dell’autorevole leader. \nIn collaborazione con FONDAZIONE MIA\n  \nLocandina\n\nLouis Sclavis clarinetti\nFederica Michisanti contrabbasso\nSalvatore Maiore violoncello\nMichele Rabbia batteria\, percussioni
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SUMMARY:ANA CARLA MAZA “Caribe”
DESCRIPTION:ANA CARLA MAZA violoncello e voce\nNORMAN PEPLOW pianoforte\nMARC AYZA batteria\nJAY KALO percussioni \nVoce e violoncello per un’artista che si sta rivelando come uno dei nuovi nomi della scena world. Si chiama Ana Carla Maza ed è cubana: padre cileno\, il sassofonista Carlos Maza\, e madre cubana\, ha iniziato a suonare il violoncello quando aveva 8 anni e ha calcato il palco per la prima volta a L’Avana\, sua città natale\, ad appena 10 anni. A 13 ha preso parte a un album con il progetto Carlos Maza en Familia e a 14 ha suonato in un altro album dal sigillo paterno\, Quererte. Nel 2012 si è trasferita a Parigi per studiare al conservatorio e ha iniziato una carriera solistica che l’ha portata a esibirsi in tutta Europa e incontrare il violoncellista Vincent Segal che è stato per lei fonte di grande ispirazione. Nel 2016 ha pubblicato Solo Acoustic Concert\, interpretando le tradizioni musicali della sua infanzia\, dalla bossa nova brasiliana all’habanera cubana\, e nel 2020 ha dato alle stampe La Flor. Entrambi gli album includono ritmi latini\, brani pop\, armonie jazz e tecnica classica\, così come anche il seguente Bahia\, uscito a febbraio 2022.  L’ultima tappa del viaggio musicale di Ana Carla Maza è rappresentata\, al momento\, da Caribe\, album pubblicato nell’autunno 2023.  Prodotto dalla stessa Ana Carla\, Caribe è il frutto di influenze diverse\, cumbia\, son\, bossa\, samba\, tango\, rumba\, reggae e salsa. I testi\, cantati in francese e spagnolo\, aggiungono al tutto un tocco di sensualità. \n«Nella musica latina\, le donne cantano e gli uomini fanno tutto il resto»\, racconta\, «Io ho invece deciso di affrontare il nuovo disco senza un produttore musicale. Sono arrivata in studio con tutte le partiture\, scritte per un sestetto\, strumento per strumento. Ho un background classico\, posso suonare Brahms o Shostakovich\, la cui musica è complicata. Allora perché non accettare una nuova sfida? Produrre interamente un album ha significato riflettere completamente la mia sensibilità femminile\, il mio desiderio di celebrazione positiva del qui e ora\, di ‘Alegria’». I concerti di Ana Carla Maza trasudano proprio di questo: gioia\, spontaneità e femminilità. \nLocandina\n\nAna Carla Maza violoncello e voce\nNorman Peplow pianoforte\nMarc Ayza batteria\nJay Kalo percussioni
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SUMMARY:ABDULLAH IBRAHIM piano solo (1° set) / MODERN STANDARDS SUPERGROUP (2° set)
DESCRIPTION:ABDULLAH IBRAHIM piano solo\nABDULLAH IBRAHIM pianoforte \nTorna a Bergamo\, a distanza di quasi 50 anni dalla prima precedente esibizione\, uno dei simboli della musica sudafricana e della lotta contro l’Apartheid a suon di musica. Nato a Città del Capo il 9 ottobre del 1934\, Abdullah Ibrahim\, che all’epoca era noto con il nome di Dollar Brand\, suonò al Teatro Donizetti la prima sera dell’edizione 1975 del festival conquistando il pubblico con quella forza evocativa che anche oggi pervade la sua musica. \nLa sua biografia è illuminante del percorso artistico e umano di cui il pianista è stato protagonista. Emerso alla fine degli anni Cinquanta prima con un proprio trio e poi con i Jazz Epistles\, formazione seminale del jazz sudafricano di cui faceva parte tra gli altri anche il trombettista Hugh Masekela\, scelse poi la via dell’esilio prima in Europa e poi negli Stati Uniti per sfuggire alla discriminazione razziale nel suo Paese. Tra i primi ad accorgersi del suo talento e della profondità della sua musica fu Duke Ellington. Gli anni Sessanta e quindi il decennio successivo\, grazie anche ad album quali Ancient Africa e African Piano\, lo consacrarono tra le figure preminenti del jazz del periodo. Posizione mantenuta anche successivamente alla guida di gruppi come gli Ekaya. Rientrato in Sudafrica nel 1990\, su invito di Nelson Mandela dopo la sua scarcerazione\, Abdullah Ibrahim non è venuto mai meno al suo ruolo di vessillo di una musicalità profondamente legata alle proprie radici e portatrice di messaggi universali. \nAnche in un album recente come Solotude del 2021 si coglie infatti appieno la poetica di un musicista di rara sensibilità. \n\n\nMODERN STANDARDS SUPERGROUP featuring ERNIE WATTS\, NIELS LAN DOKY\, FELIX PASTORIUS\, HARVEY MASON\nERNIE WATTS sassofoni\nNIELS LAN DOKY pianoforte\nFELIX PASTORIUS basso elettrico\nHARVEY MASON batteria \nUn autentico supergruppo: come recita la stessa intestazione\, non si può definire altrimenti il quartetto che schiera quattro carismatiche personalità come Ernie Watts\, Niels Lan Doky\, Felix Pastorius e Harvey Mason. Un vero poker d’assi\, detto in altre parole\, ideato nel 2022 (con Bill Evans al sax e Darryl Jones al basso) in occasione di un tour dal quale verrà poi tratto un album nel quale figurano\, oltre a composizioni originali\, riletture di brani di disparata provenienza\, a testimonianza di dove va a parare il concetto di modernità espresso dal quartetto\, da “Smells Like A Teen Spirit” dei Nirvana a “Black Hole Sun” dei Soundgarden\, da “Dancing Barefoot” di Patti Smith a “Jean Pierre” di Miles Davis. \nErnie Watts\, il più anziano dei quattro\, classe 1945\, è uno dei sassofonisti più richiesti sia in ambito jazz che rock e pop: ha militato nel mirabile Quartet West di Charlie Haden\, con il quale si è esibito a Bergamo Jazz nel 2000\, e nella GRP All Stars Big Band\, oltre ad aver suonato in tour con I Rolling Stones e registrato con Frank Zappa (The Grand Wazoo)\, Earth Wind & Fire\, Stanley Clarke\, Carole King\, Glenn Frey\, Steely Dan\, Joe Cocker e un’infinità di altri artisti. \nDi due anni più giovane è Harvey Mason\, roccioso ma dinamico batterista il cui nome rimanda direttamente agli Headhunters di Herbie Hancock e all’album omonimo del 1973\, uno dei capolavori del jazz-funk. Ma ha anche fatto parte dei Fourplay e svolto anch’egli un’intensissima attività di sideman. \nNativo di Copenaghen\, Niels Lan Doky vanta innumerevoli collaborazioni con nomi altisonanti del jazz d’oltre oceano\, da John Scofield a Pat Metheny\, da Joe Henderson a Micheal Brecker\, da Ray Brown a Charlie Haden. \nFelix Pastorius è figlio dell’indimenticato e indimenticabile Jaco\, “il più grande bassista del mondo”: dall’illustre padre ha ereditato la capacità di muoversi in contesti musicali diversi\, ma il talento è tutta farina del suo sacco. Oltre ad essere frontman degli Hipster Assassins\, Felix si è prodotto accanto a stelle come Bobby McFerrin e ha fatto parte degli Yellowjackets. \nLocandina\n\n1° set\nABDULLAH IBRAHIM piano solo \nAbdullah Ibrahim pianoforte \n\n2° set\nMODERN STANDARDS SUPERGROUP\nfeaturing ERNIE WATTS\, NIELS LAN DOKY\, FELIX PASTORIUS\, HARVEY MASON \nErnie Watts sassofoni\nNiels Lan Doky pianoforte\nFelix Pastorius basso elettrico\nHarvey Mason batteria
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LOCATION:Teatro Donizetti
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SUMMARY:INCONTRIAMO IL JAZZ - Tutti quanti voglion fare jazz
DESCRIPTION:Lezione concerto rivolta agli studenti delle scuole primarie \nL’incontro propone agli alunni delle scuole primarie i concetti base dell’improvvisazione jazz attraverso la vocalità e il ritmo. Sul palco il coro gospel delle classi quinte della scuola primaria Diaz\, nato all’interno di un laboratorio tenuto nei mesi precedenti dagli esperti del CDpM e diretto da Gabriele Capitanio\, si esibisce accanto a un gruppo di musicisti jazz tra cui spicca il trombettista Emilio Soana\, già prima tromba dell’orchestra della RAI di Milano. \nIl repertorio propone alcuni classici del jazz e del gospel come Amazing Grace\, When the saints go marchin in\, brani del repertorio disneyiano come Crudelia Demon e composizioni di Duke Ellington\, tra cui Come Sunday. I ragazzi e le ragazze sono coinvolti nelle esecuzioni strumentali con alcuni riff melodici eseguiti secondo la tecnica del call and response e alcuni elementi ritmici che si inseriscono nell’arrangiamento strumentale e corale proposto sul palco. Le partiture e gli arrangiamenti\, appositamente realizzati per ensemble scolastici\, vengono distribuiti ai docenti per essere poi utilizzati come materiale didattico in classe. \nIn collaborazione con CDpM EUROPE \nLocandina\n\nCoro Gospel della scuola primaria dell’IC Santa Lucia di Bergamo\ndiretto da Gabriele Capitanio\nEmilio Soana tromba\nClaudio Angeleri pianoforte\nPaola Milzani voce\nGabriele Comeglio sax alto e soprano\nMarco Esposito basso\nMatteo Milesi batteria
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SUMMARY:I Legnanesi: 7°... Non rubare
DESCRIPTION:Un nuovo spettacolo per riabbracciare ancora una volta le decine di migliaia di spettatori che aspettano di anno in anno di trascorrere due ore spensierate con la famiglia Colombo – Antonio Provasio (Teresa)\, Enrico Dalceri (Mabilia)\, Italo Giglioli (Giovanni) – gli altri personaggi del cortile e gli sfavillanti boys.\nIl nuovo titolo per la stagione 2023-2024 è già promessa di divertimento assicurato\, con la comicità e la tradizione de I LEGNANESI alle prese con un comandamento quanto mai attuale.\nCrescere in una famiglia tradizionale di sani e autentici principi oggigiorno è una grande fortuna: lo sa bene Mabilia che\, consapevole di questo privilegio\, partecipa a un concorso di beneficenza aggiudicandosi “l’adozione temporanea” di un ragazzo problematico\, ma dal carattere incredibilmente travolgente. Ed è proprio così che Carmine entra a far parte della famiglia Colombo\, travolgendo tutti…\nIl compito di Teresa e Giovanni sarà quello di reinserire il ragazzo in società fornendogli le basi solide e i principi morali essenziali per vivere onestamente\, mentre quello di Mabilia di vestire i panni di “sorella maggiore”.\nMa si sa che le abitudini (anche quelle malsane\, purtroppo!) sono dure a morire e\, per colpa di una bravata commessa da Carmine\, nella seconda parte dello spettacolo i tre Colombo si ritroveranno catapultati in un’aula di tribunale a “discolparsi” per qualcosa che non hanno commesso\, soprattutto il nostro Giovanni che\, con grande felicità di Teresa\, rischierà addirittura la galera!\nMa\, quando tutto sembrerà degenerare senza via di uscita\, la situazione si trasformerà\, portando lo spettatore a riflettere sul 7° comandamento.\nUn testo scritto da Mitia Del Brocco che\, ogni anno\, unisce magistralmente tradizione e innovazione in costante equilibrio come in questo nuovo spettacolo\, in cui il connubio fra i profumi del tradizionale cortile e le ispirazioni tratte dalla serie di enorme successo “Mare fuori” lasceranno sbalorditi\, portando gli spettatori dentro a uno spettacolo divertente\, brillante e spassoso come solo I LEGNANESI sanno fare!\nLa nuova storia della Famiglia Colombo\, la più divertente d’Italia\, sarà accompagnata da sfavillanti scenografie e maestosi quadri musicali curati da Enrico Dalceri\, mentre la regia dello spettacolo\, come da tradizione\, sarà affidata all’indiscussa professionalità di Antonio Provasio. \nLocandina\n\ntesto Mitia Del Brocco\nregia Antonio Provaso\nscenografie\, costumi e musiche Enrico Dalceri\ncoreografie Valentina Bordi \nDirettore Artistico Sandra Musazzi\nDirettore di Produzione Enrico Barlocco \nUna produzione Chi.Te.Ma.
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SUMMARY:Il Teatro Donizetti per la Giornata Mondiale del Teatro
DESCRIPTION:Orari:\nOre 18.00 laboratorio\nOre 19:30 incursione teatrale sul Sentierone\nLa partecipazione è gratuita.\nIscrizione obbligatoria entro il 22 marzo cliccando QUI \nLaboratorio teatrale per giovani e adulti finalizzato alla realizzazione di una performance collettiva\nCon Silvia Briozzo \nUn laboratorio durante il quale chiunque\, con o senza esperienza\, possa lavorare su un testo teatrale condiviso\, coadiuvato da Silvia Briozzo\, attrice e regista\, per arrivare ad una performance corale fuori dagli spazi del Teatro Donizetti.
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SUMMARY:Realizzazione di una ghirlanda pasquale
DESCRIPTION:Ore 15.00 – 17.00\nCosto: 20 Euro (comprensivo di materiale)\ndi Paola Rivolta\nEtà: 7/11 anni\n \nFesteggiamo l’inizio della primavera realizzando una coloratissima ghirlanda pasquale tutta di carta!\nArmati di forbici e colla\, giocheremo con la carta colorata lasciandoci ispirare dalla natura… con un pizzico di fantasia!
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SUMMARY:PFM canta De André Anniversary
DESCRIPTION:Quarantacinque anni dopo il tour “Fabrizio De André e PFM in concerto”\, la prog band più famosa al mondo torna sui palchi di tutta Italia con “PFM canta De André Anniversary”\, un tour per celebrare il fortunato sodalizio con il cantautore genovese e riproporre una serie di concerti dedicati a quell’evento. Per rinnovare l’abbraccio fra il rock e la poesia\, alla scaletta originale saranno aggiunti anche brani tratti da “La buona Novella”\, completamente rivisitati dalla band.  \n“PFM canta De André – Anniversary” avrà sul palco una formazione spettacolare\, con tre ospiti d’eccezione: Flavio Premoli (fondatore PFM) con l’inconfondibile magia delle sue tastiere\, Michele Ascolese\, chitarrista storico di Faber e Luca Zabbini\, leader dei Barock Project. \n  \nFabrizio disse: «La nostra tournée è stata il primo esempio di collaborazione tra due modi completamente diversi di concepire e eseguire le canzoni. Un’esperienza irripetibile perché PFM non era un’accolita di ottimi musicisti riuniti per l’occasione\, ma un gruppo con una storia importante\, che ha modificato il corso della musica italiana. Ecco\, un giorno hanno preso tutto questo e l’hanno messo al mio servizio…». \nLocandina\nPFM Premiata Forneria Marconi \nspecial guest Flavio Premoli\ncon Michele Ascolese e LucaZabbini \nproduzione D&D Concerti\nin collaborazione con  Ventidieci \nPFM - Premiata Forneria Marconi\nPFM – Premiata Forneria Marconi ha uno stile unico e inconfondibile che combina la potenza espressiva della musica rock\, progressive e classica in un’unica entità affascinante. Nata nel 1970 (discograficamente nel 1972)\, la band ha guadagnato rapidamente un posto di rilievo sulla scena internazionale\, che mantiene tutt’oggi. Nel 2016 la prestigiosa rivista inglese “Classic Rock” UK ha posizionato PFM – Premiata Forneria Marconi al 50esimo posto tra i 100 migliori artisti più importanti del mondo\, mentre “Rolling Stone” UK ha inserito l’album “Photos of ghost” al 19esimo posto tra i dischi più importanti della musica progressive. Nel 2018 ha ricevuto a Londra il prestigioso riconoscimento come “International Band of the year” ai Prog Music Awards UK\, mentre nel 2019 la rivista inglese “PROG UK” nomina Franz Di Cioccio tra le 100 icone della “musica che hanno cambiato il nostro mondo” (unico musicista del mondo latino).
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SUMMARY:Danza che ti Pasqua!
DESCRIPTION:Ore 9:30-11 e 11:15-12:45\nCosto: 20 Euro (comprensivo di materiale)\nLaboratorio creativo tra arte e danza: i fiori futuristi\ndi ABC Allegra Brigata Cinematica\nConduzione Macchetta Sarah e Alessandro Nosotti\nEtà: 5/10 anni \nUn laboratorio dinamico e colorato per festeggiare la primavera e la Pasqua. Prendiamo spunto dalla flora creata dai futuristi per divertirci tra arte e danza.\nI bambini potranno immaginare e creare nuovi fiori futuristi\, disegnando forme con le punte o arrotondati\, con contorni dentellati o lisci\, con le superfici bucherellate\, forme allungate\, di ogni colore\, che si vedono soltanto di notte\, che amano stare con gli altri o che preferiscono la solitudine.\nOsserveremo\, poi\, come ogni movimento del corpo crea disegni nello spazio\, attraverso linee rette\, spezzate o curve e sperimentare come l’unione di più movimenti può disegnare figure che alimentano la fantasia e l’ideazione dei nostri elementi floreali.\nE alla fine costruiremo un magico giardino in cui le nostre creazioni potranno prendere vita nel gioco di relazione con gli altri\, la musica e lo spazio.
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SUMMARY:The magical music of Harry Potter live in concert
DESCRIPTION:The Magical Music of Harry Potter live in concert\n\n\nI film di Harry Potter sono alcuni dei film di maggior successo nella storia del cinema. La pluripremiata colonna sonora ora arriva come una serata di concerto unica. Un ospite speciale dei film\, solisti famosi\, un coro e un’orchestra eseguiranno la magica musica di Harry Potter. I visitatori vivranno i momenti musicali più significativi di Harry Potter. \nIl programma include le colonne sonore dei film composte da John Williams\, vincitore di cinque premi Oscar\, Patrick Doyle\, Nicolas Hooper e Alexandre Desplat\, vincitore di un premio Oscar. Sarà inclusa anche la migliore musica tratta da “Harry Potter e la maledizione dell’erede”\, che ha ricevuto numerosi premi a Londra e New York\, essendo lo spettacolo di maggior successo al mondo. \nLa serata sarà per il pubblico un concerto indimenticabile. Divertimento\, buon umore e un tocco di magia saranno gli ingredienti di questa serata. Sarà un viaggio musicale in un mondo magico\, fatto di amicizia\, avventura\, amore e coesione nel pericoloso mondo dei maghi. Il pubblico si immergerà in un mondo incantato grazie all’utilizzo della più avanzata tecnologia di luce\, suono e messa in scena laser\, creando un’atmosfera unica che lascerà il pubblico a bocca aperta. Gli effetti visivi e magici faranno battere i cuori di tutti i fan di Harry Potter un po’ più velocemente. \nLA MUSICA \n\nIl pubblico potrà sperimentare la migliore musica tratta da Harry Potter\, proveniente da tutti e otto i film e dalle opere musicali scritte da quattro talentuosi compositori. John Williams (Star Wars\, ET\, Indiana Jones\, Jurassic Park) ha composto la musica per i primi tre film\, inclusi il famoso “Hedwig’s Theme“\, il leitmotiv dei film di Harry Potter\, e “Double Trouble” – il classico motivo di Hogwarts con un coro di bambini\, così come il divertente “Aunt Marges Waltz” e “Witches\, Wands and Wizards“. Brani come “Hogwarts Hymn” di Patrick Doyle\, dal quarto film di Harry Potter\, porteranno il pubblico nel mondo misterioso e oscuro del Torneo Tremaghi. Nicholas Hooper ha composto “L’addio di Silente” per il quinto e il sesto film di Harry Potter\, contribuendo a sviluppare e arricchire la musica di Harry Potter. Infine\, Alexandre Desplat\, compositore delle ultime due opere della serie cinematografica\, ha creato un’esperienza finale e musicale grandiosa e indimenticabile\, con brani come “Lily’s Theme“.
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SUMMARY:The Music of Hans Zimmer & Others - A Celebration of Film Music
DESCRIPTION:The Music of Hans Zimmer & Others – A Celebration of Film Music\n\nLa straordinaria e migliore musica di pellicole come  Dune\, James Bond\, Pirati dei Caraibi\, Re Leone\, Il Gladiatore\, Inception\, Interstellar e molti altri successi internazionali in un affascinante concerto  con un’orchestra da film\, coro\, solisti\, un ospite speciale e selezionati frammenti cinematografici.
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SUMMARY:NOMADI Sessanta - Live Tour 2024
DESCRIPTION:NEL 2023 I NOMADI FESTEGGIANO I 60 ANNI DI MUSICA \n  \nI Nomadi\, festeggiano i 60 anni di musica\, concerto organizzato da Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci. È la band più longeva in Italia e prima di loro\, al mondo\, solo i Rolling Stones. Sono i primi anni 60 quando tra Modena e Reggio Emilia Beppe Carletti e Augusto Daolio decidono di formare una loro band. L’esordio avviene nel 1963. Il nome NOMADI fu scelto un po’ per caso ma ne ha caratterizzato lo spirito: le tappe dei loro interminabili Tour toccano dai piccoli paesi ai grandi palchi delle maggiori città italiane senza distinzione. Ad oggi il gruppo emiliano discograficamente conta 52 lavori\, fra dischi in studio\, live e raccolte per un totale oltre 15.000.000 di copie vendute. Sono oltre cento i fan club sparsi in tutta Italia e ancor più Cover Band riconosciute. Il loro è un pubblico transgenerazionale. Da sempre la musica è stata coniugata all’impegno umanitario ed ha visto i Nomadi promotori di tantissime iniziative di solidarietà in Italia e nel mondo. 
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SUMMARY:Abitare la voce
DESCRIPTION:Incontri singoli\n4 aprile ore 18:30-19:30\n11 aprile ore 18:30-19:30 \nCosto: 10 euro a incontro \nLaboratorio di canto per adulti/e\ndi Alessandra Giolo \nUn percorso di esplorazione della propria voce e delle sue potenzialità espressive all’interno di un contesto di gruppo. Il canto è un’attività liberatoria\, dona vitalità\, permette di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni\, è fonte di gioia e benessere.\nOgni laboratorio termina con una breve incursione canora nel Sentierone.
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DESCRIPTION:Opα\, la prima produzione della società Room to Rent\, pone le basi per un approccio artistico che si nutre inizialmente di un’esplorazione dell’identità che attinge alle origini – geografiche\, identitarie\, di genere – ma che è anche attratto da un rapporto diretto con il pubblico durante la performance\, permettendo all’interazione con il pubblico di essere immediata e integrando l”inatteso’ nel discorso\, sfumando così i confini tra realtà e finzione. Il piacere che guida la performance\, l’intuizione e la necessità come base creativa hanno tutti guidato l’autorialità scenica da cui Mélina Martin ha gradualmente creato la propria produzione. La figura di Elena mette in gioco la questione della bellezza. I vari testi\, scritti nel corso dei millenni\, le  conferiscono un carattere ambiguo\, la sua\nstoria è a volte oscura\, a volte contraddittoria.\nÈ stata presa con la forza da Paride? O ha ceduto all’amore a prima vista? È manipolata o manipolatrice? Attiva o passiva? Pura o puttana? Felice o infelice?\nSolo una cosa è certa: Hélène è bellissima. Attraverso lei voglio mettere in discussione\, sul palcoscenico\, il potere dell’aspetto fisico.\nUno dei punti di forza di Hélène sul palco è quello di giocare con i pensieri dello spettatore. Dicendo “Sono la donna più bella del mondo”\, la sua immaginazione è subito collegata. Fingendo di incarnare la sua fantasia\, creo delle aspettative. Poi spingo il cliché un po’ oltre\, rivelando la sua mostruosità. Le aspettative vengono deluse\, lo spettatore è fuorviato. Il mio legame più diretto con la figura di Elena deriva dalle mie origini. Anch’io sono greca. Greca per metà. Amo la Grecia e amo il mio lato greco\, che mi nutre tanto sul palco quanto nella vita. È dalla “mia Grecia” che attingo la solarità e la gioia di vivere. Mi spinge sul palco. Per altri sembra che recitino con coraggio\, io faccio appello alla mia Grecia. Attingo dai miei ricordi\, dalla mia musica\, dai miei incontri\, dalla mia famiglia\,\ndalle risorse\, dalla sensibilità\, dai modi di fare le cose\, di comprendere e risolvere. Li uso come motori della recitazione\, come materiale teatrale.\nLa mia Grecia costituisce un materiale vivente e gioioso da cui posso attingere e che arricchisce la mia pratica attoriale. Ma è come esule dal mio paese del cuore che arrivo ad apprezzarlo nella sua interezza. Esiliata come Elena a Troia per dieci anni\, prima di essere riportata a Sparta. Anche lei è stata sopraffatta dalla nostalgia? \nLocandina\n\ndi e con Mélina Martin\ncollaborazione artistica Jean-Daniel Piguet \nluci Leo Garcia\nproduzione Compagnie Room To Rent\ncoproduzione Arsenic – centre d’art scénique contemporain\, PREMIO – prix d’encouragement pour les arts de la scène \nSPETTACOLO IN LINGUA ORIGINALE SOVRATITOLATO IN ITALIANO \nDurata 50′ senza intervallo
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LOCATION:Teatro Sociale
CATEGORIES:Altri Percorsi,La Stagione dei Teatri
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