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SUMMARY:Rigoletto
DESCRIPTION:Rigoletto è un’opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave\, tratta dal dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse (“Il re si diverte”).\nCon Il trovatore (1853) e La traviata (1853) forma la cosiddetta “trilogia popolare” di Verdi. \nCentrato sulla drammatica e originale figura di un buffone di corte\, Rigoletto fu inizialmente oggetto della censura austriaca. La stessa sorte era toccata nel 1832 al dramma originario Le Roi s’amuse\, bloccato dalla censura e riproposto solo 50 anni dopo la prima. Nel dramma di Hugo\, che non piacque né al pubblico né alla critica\, erano infatti descritte senza mezzi termini le dissolutezze della corte francese\, con al centro il libertinaggio di Francesco I\, re di Francia. Nell’opera si arrivò al compromesso di far svolgere l’azione alla corte di Mantova\, a quel tempo non più esistente\, trasformando il re di Francia nel duca di Mantova. \nIl 3 giugno 1850 Verdi scriveva a Piave: «In quanto al titolo quando non si possa tenere Le roi s’amuse\, che sarebbe bello… il titolo deve essere necessariamente La maledizione di Vallier\, ossia per essere più corto La maledizione. Tutto il soggetto è in quella maledizione che diventa anche morale. Un infelice padre che piange l’onore tolto alla sua figlia\, deriso da un buffone di corte che il padre maledice\, e questa maledizione coglie in una maniera spaventosa il buffone\, mi sembra morale e grande\, al sommo grande». La decisone finale sul titolo cadde sul nome del protagonista\, cambiandolo da Triboletto\, traduzione “letterale” dell’originale Triboulet\, a Rigoletto (dal francese rigoler\, che significa scherzare). \nIntenso dramma di passione\, tradimento\, amore filiale e vendetta\, Rigoletto non solo offre una combinazione di ricchezza melodica e potenza drammatica\, ma pone lucidamente in evidenza le tensioni sociali e la subalterna condizione femminile in una realtà nella quale il pubblico ottocentesco poteva facilmente rispecchiarsi.[senza fonte] Dal punto di vista musicale abbiamo\, fin dal preludio\, il ripetersi costante del tema della maledizione\, tramite la ripetizione della nota Do in ritmo doppio puntato. \nLocandina\n\nOpera in tre atti. Musica di Giuseppe Verdi.\nLibretto di Francesco Maria Piave\, tratto dal dramma di Victor Hugo Le roi s’amuse.\nPrima rappresentazione: Venezia\, Teatro La Fenice\, 11 marzo 1851. \nPersonaggi e Interpreti \nRigoletto / Giuseppe Altomare\nIl Duca di Mantova / Paride Cataldo\nGilda / Bianca Tognocchi\nSparafucile / Mattia Denti\nMaddalena / Victória Pitts\nGiovanna e La Contessa di Ceprano / Cecilia Bernini\nIl Conte di Monterone / Baopeng Wang\nMarullo / Lorenzo Liberali\nMatteo Borsa / Raffaele Feo\nIl Conte di Ceprano / Graziano Dallavalle\nPaggio della Duchessa / Da definire (coro)\nUsciere di Corte / Da definire (coro)  \ndirettore Alessandro D’Agostini\nregia Matteo Marziano Graziano  \nscene Daniela Zorrozua Cantillo\ncostumi Laurent Pellissier\nluci Cristian Zucaro \nMaestro del coro Massimo Fiocchi Malaspina \nCoro di OperaLombardia\nOrchestra I Pomeriggi Musicali \n coproduzione Teatri di OperaLombardia \n Nuovo allestimento \n\nDurata 2 ore compreso intervallo
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SUMMARY:Giovanni Allevi Piano Solo Tour
DESCRIPTION:IL RITORNO SUL PALCO DEL MAESTRO GIOVANNI ALLEVI\nIl compositore e pianista sta affrontando con determinazione una lunga fase di recupero per tornare in scena con il suo emozionante pianoforte.  \nGiovanni Allevi\, compositore e pianista\, da un anno combatte la sua più grande battaglia: la lotta contro il mieloma multiplo diagnosticatogli a giugno 2022.\nAttraverso i canali social ufficiali ha costantemente dato aggiornamenti rispetto al suo stato di salute\, esprimendo profonda gratitudine verso le centinaia di migliaia di follower che aspettano di rivivere la coinvolgente atmosfera dei suoi concerti pianistici e che sono in attesa di rivedere il “filosofo del pianoforte” per emozionarsi ancora con le sue note romantiche ed il suo tocco inconfondibile.\nPer venire incontro alle tante richieste sono state già annunciate alcune nuove date di concerto in pianoforte solo\, mentre altre non sono mai state annullate nell’anno passato\, perché molti fan hanno tenuto ben stretto il loro biglietto\, dimostrando ancor di più l’enorme affetto per l’artista. \nGIOVANNI ALLEVI \nGiovanni Allevi\, compositore e pianista di fama internazionale\, è responsabile di un profondo rinnovamento della musica colta\, riportando l’arte della composizione all’attenzione delle nuove generazioni. È diplomato in Pianoforte e in Composizione ed è laureato in Filosofia con la tesi “Il vuoto nella Fisica Contemporanea”.\nHa calcato i palchi delle più importanti sale da concerto del mondo\, dalla Carnegie Hall di New York al Teatro alla Scala di Milano\, fino all’Auditorium della Città Proibita di Pechino. Grazie al suo impegno intellettuale\, è punto di riferimento filosofico sui concetti di innovazione e analisi del cambiamento.\nIl suo ultimo libro è intitolato “Le regole del Pianoforte – 33 note di musica e filosofia per una vita fuori dall’ordinario” (Ed. Solferino).\nNumerose sono le tesi di laurea a lui dedicate. Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici e culturali\, è Stella d’Oro al Valor Mozartiano\, Premio Falcone e Borsellino\, ed Ambassador di Save the Children\, in prima linea nella difesa dei diritti dei più piccoli. Ha ricevuto apprezzamenti di stima da Papa Benedetto XVI\, Papa Francesco\, dal Premio Nobel Mikhail Gorbaciov. L’Agenzia Spaziale Americana NASA gli ha intitolato un asteroide: giovanniallevi111561. È autore e conduttore di un’innovativa e pluripremiata docuserie in onda su Rai Play: “Allevi in the jungle”. Dalle note dell’ultimo singolo “Our Future” dedicato al Pianeta\, è partita la collaborazione del compositore con Earth Day European Network\, che lo vede coinvolto come Ambassador della più importante iniziativa green dedicata alla Terra. Il Maestro Allevi è stato insignito del titolo di Ambassador per il suo ruolo di divulgatore presso i giovani\, grazie al suo impegno intellettuale e al suo talento artistico espressione di un linguaggio universale.
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SUMMARY:Giuseppe Giacobazzi: Il Pedone
DESCRIPTION:ATTENZIONE\nRinvio spettacolo di Giuseppe Giacobazzi Il Pedone\n22 maggio 2024 | Teatro Donizetti Bergamo\nA seguito della proiezione della finale di Europa League tra Atalanta e Bayern Leverkusen\, prevista mercoledì 22 maggio\, e all’installazione di due maxi schermi nelle vie adiacenti il Teatro Donizetti\, uniti ai divieti emessi dal Comune di Bergamo per il transito e il parcheggio nelle medesime vie e nelle vie confinanti\, gli organizzatori – unitamente all’agenzia di Giuseppe Giacobazzi – hanno convenuto di posticipare la data prevista per questo mercoledì a GIOVEDÌ 16 GENNAIO 2025\, sempre al Teatro Donizetti di Bergamo e sempre con inizio alle ore 20.30.\nCiò a seguito della considerazione che le disposizioni di cui sopra comporterebbero enormi difficoltà da parte del pubblico pagante nel poter raggiungere il Teatro Donizetti per assistere allo spettacolo.\nI biglietti emessi per lo spettacolo di mercoledì restano validi anche per la nuova data; eventuali rimborsi possono essere richiesti entro e non oltre venerdì 7 giugno 2024 presso i medesimi luoghi o siti in cui sono stati acquistati. Dopo tale data non potranno più essere emessi rimborsi.\n\nBiglietti acquistati sul sito TicketOne.it: https://www.ticketone.it/campaign/info-rimborsi\nBiglietti acquistati presso la Biglietteria del Teatro Donizetti\nTel. 035.4160 601/602/603\nbiglietteria@fondazioneteatrodonizetti.org\naperta da martedì a sabato dalle 13.00 alle 20.00\n(a partire dal 5 giugno\, dalle 16.00 alle 20.00)\n \n“Luci\, ombre e colori di una vita qualunque”\nIl pedone.  Luci\, ombre e colori di una vita qualunque è il nuovo spettacolo di Giuseppe Giacobazzi\, che racconta del paragone tra la nostra vita e quella vissuta su una scacchiera. In una società dove tutti sognano di essere dei pezzi pregiati\, brilla il fascino della normalità.\nUn’ora e mezza di spettacolo\, un’ora e mezzo di partita\, un’ora e mezzo di  monologo comico ma al tempo stesso interiore\, che lascia lo spettatore incollato e attento nello scoprire la mossa successiva.\nIn Il pedone.  Luci\, ombre e colori di una vita qualunque vediamo un Giacobazzi sempre più distante dal cabaret vecchio stile e sempre più vicino alla narrazione propria del teatro comico\, in un percorso dove non si abbandona mai la risata\, presente come in ogni altro spettacolo\, ma che diventa anche strumento di riflessione. \nGiuseppe Giacobazzi ha fatto la sua mossa\, ora spetta a te fare la tua. \nLocandina\n\ndi e con Andrea Sasdelli\ncollaborazione ai testi Carlo Negri \nregia Carlo Negri \ncon Giuseppe Giacobazzi
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SUMMARY:Nell'occhio del labirinto
DESCRIPTION:Apologia di Enzo Tortora\nDalle parti di Corso Magenta\, a Milano\, proprio davanti al Teatro Litta\, c’è Largo Enzo Tortora. Quasi più una commemorazione che una targa toponomastica – non credo che possieda nemmeno un numero civico – in piccolo\, sotto il nome\, reca la scritta «giornalista» e le date di nascita e di morte: 1928-1988.\nPiù per curiosità che per senso civico\, un giorno\, ho deciso di informarmi. Ho scoperto che il «caso Tortora» era ben noto alla generazione di mia madre e assolutamente sconosciuto alla mia. Un caso di malagiustizia\, forse ancora più eclatante perché perpetrato ai danni di una persona nota agli italiani\, dal momento che il suo volto teneva banco per un’ora e mezza a settimana sulle reti nazionali. Un episodio che assumeva contorni sempre più agghiaccianti\, man mano che lo approfondivo: nessuna presunzione di innocenza\, accuse mosse senza prova alcuna\, magistrati smaniosi di arrestare il “nome grosso” che non leggono gli atti dei processi\, blitz antimafia venduti alla stampa ancora prima che avvengano\, il tutto ai danni di un uomo totalmente estraneo ai fatti e non associato in alcun modo agli ambienti camorristici.\nSpesso riteniamo che il XXI secolo sia l’era delle fake news\, dello strapotere dei media – siano essi tradizionali o social – nel dirigere da una parte o dall’altra l’opinione pubblica. Il caso Tortora è l’esempio lampante di come la manipolazione delle informazioni affondi le sue radici più indietro nel tempo: testate autorevoli e firme di tutto rispetto hanno contribuito a questa grottesca macchina del fango basata su «pettegolezzi giudiziari»\, fiumi di calunnie imperniate sul “sentito dire”\, cacce grosse allo scoop più bieco per dipingere una persona onesta come un mostro dalla doppia faccia\, quella del presentatore che intrattiene le famiglie sulla TV di Stato e quella del malavitoso capace di spostare milioni di lire e chili di cocaina con uno schiocco di dita.\nIl caso Tortora non è incredibile soltanto per la crudeltà con cui giudici\, stampa e opinione pubblica si sono accaniti nei confronti di un innocente. La storia di Enzo è la storia di un uomo che\, dall’alto della sua posizione di personaggio pubblico\, ha deciso di farsi portavoce di una battaglia che non ha colore politico: quella della giustizia giusta. Avrebbe potuto darsi alla macchia come già altri – meno innocenti – prima di lui avevano fatto\, avrebbe potuto sottrarsi a un processo che sapeva essere iniquo. Consapevole di essere innocente\, Tortora si è spogliato dell’immunità di europarlamentare per farsi giudicare da un tribunale che non lo vedeva come imputato ma come nemico. Consapevole di essere innocente\, ha messo la sua storia a disposizione di tutte le persone che sono nella sua stessa situazione ma non hanno i mezzi e le possibilità di essere giudicate in maniera equa. \nIl monologo – interpretato da Simone Tudda – si dipana in una narrazione continua dove la diegesi oltrepassa i confini narrativi per sfociare nel dialogo\, risale nel resoconto storico\, dove i dati sono sempre raccontati in maniera essenziale per comprendere le vicende\, si alterna tra la terza persona di un narratore onnisciente che va a spiare i detenuti del carcere di Forte Longone e la prima persona del giornalista\, fino a scavare nella sua interiorità nel momento dell’arresto\, provando a immaginare come possa essersi sentito\, braccato in piena notte dai carabinieri all’Hotel Plaza di Roma. Iniziano così i suoi anni nell’occhio del labirinto\, espressione che vuole unire la claustrofobia di chi non sa quando\, e soprattutto se\, potrà uscire dalla prigionia fisica e mentale con il voyeurismo giustizialista della stampa che\, per una copia venduta in più\, non ha esitato a ignorare i fatti per far posto al sensazionalismo più bieco. \nChicco Dossi \nLocandina\n\nscritto e diretto da Chicco Dossi \ncon Simone Tudda\nprimo spettatore Renato Sarti \nproduzione Teatro della Cooperativa\nsi ringrazia L’Associazione Enzo Tortora \nDurata 1 ora e 10 minuti senza intervallo
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SUMMARY:Sogno viennese. Cent'anni di allegria
DESCRIPTION:Il sogno è\, per definizione\, una sequenza di immagini dove\, spesso\, è dolce cullarsi. Sogno viennese vuole essere questo: uno spettacolo che si muove fra ricostruzione storica e divertimento puro\, diventando però non solo “divertissement”\, ma anche momento di conoscenza del mondo dell’operetta. Una sequenza di sfarzosi quadri dal ritmo incalzante fanno da filo conduttore alla riproposizione di titoli celebri e alla scoperta di altri meno rappresentati (anche Puccini scrisse per Vienna e forse non  tutti lo sanno!)\nUno spettacolo sempre sorridente\, con agli angoli della bocca e negli occhi i segni di una allegria continua: “allegretto sostenuto” come si direbbe in musica!\nNasce così una “rivista” dove il ritmo della narrazione e l’armonia degli spunti melodici si uniscono e fondono in una sequenza di allegri e spensierati episodi\, di arie e concertati sostenuti dalle musiche di Strauss\, Zeller\, Von Suppè\, Lehàr\, Abraham\, Puccini\, eseguite dal vivo da un gruppo orchestrale\, interpretate dai solisti della Compagnia e coreografate per il Balletto di Parma.\nUno spettacolo\, quindi\, di leggerezza e seduzione dove\, ballando un vorticoso valzer\, può succedere di innamorarsi\, perché questa è musica che scioglie i cuori e scalda l’anima.\nBuon divertimento! \nCorrado Abbati \nLocandina\n\nda un’idea di Corrado Abbati\nregia Corrado Abbati  \ncon Antonella De Gasperi\, Fabrizio Macciantelli\, Mariska Bordoni\, Davide Zaccherini\, Ilaria Monteverdi\, Federico Bonghi \nBalletto di Parma \nOrchestra dal vivo\nDaniele Pasciuta\, Luigi Zardi\, Alberto Orlandi\, Roberto Ughetti\, Gianluigi Paganelli\, Paolo Murena\, Romeo Zucchi \ncoreografie Francesco Frola\ndirezione musicale Alberto Orlandi \nproduzione InScena srl \nDurata TBT
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SUMMARY:La coscienza di Zeno
DESCRIPTION:Capolavoro della letteratura del Novecento\, romanzo antesignano di respiro potentemente europeo\, ironico e di affascinante complessità\, La coscienza di Zeno celebra nel 2023 i cent’anni dalla pubblicazione. Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia lo porta in scena per la regia di Paolo Valerio in un nuovo allestimento – prodotto assieme a Goldenart Puroduction – nell’ambito di un ricco percorso di ricerca dedicato agli importantissimi giacimenti culturali di Trieste e del suo territorio. La figura monumentale di Italo Svevo ed il suo straordinario romanzo psicanalitico vi rappresentano un momento di profondo\, universale significato. La coscienza di Zeno\, d’altra parte\, possiede anche una propria vivace teatralità\, per la sperimentazione di una scrittura innovativa e per il suo essere dominata dalla coinvolgente\, complessa e attualissima figura di Zeno Cosini. Il romanzo infatti sgorga dagli appunti del protagonista che si sottopone alle cure dello psicanalista Dottor S cercando\, per quella via\, di risolvere il suo mal di vivere\, la sua nevrosi e incapacità di sentirsi “in sintonia” con il mondo e con la realtà. Il suo percepirsi inetto e malato\, ed i suoi ostinati – ma mai del tutto convinti – tentativi di cambiare e guarire\, portano Zeno ad attraversare l’esistenza intrecciando sorprendentemente quotidianità borghese ad episodi surreali ricchi di humour e di verità\, e ad illuminazioni che possiedono una forza che ancora ci scuote.\nLa coscienza di Zeno è stata sempre interpretata da grandi attori\, come Renzo Montagnani\, Giulio Bosetti\, Alberto Lionello che fu anche protagonista dello sceneggiato Rai e\, nella successiva edizione televisiva\, Johnny Dorelli. Nel nuovo allestimento a firma di Paolo Valerio\, Zeno avrà il volto di Alessandro Haber\, un attore dal carisma potentissimo e dall’istinto scenico assolutamente personale\, che fuori da ogni cliché sa coniugare ironia e profondità in ogni interpretazione. \nNote di regia | Paolo Valerio\nCome scrive Giorgio Strehler\, La coscienza di Zeno è «una pietra nel cuore di tutti i triestini» e per me è una sfida davvero particolare.\nHo affrontato questo lavoro privilegiando fortemente la narrazione di Svevo: ho voluto racchiudere in questa esperienza teatrale alcune pagine che trovo straordinarie\, indimenticabili\, costruendo un altro Zeno accanto all’Io narrante. Quindi Zeno – interpretato da Alessandro Haber – si racconta e si rivive attraverso il corpo di un altro attore.\nZeno ci rivela l’inciampo\, l’umanità… E anche il personaggio di Alessandro Haber s’intreccia a questa inettitudine e talvolta\, durante lo spettacolo\, si sovrappone l’uomo all’attore\, per sottolineare “l’originalità della vita”.\nZeno ci appartiene\, racconta di noi\, della nostra fragilità\, della nostra ingannevole coscienza\, della voce che ci parla e che nessuno sente e che ci suggerisce la vita.\nAttraverso l’occhio scrutatore del Dottor S. ho cercato di restituire la dimensione surreale\, ironica e talvolta bugiarda di Zeno\, immersa nell’atmosfera della sua Trieste e di tutti gli straordinari personaggi che la vivono.\nUn immaginario il cui respiro cerebrale dialoga con il mondo dell’arte\, con la psicoanalisi e dove ho cercato di rendere con forza la dialettica fra “esterno e interno” nella spietata analisi che Zeno fa della propria esistenza\, lasciando costantemente aperta una finestra sul proprio mondo interiore.\nGrazie a tutti gli attori\, ai collaboratori e grazie alla passione di Alessandro Haber\, il nostro spettacolo vorrebbe essere proprio così\, come dice Zeno Cosini: «La vita non è né bella né brutta\, ma è originale. La vita mi pareva tanto nuova come se l’avessi vista per la prima volta con i suoi corpi gassosi fluidi e solidi. Se la raccontassimo a qualcuno che non ci fosse abituato rimarrebbe senza fiato dinanzi all’enorme costruzione priva di scopo. Mi avrebbe domandato: ma come l’avete sopportata? E dopo essersi informato di ogni singolo dettaglio\, da quei corpi celesti appesi lassù perché si vedano ma non si tocchino\, fino al mistero che circonda la morte\, avrebbe certamente esclamato: Molto originale!» \nLocandina.\n\ndi Italo Svevo\nadattamento Monica Codena e Paolo Valerio \nregia Paolo Valerio \ncon Alessandro Haber\ne con Roberto Petruzzelli\, Valentina Violo\, Ester Galazzi\, Riccardo Maranzana\, Emanuele Fortunati\, Francesco Godina\, Meredith Airò Farulla\, Caterina Benevoli\, Chiara Pellegrin\, Giovanni Schiavo \nscene e costumi Marta Crisolini Malatesta\nluci Gigi Saccomandi\nmusiche Oragravity\nvideo Alessandro Papa\nmovimenti di scena Monica Codena \nproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e GoldenArt Production \nDurata 2 ore compreso intervallo
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SUMMARY:Odradek
DESCRIPTION:Odradek è una fiaba contemporanea\, ispirata dai moniti di Gunther Anders e dai capricci di Franz Kafka. \nA casa di M\, una donna ordinaria rintanata nella comfort zone domestica\, ogni desiderio viene esaudito ancora prima d’essere concepito. Nel paese della cuccagna la spirale del conformismo ha eliminato ogni ghiribizzo\, dunque le previsioni di marketing risultano infallibili. Ignaro messaggero di questo mondo incantato è Q\, corriere espresso dell’azienda più importante del settore consegne\, l’onnipresente Odradek. Dalla relazione tra i due nascono interrogativi inconsueti: da dove arrivano gli oggetti? E le notizie? Chi parla all’altro capo dell’apparecchio?\nUn guasto al sistema elettrico consentirà a questi eremiti di massa di scorgere un riflesso dell’invisibile trama del mondo\, innescando uno scontro tra ambiente e ambizione\, una lotta tra illusione e immaginazione. L’innocenza inconsapevole della vita odierna\, ovvero l’incapacità di avvertire il peso della responsabilità del proprio agire\, a volte si incrina e lascia filtrare i sintomi di un’angoscia singolare\, insolita; come un’ombra cupa\, il sentimento di insensatezza della propria esistenza si insinua nella mente di M.\nL’incanto che avvolge e omologa i protagonisti di questa fiaba sembra diffondersi dagli apparati e dagli oggetti domestici\, prodotti inerti che occasionalmente danno l’impressione di osservare le umane attività e paiono giudicare i loro consumatori. Nella solitudine e nel silenzio della sera\, la casa sembra avere mille occhi e le merci prendono vita per dispensare consigli e ammonimenti\, forti di una saggezza sovrumana non contaminata da improduttive pulsioni o superflue emozioni. \nLocandina\n\nuno spettacolo di Menoventi\nda un’idea di Consuelo Battiston e Gianni Farina \ndrammaturgia\, regia e luci Gianni Farina \ncon Consuelo Battiston e Francesco Pennacchia \nmusiche e sound design Andrea Gianessi\nscene Andrea Montesi e Gianni Farina\ncon la consulenza di Enrico Isola e Daniele Torcellini\ncostumi Consuelo Battiston e Elisa Alberghi\nvoci Tamara Balducci\, Leonardo Bianconi\, Maria Donnoli\, Chiara Lagani \nproduzione Menoventi/E Production\, Ravenna Festival\, Accademia Perduta/Romagna Teatri\, OperaEstate Festival Veneto/CSC\nin collaborazione con Masque Teatro \nDurata in via di definizione
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DESCRIPTION:Ugo Dighero\, già apprezzatissimo protagonista di opere di Stefano Benni e Dario Fo\, si confronta per la prima volta con una grande classico\, interpretando Arpagone nel nuovo allestimento diretto da Luigi Saravo. Nella commedia di Molière si assiste a un epico scontro tra sentimenti e soldi. Il protagonista è disposto a sacrificare la felicità dei figli\, pur di non dovere fornire loro una dote e anzi acquisire nuove ricchezze attraverso i loro matrimoni.\nLa regia di Saravo ambienta lo spettacolo in una dimensione che rimanda al nostro quotidiano\, giostrando riferimenti temporali diversi\, dagli smartphone agli abiti anni Settanta agli spot che tormentano Arpagone (la pubblicità è il diavolo che potrebbe indurlo nella tentazione di spendere il suo amato denaro). Anche le musiche originali di Paolo Silvestri si muovono su piani diversi\, mentre la nuova traduzione di Letizia Russo\, fresca e diretta\, contribuisce a dare al tutto un ritmo contemporaneo. \nLa narrazione de L’Avaro di Molière ruota attorno a un tema centrale\, cui tutti gli altri si riconnettono: il danaro. Il danaro e la sua conservazione\, il suo sperpero\, il gioco d’azzardo\, l’acquisto di beni e il loro degrado che porta all’acquisto di nuovi beni\, i prestiti\, gli interessi e i rapporti di potere che dal danaro discendono. Nella nostra contemporaneità orientata al consumo\, definita dalla necessità di far circolare il danaro inseguendo una crescita economica infinita\, il gesto conservativo e immobilista di Arpagone\, dal punto di vista finanziario\, ci suona come sovversivo\, in netta opposizione alla tirannia consumistica\, alla pubblicità che ne è motore\, e a quella patologia del desiderio che vede nella sostituzione il suo fondamento. Se analizziamo il fulcro del testo\, ovvero il conflitto tra Arpagone e il suo entourage\, ci troviamo di fronte al conflitto di due visioni economiche: una consumistica di stampo capitalistico novecentesco e una\, relativamente nuova\, conservativa\, che si oppone al consumo e si orienta alla conservazione dei beni\, al loro riutilizzo\, al loro scambio e\, infine\, alla protezione di essi\, primi tra tutti quei beni definiti come “beni naturali”. Non vogliamo dire che Arpagone sia un eroe positivo\, che sia mosso da una spinta ideologica\, ma\, senz’altro\, che con la sua attitudine si ponga chiaramente in opposizione all’economia capitalistica novecentesca e più in linea con la visione conservativa.\nIntorno a lui si muovono gli altri personaggi\, apparentemente vittime della sua tirannia\, ma\, in realtà\, figure votate a ideali ben riconoscibili in questo slittamento di contesto. Queste figure lamentano la loro prigionia\, la loro sottomissione forzata alle volontà di Arpagone\, ma in realtà sono sottomesse soprattutto al vincolo economico che le lega a lui\, potenzialmente capaci di sottrarsi a quella tirannia abbandonando la casa e gli averi promessi da eredità e salari.\nE in ultimo\, per dirla con Voltaire: gli uomini odiano coloro che chiamano avari solo perché non ne possono cavar nulla. \nLuigi Saravo \nLocandina\n\ndi Molière\ntraduzione e adattamento Letizia Russo \nregia Luigi Saravo \ncon Ugo Dighero\, Mariangeles Torres\, Fabio Barone\, Stefano Dilauro\, Cristian Giammarini\, Paolo Li Volsi\, Elisabetta Mazzullo\, Rebecca Redaelli\, Luigi Saravo \nscene Lorenzo Russo Rainaldi\,  Luigi Saravo\ncostumi Lorenzo Russo Rainaldi\nmusiche Paolo Silvestri\nmovimenti coreografici Claudia Monti\nluci Aldo Mantovani \nproduzione Teatro Nazionale di Genova\, Artisti Associati Gorizia\, Teatro Stabile di Bolzano e Centro Teatrale Bresciano \nDurata 2 ore e 30 minuti compreso intervallo
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SUMMARY:Lo Specchio della Regina
DESCRIPTION:La celebre fiaba di Biancaneve questa volta vede come protagonisti due improbabili personaggi: una Regina affaticata dal dover essere sempre “la più bella del Reame” e il suo Specchio che\, stanco di dover ripetere sempre “quello che fanno gli altri” cercherà una via di fuga.\nLa Regina\, orfana della sua immagine riflessa\, dovrà dunque trovare un modo per riconquistare la fiducia dello Specchio. Un appassionante racconto che smonta e rimonta una delle fiabe più celebri di tutti i tempi\, donandoci una prospettiva del tutto nuova sulla bellezza della diversità.\nLe coreografie di Eleonora Chiocchini reinterpretano il testo teatrale di Antonio Viganò Bianca & Neve\, già andato in scena e tradotto in varie lingue: lo Specchio e la Regina si animano in una danza di relazione\, sfumature giocose\, a volte litigiose\, a tratti misteriose\, colorano il loro dialogo che si farà corpo. Sempre complici come può esserlo soltanto uno specchio e l’immagine che esso riflette. \nNote di regia\nIl Teatro la Ribalta-Kunst der Vielfalt nel 2023 compie 10 anni. Questo compleanno lo festeggiamo guardandoci indietro\, per capire quanto abbiamo fatto e quali tracce e quali segni di questa avventura sono rimasti. Questo guardarci indietro ci serve per vedere avanti\, per capire e poi disegnare un prossimo futuro.\nIl Festival Bolzano Danza\, coproduttore dello spettacolo\, ha avuto un ruolo importante in questa nostra breve ma intensa storia: il primo spettacolo\, Il Minotauro\, nasce con la complicità del Festival così come lo spettacolo Il suono della caduta\, uno spettacolo firmato dalla coreografa Julie Anne Stanzak\, storica danzatrice del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch. Ecco allora che questo nostro ritorno al Festival Bolzano Danza ha un sapore speciale.\nLo spettacolo è destinato anche ad un pubblico dell’infanzia e dell’adolescenza perché abbiamo voglia di incontrare le nuove generazioni\, il nostro futuro. Un pubblico\, quello dei bambini\, che conosce bene il linguaggio del corpo e incontrerà\, grazie a questo spettacolo\, degli interpreti\, danzatori e attori di-versi\, che riveleranno loro che essere definiti “diversi” non è qualcosa in meno\, una mancanza\, ma un’altra possibilità\, un altro modo\, pieno di poesia\, verità e capacità. \nLocandina\n\ndi Antonio Viganò e Eleonora Ciocchini \ntesti e regia Antonio Viganò \ncon Jason Mattia De Majo\, Maria Magdolna Johannes e Rocco Ventura \ncoreografie Eleonora Chiocchini\nassistente alla drammaturgia e disegno sonoro Paola Guerra\ncollaborazione alla creazione Paola Guerra e Paolo Grossi\nscene Roberto Banci e Antonio Viganò\nlight design Melissa Pircali \nproduzione Teatro La Ribalta\nin coproduzione con Tanz Bozen Bolzano Danza Festival\ncon il sostegno di L’arboreto – Teatro Dimora\, Centro di Residenza Emilia-Romagna e degli Istituti Culturali della Repubblica di San Marino \nDurata 50 minuti senza intervallo
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SUMMARY:Ciarlatani
DESCRIPTION:ciarlatani \n\n agg. colloq. Chi finge ciò che non è o non sente. \n n. e f. desus. Attore di teatro\, specialmente di commedie.\n\n1.\nCiarlatani racconta la storia di due personaggi legati al mondo del cinema e del teatro.\nAnna Velasco è un’attrice la cui carriera è in fase di stallo. Dopo aver recitato in piccole produzioni di opere classiche\, ora lavora come insegnante di pilates e nei fine settimana fa teatro per bambini. Tra soap opera televisive e spettacoli alternativi\, Anna è alla ricerca del grande personaggio che la farà finalmente trionfare.\nDiego Fontana è un regista di successo di film commerciali che si sta imbarcando in una grande produzione: una serie da girare in tutto il mondo\, con star internazionali. Un incidente lo porterà ad affrontare una crisi personale e a ripensare la sua carriera.\nQuesti due personaggi sono collegati dalla figura del padre di Anna\, Eusebio Velasco\, regista di culto degli anni ’80\, scomparso e isolato dal mondo. \n2.\nCiarlatani sono anche diverse opere in una: ognuno di questi racconti ha uno stile\, un tono e una forma particolari.\nIl racconto di Anna ha uno stile eminentemente cinematografico\, con un narratore che ci guida\, e in cui sogno e realtà si confondono. La storia di Diego è un’opera teatrale più classica\, rappresentata in spazi più realistici. E infine c’è\, a mo’ di pausa o parentesi\, un’autofiction in cui l’autore dell’opera a cui stiamo assistendo si difende dalle accuse di plagio.\nQueste storie sono raccontate in parallelo\, si alimentano a vicenda\, sono specchi degli stessi temi.\nL’insieme è costruito con capitoli in parte indipendenti\, che formano una struttura più vicina al romanzo che al teatro. L’intenzione è che Ciarlatani sia una narrazione eminentemente teatrale\, ma con un’aspirazione romanzesca e cinematografica. \n3.\nInfine\, Ciarlatani è una commedia in cui solo quattro attori viaggiano attraverso decine di personaggi\, spazi e tempi. Una satira sul mondo del teatro e dell’audiovisivo\, ma anche una riflessione sul successo\, sul fallimento e sui ruoli che ricopriamo\, dentro e fuori la finzione. \nPablo Remón \nLocandina\n\ndi Pablo Remón\ntraduzione italiana Davide Carnevali da Los Farsantes \nregia Pablo Remón \ncon Silvio Orlando\, Francesca Botti\, Francesco Brandi\, Blu Yoshimi \nscene Roberto Crea\nluci Luigi Biondi\ncostumi Ornella e Marina Campanale \nproduzione Cardellino srl\nin coproduzione con Spoleto Festival dei Due Mondi e Teatro di Roma – Teatro Nazionale \nDurata 1 ora e 40 minuti compreso intervallo
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SUMMARY:Amore
DESCRIPTION:Il progetto nasce dall’incontro e dall’amicizia fra Pippo Delbono e il produttore teatrale italiano da anni attivo in Portogallo Renzo Barsotti e dal loro desiderio di realizzare insieme uno spettacolo sul Portogallo. Da qui inizia la ricerca sull’“amore” come sentimento\, stato dell’anima. Un vero e proprio ingranaggio nell’organismo umano\, che seleziona\, sposta\, frantuma e ricompone tutto ciò che vediamo\, che sentiamo\, tutto ciò che desideriamo.\nAmore è un viaggio musicale e lirico attraverso una geografia esterna – oltre al Portogallo\, l’Angola\, Capo Verde – e una interna\, quella delle corde dell’anima che vibrano al minimo colpo della vita. Le note sono quelle malinconiche del fado\, che esplodono in slanci energici attraverso la voce dei suoi cantanti\, spalancata a raggiungere ogni angolo della sala; il ritmo quello ora di una parata\, ora di un tableau vivant\, ora di una lenta processione; l’immagine è un quadro che muta nei colori\, si scalda e si raffredda.\nE c’è\, poi\, la parola poetica\, restituita dal registro caldo dell’artista ligure attraverso il suo consueto\, ipnotico\, salmodiare al microfono. Le parole sono quelle di Carlos Drummond de Andrade\, Eugénio De Andrade\, Daniel Damásio Ascensão Filipe\, Sophia de Mello Breyner Andresen\, Jacques Prévert\, Rainer Maria Rilke e Florbela Espanca.\n«Questo spettacolo – racconta Pippo Delbono – presenta una duplice visione dell’amore. Da una parte – e sono i testi a prendere voce – ci mettiamo\, tutti\, alla ricerca di quell’amore\, cercando di sfuggire alla paura che ci assale. In questo viaggio si cerca di evitarlo\, questo amore\, anche se ne riconosciamo costantemente l’urgenza; io lo ricerco\, ma anche lo voglio\, ed è proprio questo che fa paura. Ma il cammino – fatto di musiche\, voci\, immagini – riesce poi\, forse\, a portarci verso una riconciliazione\, un momento di pace in cui quell’amore possa manifestarsi al di là di ogni singola paura».\nA tenere insieme un montaggio emotivo mai del tutto pacificato è una grammatica scenica che alterna il pieno al vuoto\, il canto alla musica\, la voce viva al silenzio\, alla ricerca di una rappresentazione onirica ed elegiaca della crudele risacca di distacco e ricongiungimento. Protagonista è l’assenza\, è la distanza\, è la nostalgia\, una mappatura di emozioni che scava nell’animo dell’autore\, dei suoi interpreti e dello stesso spettatore\, chiamato a cercare sempre con gli occhi ciò che manca e che\, inesorabilmente\, tarda a manifestarsi.\nAmore vuole essere il tentativo di condivisione di un incontro fugace: l’amore è «un uccello rapace» che afferra e porta via e che\, così facendo\, si presenta come qualità totalmente umana. Le lingue diverse che si abbracciano nella trama sonora sono espressione di questa terra\, il Portogallo\, che accoglie e che lascia tracce; lo slancio poetico ci ricorda quale forma di rispetto dovremmo sempre offrire a quei moti dell’anima altrimenti sempre messi sotto assedio dalla paura\, dalla diffidenza\, dalla vergogna.\nAmore è ancora una volta il tentativo di portare dentro al teatro la vita. Nominando questa parola\, invocandola in maniera laica e sognante\, abbiamo forse la possibilità di darle voce e\, a lungo grande assente nei discorsi pubblici\, liberarla dalla confusione che ha regnato sull’intera narrazione di questa odissea globale\, spaventosa\, terribilmente umana. \nLocandina\n\nuno spettacolo di Pippo Delbono \ncon Dolly Albertin\, Gianluca Ballarè\, Margherita Clemente\, Pippo Delbono\, Ilaria Distante\, Aline Frazo\, Mario Intruglio\, Pedro Jòia\, Nelson Lariccia\, Gianni Parenti\, Miguel Ramos\, Pepe Robledo\, Grazia Spinella\, Selma Uamusse \nmusiche originali Pedro Jòia e autori vari\nscene Joana Villaverde\ncostumi Elena Giampaoli\nluci Orlando Bolognesi \nproduzione Compagnia Pippo Delbono\nproduttore esecutivo Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale \nDurata 1 ora senza intervallo
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SUMMARY:L'Arte della Commedia
DESCRIPTION:Le domande\, i dubbi\, le responsabilità\, i vincoli e le debolezze che Eduardo mette in campo ci riguardano tutti e quel “Teatro”\, sia esso una compagnia teatrale\, una comunità o un piccolo mondo\, si fa risuonatore del nostro rapporto con il potere e con il bisogno di essere ascoltati e soprattutto riconosciuti.\n«Venga a teatro Sig. Prefetto! – dice il capocomico Oreste Campese – A Teatro la suprema verità è stata e sarà sempre la suprema finzione…»: tutto parte da qui. Quanto possono aiutarci la distanza e il filtro del teatro\, attraverso la finzione\, ad affrontare la realtà?\nL’arte della commedia\, la straordinaria e geniale opera di Eduardo De Filippo fa parte dei “giorni dispari”\, la raccolta che – da diverse angolazioni – affronta le difficili questioni del vivere quotidiano. Incredibile è la forza e l’attualità del testo che ci porta in maniera diretta a confrontarci con la mortificazione e la censura della cultura.\nScritta nel 1964 – ambigua e allo stesso tempo farsesca – è un’opera poco frequentata\, apparentemente meno esplosiva rispetto ai più famosi capolavori; si tratta invece di un testo magistrale\, di ampio respiro e straordinariamente imperfetto\, come imperfetto è l’essere umano alla ricerca della sua identità\, del suo diritto di esistere\, alla ricerca insomma di risposte a quelle domande impellenti e necessarie che non possono attendere più. \nLocandina\n\ndi Eduardo De Filippo \nadattamento e regia Fausto Russo Alesi \ncon Fausto Russo Alesi\, David Meden\, Sem Bonventre\, Alex Cendron\, Paolo Zuccari\, Filippo Luna\, Gennaro De Sia\, Imma Villa\, Demian Troiano Hackman\, Davide Falbo \nscene Marco Rossi\ncostumi Gianluca Sbicca\nmusiche Giovanni Vitaletti\nluci Max Mugnai\nconsulenza per i movimenti di scena Alessio Maria Romano \nproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Fondazione Teatro della Toscana – Teatro Nazionale\, Teatro di Roma – Teatro Nazionale\, Elledieffe \nDurata 2 ore e 40 minuti compreso intervallo
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SUMMARY:Anfitrione
DESCRIPTION:Chi sono io se non sono io? Quando guardo il mio uguale a me\, vedo il mio aspetto\, tale e quale\, non c’è nulla di più simile a me! Io sono quello che sono sempre stato? Dov’è che sono morto? Dove l’ho perduta la mia persona? Il mio me può essere che io l’abbia lasciato? Che io mi sia dimenticato? Chi è più disgraziato di me? Nessuno mi riconosce più e tutti mi sbeffeggiano a piacere. Non so più chi sono!\nQueste sono alcune delle domande che tormentano sia i protagonisti dell’Anfitrione\, scritto da Plauto più di 2000 anni fa\, che molti di noi oggi. Il doppio\, la costruzione di un’identità fittizia\, il furto dell’io\, la perdita dell’essere garantita da un ruolo sociale\, sono i temi che Plauto ci consegna in una forma nuova\, da lui definita tragicommedia\, perché gli accadimenti riguardano dei\, padroni e schiavi. In essa il sommo Giove\, dopo essersi trasformato nelle più svariate forme animali\, vegetali\, naturali\, decide\, per la prima volta\, di camuffarsi da uomo. Assume le sembianze di Anfitrione\, lontano da casa\, per potersi accoppiare con sua moglie\, la bella Alcmena\, e generare con lei il semidio Ercole. Giove-Anfitrione durante la notte d’amore\, lunga come tre notti\, racconta ad Alcmena\, come se li avesse vissuti personalmente\, episodi del viaggio di Anfitrione. Durante il racconto il dio provò\, per la prima volta\, un’ilarità che poi si premurò di lasciare in dono agli uomini. “Abbandonato il regno delle metamorfosi\, si entrava in quello della contraffazione” Incipit Comoedia (R. Calasso).\n“Aprite gli occhi spettatori\, ne vale la pena: Giove e Mercurio fanno la commedia\, qui” (Plauto). Da quel momento nelle rappresentazioni teatrali il comico e il tremendo avrebbero convissuto e avrebbero specchiato le nostre vite mortali e imperfette.\nDopo Plauto in tanti hanno riscritto l’Anfitrione e ciascuno l’ha fatto cercando di ascoltare gli stimoli e le inquietudini del proprio tempo. Ho provato a farlo anch’io. \nTeresa Ludovico \nLocandina\n\ndrammaturgia e regia Teresa Ludovico \ncon Michele Cipriani\, Irene Grasso\, Demi Licata\, Alessandro Lussiana\, Michele Schiano di Cola\, Giovanni Serratore \nmusiche dal vivo Michele Jamil Marzella\neseguite dal vivo da Francesco Ludovico\nspazio scenico e luci Vincent Longuemare\ncoreografa Elisabetta Di Terlizzi\ncostumi Teresa Ludovico e Cristina Bari\ncollaborazione letteraria Lucia Pasetti \nproduzione Teatri di Bari \nDurata 1 ora e 30 minuti senza intervallo
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SUMMARY:Scugnizza
DESCRIPTION:Quando Carlo Lombardo si recò alla stazione per attendere l’arrivo di Mario Costa\, non sapeva neppure lui con precisione il vero motivo del loro incontro. Era noto che a Costa occorrevano molti soldi\, visti i debiti accumulati al gioco d’azzardo al Casinò di Montecarlo\, quindi era ideale per lui  lavorare per Lombardo\, ricco impresario di Milano. Appena sceso dal treno\, Costa venne portato nella prestigiosa casa musicale Lombardo e gli fu imposto di scrivere un’operetta di getto. Dopo due settimane Scugnizza era bell’e pronta con un libretto efficace ed una serie di brani indovinati e spesso anche ispirati\, primi fra tutti “Napoletana” e “Salomè\, Una rondine non fa primavera”.\nScugnizza debuttò in prima assoluta al Teatro Alfieri di Torino la sera del 16 dicembre 1922 con la protagonista Salomè interpretata da Nella Regini che\, da vera ed anche un po’ capricciosa diva\, pose come condizione alla sua partecipazione all’evento di poter indossare anche in questa nuova operetta toilettes sfarzose. Grande successo di pubblico e critica\, a parte i vestiti inappropriati della Regini.\nScugnizza è sicuramente l’operetta italiana per eccellenza\, piena di lirismo tipicamente napoletano. La storia\, a tratti commovente e a tratti comica\, è assolutamente verosimile e rispecchia i canoni dell’operetta “all’italiana”\, con quei tratti di regionalità che contraddistinguono la nostra produzione operettistica. La regia è assolutamente filologica\, come è negli intenti della compagnia d’operette Elena D’Angelo\, con l’aggiunta di una particolarità che impreziosisce la storia: La canzone “Era de Maggio”\, sempre di Costa\, che non è presente nello spartito del 1922\, viene affidata al personaggio di Totò\, ma con il testo modificato. Questa novità fu voluta dall’autore e aggiunta nelle edizioni successive. \nElena D’Angelo \nLocandina\n\noperetta in tre atti di Carlo Lombardo e Mario Costa\nregia Elena D’Angelo \ncon Elena D’Angelo\, Matteo Mazzoli\, Paolo Cauteruccio\, Merita Di Leo\, Gianni Versino\, Maresa Pagura\, Carlo Randazzo\, Paola Scapolan \ndirettore d’orchestra Marcella Tessarin\norchestra e corpo di ballo Compagnia Elena D’Angelo\ncoreografie Martina Ronca\nallestimento e costumi Grandi Spettacoli \nproduzione Compagnia d’Operette Elena D’Angelo \nDurata TBT
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SUMMARY:The Trials (Processi)
DESCRIPTION:Andato in scena nell’estate del 2022 al Donmar Warehouse di Londra\, e prima assoluta per l’Italia\, The Trials ci porta in un futuro molto prossimo\, in cui è cominciata la resa dei conti per la ferita inferta dall’umanità all’ambiente. Fuori l’aria è quasi irrespirabile\, la vita è diventata complicata e il futuro lugubre. La generazione dei giovanissimi è chiamata a prendere parte attiva nei “processi” (cui fa riferimento il titolo) a persone che si sono macchiate di crimini contro la sostenibilità.\nQueste giurie di ragazzi hanno potere di vita o di morte e le sei ragazze e i sei ragazzi che ci presenta il testo dovranno processare tre adulti. Si discuterà animatamente\, perché le personalità e le visioni etiche e politiche di questi giovani sono profondamente diverse\, e la responsabilità che gli è stata affidata è pesante. Come nella migliore drammaturgia contemporanea inglese\, l’elemento personale irromperà nel finale spazzando via il rischio didascalico di un testo di così stretta attualità. \nNella commedia The Trials\, l’autrice Dawn King immagina un’epoca futura\, non troppo lontana dalla nostra\, un mondo irrimediabilmente danneggiato dove una giuria di giovani si riunisce per processare alcune persone della generazione dei loro genitori. L’accusa che gli viene mossa è il loro fallimento nell’arrestare il cambiamento climatico. Ho scelto questo testo proprio per la sua visione scomoda e urgente\, che presenta un pianeta che non può più sostenere la sua popolazione\, dove l’aria è così inquinata che non si può aprire una finestra\, dove i voli e il consumo di carne sono vietati. Le linee di battaglia all’interno di questa giuria di dodici ragazzi e ragazze sono chiare: alcuni dei giovani ritengono che tutti gli imputati sono colpevoli perché non hanno agito quando ne avevano la possibilità\, altri sostengono che senza umanità e compassione\, l’umanità stessa non ha alcuna possibilità futura. Il fulcro del dibattito è sulla crisi climatica\, sullo scontro generazionale ma solleva anche delle domande importanti sulla questione della giustizia. Qual è la differenza tra giustizia e vendetta? Possiamo fare una classifica della colpa? Il rimorso può essere un’attenuante? In questo tribunale teatrale le domande sono affrontate senza mezzi termini ma le risposte non sono facili o immediate. The Trials è un testo che funziona come allegoria\, ma è anche una esplorazione delle conseguenze che potrebbero accadere se nell’immediato i governi non affronteranno in modo significativo il cambiamento climatico. Questo testo può essere un’ottima base di partenza per una domanda futura ancora più intricata e difficile che tutti noi oggi dovremmo farci: come è possibile promuovere il cambiamento all’interno di un sistema capitalista? \nVeronica Cruciani \nLocandina\n\ndi Dawn King\ntraduzione Monica Capuani \nregia Veronica Cruciani \ncon Sebastiano Amidani\, Teresa Noemi Bove\, Gloria Busti\, Maria Canino\, Matteo Chirillo\, Michele Correra\, Alessandra Curia\, Alberto De Gaspari\, Caterina Pagliuzzi\, Gionata Soncini\, Gabriele Spataro\, Chiara Terigi\ncon la partecipazione di Tommaso Amadio\, Mariangela Granelli\, Valeria Perdonò \nscene e costumi Erika Carretta\ndisegno luci Fabrizio Visconti\ndrammaturgia sonora John Cascone\ncontributi video Stefano Capra e Umberto Terruso \nproduzione Accademia dei Filodrammatici di Milano\nper gentile concessione di Berlin Associates \nDurata 2 ore e 5 minuti senza intervallo
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SUMMARY:Edificio 3. Storia di un intento assurdo
DESCRIPTION:Edificio 3. Storia di un intento assurdo è una commedia\, che racconta di cinque personaggi\, che condividono lo spazio ristretto di un ufficio; le loro vicende personali vi si intrecciano\, con momenti di commozione\, effetti grotteschi e di comicità.\nC’è Sandra\, single che fa di tutto per rimanere incinta (Giorgia Senesi); Ettore (Rosario Lisma)\, cinquantenne mammone\, che solo dopo la morte della madre si avventura nelle prime goffe esperienze amorose; c’è la confusionaria\, invadente\, affettuosa Monica (Valentina Picello)\, che non sapendo vivere la propria vita\, si infila in quelle altrui; c’è l’amore combattuto tra Manuel\, ragazzo fragile e violento (Emanuele Turetta) e la più equilibrata Sofia (Stella Piccioni).\nTradimenti\, equivoci\, desideri irrefrenabili\, sogni e rimpianti.\nTutta la vita davanti agli occhi degli spettatori\, che si riconoscono in queste storie\, perché Claudio Tolcachir sa metterci di fronte allo specchio dei nostri sentimenti.\nScritta con grande verità\, la commedia è molto divertente\, e dipinge personaggi commoventi e comici.\nSiamo noi i cinque abitanti di Edificio 3. Siamo noi che rimpiangiamo il primo amore\, che lottiamo ogni giorno contro la solitudine\, che nel lutto scopriamo noi stessi\, che ci tradiscono con chi meno ci aspettiamo\, che non troviamo le parole\, che mentiamo per nasconderci\, che il dolore ci rende ridicoli\, noi\, ingenui a cinquant’anni\, disincantati a venti. \nLocandina\n\nscritto e diretto da Claudio Tolcachir\ntraduzione Rosaria Ruffini \ncon Rosario Lisma\, Valentina Picello\, Giorgia Senesi\, Stella Piccioni\, Emanuele Turetta \nluci Claudio De Pace\ncostumi Giada Masi \nproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\, Carnezzeria srls\, Timbre4\nin collaborazione con Aldo Miguel Grompone \nDurata 1 ora e 15 minuti senza intervallo
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SUMMARY:Titizè. A Venetian Dream
DESCRIPTION:La clowneria che pratichiamo è da sempre intimamente legata alla tradizione e porta con sè echi del linguaggio della Commedia dell’Arte.\nVeniamo da un teatro dello stupore e della semplicità che negli anni abbiamo contaminato utilizzando macchine sceniche sempre più affascinanti\, inventando un’estetica visiva che ci è propria. Costruiamo spettacoli nei quali immergiamo interpreti multidisciplinari in universi rarefatti dove la meraviglia a volte si manifesta in modo ingenuo\, a volte ingegnoso\, altre volte surreale. La drammaturgia dei nostri spettacoli spesso sembra frammentata e allusiva forse perché facciamo sempre riferimento all’architettura del linguaggio onirico che usa con parsimonia le parole ma che ci interroga con immagini contradditorie\, allusioni e miraggi.\nCi saranno i riflessi nell’acqua\, la diafanità delle sfuocature quando le nuvole scendono basse basse\, ci sarà il gioco mitico del mascherarsi che ci rimanda al velarsi per svelarsi e per poi ancora rivelarsi: i tre movimenti magici che i maghi e gli sciamani conoscono e si tramandano. Ci sarà la notte e la sua follia\, le cialtronate dei buffoni\, oggetti che leviteranno\, acrobati che voleranno\, pioggia surreale e un continuo ricreare equilibri impossibili.\nCi saranno i personaggi della tradizione che in un gioco caleidoscopico saranno moltiplicati\, sdoppiati\, smontati e ricostruiti. Uno spettacolo nel quale\, come sempre\, inseguiremo la leggerezza mantenendo un continuo dialogo fatto di empatia con il pubblico. Metteremo in scena il mondo dei Guitti che questa volta si presenteranno come abili prestidigitatori. Ci sarà Venezia con il suo splendore\, le sue atmosfere\, la sua poesia e i misteri che la abitano.\nCostruire una Commedia comica e allo stesso tempo dello stupore è la sfida di questa collaborazione tra Il Teatro Goldoni\, la Compagnia Gli Ipocriti Melina Balsamo e il nostro gruppo di creatori che proprio quest’anno festeggia i 40 anni di avventuroso sodalizio artistico. \nUna produzione immaginata per un pubblico che nelle notti estive veneziane avrà voglia di immergersi in un viaggio onirico. Uno spettacolo destinato poi a viaggiare per il mondo riportandoci nei teatri che ci hanno accolto nei 46 paesi che abbiamo sino ad ora visitato.\nPenso ad un cast di dieci interpreti composto da acrobati\, attori e musicisti e intendo avvalermi della collaborazione di artisti con i quali ho creato negli ultimi anni produzioni pensate per il teatro\, per la lirica sino a cerimonie olimpiche tra i quali: Hugo Gargiulo assistito da Matteo Verlicchi alle scenografie\, Maria Bonzanigo quale compositrice\, Giovanna Buzzi quale costumista.\nImmagino pure di collaborare con artisti veneziani\, con giovani interpreti\, artigiani e collaboratori storici del Teatro Goldoni così da poter meglio scoprire il linguaggio proprio e la magia di questo teatro. \nDaniele Finzi Pasca \nLocandina\n\nregia e lighting design Daniele Finzi Pasca \ncon Andrea Cerrato\, Caterina Pio\, Francesco Lanciotti\, Gian Mattia Baldan\, Giulia Scamarcia\, Gloria Ninamor\, Leo Zappitelli\, Luca Morrocchi\, Micol Veglia\, Rolando Tarquini \nmusica\, orchestrazione e sound design Maria Bonzanigo\nscenografia Hugo Gargiulo\nproduttore esecutivo Antonio Vergamini\nscenografo associato Matteo Verlicchi\ncostumi Giovanna Buzzi\nmaschere Jorge Añon \nuna produzione di Compagnia Finzi Pasca e Fondazione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale\nin partnership con Gli Ipocriti Melina Balsamo \nDurata In via di definizione
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SUMMARY:Histoire du Tango
DESCRIPTION:Il Tango è un genere musicale che nasce nei primi del ‘900. Attraverso i brani più rappresentativi faremo un excursus dalle sue origini fino alla nostra epoca.\nLo strumento che più lo caratterizza è il bandoneon\, inventato nell’800 dal tedesco Henrich Band\, da cui prese il nome. Questo strumento veniva utilizzato per sostituire l’harmonium nelle funzioni religiose e\, grazie alle sue ridotte dimensioni\, ha viaggiato sulle navi dei migranti europei che cercavano fortuna economica in Argentina. Ma è nell’estuario del Mar della Plata tra Buenos Aires e Montevideo che il Tango ha origine\, in una incredibile ed unica miscela culturale tra l’America l’Europa e l’Africa.\nIl Tango ebbe un enorme successo commerciale e\, attraverso la crescente produzione discografica dei 78 giri\, si diffuse in Europa e in Italia durante il ventennio fascista\, andando ad arricchire la vasta tradizione della canzone italiana. \nVerranno eseguiti brani di Gardel\, Pugliese\, Piazzolla\, Ziegler e Galliano. \nLocandina\nOrchestra Filarmonica Italiana\nAndrea Coruzzi bandoneon e fisarmonica\nCesare Carretta violino\nNicola Ziliani contrabbasso \nProgramma\nJohann Sebastian Bach\nCorale BWV 147 \nJesus Ventura\nA la gran Muneca \nAngel Villildo\nEl Choclo \nCarlos Gardel\nPour una Cabeza \nGerardo Matos Rodriguez\nLa Cumparsita \nAstor Piazzolla\nHistoire du Tango\nAdios Nonino\nChiquilin de Bachin\nInverno Portegno\nOblivion\nEsqualo \nRichard Galliano\nTango pour Claude \nCesare Andrea Bixio\nTango delle Capinere \nEnnio Morricone\nIndagine su un cittadino \nAndrea Coruzzi\nTango para mi hermana
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LOCATION:Ridotto Gavazzeni – Teatro Donizetti
CATEGORIES:Altri Percorsi,La Stagione dei Teatri
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SUMMARY:Se noi ombre
DESCRIPTION:Progetto Young\nSpettacolo itinerante a conclusione del laboratorio 2024|2025 \nQuando il pubblico lascia il teatro\, quando anche l’ultimo addetto richiude la porta alle sue spalle e la sala piomba nell’oscurità\, dentro il teatro qualcuno comincia a respirare. Sono i personaggi delle tante storie che quel teatro ha visto rappresentate che si animano\, liberati dalle costrizioni della scena ma imprigionati nello spazio e nel tempo che gli autori hanno deciso per loro e a volte desiderosi di ribellarsi\, per incontrarsi ed esprimersi liberamente. \nDa questa suggestione siamo partiti ad immaginare uno spettacolo itinerante\, una passeggiata nei corridoi e negli spazi del Teatro Sociale\, ispirati dalla storia antica del luogo e dal desiderio di cimentarsi nella creazione di una sorta di collage teatrale\, rappresentando brevi frammenti originali\, ispirati da personaggi di epoche e situazioni diverse. Un evento riservato a piccoli gruppi di spettatori per volta\, ripetuto più volte\, che vuole offrire ai giovani di Progetto Young l’occasione per mettere a frutto il percorso di formazione iniziato lo scorso ottobre\, durante il quale hanno potuto incontrare diversi professionisti della scena\, ospiti della stagione di prosa/altri percorsi ed anche giovani neo professionisti ex-Young\, e grazie alle loro suggestioni sono stati condotti a sperimentare diversi linguaggi e poetiche del teatro contemporaneo. \nLo spettacolo è itinerante e prevede il raggiungimento di alcuni spazi tramite scale. \nLocandina\ncon gli attori e le attrici di Progetto Young:\nFrancesco Baldin\, Sofia Bolchi\, Martina Citroni\, Martina Di Caro\, Leila Gervasoni\, Beatrice Gotti\, Carolina Grossi\, Clara Marchesi\, Matteo Masolini\, Elisa Mercurio\, Giulia Pizzaballa\, Marta Salvi\, Letizia Sanchioni\, Valeria Spertini\, Daniela Tasca \ncoordinamento e regia Fabio Comana\nassistente di produzione Manuela Carrasco\norganizzazione Maria Teresa Galati\nprogetto a cura della Direttrice artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi Maria Grazia Panigada \nproduzione Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo
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