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DESCRIPTION:Giovedì 18 gennaio 2024\, ore 18.00 | Sala Riccardi – Teatro Donizetti\nIntorno a BOOMERS\nIncontro con Marco Paolini e la compagnia\nBoomers è una ballata teatral-cybernetica\, un nuovo album di racconti dove la memoria collettiva di una generazione viene trasformata in scenari da videogioco in realtà virtuale “vietato ai minori di 48 anni non accompagnati”\, all’interno del quale Nicola – alter ego/avatar di Marco Paolini – ritorna di nuovo giovane nel suo posto-rifugio\, il famigerato bar della Jole\, per poter rievocare e rivivere avventure\, primi amori\, faide politiche e un caleidoscopio di 50 anni della storia d’Italia mischiati alla rinfusa da un algoritmo ancora in fase sperimentale.\nCome fosse un moderno affresco in 8 bit di un mondo nuovo in costruzione\, ci si trova a guardare la scena che si svolge sotto un pilone di un ponte autostradale\, che passa da un’inaugurazione ad un’altra senza alcuna manutenzione. Sotto al ponte il centro del mondo\, il bar della Jole\, padrona dell’avvicendarsi di storie e relazioni tra Nicola\, clienti abituali e lunatici matti della piazza. Regina lucente per quella fauna di umanità scalcagnata che nei tempi bui in cui vive trova\, anche nella luce più fioca\, una stella polare cui appoggiarsi\, per alleviare la solitudine\, almeno fino al giorno dopo.\nBoomers è anche la storia di un dialogo tra generazioni interrotto\, un rapporto padri e figli sfilacciato che si tenta di riallacciare nella realtà ricostruita in un mondo virtuale. Un personale paradiso ideale composto da ricordi e accadimenti storici che nel loro innestarsi\, senza ordine cronologico veritiero\, creano un Frankenstein narrativo che vive grazie ai racconti-resoconti delle esperienze di gioco che Nicola compie in questo universo creato dal figlio\, programmatore di realtà virtuale per una società di videogiochi internazionale.\nLe nuove tecnologie mettono in crisi la trasmissione dell’esperienza e la funzione maieutica della memoria. La memoria in Boomers diventa esperienza di “messa in gioco” e pone una sfida alla realtà del nostro tempo: vero e reale è ciò che si vive o ciò che si racconta? E noi siamo un sistema di dati in apparenza singoli oppure un sistema più profondo di legami complessi?\nLo spettacolo nasce dall’esperienza di un autore che ha fondato sulla memoria una parte importante del suo lavoro e oggi si interroga su quali siano le risposte possibili del teatro (luogo della finzione e della rappresentazione per vocazione) ad un mondo in cui esperienze virtuali e reali sono sempre più mescolate senza gradi di separazione netti. La musica ha un ruolo molto importante\, con un piccolo ensemble di musicisti guidato da Patrizia Laquidara\, una delle voci più intense e liriche della musica “leggera”\, figura inafferrabile\, poliedrica e brillante della musica d’autore contemporanea.\nSul palco la Laquidara prenderà le sembianze di Jole\, personaggio mitico degli Album\, ex partigiana\, ex prostituta\, gestiva e gestisce il bar-centro-del-mondo attorno al quale tutte le storie si snodano.\nMarco Paolini\, narratore dà corpo e voce al coro dei personaggi delle storie del bar della Jole. In un processo di lavoro ormai consolidato nella creazione dei suoi spettacoli Marco Paolini ha mosso i primi passi in questa creazione nell’estate del 2022. Ora\, dopo averne filtrato parole e note\, affronta un percorso produttivo nuovo che vedrà un primo allestimento per l’estate in una forma più concertistica e un allestimento invernale per i palcoscenici della prosa. \nI protagonisti\nMarco Paolini\nMarco Paolini\, attore\, autore e regista. (Belluno 1956)\nDagli anni Settanta al 1994 ha fatto parte di vari gruppi teatrali. È in uno di questi\, il Teatro Settimo di Torino\, che inizia a raccontare storie\, nascono gli “Album”\, i primi episodi di una lunga biografia collettiva che attraversa la storia italiana dagli anni ’60 ai giorni nostri\, fino a immaginare il futuro prossimo con il nuovo Album Le avventure di Numero Primo. \nNoto al grande pubblico per Il racconto del Vajont si distingue quale autore e interprete di narrazioni di forte impatto civile (I-TIGI racconto per Ustica\, Parlamento chimico\, Il Sergente\, Bhopal 2 dicembre ’84\, U 238\, Miserabili) e per la capacità di raccontare il cambiamento della società attraverso i dialetti e la poesia sviluppata con il ciclo dei Bestiari. Appassionato di mappe\, di treni e di viaggio\, traccia i suoi racconti con un’attenzione speciale al paesaggio\, al suo mutarsi\, alla storia (come nel Milione) e al suo evolversi (Numero Primo). \nArtigiano e manutentore del mestiere di raccontare storie\, sa portare quest’arte antica al grande pubblico con memorabili dirette televisive (tra cui ITIS Galileo e Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute\, seguiti da quasi due milioni di telespettatori su La7). \nDopo Ballata di uomini e cani\, dedicata a Jack London\, nel 2016 debutta con giovani attori del Teatro Nazionale Palestinese in Amleto a Gerusalemme\, con la regia di Gabriele Vacis e dà vita a un nuovo progetto dedicato alla tecnologia intitolato #Madre Incerta\, una trilogia di cui fanno parte Le avventure di Numero primo (2016\, con l’omonimo romanzo edito da Einaudi)\, #Antropocene\, oratorio per voci\, violoncello solista e orchestra (con Mario Brunello e Frankie hinrg mc\, 2017)\, Tecno Filò (2018). \nNel 2019 nasce Nel tempo degli dèi. Il calzolaio di Ulisse coprodotto con il Piccolo Teatro di Milano. L’anno dopo crea lo spettacolo Filo Filo’ e nel 2020 Senza confiini_No borders. Tra i suoi ultimi spettacoli SANI! Teatro fra parentesi che segue il precedente Teatro fra parentesi\ncreato durante il primo lockdown e ANTENATI the grave party. \nIl suo ultimo lavoro è LA FABBRICA DEL MONDO\, un progetto originale per la televisione in tre puntate (RAI 3\, gennaio 2022) ideato e condotto assieme allo scienziato evoluzionista Telmo Pievani\, che unisce la narrazione teatrale alla divulgazione scientifica\, al racconto cinematografico\, alle conversazioni con voci autorevoli della scienza\, dell’economia\, della letteratura che denunciano (inascoltate) il disastro in atto nel nostro pianeta. \nNel 1999 ha fondato Jolefilm\, la società con cui produce tutti i suoi spettacoli e con cui sviluppa la passione per il documentario e il cinema realizzando opere che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica (dal pluripremiato Io sono Li di Andrea Segre\, ai più recenti La pelle dell’Orso di cui è coautore con Marco Segato oltre che interprete a Welcome Venice di A. Segre e The Italian Banker di Alessandro Rossetto). \nPatrizia Laquidara\nSiciliana di nascita e veneta d’adozione\, Patrizia Laquidara è definita dalla critica “una tra le figure più inafferrabili e poliedriche della musica d’autore italiana”\, “una firma talmente personale da risultare unica”\, e “una delle voci più intense e liriche della nostra musica cosiddetta leggera”. \nCantautrice e scrittrice esordisce nella 13ª edizione del Premio Città di Recanati\, vincendo i premi per la miglior interpretazione\, per la miglior musica e il premio della critica. Il primo album di inediti\, “Indirizzo Portoghese”\, arriva nel 2003 e le vale l’invito al Festival di Sanremo durante il quale si aggiudica il premio Alex Baroni per la migliore interpretazione oltre al Premio assoluto della critica Mia Martini. \nNel 2005 è chiamata ad eseguire il brano portante del film “Manuale D’Amore”\, “Noite Luar”\, che le varrà inoltre la nomination per i David di Donatello.\nIl 2007 è l’anno del suo secondo disco “Funambola”\, prodotto da Arto Lindsay\, che la porta a suonare in tutta Europa\, in Brasile\, in Marocco\, in Giappone e negli Stati Uniti\, Ecuador\, duetta su disco e dal vivo con artisti internazionali come Ian Anderson. \nNel 2011 esce “Il Canto Dell’Anguana”\, un album-indagine sulle tradizioni musicali dell’alto vicentino che le vale la Targa Tenco per il “Miglior album dialettale”.\nNel frattempo si dedica anche al teatro con Giuliana Musso e Mirko Artuso\, Natalino Balasso\, al cinema con Immesi\, Brazzale e Alejandro Jodorowsky e alla radio ideando e conducendo diversi programmi. \nNel 2018 esce il suo quinto album dal titolo “C’è qui qualcosa che ti riguarda”\, un lavoro accolto con entusiasmo dalla critica che lo ha definito “Un capolavoro intriso di femminilità\, potenza e fierezza\, la bellezza in una delle sue forme musicali più alte”; l’album rientra nella cinquina tra i migliori dischi in assoluto dell’anno del Premio Tenco. \nLa canzone “Il Cigno (The Great Woman)”\, è tra le 10 canzoni finaliste del Premio Amnesty International Italia – Voci per la Libertà. \nNell’ottobre 2019 le viene consegnato il prestigioso “Premio Maria Carta” e\, sempre nello stesso anno\, un racconto da lei scritto “Nordestereofonico” viene pubblicato dalla Helvetia Ed. Oltre alla pubblicazione di una raccolta di poesie dal titolo “Alphonsomangorey” il 2021 la vede impegnata anche alla stesura del suo libro\, che verrà pubblicato dalla casa editrice Neri Pozza.\nE’ direttrice artistica di “Il Canto della Sisilla”\, festival musicale e teatrale nel cuore delle piccole Dolomiti ed è docente di Poesia in musica e drammaturgia musicale al conservatorio della città di Brescia.
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SUMMARY:Laura Pepe - Antigone e la giustizia
DESCRIPTION:“Non credevo che il tuo decreto avesse tanta forza che tu\, un mortale\, potessi violare le leggi non scritte e stabili degli dei”. Con queste parole memorabili Antigone esprime a Creonte il suo dissenso e accetta di morire in nome di una giustizia assoluta che va oltre la logica scellerata delle decisioni umane. Antigone la abbiamo sempre pensata così: una ragazza pura e pia che sfida il Male. Eppure\, l’Antigone di Sofocle presenta anche tratti ambigui\, e la sua parabola tragica induce ancora oggi a riflettere su che cosa sia giustizia. \nLaura Pepe insegna Istituzioni di diritto romano e Diritto greco antico all’Università degli Studi di Milano. Oltre a libri e saggi accademici su diritto penale e diritto di famiglia nell’antichità\, ha scritto diversi manuali di storia antica e grammatica latina per la scuola secondaria superiore. Ha pubblicato Atene a processo. Il diritto ateniese attraverso le orazioni giudiziarie (Zanichelli 2019) e ha curato per il “Corriere della Sera” la collana in 35 volumi “Vita degli antichi” (2020). Collabora come divulgatore scientifico con il canale televisivo Focus. Per Laterza è autrice di Gli eroi bevono vino. Il mondo antico in un bicchiere (2018) e La voce delle Sirene. I Greci e l’arte della persuasione (2020)\, Storie meravigliose di giovani greci (2022).
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SUMMARY:ANNIVERSARI: 100 ANNI DALLA MORTE DI PUCCINI\, 120 DALLA NASCITA DI MADAMA BUTTERFLY
DESCRIPTION:Un secolo fa moriva Giacomo Puccini\, lasciando incompiuta Turandot\, favola noir che la scomparsa del compositore impedì di ribaltarsi in storia a lieto fine (o almeno in una sua parvenza). Vent’anni prima\, un’altra incursione nell’Estremo Oriente (la “tragedia giapponese” Madama Butterfly) aveva sapientissimamente combinato esotismo all’acquerello\, toni da commedia\, prosa quotidiana e lirismo appassionato\, dramma borghese\, precipizio tragico. Domenica 17 febbraio 1904 il pubblico della Scala fece a sua volta a pezzi Cio-Cio-San e il suo cantore. Tre mesi dopo\, il 28 maggio al Teatro Grande di Brescia\, Puccini ebbe la sua rivincita.\n \nRelatori:\nLivio Aragona\, musicologo della Fondazione Teatro Donizetti  e docente del Conservatorio “G. Verdi” di Milano\, dove vive\, che rimedierà al colossale abbaglio preso dai suoi concittadini d’elezione.\nPaolo Fabbri\, direttore del Centro Studi Donizettiani della Fondazione Teatro Donizetti e professore emerito dell’Università di Ferrara\, che dialogherà con lui e si esibirà in un ardito esperimento: cosa avrebbe fatto Donizetti del soggetto di Madama Butterfly.\nVirgilio Bernardoni\, ordinario di Musicologia presso l’Università di Bergamo e vice-presidente del Centro Studi Giacomo Puccini di Lucca\, autore della fondamentale monografia Puccini (Milano\, Il Saggiatore 2023).
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SUMMARY:Bubikopf
DESCRIPTION:Bubikopf è il nome dell’iconica acconciatura che portavano tutte le donne alla moda\, nel periodo storico in cui il cabaret tedesco ha raggiunto il suo apice.\nBubi canta per pochi spiccioli\, nelle strade\, ma il suo grande talento la porta direttamente dalla strada al palcoscenico\, grazie ad Hullo; lui è il capocomico di una compagnia di cabaret\, che cerca di sopravvivere in tempi molto difficili: la vita dei suoi membri (Hedwig la diva\, Suse la primadonna\, e Richard il compositore)\, è minacciata dai “Cani Sciolti”\, un gruppo armato reazionario\, in rapida e violenta ascesa. Affrontando pericoli e sacrifici\, arrivano al debutto di un nuovo meraviglioso spettacolo\, la loro ultima grande possibilità per il futuro: dimenticando la fame\, i pericoli\, le avversità… si sentono vivi nei momenti gloriosi  trascorsi sul palco.\nLa loro vita è consacrata all’arte\, ma ce la faranno?\nLa regia dello spettacolo è di Neville Tranter\, l’incontro con questo grande artista di origine australiana\, affermato e molto apprezzato da circa quarant’anni sulla scena internazionale del teatro di figura\, ci ha condotti alla scelta della tecnica del pupazzo in gommapiuma\, manipolato a vista. Dopo aver svolto una cospicua formazione con Neville Tranter\, siamo stato da lui scelti come prima compagnia italiana con la quale collaborare. Il percorso di lavoro che ha prodotto Bubikopf si è avviato nel Marzo 2019. Ormai finalmente concluso\, siamo lieti di presentare al pubblico questa innovativa e sorprendente produzione\, nella quale le molteplici possibilità comunicative e la poetica magia del teatro di figura trovano la loro massima espressione. \nNeville Tranter è maestro consacrato del teatro di figura mondiale. Alla fine degli anni Settanta ha lasciato l’Australia con il suo gruppo Stuffet Puppet Theatre per approdare in Olanda\, dove ha approfondito il suo lavoro con pupazzi a dimensioni umane manipolati dagli attori\, in spettacoli di potente suggestione teatrale\, e dove diventa punto di riferimento per gli artisti europei. \nPolitheater
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SUMMARY:Madama Butterfly
DESCRIPTION:Mercoledì 24 gennaio 2024\, ore 18.00 | Sala Musica “M. Tremaglia” – Teatro Donizetti\nANNIVERSARI: 100 ANNI DALLA MORTE DI PUCCINI\, 120 DALLA NASCITA DI MADAMA BUTTERFLY\nConferenza su Giacomo Puccini e su Madama Butterfly\nMadama Butterfly è un’opera in tre atti (in origine due) di Giacomo Puccini\, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica\, definita nello spartito e nel libretto “tragedia giapponese”. La prima ebbe luogo a Milano\, il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala. \nPuccini era certo di riscuotere il successo che immaginava gli spettasse di diritto per un’opera come Madama Butterfly; per questo motivo scelse (di comune accordo con Giulio Ricordi\, suo editore) il palcoscenico della Scala per la sua prima. Questa sua scelta era data probabilmente da una voglia di rivincita verso il Teatro che nel 1889 aveva bocciato il suo “Edgar”. Purtroppo\, la prima dell’opera si risolse in un fiasco\, evento inaspettato dopo i tre successi pucciniani Manon Lescaut\, La Bohème e Tosca. \nL’opera si basa sul dramma Madame Butterfly del commediografo statunitense David Belasco\, a sua volta ispirato da un racconto omonimo di John Luther Long. I librettisti Giuseppe Giacosa e Luigi Illica cominciarono il lavoro sul libretto a partire dal 1901. Per alcune suggestioni orientaleggianti presero spunto dal romanzo di ambientazione giapponese Madame Chrysanthème di Pierre Loti. \nPuccini era fortemente convinto della validità del soggetto esotico e dal potenziale espressivo della geisha sedotta\, abbandonata e suicida. Per musicare il dramma\, si documentò minuziosamente sulle musiche\, gli usi e i costumi del Giappone; per fare ciò si avvalse della collaborazione di Sada Yakko (una famosa attrice) e della moglie dell’ambasciatore giapponese in Italia.\nL’insuccesso con cui venne accolta Madama Butterfly\, spronò Puccini ad una revisione dell’opera\, eliminando alcuni numeri musicali trascurabili\, modificando alcune scene e dividendo l’opera in tre atti invece che due.
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SUMMARY:Italia Brasile 3 a 2. Il ritorno
DESCRIPTION:Nel 2022 ricorre il doppio anniversario del quarantennale della partita al Sarrià di Barcellona\, stadio che oggi non esiste più\, e del ventennale del debutto dello spettacolo Italia-Brasile 3 a 2.\nLa nuova messa in scena rivisiterà il testo originale\, nuove saranno la regia\, le luci\, le musiche. Il mondo è cambiato\, diverse sono le urgenze\, i vuoti urlano più dei pieni. I tempi sono cupi\, si profila un conflitto sociale durissimo\, il Covid e l’esperienza del lockdown hanno segnato uno spartiacque che rimette in discussione lo stesso dispositivo teatrale\, la sua urgenza\, il suo fine.\nItalia-Brasile 3 a 2 opera su un doppio binario. Il primo è quello della coscienza collettiva\, tramite il ricordo di quell’evento specifico\, la partita del mondiale del 1982\, che segna un atto identitario e comunitario. Il secondo binario è quello della coscienza intima\, ovvero l’operazione privata di scomposizione e ricomposizione dei temi e dei sentimenti affrontati\, rapportandoli al proprio vissuto personale.\nLa partita epica della nazionale contro il Brasile diventa uno strumento liberatorio\, il suo ricordo è intriso di gioia e questo restituisce al dispositivo teatrale il suo ruolo di costituente della coscienza comunitaria. E poi\, c’è qualcosa che appartiene a una dimensione più profonda e misteriosa\, legata a doppio filo con l’essenza del teatro stesso: il rapporto tra i vivi e morti. La presenza di chi non c’è più continua a vibrare da questa parte della vita\, si impone nella memoria\, segna traiettorie nel futuro. A differenza di quando debuttò nel 2002\, sono morti tanti protagonisti di questo lavoro: è morto Paolo Rossi\, è morto Enzo Bearzot\, è morto Socrates\, è morto Valdir Perez\, è morto lo zio Beppe. Eppure\, i loro occhi\, le loro voci\, le loro gesta continuano a ripresentarsi come presenze vive\, scena dopo scena\, parola dopo parola\, gol dopo gol\, schiudendo le porte dell’inesprimibile\, invitando ad abbandonarci al mistero\, permettendoci di scorgere ciò che brilla nel buio e non fa male.\nItalia-Brasile 3 a 2 è un vero e proprio «caso» teatrale. Monologo da sempre in tournée\, portato in giro per i teatri d’Europa\, riesce a passare con l’elegante  velocità di un tiro al volo dai comici microeventi del tinello palermitano a drammatiche partite in cui letteralmente ci si giocava la vita. Intriso di spirito popolare\, grazie ad una sorprendente reinvenzione linguistica che parte dal dialetto palermitano\, il testo è anche un racconto di formazione di commovente umorismo.
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SUMMARY:Alla scoperta di Morricone
DESCRIPTION:IL NUOVO SPETTACOLO DI ENSEMBLE SYMPHONY ORCHESTRA\ndiretta da GIACOMO LOPRIENO \nIl tributo unico alle musiche del grande compositore italiano si arricchisce di nuove pagine in gran parte meno conosciute ma di grande bellezza nello sconfinato repertorio del M° Morricone per dar vita al nuovo spettacolo “Alla scoperta di Morricone”. Non solo un concerto\, ma un percorso di parole\, suggestioni e performance solistiche che guidano lo spettatore attraverso i decenni che hanno reso grande il cinema e la musica italiana e internazionale. \nIl viaggio incredibile iniziato tra le melodie che sono rimaste nella memoria collettiva di generazioni con la potenza evocativa di MISSION\, LA LEGGENDA DEL PIANISTA SULL’OCEANO\, C’ERA UNA VOLTA IL WEST\, NUOVO CINEMA PARADISO\, THE HATEFUL EIGHT\, C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA\, PER QUALCHE DOLLARO IN PIU’\, MALENA e che ha caratterizzato l’attività dell’Ensemble Symphony Orchestra nelle scorse stagioni prosegue affrontando altre opere come GLI INTOCCABILI\, LA CALIFFA\, CANONE INVERSO con uno spazio importante per le grandi canzoni scritte per artiste come Dulce Pontes Joan Baez e Mina in una nuova versione sinfonica.\n500 colonne sonore\, 70 milioni di dischi venduti nel mondo\, sei nominations e due Oscar vinti\, tre Grammy\, quattro Golden Globe e un Leone d’Oro fanno di Ennio Morricone un gigante della musica di tutti i tempi. Da qui l’idea dell’Ensemble Symphony Orchestra\, fiore all’occhiello del nostro Paese\, di porre omaggio al Maestro.\nL’Ensemble si avvicina alla musica di Morricone dopo collaborazioni nazionali ed internazionali importanti: Mario Biondi\, Max Gazzè\, Franco Battiato\, Giovanni Allevi\, Renato Zero\, Francesco Renga\, Pooh\, Baustelle\, PFM\, Andrea Bocelli\, Sting\, Kylie Minogue\, Robbie Williams\, Nile Rodgers\, Sam Smith\, Luis Bacalov. Con oltre seicento concerti tra Italia\, Svizzera\, Germania\, Spagna\, Olanda\, Francia\, Austria\, Regno Unito e Belgio\, l’orchestra presenta una grande versatilità e attenzione per ogni tipo di musica\, con un repertorio che spazia dalle arie d’opera più conosciute alle colonne sonore di film di fama mondiale\, da “Frozen” ad “Harry Potter”.\nIn questo omaggio sul palco si alterneranno solisti\, prime parti di importanti teatri e istituzioni sinfoniche italiane\, come il violoncello del Maestro Ferdinando Vietti e la tromba del Maestro Stefano Benedetti. Ospiti speciali il soprano Anna Delfino\, beniamina del pubblico europeo dell’opera\, che farà rivivere l’emozione del Deborah’s Theme da “C’era una volta in America” e il violinista del Cirque du Soleil Attila Simon\, che eseguirà il solo di Love Affair.\nAd accompagnare il pubblico dando voce ai personaggi e alle ambientazioni la bravura dell’attore Andrea Bartolomeo attore\, regista e docente di Teatro. Dal ’98\, col Teatro Nucleo\, è presente nei più importanti Festival internazionali di Teatro in spazi aperti e nelle piazze d’Europa\, del Sud America e dell’Asia. Dal 2014 lavora col regista Alessandro Serra con quale mette in scena il pluripremiato MACBETTU in tournée in tre continenti dal 2016\, e lo spettacolo “Il giardino dei ciliegi”\, in tournée internazionale dal 2019. È direttore artistico di due festival (Giovenco Teatro Festival e Gioiosa Percussioni Festival) e del Centro di Ricerca per le Arti della Scena\, immerso nella natura del Parco Nazionale d’Abruzzo\, Lazio e Molise.
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SUMMARY:Piero Martin - Galileo Galilei e la Rivoluzione
DESCRIPTION:“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”: quella che forse è la citazione più famosa della “Vita di Galileo” di Brecht può essere utilizzata per illustrare la portata di questa rivoluzione per il pensiero moderno. Dopo Galileo la scienza non ha più bisogno di eroi\, di depositari del sapere venerati e indiscutibili. Grazie al “metodo” diventa di tutti\, cade il principio di autorità e prevale la forza dei fatti e degli esperimenti. La conoscenza del mondo non è più appannaggio di pochi\, ma\, anche grazie a un linguaggio condiviso\, disponibile per tutti coloro che vogliano impegnarsi nella ricerca e accettino un confronto senza confini. \nPiero Martin\, professore ordinario di Fisica sperimentale all’Università di Padova\, è esperto di fusione termonucleare. Fellow dell’American Physical Society\, è Chief Physicist di DTT\, il nuovo grande esperimento europeo in costruzione a Frascati. È stato responsabile scientifico di grandi progetti di ricerca internazionali\, come RFX a Padova e la Task force europea “Eurofusion Medium Size Tokamak”. Attivo nella divulgazione\, scrive per “La Stampa” e “lavoce.info”. Ha pubblicato L’era dell’atomo (con A. Viola\, Il Mulino 2014)\, Zerologia (con C. Bartocci e A. Tagliapietra\, Il Mulino 2016) e Trash. Tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti (con A. Viola\, Codice edizioni 2018\, tra i cinque finalisti al Premio Galileo 2018 e vincitore al Premio nazionale di divulgazione scientifica). Le 7 misure del mondo\, pubblicato per Laterza\, è stato finalista al Premio Galileo 2022 ed è tradotto in numerose lingue.
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SUMMARY:La casa degli spiriti
DESCRIPTION:“A mia madre\, a mia nonna e alle altre straordinarie donne di questa storia”.\nÈ la dedica che apre il romanzo di Isabel Allende. La casa degli spiriti è un romanzo matriarcale. Le tre donne che rappresentano le diverse generazioni della famiglia sono complesse\, complete e diversissime tra loro.\nClara\, la chiaroveggente\, la figlia Blanca\, l’artista\, e Alba\, che vive la rivoluzione. Accanto a loro molti altri personaggi femminili: nessuna di loro si presenta come un’eroina\, tutte cercano di fare quello che trovano giusto. Ed è proprio da un punto di vista femminile che prende avvio la narrazione in questo monologo\, interpretato da una donna che\, attraverso gli occhi e le voci di altre donne\, racconta la storia di una famiglia. Le vicende si svolgono sullo sfondo politico-sociale del Cile durante gli ultimi decenni del Novecento\, quelli del golpe del generale Pinochet del 1973\, la violenza e il terrore della dittatura militare e la lenta ripresa di una vita normale\, del ritorno della democrazia. A dar voce al monologo è Alba\, che poi si calerà nelle vesti di tutte le donne che\, una generazione dietro l’altra\, le hanno consentito di essere quello che è ora. La loro storia\, circolare ed ereditaria\, è un misto di spiritismo\, realtà e finzione\, amori e crudeltà\, carità e follia: nel loro mondo le bambine nascono con i capelli verdi e le apparizioni siedono a tavola conversando con i mortali. Accanto a quello dei vivi si dispiega il mondo dei morti\, vivi come chi è in vita.\nLa casa degli spiriti è la più intensa creazione artistica di Isabel Allende\, portata con  successo a teatro dal regista Corrado Accordino\, che ne ha curato anche la versione drammaturgica. Questo\, che fu il suo primo romanzo\, all’epoca (1982) fece scalpore\, proiettandola nel gotha della letteratura internazionale\, ma quando lo scrisse\, Isabel Allende lo fece innanzitutto come forma di liberazione personale dal durissimo decennio seguito al Golpe dei militari in Cile (1973). Liberazione con una storia che tiene tutto insieme\, micro e macro politica\, con al centro la storica oppressione del genere femminile.
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SUMMARY:Alessandro Vanoli - Cristoforo Colombo e l’occidente
DESCRIPTION:Trascorsi cinque secoli\, che senso ha ancora per noi Colombo? E perchè la sua memoria sembra vacillare fino a provocare l’abbattimento delle statue che lo celebrano in tutto il mondo? È per primo lo stesso Colombo a raccontarci la sua vicenda: le attese\, gli studi\, i viaggi\, le scoperte\, i trionfi; e la sfida di quel mondo lontano e incomprensibile. Si dispiega davanti ai suoi e ai nostri occhi quell’orizzonte vastissimo che lui\, incapace di comprendere il senso della via che aveva tracciato\, non ha mai saputo riconoscere fino in fondo. E la sua storia parla di noi. Della nostra eredità\, del nostro futuro\, delle nostre radici. \nAlessandro Vanoli\, storico\, scrittore e divulgatore\, è esperto di storia mediterranea. Ha insegnato all’Università di Bologna e per un breve periodo all’Università Statale di Milano\, occupandosi di storia del Mediterraneo e della presenza islamica in Spagna e Sicilia. Da anni si occupa anche di comunicazione e divulgazione con progetti teatrali e attività didattiche legate alla conoscenza del mondo islamico e alla promozione della storia come parte irrinunciabile del rapporto tra culture differenti. Collabora con la RAI e con il “Corriere della Sera”. Per Laterza è autore\, con Amedeo Feniello\, di Storia del Mediterraneo in 20 oggetti (2018) e Storia del mare (2022).
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SUMMARY:Stelle di Broadway
DESCRIPTION:Stelle di Broadway – questo il titolo dello spettacolo – è nato da un’idea dello stesso Corrado Abbati e intende accompagnare idealmente lo spettatore sui più prestigiosi palcoscenici del mitico distretto dei teatri di New York\, dove i sogni diventano realtà\, dove si può vivere “cantando sotto la pioggia”\, incontrare “My fair lady”\, stringersi “tutti insieme appassionatamente”\, rivedere “Evita” sul suo balcone o lasciarsi trascinare da Ginger e Fred in uno scatenato tip tap… \nLe diverse estrazioni degli interpreti li hanno portati a fondere la propria esperienza specifica con quella degli altri\, creando una ricchezza di intenti\, accenti\, sfumature\, che si riverberano in un’amalgama straordinaria; una sorprendente “performance” dove canto\, ballo\, musica\, si fanno un tutt’uno tipico dell’espressione più alta del “genere” musical. \nEmozioni e divertimento dei grandi Musical che (ri)accendono la voglia di cantare\, ballare\, ridere. Una sferzata di buon umore e di allegria ricreate da un affiatato gruppo di performers immersi in una nuova e coinvolgente dimensione teatrale che vi accompagnerà idealmente sui più prestigiosi palcoscenici di Broadway.
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SUMMARY:La Maria Brasca
DESCRIPTION:In scena La Maria Brasca\, viva e moderna nella lettura di Andrée Ruth Shammah.\nUna storia al femminile disegnata negli anni ‘60 con efficace realismo sociale dal grande drammaturgo Giovanni Testori. Un ritratto indelebile e senza tempo di una donna capace di lottare e di non cedere mai davanti a “sta bestiata che è il mondo”. \nLa Maria Brasca fa la calzettaia in una fabbrica di Niguarda\, periferia milanese\, e – con qualche scandalo per la gente – fa l’amore come gli uomini: senza  problemi. Ma un giorno le capita di innamorarsi di un ragazzotto più giovane di lei\, nullafacente\, un po’ mascalzone che la fa impazzire di passione. Alla Brasca non importa se Romeo la tradisce. Lei sa che quello per Romeo è un amore definitivo e lo difende come una tigre perché vuole da lui cose definitive. \nUn personaggio femminile indimenticabile\, una donna vincente che grida al mondo la potenza della passione e l’amore per la vita vissuta fuori da ogni convenzione: uno stimolo a inseguire i propri sogni e vivere con grande fiducia nel futuro.\nNegli anni ‘60 fu Franca Valeri a farla esistere sul palcoscenico ma poi\, con la mia regia\, per anni è stata il grande successo di Adriana Asti e ora\, nei cento anni dalla nascita di Testori e nella stagione del Cinquantesimo del Teatro Parenti\, ho sentito la necessità di far rinascere “quello” spettacolo\, quello e non un altro perché affascinata da quella volontà di Maria di non cedere\, di difendere tutto ciò che rappresenta la sua vita e non aver paura di parlare di felicità (uno stato\nd’animo così prezioso ma assente nel teatro di Testori e così raro nella drammaturgia contemporanea).\nOggi\, guardando Marina Rocco interpretare l’incantevole limpidezza dei pensieri di Maria e vedendola così vibrante d’infanzia\, di severità sensuale\, di quel fascino che la avvolge senza che lei faccia il minimo sforzo\, a me sembra sia rinato per avere una nuova\, lunga vita. \nAndrée Ruth Shammah
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SUMMARY:Ci vuole orecchio. Elio canta e recita Enzo Jannacci
DESCRIPTION:Enzo Jannacci\, il poetastro come amava definirsi\, è stato il cantautore più eccentrico e personale della storia della canzone italiana\, in grado di intrecciare temi e stili apparentemente inconciliabili: allegria e tristezza\, tragedia e farsa\, gioia e malinconia. E ogni volta il suo sguardo\, poetico e bizzarro\, è riuscito a spiazzare\, a stupire: popolare e anticonformista contemporaneamente. \nJannacci è anche l’artista che meglio di chiunque altro ha saputo raccontare la Milano delle periferie degli anni ‘60 e ‘70\, trasfigurandola in una sorta di teatro dell’assurdo realissimo e toccante\, dove agiscono miriadi di personaggi picareschi e borderline\, ai confini del surreale.\n“Roba minima”\, diceva Jannacci: barboni\, tossici\, prostitute coi calzett de seda\, ma anche cani coi capelli o telegrafisti dal cuore urgente. \nUn Buster Keaton della canzone\, nato dalle parti di Lambrate\, che verrà rivisitato\, reinterpretato e “ricantato” da Elio.  \nSul palco\, nella coloratissima scenografia disegnata da Giorgio Gallione\, troveremo assieme a Elio cinque musicisti\, i suoi stravaganti compagni di viaggio\, che formeranno un’insolita e bizzarra carovana sonora: Alberto Tafuri al pianoforte\, Martino Malacrida alla batteria\, Pietro Martinelli al basso e contrabbasso\, Sophia Tomelleri al sassofono\, Giulio Tullio al trombone. A loro toccherà il compito di accompagnare lo scoppiettante confronto tra due saltimbanchi della musica alle prese con un repertorio umano e musicale sconfinato e irripetibile\, arricchito da scritti e pensieri di compagni di strada\, reali o ideali\, di “schizzo” Jannacci. Da Umberto Eco a Dario Fo\, da Francesco Piccolo a Marco Presta\, a Michele Serra. \nUno spettacolo giocoso e profondo perché “chi non ride non è una persona seria”.
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SUMMARY:Raccontami di domani
DESCRIPTION:Questo spettacolo è un viaggio attraverso l’universo femminile\, spiato dalla serratura del bagno. Il tema è l’amicizia tra due donne. Nel bagno conversano\, si sistemano\, si preparano. Scoprono i cambi dei loro corpi\, si confessano\, si lavano il corpo e l’anima. In questo bagno gli oggetti più umili ci interpellano\, diventano compagni di scena. Il volto dell’amica ci guarda attraverso lo specchio affinché il reale\, rannicchiato ed invisibile ci si riveli come quelle verità che si possono confidare solo in segreto.\n«Dov’è il bagno?» chiediamo con timidezza.\n«In fondo».\n«E la verità?». \n«A volte appare in fondo\, quando due donne si chiudono in bagno. Attraverso il percorso delle vite di due amiche\, Brie crea una poesia scenica sull’essere\ndonna ed il trascorrere del tempo. La proposta é al passo con l’epoca attuale. L’universo femminile occupa il centro della scena. L’Io stabilisce un ponte con il Noi; ciò che é pubblico in connessione con ciò che é privato: é anche un tratto distintivo di questo regista. Un viaggio nelle vite comuni che genera  dentificazione\ned emozioni intense. Niente é fuori dall’ordinario. O tutto lo é\, perché\, come assicura  una delle due donne\, la quotidianità é sacra. Accade qualcosa di speciale con gli oggetti negli spettacoli di Brie\, che inizió la sua vita artistica nella poesia e sembra non separarla mai dal teatro. Il testo di per sé é poetico. Possiede bellezza\, musicalità e ritmo. (…) si crea una poesia scenica sull’essere donna\, il ciclo della vita ed il passare del tempo\, che commuove il pubblico».\nDaniela Yaccar \nCésar Brie nasce a Buenos Aires\, Argentina. Arriva in Italia a 18 anni con la Comuna Baires\, gruppo teatrale di cui è cofondatore. Si separa dalla Comuna nel 1975 e comincia a sviluppare un’arte apolide\, a stretto contatto  con le molte realtà incontrate in una vita passata per scelta in esilio. Nel 1975 crea a Milano il Collettivo teatrale Tupac Amaru. Dal 1981 al 1990 lavora insieme a Iben Nagel Rasmussen nel Gruppo Farfa e poi nel Odin Teatret di Danimarca nelle vesti di autore\, regista e attore. Nel 1991 fonda in Bolivia il Teatro de Los Andes. Con questo gruppo ha creato spettacoli che partono dalla storia o dai classici\, ma calati profondamente nell’attualità: una serie di lavori esemplari destinati a girare il mondo. Oggi Cesar Brie è ancora in Italia come pedagogo\, e come autore/attore.
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SUMMARY:La milonga del futbol
DESCRIPTION:Evento speciale fuori abbonamento \nLa Milonga del Fútbol è un racconto di cento anni di storia argentina\, dal glorioso passato al più brillante futuro\, intriso di romanticismo e passione\, con radici profonde nella storia moderna d’Italia; una summa di sport e musica\, universalmente riconosciuti come grandi propagatori di emozioni. L’immagine rarefatta del porto di Genova\, dal quale partiva il piroscafo Mendoza e con il quale comincia lo spettacolo\, ci immerge\, ipso facto\, nel turbinío di sentimenti contrastanti\nscatenato dal fenomeno dell’emigrazione italiana dei primi del Novecento. Con uno sguardo ai “conquistadores” dei secoli precedenti e alle aspirazioni  autoctone\, via via\, prendono vita sul palcoscenico eroi religiosi e divinità pagane; sacro e profano\, nella terra in cui la rappresentazione teatrale è ancora oggi chiamata Función. Tra continui rimandi e asimmetrie temporali\, con le curve dinamiche delle vite dei protagonisti che\, ineludibilmente\, a un certo punto\, si\ncollegano\, assistiamo alle gesta sportive di campioni senza età\, incastonate nella meravigliosa diversità di quell’emporio mondiale chiamato Argentina\, un melting pot di culture e tradizioni. Non poteva che essere il Tango\, a volte il miglior stato d’animo per osservare l’arte\, a tenere il ritmo\, cadenzando il racconto come un respiro dell’anima. Per questo progetto ambizioso abbiamo lavorato affinché la narrazione fosse dinamica\, epica\, improvvisa\, gioiosa\, drammatica\, in una tridimensione relazionale e scenica\, provando a non perdere mai il contatto con il tempo (cristallizzandolo\, anzi\, nell’esaltazione della memoria); amando visceralmente tutti i personaggi raccontati\, dai protagonisti che vivono di pallone e sogni ai deuteragonisti che\, con le loro azioni\, determinano destini politici e sociali; armonizzando la parola che\, con la sua potenza evocativa\, trasmette spunti vitali allo spettatore per alimentarne la fantasia. La Milonga del Fútbol  diventa anche uno strumento per analizzare fenomeni sociali\, che parte da una ricerca qualitativa sui tre metodi di comunicazione scelti. Ascoltiamo\, dunque\, il canto potente e\, allo stesso tempo\, suadente di Mascia Foschi; le note di velluto (che accarezzano e alimentano il racconto) di Alessandro Nidi\, decisamente più che un pianista; le parole di Federico Buffa\, interprete sopraffino della narrazione moderna\, che nel pizzicare le corde dell’anima e del cuore\, ci racconta la vita che\, con la sua maestría\, diventa letteratura. \nPierluigi Iorio
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SUMMARY:Costantino D’Orazio - Andy Warhol e la cultura Pop
DESCRIPTION:Distruggere il principio cardine dell’arte – quello dell’irriproducibilità – attraverso la ripetizione in serie dello stesso soggetto. Svuotarne di ogni significato tradizionale la rappresentazione passando disinvoltamente dalle bottiglie di Coca-Cola ai barattoli di minestra in scatola\, dagli incidenti stradali e alle sedie elettriche. Un’arte concepita come provocazione\, un’arte “consumata” come un qualsiasi prodotto commerciale\, all’insegna di un inedito concetto di icona e di nuova democrazia sociale. \nCostantino D’Orazio è storico dell’arte presso la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Curatore del MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma – dal 2014 al 2017\, collabora con l’Università LUISS e l’Università LINK Campus. Conduce la rubrica AR-Frammenti d’Arte su RaiNews24 e partecipa al programma Wikiradio su Radio 3. Oltre a numerosi cataloghi di mostre\, ha pubblicato: Andare per ville e palazzi (2015) per il Mulino; Caravaggio segreto (2013)\, Leonardo segreto (2014)\, Raffaello segreto (2015)\, Michelangelo. Io sono fuoco (2016)\, Leonardo svelato (2019) e Il mistero van Gogh (2019) per Sperling & Kupfer; Bacon e Freud. Il lato oscuro di Londra (2019) per Skira. Per Laterza è autore di L’arte in sei emozioni (2018) e Vite di artiste eccellenti (2021).
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SUMMARY:Perfetti sconosciuti
DESCRIPTION:Paolo Genovese firma la sua prima regia teatrale portando in scena l’adattamento di Perfetti sconosciuti\, una brillante commedia sull’amicizia\, sull’amore e sul tradimento\, che porterà quattro coppie di amici a confrontarsi e a scoprire di essere “perfetti sconosciuti”.\nRegista\, sceneggiatore e scrittore\, Genovese è uno degli autori più amati del cinema italiano. Dalla Francia agli Stati Uniti\, dalla Russia alla Cina\, Perfetti  Sconosciuti ha conquistato il pubblico al cinema e arriva ora anche in teatro\, continuando a svelare con intatta precisione la fragilità di rapporti e relazioni. Durante una “normale” cena\, un gruppo di amici decide di fare un gioco della verità che consiste nel mettere i cellulari sul tavolo e condividere messaggi e telefonate. Questo però finirà per metterli l’uno a conoscenza dei segreti dell’altra\, in un crescendo che trasforma l’esperimento scherzoso dell’inizio in un insospettabile gioco al massacro. Eva e Rocco\, sposati da anni\, ma in crisi\, sono i due che decidono di organizzare una cena a casa loro\, invitando alcuni loro\namici di vecchia data: Cosimo e Bianca\, novelli sposi\, lui tassista e lei veterinaria\, che desiderano fortemente avere un figlio; Lele e Carlotta\, anche loro in forte crisi matrimoniale\, sposati da dieci anni e con due figli; Peppe\, un ex insegnante di educazione fisica divorziato e disoccupato\, che aveva promesso di presentare agli amici la sua nuova compagna Lucilla\, la quale tuttavia non ha potuto prendere parte alla cena a causa di una brutta febbre. Durante la stessa serata c’è un’eclissi lunare\, il cui principio coincide con l’inizio della cena. A tavola\, il gruppo si ritrova a discutere di una coppia di amici comuni che si è recentemente separata dopo che la moglie ha scoperto sul cellulare del marito i messaggi che quest’ultimo si scambiava con l’amante. Ispirata da questa vicenda\, Eva decide di proporre un “esperimento sociale”: mettere i propri cellulari sul tavolo e far sapere a tutti il contenuto di ogni messaggio o telefonata ricevuti nell’arco della serata. Nonostante un’iniziale riluttanza\, alla fine tutti decidono di partecipare. Quello che doveva essere un semplice gioco si trasforma ben presto in un paradossale tour de force di equivoci e segreti inconfessabili che vengono alla luce\, scatenando il caos all’interno della casa. Fino a scoprire di essere “perfetti sconosciuti”.\nOppure no? \nLocandina\nuno spettacolo di Paolo Genovese \ncon (in o.a.) Dino Abbrescia\, Emmanuele Aita\, Alice Bertini\, Marco Bonini\, Paolo Calabresi\, Anna Ferzetti\, Astrid Meloni \nscene Luigi Ferrigno\ncostumi Grazia Materia\nluci Fabrizio Lucci \nproduzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo\nin coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana e Lotus Production \nDurata 80′ senza intervallo
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SUMMARY:La buona novella
DESCRIPTION:Il progetto teatrale su La Buona Novella è pensato come una sorta di Sacra Rappresentazione contemporanea che alterna e intreccia le canzoni di Fabrizio de André con i brani narrativi tratti dai Vangeli apocrifi cui lo stesso autore si è ispirato: dal protovangelo di Giacomo al Vangelo dell’Infanzia Armeno a frammenti dello Pseudo-Matteo.\n«Compito di un artista credo sia quello di commentare gli avvenimenti del suo tempo usando però gli strumenti dell’arte: l’allegoria\, la metafora\, il paragone». Questa dichiarazione di De André è emblematica di come l’autore si sia posto\, in tempi di piena rivolta studentesca\, nei confronti di un tema così delicato e dibattuto dal punto di vista politico e spirituale. Traspare un percorso parallelo nell’interpretazione di De André\, da una parte un’innata tendenza a mettere in discussione tutto ciò che appare codificato\, dogmatico o tradizionale\, dall’altro una sensibilità che gli fa preferire tra le molte versioni degli Apocrifi sempre la scelta più nobile\, matura e ricca umanamente\, alla ricerca di un racconto forse meno sacro\, ma sempre profondamente morale. La drammaturgia aggiunta\, recitata in gran parte da Neri Marcorè\, racconta l’antefatto de L’infanzia di Maria\, svelandone la nascita ‘miracolosa’\, e riempie il vuoto che va dall’infanzia del Cristo alla Crocifissione. Così 30 anni di vita di Gesù sono sintetizzati in un lungo racconto che ci svela un Cristo bambino anche stizzoso\, impulsivo\, che si serve dei suoi poteri talvolta per esibizionismo\, sia quando accusato resuscita\, per poi fa tornar morto\, un bimbo caduto da una terrazza per farlo testimoniare a sua discolpa\, sia quando in un passo di grande qualità poetica\, guida i suoi compagni di gioco in una visionaria cavalcata sui raggi del Sole. Un’elaborazione drammaturgica\, perciò\, che in qualche modo completa il racconto di De André\, trasformando La buona novella non solo in un concerto\, ma in uno spettacolo originale\, recitato\, agito e cantato da una compagnia di attori\, cantanti e musicisti che penseranno l’opera di De André come un ricchissimo patrimonio che può comunque ben resistere\, come ogni capolavoro\, anche all’assenza dell’impareggiabile interpretazione del suo creatore. \nLocandina\ndi Fabrizio De André \ndrammaturgia e regia Giorgio Gallione\narrangiamenti e direzione musicale Paolo Silvestri \ncon Neri Marcorè e Rosanna Naddeo\nvoce e chitarra Giua\nvoce\, chitarra e percussioni Barbara Casini\nviolino e voce Anais Drago\npianoforte Francesco Negri\nvoce e fisarmonica Alessandra Abbondanza \nscene Marcello Chiarenza\ncostumi Francesca Marsella\nluci Aldo Mantovani \nproduzione Teatro Stabile di Bolzano\, Teatro Carcano Milano\, Fondazione Teatro della Toscana\, Marche Teatro \nDurata 80′ senza intervallo
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SUMMARY:Dei figli
DESCRIPTION:Dei figli conclude la trilogia In nome del padre\, della madre\, dei figli\, provando a ragionare su quella strana generazione allargata di “giovani” tra i 18 e i 45 anni che non ha intenzione di dimettersi dal ruolo di figlio. Non tutti\, per fortuna\, e non in ogni parte del mondo. Ma in Italia sì\, e sono tanti.\nUna casa che è limbo\, che è purgatorio\, per chiunque vi passi ad abitare. Vite in transito che sostano il tempo necessario – un giorno o anche una vita – pagano un affitto irrisorio e in nero e questo li lascia liberi di scegliere quanto stare\, quando andare. Solo uno sosta lì da sempre: Gaetano\, il titolare dell’affitto. Al  momento\, le vite in casa sono quattro. Vediamo tutti gli ambienti come se i muri fossero trasparenti. La casa è fluida\, come le vite che vi abitano. Le uniche certezze sono quattro monitor di design\, bianchi\, come enormi smartphone. Su ognuno di essi stanziano\, incombenti\, le famiglie di origine degli abitanti:  genitori\, sorelle\, cugini…\nMario Perrotta \nUna delle grandi mutazioni antropologiche del nostro tempo riguarda la cronicizzazione dell’adolescenza. Se prima la giovinezza era legata alla pubertà e si concludeva con la fine dell’adolescenza\, oggi l’adolescenza non è più il riflesso psicologico della “tempesta” psicosessuale della pubertà bensì una condizione\ndi vita perpetua che tende a cronicizzarsi.  Quando questo accade in primo piano è la difficoltà del figlio di accettare la separazione dai genitori per riconoscersi e viversi come adulto. Il nuovo spettacolo di Mario Perrotta indaga queste e altre sfumature dell’esser figlio sine die\, senza però dimenticare la forza\, lo splendore e l’audacia  straordinaria della giovinezza.\nMassimo Recalcati \nPremio Ubu 2022 Miglior nuovo testo/scrittura drammaturgica\nDalila Cozzolino finalista ai Premi Ubu 2022 come Miglior Attrice Under 35 \nLocandina\nuno spettacolo di Mario Perrotta\nconsulenza drammaturgica Massimo Recalcati\ncon Luigi Bignone\, Dalila Cozzolino\, Matteo Ippolito\, Mario Perrotta\ne in video Arturo Cirillo\, Alessandro Mor\, Marta Pizzigallo\, Paola Roscioli\, Maria Grazia Solano\ne in audio Saverio La Ruina\, Marica Nicolai\, Paola Roscioli\, Maria Grazia Solano \naiuto regia Marica Nicolai\ncostumi Sabrina Beretta\nluci e scene Mario Perrotta\nvideo Diane\, Ilaria Scarpa\, Luca Telleschi\nmashup Vanni Crociani\, Mario Perrotta\nrealizzazione scene Fabrizio Magara\nsarta Maria Isabel Anaya\nfoto Luigi Burroni \nproduzione Teatro Stabile di Bolzano\, Fondazione Sipario Toscana Onlus\, La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale\, Permàr\nin collaborazione con Comune di Grosseto\, Teatro Cristallo\, Olinda residenza artistica\, La Baracca – Medicinateatro\, Duel \nDurata 85′ senza intervallo
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SUMMARY:Membra Jesu Nostri
DESCRIPTION:Membra Jesu Nostri è il capolavoro di Dietrich Buxtehude\, il compositore prediletto e modello del grande Johann Sebastian Bach. \nIl giovane Bach\, desideroso di incontrare il Maestro e apprenderne l’arte\,  venne addirittura licenziato dal suo posto di organista quando per andare a conoscere ad Amburgo il celebre organista ritardò a tal punto il suo rientro da inimicarsi i suoi datori di lavoro. Considerato come il massimo esponente del ‘600 tedesco\, Buxtehude ha in comune con Bach la predilezione per l’organo e l’estremamente proficua produzione di musica sacra.\nAll’interno di questa produzione trova spazio Membra Jesu Nostri\, raffinatissimo oratorio per 5 voci e strumenti\, dedicato alla contemplazione del corpo crocefisso di Gesù. Considerata il primo oratorio tedesco\, questa opera è composta da 7 cantate\, ognuna dedicata a una diversa parte del corpo\, in cui si alternano squisiti cori a brevi arie solistiche a sonate per due violini e basso continuo.\nDi rara esecuzione\, l’oratorio Membra Jesu Nostri è da considerarsi al pari della Passioni bachiane come le più importanti pagine luterane di musica sacra\, e in assoluto come un capolavoro immortale. \nIl concerto vede il debutto sul suolo cittadino di Ensemble Vocale Locatelli\, fondato nella ricorrenza dei 10 anni di Ensemble Locatelli e composto da cantanti di primissimo piano; accompagnati da Ensemble Locatelli sotto la direzione di Thomas Chigioni. \nLocandina\nDietrich Buxtehude (1637-1707)\nMembra Jesu Nostri BuxWV 75 \nEnsemble Locatelli\nEnsemble Vocale Locatelli \nThomas Chigioni direzione \nMaddalena De Biasi\, Valeria La Grotta soprani\nIlariandrea Tomasoni contralto\nMatteo Straffi tenore\nLorenzo Tosi basso \nJérémie Chigioni\, Regina Yugovich violini\nAlessandro Arnoldi viola\nAlessia Travaglini viola da gamba\nLeonardo Gatti violoncello\nCarlo Sgarro contrabbasso\nAndrea Antonel tiorba\nThomas Chigioni clavicembalo\, organo\, direzione
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SUMMARY:BERGAMO FILM MEETING inaugura BERGAMO JAZZ
DESCRIPTION:Ore 15.15        Proiezione del film Sait-on Jamais… (Un colpo da due miliardi)\ndi Roger Vadim (Francia\, Italia\, 1957\, 96’)\ncon O.E. Hasse\, Robert Hossein\, Françoise Arnoul\, Christian Marquand\, Franco Fabrizi\nMusiche di John Lewis \nVenezia. Il barone Eric\, il suo segretario Sforzi e l’amante di costui\, Sophie\, sono in trattative per vendere a uno Stato straniero la matrice con la quale hanno fabbricato durante la guerra moneta falsa. Ma la ragazza si innamora di un fotoreporter e manda all’aria tutti i piani. Il film è stato presentato in concorso alla settima edizione del festival del cinema di Berlino. La colonna sonora è stata composta dal pianista statunitense John Lewis ed eseguita insieme al Modern Jazz Quartet\, una delle formazioni più longeve della storia del jazz.\n \nOre 17.30        MASSIMO COLOMBO\n                        Massimo Colombo pianoforte\, live electronics\nSonorizzazione del film Ich möchte kein Mann sein (Non vorrei essere un uomo)\ndi Ernst Lubitsch (1918\, Germania\, 45’)\ncon Ossi Oswalda\, Ferry Sikla\, Margarete Kupfer\, Curt Goetz \nL’esuberante Ossi vive sotto la stretta sorveglianza dello zio e della governante. Quando il primo è costretto a partire\, il suo posto sarà preso da un severissimo tutore. Frustrata dalla situazione Ossi decide di travestirsi da uomo\, sgattaiolare fuori di casa e godersi un po’ di libertà e divertimento.\nLa pellicola\, firmata da un maestro della commedia dalle venature surrealiste come Ernst Lubitsch\, viene sonorizzata dal vivo da Massimo Colombo\, pianista e tastierista di vastissima esperienza\, attivo nel campo del jazz con aperture verso i mondi della musica classica e dell’elettronica\, con alle spalle collaborazioni con Peter Erskine\, Billy Cobham\, Jeff Berlin e altri ancora.\nLa copia del film proviene dal fondo della Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung di Wiesbaden. \nIn collaborazione con BERGAMO FILM MEETING \nLocandina\nOre 15.15\nProiezione del film Sait-on Jamais… (Un colpo da due miliardi)\ndi Roger Vadim (Francia\, Italia\, 1957\, 96’)\ncon O.E. Hasse\, Robert Hossein\, Françoise Arnoul\, Christian Marquand\, Franco Fabrizi\nMusiche di John Lewis \n\nOre 17.30\nMASSIMO COLOMBO\nMassimo Colombo pianoforte\, live electronics\nSonorizzazione del film Ich möchte kein Mann sein (Non vorrei essere un uomo)\ndi Ernst Lubitsch (1918\, Germania\, 45’)\ncon Ossi Oswalda\, Ferry Sikla\, Margarete Kupfer\, Curt Goetz
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LOCATION:Auditorium di Piazza della Libertà
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SUMMARY:La Duchessa del Bal Tabarin
DESCRIPTION:È il 1914. Siamo in piena guerra mondiale\, Lombardo\, forse a corto di nuovi soggetti\, pensò di rivisitare un’operetta di un compositore poco conosciuto\, un certo Bruno Granichstaedten\, dal titolo Majestat Mimì\, che divenne\, dopo una sapiente elaborazione dello spartito e la stesura di un copione molto divertente\, La Duchessa del Bal Tabarin\, un’operetta che diede grandi soddisfazioni al suo autore e\, soprattutto\, gli fece guadagnare fior di milioni. Si tratta di un’operetta molto particolare perché è la prima in cui compare la soubrette all’italiana con l’aria di entrata di Frou Frou\, alias la consorte poco fedele del duca di Pontarcy\, Ministro delle Comunicazioni Telefoniche. Il motivo divenne popolarissimo così come il duetto comico “Ah\, come si sta ben” e non ci fu compagnia di operette in Italia che non annoverasse nel suo repertorio questo titolo. Tutte le soubrette volevano essere il personaggio di Frou-Frou e famosa è rimasta l’interpretazione della seducente Gea della Garisenda.\nLa regia rispetta il più possibile la filologia e la dignità dello spettacolo ricreando l’atmosfera e il gusto dei primi del Novecento\, con una particolare attenzione alle voci liriche che hanno a che fare con uno spartito impegnativo a livello vocale\, se pur nella cantabilità e orecchiabilità dei valzer di gusto viennese. La duchessa del Bal Tabarin\, titolo sicuramente meno conosciuto rispetto a La vedova allegra\, vale la pena di essere riscoperto anche nella sua curata partitura musicale (fondamentale l’elemento dell’esecuzione dal vivo).\nFrou Frou è la chanteuse del Bal Tabarin di Parigi\, di cui s’innamora il duca di Pontarcy\, che la sposa facendole promettere fedeltà per almeno sei mesi. Frou Frou accetta\, ma presto s’annoia e rimpiange la vita di prima\, allegra e frivola. Così organizza il suo rientro al tabarin con il suo prossimo amante proprio la stessa notte che conclude il periodo di fedeltà obbligatoria\, decisa a tradire il marito. Anche il duca si reca al Tabarin con una sua giovane fiamma e tra equivoci comici e situazioni paradossali si arriverà all’epilogo. \nLocandina\noperetta in tre atti di L. Bard su libretto di Franci\nregia Elena D’Angelo \ncoreografie Martina Ronca\ndirettore d’orchestra Marcella Tessarin \nOrchestra e Corpo di Ballo Compagnia Elena D’Angelo\nallestimento e costumi Grandi Spettacoli \ncon Elena D’Angelo\, Matteo Mazzoli\, Alessandro Fantoni\, Merita Dileo\, Gianni Versino\, Stefano Menegale\, Maresa Pagura\, Carlo Randazzo\, Paola Scapolan\, Fabio Vivarelli e Gaia Bellunato \nproduzione Compagnia di Operette Elena D’Angelo \nDurata 135′ compreso intervallo
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SUMMARY:INCONTRIAMO IL JAZZ - Jazz: Musica del mondo
DESCRIPTION:Lezioni concerto rivolte agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado \nLe lezioni concerto proposte dal CDpM per Bergamo Jazz 2024 intendono raccontare una storia del jazz che consente di vivere attraverso un’esperienza attiva\, basata sul fare e ascoltare\, le componenti di questa musica\, rimandando avanti e indietro nel tempo e nelle peculiarità caratteristiche di questa stessa musica. La cantabilità strumentale e vocale di Louis Armstrong si collega all’improvvisazione tematica di Wayne Shorter\, così come il call and response di origine africana (presente anche nel canto liturgico responsoriale) si traduce nella forma AABA di So What di Miles Davis nel disco “cult” Kind of Blue. E ancora\, l’incedere pianistico del ragtime evolve\, in forma figurata\, nei ruoli della sezione ritmica del bebop con Thelonious Monk e Bud Powell al pianoforte. Lo stesso blues feeling dei canti urbani africani-americani dell’Ottocento è presente nel Saltarello di Gianluigi Trovesi così come nel blues di Kansas City di Charlie Parker. \nI musicisti coinvolti nelle diverse esecuzioni strumentali con l’ausilio musicologico di Maurizio Franco e con gli esercizi ritmici e melodici proposti dal vivo da Claudio Angeleri agli studenti\, realizzano un percorso didattico che ripercorre la storia del jazz in un modo nuovo e coinvolgente. Gli incontri si avvalgono della consulenza didattica dell’Associazione Nazionale Scuole Jazz e Musiche Audiotattili. \nIn collaborazione con CDpM EUROPE \nLocandina\nClaudio Angeleri pianoforte\nEmilio Soana tromba\nGabriele Comeglio sax alto e clarinetto\nMarco Esposito basso\nMatteo Milesi batteria\nMaurizio Franco musicologo \nEsempi musicali di\nLouis Armstrong\, Benny Goodman\, Scott Joplin\, Miles Davis\, Charlie Parker\, Thelonious Monk\, Dizzy Gillespie\ne composizioni originali di\nClaudio Angeleri
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SUMMARY:JAZZ EXHIBITION - Another kind of blue
DESCRIPTION:Bergamo Jazz 2024 dedica al fotografo Fabio Gamba\, scomparso nel 2023\, una mostra il cui titolo prende spunto dal capolavoro di Miles Davis Kind of Blue\, giocando con esso e con il significato dell’aggettivo “blue”\, che per la popolazione di lingua anglofona è anche sinonimo di “triste\, melanconico\, giù di corda”. Per questo i musicisti rappresentati nelle foto non sono immortalati nel pieno della performance artistica\, ma in momenti più intimi\, meditativi\, un po’ melanconici. \nNato a Bergamo\, amante della fotografia e della musica\, oltreché del cinema\, particolarmente impressionato dalla geometrica solitudine che traspare dai quadri di Edward Hopper\, Fabio Gamba adorava il bianco che fa da sfondo ai ritratti di Richard Avedon. Socio di Phocus Agency (Agenzia di fotografi di spettacolo) e membro di AFIJ (Associazione Fotografi Italiani di Jazz)\, ha esposto le sue foto in mostre personali e collettive\, documentando fotograficamente diverse edizioni di Bergamo Jazz Festival. Da anni attivo sostenitore e volontario della LIPU Sezione di Bergamo\, ha testimoniato la sua passione per la vita delle cicogne con immagini di grande intensità emotiva. \nLa mostra sarà visitabile dal pubblico nei seguenti giorni e orari:\nMartedì 19 marzo 2024\, ore 18.00-19.00\nMercoledì 20 e Giovedì 21 marzo 2024\, ore 15.00-19.00\nVenerdì 22\, Sabato 23 e Domenica 24 marzo 2024\, ore 15.00-20.30 \nLa mostra è realizzata grazie al sostegno di IMETEC\nIn collaborazione con Fondazione Teatro Donizetti\, SLOU – Estensioni Jazz Club Diffuso\, Associazione Culturale Rest-Art e Novara Jazz\, LIPU – Bergamo\, Phocus Agency\, AFIJ\, Stampe FotoQuaranta – Nembro \nLocandina\n\ndi Fabio Gamba
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LOCATION:Donizetti Studio
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SUMMARY:Proiezione del film LOVANO SUPREME
DESCRIPTION:Presentato fuori concorso durante l’edizione 2023 del Festival del Cinema di Locarno\, Lovano Supreme è un lungometraggio nel quale il regista Franco Maresco\, che al mondo del jazz ha dedicato in passato altre sue opere\, propone un ritratto personale e artistico di Joe Lovano\, figura preminente del jazz odierno e attuale Direttore Artistico di Bergamo Jazz. Il film alterna materiale d’archivio e interviste con lo stesso protagonista a sequenze girate in occasione di un soggiorno del musicista americano in Sicilia\, terra natale dei nonni sia paterni che materni\, originari di due paesini della provincia di Messina\, Alcara Li Fusi e Cesarò. Nel film viene sottolineato anche il legame con la musica di John Coltrane\, come evidenzia lo stesso titolo rifacendosi al famoso album A Love Supreme. \nIn collaborazione con LAB80 \nLocandina\n\ndi Franco Maresco\ncon la partecipazione di Joe Lovano
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SUMMARY:DAVE BURRELL piano solo
DESCRIPTION:DAVE BURRELL piano solo \nIl viaggio musicale di Bergamo Jazz 2024 prende avvio con un veterano del piano jazz: nato a Middletown\, Ohio\, il 10 settembre del 1940\, Dave Burrell è strumentista e compositore di riconosciuta statura\, una leggenda vivente degli 88 tasti. Profondamente legato alla tradizione afro-americana (blues\, gospel) e ai suoi maestri (da Jelly Roll Morton a James P. Johnson\, da Duke Ellington a Thelonious Monk e John Coltrane)\, Dave Burrell ha sposato sul finire degli anni Sessanta la causa della new thing\, collaborando con Archie Shepp\, Marion Brown\, Pharoah Sanders\, Sunny Murray\, Albert Ayler\, Grachan Moncur III\, Roscoe Mitchell e altri ancora.  Di quel periodo è anche un suo album dedicato a Giacomo Puccini\, intitolato La Vie de Boheme\, originale rilettura di famose arie del compositore toscano. In seguito ha fatto parte del gruppo 360 Degrees Music Experience e instaurato proficui rapporti collaborativi con il sassofonista David Murray e con il contrabbassista William Parker. Oggi\, Dave Burrell mescola passato e attualità\, inventando pagine musicali con quella libertà di spirito e stile che contraddistingue i jazzisti più autentici. Di recente la Parco della Musica Records ha dato alle stampe Harlem Rhapsody\, fulgido esempio di un pianismo senza tempo che lo stesso autore descrive come «la sintesi della mia musica ed allo stesso momento uno sguardo al futuro». \nLocandina\n\nDave Burrell piano solo
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LOCATION:Teatro Sant’Andrea
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SUMMARY:SIMONA PARRINELLO - GIANLUCA DI IENNO duo
DESCRIPTION:SIMONA PARRINELLO voce\, live electronics\nGIANLUCA DI IENNO tastiera\n\nInto The Wild Woods è il titolo del concerto del duo formato dalla vocalist Simona Parrinello e dal pianista Gianluca Di Ienno\, ovvero danzare nella musica in un ascolto vivo\, disponibile\, libero e profondo. Un dialogo autentico\, aperto al mistero e all’inaspettato. Un racconto dinamico ed evocativo. Un viaggio alla ricerca dell’essenza\, in una dimensione poetica che porta con sé la tradizione vocale jazzistica\, i colori del jazz europeo\, si apre alla sperimentazione attraverso l’elettronica e accoglie influenze dalla musica classica contemporanea. Centrale è la celebrazione del forte rapporto fra composizione e poetica: dagli haiku della tradizione giapponese ai poemi di Maya Angelou\, Emily Dickinson\, Langston Hughes\, fino ai poemi originali\, la consonanza poetica fra moti umani e natura\, sono strumento di un messaggio universale. \nIngresso gratuito su prenotazione.\nEmail eventi@cooperativacittaalta.it \nLocandina\n\nSimona Parrinello voce\, live electronics\nGianluca Di Ienno tastiera
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LOCATION:Il Circolino di Città Alta
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SUMMARY:DANILO PÉREZ\, JOHN PATITUCCI\, ADAM CRUZ Trio (1° set) / FABRIZIO BOSSO Quartet (2° set)
DESCRIPTION:DANILO PÉREZ\, JOHN PATITUCCI\, ADAM CRUZ Trio\nDANILO PÉREZ pianoforte\nJOHN PATITUCCI contrabbasso\nADAM CRUZ batteria \nTre protagonisti di spicco del jazz contemporaneo in un colpo solo: è la prima reazione che vene spontanea nel vedere uno di fila all’altro i nomi di Danilo Pérez\, John Patitucci e Adam Cruz. E subito dopo viene in mente il formidabile quartetto guidato da Wayne Shorter negli ultimi decenni di carriera\, di cui sono stati membri il pianista e il contrabbassista insieme al batterista Brian Blade. Ed è inevitabile che la fondamentale lezione musicale e di vita del grande sassofonista scomparso nel marzo 2023 emerga anche tra le note del trio con Adam Cruz. \nNato a Panama\, Danilo Pérez è uno dei pianisti più in vista del jazz odierno: nella sua musica trovano un ideale punto di incontro influenze provenienti da Sud America e Africa\, filtrate attraverso una completa padronanza della tastiera. Sensibile alle problematiche che lo circondano\, Danilo Pérez è ambasciatore dell’Unicef e dedica gran parte del suo tempo all’educazione di giovani musicisti. A questo proposito\, è fondatore e direttore artistico del Berklee Global Jazz Institute del Berklee College of Music di Boston. \nAlla sua prima apparizione a Bergamo Jazz\, John Patitucci è nato a Brooklyn nel 1959 e ha iniziato a suonare il basso elettrico all’età di dieci anni\, cimentandosi successivamente con il basso acustico e il pianoforte. La prima notorietà la deve alla collaborazione con Chick Corea\, negli anni della Elektric Band e della Akoustic Band. In seguito\, ha frequentato ambiti stilistici diversi\, sia in chiave acustica che elettrica\, registrando numerosi dischi a proprio nome\, entrando quindi nel quartetto di Shorter. \nNewyorkese\, Adam Cruz è batterista tra i più rinomati di oggi. Ha suonato negli Origin di Chick Corea e ha all’attivo importanti collaborazioni con Tom Harrell\, Joey Calderazzo\, Chris Potter\, Steve Wilson\, Edward Simon\, con la Mingus Big Band e con lo stesso Danilo Pérez. \n\nFABRIZIO BOSSO Quartet\nFABRIZIO BOSSO tromba\nJULIAN OLIVER MAZZARIELLO pianoforte\nJACOPO FERRAZZA contrabbasso\nNICOLA ANGELUCCI batteria \nSia il leader e sia gli altri musicisti che lo costituiscono non hanno certo bisogno di molte presentazioni. Il quartetto di Fabrizio Bosso è\, infatti\, una delle formazioni italiane più rodate e affiatate di sempre: una macchina musicale perfettamente oliata in tutti gli ingranaggi\, capace di percorrere speditamente la strada maestra del jazz con piglio personale e un’energia che ha pochi eguali nel Vecchio Continente come oltre Atlantico. Se al centro c’è inevitabilmente il solismo spumeggiante\, ma all’occorrenza anche ricco di lirismo\, di uno dei più ferrati e brillanti trombettisti che attualmente si possano ascoltare\, anche il resto non è da meno: il pianista italo-inglese Julian Oliver Mazzariello\, il contrabbassista Jacopo Ferrazza e il batterista Nicola Angelucci sono partner più che affidabili\, ben coesi attorno a un’idea di jazz che ha le radici nel passato ma che riflette la vitalità del presente. \nE se è dal vivo che il quartetto di Fabrizio Bosso riesce ad esprimere al meglio le proprie doti tecniche e qualità espressive\, anche su disco trova terreno fertile per lasciare traccia di sé. L’ultimo album del Fabrizio Bosso Quartet\, che ha fatto seguito a We Four registrato nel 2020 all’indomani del primo lockdown\, si intitola We Wonder ed è un sentito omaggio a una delle personalità più iconiche della musica nera\, Stevie Wonder. Lungi dall’apparire una cover band qualsiasi\, il quartetto di Fabrizio Bosso plasma melodie immortali – da “Isn’t she Lovely” e “My Cherie Amour”\, a “Sir Duke” e “Moon Blue” – per farle proprie\, prendendosi quelle legittime libertà che contraddistinguono i jazzisti di razza. \nLocandina\n\n1° set\nDANILO PÉREZ\, JOHN PATITUCCI\, ADAM CRUZ Trio \nDanilo Pérez pianoforte\nJohn Patitucci contrabbasso\nAdam Cruz batteria \n\n2° set\nFABRIZIO BOSSO Quartet \nFabrizio Bosso tromba\nJulian Oliver Mazzariello pianoforte\nJacopo Ferrazza contrabbasso\nNicola Angelucci batteria
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LOCATION:Teatro Sociale
CATEGORIES:Bergamo Jazz Festival,Jazz al Sociale
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SUMMARY:MOOR MOTHER - DUDÙ KOUATE duo
DESCRIPTION:MOOR MOTHER voce\, spoken words\, electronics\nDUDÙ KOUATE voce\, african percussion\, water pumpkins drums\, talking drums\, ngoni \nPoetessa\, compositrice\, cantante\, performer\, attivista\, alchimista elettronica\, Moor Mother è uno dei nomi nuovi e più carismatici della attuale scena musicale\, e artistica più in generale\, afroamericana. All’anagrafe Camae Ayewa\, è cresciuta nel Maryland\, ad Aberdeen\, per poi trasferirsi prima a Filadelfia\, dove si è messa in luce esibendosi nella locale comunità musicale underground\, e quindi a Los Angeles\, per insegnare composizione alla Thornton School of Music della University of Southern California. Con il nome d’arte di Moor Mother ha pubblicato il suo album di debutto\, Fetish Bones\, nel 2016\, e da allora si è imposta sia come solista che come componente di gruppi quali gli Irreversible Entanglements e lo storico Art Ensemble of Chicago\, realizzando dischi con Billy Woods\, Mental Jewelry\, YATTA e con i Sons of Kemet di Shabaka Hutchings\, collaborando anche con il gruppo interdisciplinare Black Quantum Futurism. Nella sua musica si colgono elementi diversi\, dal jazz al blues\, dal soul all’hip-hop alla sperimentazione afro-futurista. \nCollaboratore da qualche tempo di Moor Mother è il percussionista Dudù Kouate\, nato in Senegal in una famiglia di griot e da tempo residente a Bergamo. Attivo in numerose formazioni\, nel 2017 è entrato nell’orbita dell’Art Ensemble of Chicago\, dando avvio ad una intensa attività internazionale. \nInsieme\, Moor Mother e Dudù Kouate praticano territori sonori in cui confluiscono i rispettivi background rimodellati nel rispetto reciproco per dar vita a un flusso di idee fortemente condivise. \nLocandina\n\nMoor Mother voce\, spoken words\, electronics\nDudù Kouate voce\, african percussion\, water pumpkins drums\, talking drums\, ngoni
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LOCATION:Auditorium di Piazza della Libertà
CATEGORIES:Bergamo Jazz Festival,Jazz in Città
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SUMMARY:ANTONIO FUSCO Trio
DESCRIPTION:MANUELA MAGRINI tastiera\nFERDINANDO ROMANO contrabbasso\nANTONIO FUSCO batteria \nBatterista\, compositore e didatta\, Antonio Fusco\, si è costruito una fama che ha valicato i confini nazionali fino all’Asia (Cina e Giappone). La sua profonda e sfumata conoscenza della batteria lo ha portato a esibirsi in molti ambiti musicali\, dal jazz al rock\, dal funk al pop\, dal blues al jazz d’avanguardia. Fusco ha registrato oltre 45 album come sideman e sei album come leader e co-leader. Le sue ultime uscite discografiche come bandleader includono Peaceful Soul\, in quintetto\, e Sete\, in trio con il pianista Manuel Magrini e con il contrabbassista Ferdinando Romano\, vincitore nel 2020 del Top Jazz di Musica Jazz come “Miglior Nuovo Talento Italiano”. Immerse nelle tradizioni jazzistiche e classiche della musica asiatica\, afroamericana ed europea\, le composizioni di Antonio Fusco combinano strutture armoniche e ritmi complessi con melodie malinconiche e delicate. \nIngresso gratuito su prenotazione.\nTel. 331.2043427 \nLocandina\n\nManuel Magrini tastiera\nFerdinando Romano contrabbasso\nAntonio Fusco batteria
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LOCATION:Cellarium\, via Pignolo 23/B\, Bergamo\, 24121\, Italia
CATEGORIES:Bergamo Jazz Festival,Scintille di Jazz
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