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SUMMARY:Moby Dick alla prova
DESCRIPTION:Dal 31 gennaio al 5 febbraio 2023 | Ridotto Gavazzeni\nMUSE in collaborazione con PAMS Foundation\nUmanità contro\n\nIn occasione delle rappresentazioni di Moby Dick alla prova sarà visitabile nel Ridotto Gavazzeni del Teatro Donizetti l’installazione Umanità contro\, a cura di MUSE – Museo delle Scienze di Trento in collaborazione con PAMS Foundation.  \nUmanità contro racconta di noi e delle relazioni che la specie umana intrattiene\, da millenni\, con l’altro da sé e dell’irrefrenabile pulsione a distruggere e prevaricare. Giocando sulla mutevole prospettiva del fruitore rispetto alle illustrazioni di cetacei curate dall’artista Sara Filippi Plotegher\, l’installazione propone una rilettura della lotta tra Achab e Moby Dick offrendo una nuova prospettiva rispetto alla più rilevante sfida della contemporaneità: un nuovo rapporto con la natura che deve prima di tutto passare per una ‘resa dei conti’ interna alla nostra specie.   \nAll’interno dello spazio semicircolare dell’istallazione\, la caccia alla “balena” viene letta nell’ambito della grande defaunazione in corso. Ecco che la storia di una specie marina diviene emblema di un modo sistemico di operare da parte dell’umanità.\nAlla fine dell’esperienza\, gli spettatori riceveranno un adesivo che potrà essere collocato su grandi balene illustrate. Affidando a questi cetacei un pensiero\, una riflessione\, il messaggio viaggerà con “Moby Dick alla prova”\, di teatro in teatro e poi fino al MUSE\, a Trento\, costruendo la storia collettiva dell’installazione. \n\nL’istallazione è visitabile\, nei giorni di spettacolo\, da martedì a sabato dalle 20.00 e domenica dalle 15.00\, fino al termine dello spettacolo\, esclusivamente dai possessori del biglietto per “Moby Dick alla prova”. \n\n\n\n\nScopri di più sul progetto\n\nMoby Dick alla prova\, scritto (oltre che\, a suo tempo\, diretto e interpretato) da Orson Welles\, è lo spettacolo a cui Elio De Capitani ha lavorato nel corso dell’inverno del 2020/21 e che è giunto al debutto l’11 gennaio ’22 all’Elfo Puccini di Milano\, ottenendo un notevolissimo successo. \n«Il testo di Welles\, inedito in Italia\, è un esperimento molteplice\, sottolinea il regista. Blank verse shakespeariano\, una sintesi estrema del romanzo\, personaggi bellissimi\, restituiti in modo magistrale e parti cantate. Noi abbiamo realizzato questo spettacolo ‘totale’\, con in più la gioia di una sfida finale impossibile: l’apparizione del capodoglio. E con un semplice trucco teatrale siamo riusciti a crearla in scena». \nLa produzione di questo spettacolo di dimensioni corali vede associati il Teatro dell’Elfo e il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale. \nIn scena accanto a De Capitani (che interpreta Achab\, padre Mapple\, Lear e l’impresario teatrale)  troviamo Cristina Crippa\, Angelo Di Genio\, Marco Bonadei\, Enzo Curcurù\, Alessandro Lussiana\, Massimo Somaglino\, Michele Costabile\, Giulia Viana\, Vincenzo Zampa. Il cast salda le eccellenze artistiche di tre generazioni di interpreti. La musica dal vivo di Mario Arcari e i canti diretti da Francesca Breschi (vibranti rielaborazioni degli sea shanties) riempiono intensamente la scena generando emozioni profonde\, in uno spazio dominato da un fondale enorme\, eppure leggero\, cangiante e mutevole\, capace di evocare l’immensità del mare e la presenza incombente del capodoglio. \nOrson Welles portò al debutto il suo testo il 16 giugno 1955\, al Duke of York’s Theatre di Londra. Lo mise in scena in un palco praticamente vuoto\, scegliendo di non dare al pubblico né mare\, né balene\, né navi. Solo una compagnia di attori e se stesso in quattro ruoli\, Achab compreso. E vinse la sfida di portare in teatro l’oceanico romanzo di Melville gettando un ponte tra la tragedia di Re Lear e Moby-Dick: l’ostinazione del re – che la vita\, atroce maestra\, infine redimerà – si rispecchia in quella irredimibile\, fino all’ultimo istante\, dell’oscuro e tormentato capitano del Pequod. \nSplendidamente tradotto per l’Elfo dalla poetessa Cristina Viti\, il copione di Welles restituisce con forza d’immagini la prosa del romanzo.
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DESCRIPTION:Dal 31 gennaio al 5 febbraio 2023 | Ridotto Gavazzeni\nMUSE in collaborazione con PAMS Foundation\nUmanità contro\n\nIn occasione delle rappresentazioni di Moby Dick alla prova sarà visitabile nel Ridotto Gavazzeni del Teatro Donizetti l’installazione Umanità contro\, a cura di MUSE – Museo delle Scienze di Trento in collaborazione con PAMS Foundation.  \nUmanità contro racconta di noi e delle relazioni che la specie umana intrattiene\, da millenni\, con l’altro da sé e dell’irrefrenabile pulsione a distruggere e prevaricare. Giocando sulla mutevole prospettiva del fruitore rispetto alle illustrazioni di cetacei curate dall’artista Sara Filippi Plotegher\, l’installazione propone una rilettura della lotta tra Achab e Moby Dick offrendo una nuova prospettiva rispetto alla più rilevante sfida della contemporaneità: un nuovo rapporto con la natura che deve prima di tutto passare per una ‘resa dei conti’ interna alla nostra specie.   \nAll’interno dello spazio semicircolare dell’istallazione\, la caccia alla “balena” viene letta nell’ambito della grande defaunazione in corso. Ecco che la storia di una specie marina diviene emblema di un modo sistemico di operare da parte dell’umanità.\nAlla fine dell’esperienza\, gli spettatori riceveranno un adesivo che potrà essere collocato su grandi balene illustrate. Affidando a questi cetacei un pensiero\, una riflessione\, il messaggio viaggerà con “Moby Dick alla prova”\, di teatro in teatro e poi fino al MUSE\, a Trento\, costruendo la storia collettiva dell’installazione. \n\nL’istallazione è visitabile\, nei giorni di spettacolo\, da martedì a sabato dalle 20.00 e domenica dalle 15.00\, fino al termine dello spettacolo\, esclusivamente dai possessori del biglietto per “Moby Dick alla prova”. \n\n\n\n\nScopri di più sul progetto\n\nMoby Dick alla prova\, scritto (oltre che\, a suo tempo\, diretto e interpretato) da Orson Welles\, è lo spettacolo a cui Elio De Capitani ha lavorato nel corso dell’inverno del 2020/21 e che è giunto al debutto l’11 gennaio ’22 all’Elfo Puccini di Milano\, ottenendo un notevolissimo successo. \n«Il testo di Welles\, inedito in Italia\, è un esperimento molteplice\, sottolinea il regista. Blank verse shakespeariano\, una sintesi estrema del romanzo\, personaggi bellissimi\, restituiti in modo magistrale e parti cantate. Noi abbiamo realizzato questo spettacolo ‘totale’\, con in più la gioia di una sfida finale impossibile: l’apparizione del capodoglio. E con un semplice trucco teatrale siamo riusciti a crearla in scena». \nLa produzione di questo spettacolo di dimensioni corali vede associati il Teatro dell’Elfo e il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale. \nIn scena accanto a De Capitani (che interpreta Achab\, padre Mapple\, Lear e l’impresario teatrale)  troviamo Cristina Crippa\, Angelo Di Genio\, Marco Bonadei\, Enzo Curcurù\, Alessandro Lussiana\, Massimo Somaglino\, Michele Costabile\, Giulia Viana\, Vincenzo Zampa. Il cast salda le eccellenze artistiche di tre generazioni di interpreti. La musica dal vivo di Mario Arcari e i canti diretti da Francesca Breschi (vibranti rielaborazioni degli sea shanties) riempiono intensamente la scena generando emozioni profonde\, in uno spazio dominato da un fondale enorme\, eppure leggero\, cangiante e mutevole\, capace di evocare l’immensità del mare e la presenza incombente del capodoglio. \nOrson Welles portò al debutto il suo testo il 16 giugno 1955\, al Duke of York’s Theatre di Londra. Lo mise in scena in un palco praticamente vuoto\, scegliendo di non dare al pubblico né mare\, né balene\, né navi. Solo una compagnia di attori e se stesso in quattro ruoli\, Achab compreso. E vinse la sfida di portare in teatro l’oceanico romanzo di Melville gettando un ponte tra la tragedia di Re Lear e Moby-Dick: l’ostinazione del re – che la vita\, atroce maestra\, infine redimerà – si rispecchia in quella irredimibile\, fino all’ultimo istante\, dell’oscuro e tormentato capitano del Pequod. \nSplendidamente tradotto per l’Elfo dalla poetessa Cristina Viti\, il copione di Welles restituisce con forza d’immagini la prosa del romanzo.
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SUMMARY:La bottega del caffè
DESCRIPTION:La Bottega del caffè di Carlo Goldoni\, capolavoro che appartiene alle “sedici commedie nuove” composte dall’autore nel 1750 è il nuovo progetto portato in scena da tre grandi realtà produttive italiane come il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, la Fondazione Teatro della Toscana e Goldenart Production. Una notevole compagnia d’attori capitanata da Michele Placido – grande protagonista del mondo dello spettacolo italiano – è al centro di un’edizione nuova e accurata firmata da Paolo Valerio che anticipa: «Accogliamo appieno e portiamo sulla scena tutta la vitalità e il divertimento della commedia\, la comprensione che l’autore mostra per l’uomo – di cui ritrae con sottigliezza le virtù ed i lati oscuri – il suo amore viscerale per il teatro\, per la scrittura\, per gli attori\, sulle cui potenzialità costruiva personaggi universali. Di questo testo meraviglioso è protagonista un microcosmo di persone che gravitano in un campiello veneziano. Don Marzio – il nobile napoletano che osserva seduto al caffè questo piccolo mondo e con malizia ne intriga i destini – nella nostra edizione è interpretato dal bravissimo e carismatico Michele Placido. Lo attorniano figure tutte importanti\, ognuna ambigua e interessante: una coralità in cui la pièce trova il fulcro del suo impeccabile meccanismo\, che imprime ritmi vorticosi alle interazioni fra i personaggi. Cosa succede? Nulla di clamoroso: qualcuno si rovina al gioco\, due amanti si ritrovano e si perdonano\, qualche sogno s’infrange… ma soprattutto si spettegola. È Venezia – come dice Don Marzio – un paese in cui tutti vivono bene\, tutti godono la libertà\, la pace\, il divertimento»
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DESCRIPTION:La Bottega del caffè di Carlo Goldoni\, capolavoro che appartiene alle “sedici commedie nuove” composte dall’autore nel 1750 è il nuovo progetto portato in scena da tre grandi realtà produttive italiane come il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, la Fondazione Teatro della Toscana e Goldenart Production. Una notevole compagnia d’attori capitanata da Michele Placido – grande protagonista del mondo dello spettacolo italiano – è al centro di un’edizione nuova e accurata firmata da Paolo Valerio che anticipa: «Accogliamo appieno e portiamo sulla scena tutta la vitalità e il divertimento della commedia\, la comprensione che l’autore mostra per l’uomo – di cui ritrae con sottigliezza le virtù ed i lati oscuri – il suo amore viscerale per il teatro\, per la scrittura\, per gli attori\, sulle cui potenzialità costruiva personaggi universali. Di questo testo meraviglioso è protagonista un microcosmo di persone che gravitano in un campiello veneziano. Don Marzio – il nobile napoletano che osserva seduto al caffè questo piccolo mondo e con malizia ne intriga i destini – nella nostra edizione è interpretato dal bravissimo e carismatico Michele Placido. Lo attorniano figure tutte importanti\, ognuna ambigua e interessante: una coralità in cui la pièce trova il fulcro del suo impeccabile meccanismo\, che imprime ritmi vorticosi alle interazioni fra i personaggi. Cosa succede? Nulla di clamoroso: qualcuno si rovina al gioco\, due amanti si ritrovano e si perdonano\, qualche sogno s’infrange… ma soprattutto si spettegola. È Venezia – come dice Don Marzio – un paese in cui tutti vivono bene\, tutti godono la libertà\, la pace\, il divertimento»
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SUMMARY:Paradiso XXXIII
DESCRIPTION:Uno spettacolo divulgativo senza che niente sia spiegato.\nDante Alighieri\, nel 33esimo canto del Paradiso\, si trova nell’impaccio dell’essere umano che prova a descrivere l’immenso\, l’indicibile\, prova a raccontare l’irraccontabile.\nQuesto scarto rispetto alla “somma meraviglia” sarà messo in scena creando un’esperienza unica\, quasi fisica per lo spettatore al cospetto dell’immensità. \nElio Germano e Teho Teardo sono voce e musica per dire la bellezza e avvicinarsi al mistero\, l’immenso\, l’indicibile ricercato da Dante nei versi del XXXIII canto del Paradiso.\nDal suono avvincente ed “etterno” germoglia la musica inaudita e imprevedibile del compositore d’avanguardia e scaturisce la regia visionaria e impalpabile di Simone Ferrari e Lulu Helbaek\, poeti\ndello sguardo\, capaci di muoversi tra cerimonie olimpiche\, teatro e show portando sempre con loro una stilla di magia del Cirque du Soleil. Grazie alla loro esperienza crossmediale\, accadrà qualcosa di magico e meraviglioso di inspiegabile\, trascendendo qualsiasi concetto di teatro\, concerto o rappresentazione dantesca attraverso una contaminazione di linguaggi tecnologici e teatrali.
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SUMMARY:Museo Pasolini
DESCRIPTION:Secondo l’ICOM (International Council of Museums) le 5 funzioni di un museo sono: ricerca\, acquisizione\, conservazione\, comunicazione\, esposizione. Come potrebbe essere un museo Pier Paolo Pasolini? \nIn una teca potremmo mettere la sua prima poesia: di quei versi resta il ricordo di due parole “rosignolo” e “verzura”. È il 1929. Mentre Mussolini firma i Patti Lateranensi\, Antonio Gramsci ottiene carta e penna e comincia a scrivere i Quaderni dal Carcere. E così via\, come dice Vincenzo Cerami: “Se noi prendiamo tutta l’opera di Pasolini dalla prima poesia che scrisse quando aveva 7 anni fino al film Salò\, l’ultima sua opera\, noi avremo il ritratto della storia italiana dalla fine degli anni del fascismo fino alla metà degni anni ’70. Pasolini ci ha raccontato cosa è successo nel nostro paese in tutti questi anni”. \nAscanio Celestini ci guida in un ipotetico MUSEO PASOLINI che\, attraverso le testimonianze di chi l’ha conosciuto\, ma anche di chi l’ha immaginato\, amato e odiato\, si compone partendo dalle domande: qual è il pezzo forte del Museo Pasolini? Quale oggetto dobbiamo cercare? Quale oggetto dovremmo impegnarci a acquisire da una collezione privata o pubblica\, recuperarlo da qualche magazzino\, discarica\, biblioteca o ufficio degli oggetti smarriti? \nCosa siamo tenuti a fare per conservarlo?\nCosa possiamo comunicare attraverso di lui?\nE infine: in quale modo dobbiamo esporlo?
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LOCATION:Teatro Sociale
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SUMMARY:Il Paese dei Campanelli
DESCRIPTION:In una immaginaria isoletta olandese esiste Il Paese dei Campanelli dove sopra ad ogni casa c’è un piccolo campanile che custodisce un campanello.\nSecondo la leggenda\, questi campanelli suonano ogni volta che una donna tradisce il marito: ma ciò non è mai accaduto\, perché nel paese regna da tempo la tranquillità.\nA seminare il disordine arriva una nave di militari\, costretta all’attracco da un’avaria. I marinai scendono a terra e subito cominciano a corteggiare le graziose donne del paese e\, com’è facile prevedere\, accade l’inevitabile : il comandante Hans fa suonare i campanelli con Nela\, moglie di Basilio\, il marinaio Tom con la bella Bombon\, consorte di Tarquinio ed il buffo La Gaffe\, per un imperdonabile errore\, con Pomerania\, la donna più brutta del paese\, sposa del  borgomastro Attanasio. \nMa La Gaffe\, il cui nome dice tutto sulle sue caratteristiche\, continua a fare “gaffes”: la prima è quella di rivelare a Nela che Hans è già sposato; la seconda\, e decisiva\, è di far arrivare in paese\, per un malaccorto scambio di telegrammi\, tutte le mogli dei marinai\, a cominciare da Ethel\, la signora del comandante. E la storia si ripete\, ma questa volta a far suonare i campanelli sono le mogli dei cadetti con i pescatori Attanasio\, Basilio e Tarquinio. Dopo questa specie di pareggio\, i marinai ripartono con le loro mogli e Bombon\, una donna con un “passato”\, non se la prende tanto. Sa bene\, infatti\, che non bisogna cedere all’amore dei marinai… magari le resterà solo il ricordo di una vorticosa “giava” ballata con La Gaffe mentre a Pomerania resterà il ricordo di essere “piaciuta”. La più disperata è Nela ma ben presto tornerà a sperare. Tutto come prima\, dunque\, ma c’è da giurare che i campanelli non suoneranno più? \n\nNOTE DI REGIA \nIl Paese dei Campanelli\, l’operetta italiana più famosa\, compie in questa stagione 100 anni!\nAncora vivo e vitale questo lavoro del binomio Ranzato – Lombardo lega il suo successo alla particolare leggerezza ed allegria del testo\, unito alle melodie facili e dall’impatto immediato. Si racconta infatti che\, già all’indomani della prima rappresentazione al Teatro Lirico di Milano\, molti brani venissero cantati o fischiettati per le strade dai milanesi. \nUn canovaccio fantasioso con un tocco di esotismo\, un variopinto ed immaginario villaggio fiabesco\, i colorati i costumi dei protagonisti ed una elegante e garbata drammaturgia\, sono i punti di forza di questa edizione del centenario.  La storia ci porta su un’immaginaria isola olandese dove sopra ad ogni casa c’è un piccolo campanile con un campanello. Secondo la leggenda\, questi campanelli suonano ogni volta che si verifica un tradimento e a seminare il disordine nel tranquillo Paese dei Campanelli arriva una nave di marinai. In 100 anni è cambiato tutto e non è cambiato niente: il dilemma tra amore coniugale ed extra coniugale è eterno\, gli equivoci di una sana commedia che divertono il pubblico senza malizia sono sempre gli stessi\, da Plauto in poi. \nCent’anni fa a suonare erano i campanelli… oggi i telefoni cellulari! \nGuarda il trailer
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SUMMARY:Maria Stuarda
DESCRIPTION:INCONTRO INTORNO A MARIA STUARDA\nGiovedì 23 febbraio 2023 ore 18.00 | Sala della Musica “M. Tremaglia” – Teatro Donizetti \nIncontro con Francesco Micheli\, Direttore Artistico del festival Donizetti Opera\, e con la compagnia \nModera Maria Grazia Panigada\, Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi \nContinua l’indagine di Davide Livermore sul senso e le possibilità del concetto di Giustizia nel nostro tempo. Così\, dopo aver affrontato Grounded\, di George Brant\, una riflessione su chi si arroga il potere di dare la morte con la tecnologia; dopo aver attraversato l’immane complessità dell’Orestea\, prima vera grande opera che narra il superamento della vendetta individuale per la creazione del primo tribunale\, ancorché per un processo viziato\, ecco Maria Stuarda\, capolavoro di Friedrich Schiller del 1800. \nLa storia è nota: Schiller racconta il confronto serrato e tragico tra Maria Stuart\, cattolica regina di Scozia\, e la protestante Elisabetta I. In gioco c’è la corona d’Inghilterra e lo scontro sarà implacabile: le parole sono armi\, capaci di uccidere. Politica\, religione\, potere: intrighi e passioni – pubbliche e private – si mescolano in questo violento affresco storico che Davide Livermore ambienta in una scena claustrofobica\, dominata da una grande scalinata: un non-luogo in cui tutto è possibile e nella cui astrazione ritroviamo il senso della rappresentazione. Sarà corte\, prigione\, parco\, lo spazio in cui i due opposti si specchiano e si fondono. \nLa tragedia di Schiller per il regista porta in sé anche una aspra riflessione sul rapporto tra donne e potere. La regina Elisabetta\, infatti\, si mascolinizza\, perde progressivamente le sue caratteristiche di donna pur di vincere la sfida con la rivale. Attraverso Elisabetta\, è ancora il patriarcato a riconfermare sé stesso. Al contrario\, dichiara Livermore «vorremmo lasciarci ispirare da un “principio femminile del diritto”\, una legge più umana\, più comprensiva e dunque più giusta. Vorrei vedere il potere esercitato da una donna\, e non da una regina che è proiezione del maschile\, come peraltro era Atena in Eumenidi\, capitolo conclusivo dell’Orestea». \nMaria Stuarda\, però\, non è solo un profondo atto d’accusa ai meccanismi contorti del potere. Per sua natura è una potente partitura scenica\, che diventa una sfida per due straordinarie attrici. Nella edizione diretta da Livermore\, saranno due divine come Laura Marinoni e Elisabetta Pozzi (rigorosamente in ordine alfabetico)\, vestite con gli splendidi costumi firmati da Dolce & Gabbana a contendersi\, letteralmente\, i ruoli. Sera dopo sera\, infatti\, sarà una sorpresa anche per le due interpreti scoprire chi vestirà i panni di chi. A decidere la sorte sarà un gioco teatrale\, che nel prologo dello spettacolo indicherà chi delle due attrici sarà la regina destinata a regnare e chi quella destinata a perire. \nAccanto alle due protagoniste\, agiscono cinque tra attori e attrici\, Gaia Aprea\, Giancarlo Judica Cordiglia\, Linda Gennari\, Olivia Manescalchi\, Sax Nicosia\, un gruppo che ha già mostrato un grande affiatamento lavorando con Livermore nell’Orestea: «Cinque supereroi – dice il regista – che interpreteranno più di un ruolo a testa. Aiutati dai costumi di Anna Missaglia\, ci permetteranno di affrontare il testo\, nella nuova traduzione di Carlo Sciaccaluga\, in modo pressoché integrale». \nUna traduzione che si basa su endecasillabi liberi\, proprio perché Livermore intende continuare nel suo percorso di avvicinamento tra Opera e Prosa. Non è un caso che il dramma di Schiller abbia ispirato Gaetano Donizetti che\, nel 1835\, complice il librettista Giuseppe Bardari\, ne fece un’opera. \n«Nella mia ricerca in prosa – spiega Livermore – mi interessa sempre più scandagliare quello che per me è il fondamento storico del teatro italiano\, ossia il “recitar cantando”. Il metodo è sempre lo stesso: “Armonia al servizio della poesia”. La musica sarà una delle colonne portanti della nostra storia». Così per mettere in scena il dramma storico sono stati coinvolti due musicisti diversissimi tra loro\, Mario Conte\, compositore e sound designer\, e Giua\, cantautrice e chitarrista\, che sarà sul palco insieme agli attori. Dal loro incontro è emersa una scrittura musicale profondamente epica\, che ci porta da Purcell a Dowland (musicista che ha scritto per Elisabetta I) e a Davide Rizzio\, amante di Maria Stuarda e compositore di song bellissime\, ma il tutto rivisto con l’uso della chitarra elettrica\, creando un ambiente sonoro dark e contemporaneo. \nGuarda il trailer
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SUMMARY:Maria Stuarda
DESCRIPTION:INCONTRO INTORNO A MARIA STUARDA\nGiovedì 23 febbraio 2023 ore 18.00 | Sala della Musica “M. Tremaglia” – Teatro Donizetti \nIncontro con Francesco Micheli\, Direttore Artistico del festival Donizetti Opera\, e con la compagnia \nModera Maria Grazia Panigada\, Direttrice Artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi \nContinua l’indagine di Davide Livermore sul senso e le possibilità del concetto di Giustizia nel nostro tempo. Così\, dopo aver affrontato Grounded\, di George Brant\, una riflessione su chi si arroga il potere di dare la morte con la tecnologia; dopo aver attraversato l’immane complessità dell’Orestea\, prima vera grande opera che narra il superamento della vendetta individuale per la creazione del primo tribunale\, ancorché per un processo viziato\, ecco Maria Stuarda\, capolavoro di Friedrich Schiller del 1800. \nLa storia è nota: Schiller racconta il confronto serrato e tragico tra Maria Stuart\, cattolica regina di Scozia\, e la protestante Elisabetta I. In gioco c’è la corona d’Inghilterra e lo scontro sarà implacabile: le parole sono armi\, capaci di uccidere. Politica\, religione\, potere: intrighi e passioni – pubbliche e private – si mescolano in questo violento affresco storico che Davide Livermore ambienta in una scena claustrofobica\, dominata da una grande scalinata: un non-luogo in cui tutto è possibile e nella cui astrazione ritroviamo il senso della rappresentazione. Sarà corte\, prigione\, parco\, lo spazio in cui i due opposti si specchiano e si fondono. \nLa tragedia di Schiller per il regista porta in sé anche una aspra riflessione sul rapporto tra donne e potere. La regina Elisabetta\, infatti\, si mascolinizza\, perde progressivamente le sue caratteristiche di donna pur di vincere la sfida con la rivale. Attraverso Elisabetta\, è ancora il patriarcato a riconfermare sé stesso. Al contrario\, dichiara Livermore «vorremmo lasciarci ispirare da un “principio femminile del diritto”\, una legge più umana\, più comprensiva e dunque più giusta. Vorrei vedere il potere esercitato da una donna\, e non da una regina che è proiezione del maschile\, come peraltro era Atena in Eumenidi\, capitolo conclusivo dell’Orestea». \nMaria Stuarda\, però\, non è solo un profondo atto d’accusa ai meccanismi contorti del potere. Per sua natura è una potente partitura scenica\, che diventa una sfida per due straordinarie attrici. Nella edizione diretta da Livermore\, saranno due divine come Laura Marinoni e Elisabetta Pozzi (rigorosamente in ordine alfabetico)\, vestite con gli splendidi costumi firmati da Dolce & Gabbana a contendersi\, letteralmente\, i ruoli. Sera dopo sera\, infatti\, sarà una sorpresa anche per le due interpreti scoprire chi vestirà i panni di chi. A decidere la sorte sarà un gioco teatrale\, che nel prologo dello spettacolo indicherà chi delle due attrici sarà la regina destinata a regnare e chi quella destinata a perire. \nAccanto alle due protagoniste\, agiscono cinque tra attori e attrici\, Gaia Aprea\, Giancarlo Judica Cordiglia\, Linda Gennari\, Olivia Manescalchi\, Sax Nicosia\, un gruppo che ha già mostrato un grande affiatamento lavorando con Livermore nell’Orestea: «Cinque supereroi – dice il regista – che interpreteranno più di un ruolo a testa. Aiutati dai costumi di Anna Missaglia\, ci permetteranno di affrontare il testo\, nella nuova traduzione di Carlo Sciaccaluga\, in modo pressoché integrale». \nUna traduzione che si basa su endecasillabi liberi\, proprio perché Livermore intende continuare nel suo percorso di avvicinamento tra Opera e Prosa. Non è un caso che il dramma di Schiller abbia ispirato Gaetano Donizetti che\, nel 1835\, complice il librettista Giuseppe Bardari\, ne fece un’opera. \n«Nella mia ricerca in prosa – spiega Livermore – mi interessa sempre più scandagliare quello che per me è il fondamento storico del teatro italiano\, ossia il “recitar cantando”. Il metodo è sempre lo stesso: “Armonia al servizio della poesia”. La musica sarà una delle colonne portanti della nostra storia». Così per mettere in scena il dramma storico sono stati coinvolti due musicisti diversissimi tra loro\, Mario Conte\, compositore e sound designer\, e Giua\, cantautrice e chitarrista\, che sarà sul palco insieme agli attori. Dal loro incontro è emersa una scrittura musicale profondamente epica\, che ci porta da Purcell a Dowland (musicista che ha scritto per Elisabetta I) e a Davide Rizzio\, amante di Maria Stuarda e compositore di song bellissime\, ma il tutto rivisto con l’uso della chitarra elettrica\, creando un ambiente sonoro dark e contemporaneo. \nGuarda il trailer
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