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SUMMARY:Concerto di Capodanno
DESCRIPTION:Il concerto dell’Orchestra Filarmonica Italiana per celebrare l’inizio del 2024 sarà dedicato\, come da tradizione\, al mondo austro-ungarico\, con uno spazio rivolto ai grandi del melodramma italiano. La prima parte del programma sarà un omaggio strumentale alla terra della lirica: l’Italia Da Rossini a Mascagni\, passando da Ponchielli e Verdi: questi gli autori che ci accompagneranno nel viaggio tutto italiano che ci allieterà prima di immergerci nelle atmosfere dei caffè-concerto viennesi. A seguire\, infatti\, si suonerà la tradizionale sequenza di Valzer e Polke\, che ci uniscono come il Danubio unisce Vienna a Budapest\, portandoci immediatamente nella frizzante atmosfera che solo gli ultimi ed il primo giorno dell’anno possono infondere. L’Orchestra Filarmonica Italiana\, potrà esprimersi non solo nel consolidato repertorio lirico che la accompagna fin dalla sua nascita nei più importanti teatri italiani\, ma potrà anche fare sfoggio di espressività e virtuosismo\, indispensabili per affrontare le coinvolgenti partiture di J. Strauss. \nQuest’anno l’orchestra sarà diretta dal Maestro Marco Dallara che già ha collaborato con l’Orchestra Filarmonica Italiana per il Balletto “Lo Schiaccianoci” di P.I. Tchaikovsky presso il Teatro degli Arcimboldi a Milano.\nQuesto concerto rappresenta alla perfezione la gioia e la voglia di condividere la musica dal vivo insieme\, come grande messaggio di esistenza\, resilienza e speranza. Vi aspettiamo per condividere questa straordinaria esperienza musicale e festeggiare insieme l’inizio del nuovo anno. \n\n\n\n\n\nPROGRAMMA: \n\n\n\n\n\n\nG. Rossini Italiana in Algeri\, sinfonia \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nG. Verdi La Traviata\, preludio atto I  \nA. Ponchielli “Danza delle ore”\nP. Mascagni Cavalleria rusticana\, intermezzo sinfonico \nG. Donizetti  ouverture da Don Pasquale\n\n\n\nJ. Strauss Pizzicato Polka Frühlingsstimmen\, op. 410\nJ. Strauss Geschichten aus dem Wienerwald\, op. 325\nJ. Strauss Kaiser – Walzer\, op. 437\nJ. Strauss Unter Donner und Blitz\, op. 324\nJ. Strauss An der schönen blauen Donau\, op. 314\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nIn collaborazione con
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SUMMARY:Cin Ci Là
DESCRIPTION:Se la coppia di riferimento della musica leggera italiana d’anteguerra è quella formata da Bixio e Cherubini\, l’operetta nello stesso periodo deve la propria fortuna a un altro duo d’eccezione: Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato. Il primo musicista\, librettista e impresario napoletano; il secondo celebre violinista veneziano. È soprattutto grazie a loro che il genere brillante dell’operetta diventa veramente “italiano”. E Cin Ci Là rappresenta uno dei più clamorosi successi del loro repertorio.\nPresentata per la prima volta a Milano il 18 dicembre 1925\, è una fiaba esotica ambientata a Macao\, scenario insolito per una vicenda che lascia trasparire una morale tutta europea e\, vista oggi\,\nbonariamente provinciale. Equivoci e divertimento\, un cocktail esplosivo\, garanzia di colpi di scena\, travolgenti duetti\, scene appassionate e trovate brillanti: Cin Ci Là è forse l’unica operetta  italiana in cui tenore e soprano strappano applausi a scena aperta non solo per i loro acuti\, ma anche per le brucianti battute umoristiche. Per questo Cin Ci Là\, la produzione preferita di Carlo Lombardo\, è così amata da quasi un secolo: con il suo gusto delicato\, è il ritratto del teatro leggero italiano. Un modello che ha sempre la stessa grazia incantata di quando è nato. La vicenda favolistica\, ambientata a Macao\, di Myosotis e Ciclamino\, giovani e ingenui sposi che non conoscono i più elementari doveri del matrimonio\, e della strampalata coppia parigina Cin-ci-là – Petit-Gris ben si presta ad una interpretazione in chiave ironica con gag e trovate veramente esilaranti ed adatte ad un pubblico di ogni età.\nCin Ci Là è l’operetta forse più divertente ed esilarante\, che con le sue trovate brillanti\, gli equivoci incalzanti\, le gag e tanta musica ha superato ormai per la compagnia le 300 repliche\, con uno strepitoso successo di pubblico e critica\, forte anche della verve comica propria di tutto il cast.
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SUMMARY:Prometeo
DESCRIPTION:Prometeo indaga il senso profondo dell’opera di Eschilo: ruba a Eschilo il fuoco della sua tragedia per donarlo al pubblico.\nL’obiettivo è “calarsi” nel sentimento tragico che l’opera propone\, elaborando una lingua che preservi la “solennità” dei millenni rendendo comprensibile il senso al pubblico di oggi.\nProtagonista dello spettacolo è un gruppo di giovani attori\, diplomati alla Scuola del Teatro Stabile di Torino. Il nome che si sono dati è Potenziali Evocati Multimediali (un’analisi neurologica che calcola il tempo di reazione dei nervi periferici agli impulsi cerebrali). Un gruppo di ragazzi\, perché la tragedia racconta un tempo giovane.\nLa sfida registica\, quindi\, è quella di plasmare\, anche se nel caso di Prometeo sarebbe meglio dire “forgiare”\, i corpi in modo che sappiano esprimere il  sentimento tragico. La regia di Gabriele Vacis – un percorso creativo condiviso con tutti gli attori – lavora\, contestualmente\, su parole\, azioni fisiche\, musiche e allestimento scenico. Perché la parola non è l’unico strumento utile all’evocazione di un sentimento. Componenti irrinunciabili all’espressione del sentimento tragico sono la musica\, il gesto\, il movimento. Se la tragedia di Eschilo scava alle radici del coraggio\, lo spettacolo mette in scena la paura e il coraggio di  affrontarla. La ribellione alla paura nelle parole di Eschilo\, che attraversano i corpi dei giovani attori in scena.\nPrometeo è l’archetipo della conoscenza\, liberata dalle catene della superstizione e dell’ignoranza. Ed è il simbolo della ribellione. È un personaggio che i giovani amano\, perché non riesce a contenere i suoi sentimenti e sfida l’autorità costituita valicando i recinti delle convenzioni.\nSi è soliti dire che i classici sono attuali. In realtà sono contemporanei. Attualità e contemporaneità\, infatti\, non sono sinonimi. Attualità è stare in un solo tempo: adesso. Contemporaneità è riuscire a comprendere tutti i tempi. Ed è questo che fa Prometeo. \nLa regia - Gabriele Vacis\nGabriele Vacis (Settimo Torinese\, 1955)\, fondatore del Laboratorio Teatro Settimo e dell’Istituto di Pratiche teatrali per la Cura della persona\, ha scritto e diretto numerosi spettacoli\, fra cui La storia di Romeo e Giulietta (Premio Ubu 1992)\, Il racconto del Vajont (Premio Ubu 1994)\, Novecento\, Zio Vanja\, Adriano Olivetti\, Rusteghi. I nemici della civiltà\, Amleto a Gerusalemme\, per citarne soltanto alcuni. Insieme ad Alessandro Baricco ha realizzato la celebre trasmissione di Rai 2 Totem (1998). È stato Direttore artistico del Progetto TAM – Scuola per attori del Palestinian National Theatre di Gerusalemme e docente di regia alla Scuola “Paolo Grassi” e all’Università Cattolica di Milano\, nonché direttore della Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino.
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SUMMARY:Alessandro Barbero - La battaglia di Legnano e l’idea di comunità
DESCRIPTION:L’evento è SOLD OUT.\nQuando Federico Barbarossa viene incoronato re d’Italia sa che da tempo le città padane si sono abituate a governarsi da sole. Gli specialisti di diritto romano gli hanno d’altra parte confermato che solo a lui spetta il potere su tutto il regno. Ma Milano è troppo popolosa e ricca per accettare di rinunciare alla sua autonomia. Dopo vent’anni di guerra il Barbarossa viene alla fine sconfitto. L’Italia non è evidentemente destinata ad essere una monarchia unitaria\, ma un coacervo di sfere d’influenza perennemente in contrasto fra loro. Il rovescio della medaglia sta in quel senso di “comunità” e di “mutuo soccorso” capaci di compattare nella Lega lombarda città fin lì in perenne conflitto. \nAlessandro Barbero è professore ordinario di Storia medievale presso l’Università del Piemonte Orientale. I suoi libri sono bestseller in Italia e nel mondo e le sue “Lezioni di storia” sono molto seguite dal vivo e online. Ha vinto il Premio Strega nel 1996 con il romanzo storico Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle\, gentiluomo. Ha collaborato per molti anni con il programma Superquark di Piero Angela e attualmente collabora con i programmi a.C.d.C. e Passato e presente di Rai Storia. Tra le sue molte opere per Laterza: Carlo Magno. Un padre dell’Europa; La battaglia. Storia di Waterloo; 9 agosto 378 il giorno dei barbari; Barbari. Immigrati\, profughi\, deportati nell’impero romano; Benedette guerre. Crociate e jihad; Lepanto. La battaglia dei tre imperi; I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle; Donne\, madonne\, mercanti e cavalieri. Sei storie medievali; Le parole del papa. Da Gregorio VII a Francesco; Caporetto; Dante; L’aristocrazia nella società francese del Medioevo.
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SUMMARY:Boomers
DESCRIPTION:Giovedì 18 gennaio 2024\, ore 18.00 | Sala Riccardi – Teatro Donizetti\nIntorno a BOOMERS\nIncontro con Marco Paolini e la compagnia\nBoomers è una ballata teatral-cybernetica\, un nuovo album di racconti dove la memoria collettiva di una generazione viene trasformata in scenari da videogioco in realtà virtuale “vietato ai minori di 48 anni non accompagnati”\, all’interno del quale Nicola – alter ego/avatar di Marco Paolini – ritorna di nuovo giovane nel suo posto-rifugio\, il famigerato bar della Jole\, per poter rievocare e rivivere avventure\, primi amori\, faide politiche e un caleidoscopio di 50 anni della storia d’Italia mischiati alla rinfusa da un algoritmo ancora in fase sperimentale.\nCome fosse un moderno affresco in 8 bit di un mondo nuovo in costruzione\, ci si trova a guardare la scena che si svolge sotto un pilone di un ponte autostradale\, che passa da un’inaugurazione ad un’altra senza alcuna manutenzione. Sotto al ponte il centro del mondo\, il bar della Jole\, padrona dell’avvicendarsi di storie e relazioni tra Nicola\, clienti abituali e lunatici matti della piazza. Regina lucente per quella fauna di umanità scalcagnata che nei tempi bui in cui vive trova\, anche nella luce più fioca\, una stella polare cui appoggiarsi\, per alleviare la solitudine\, almeno fino al giorno dopo.\nBoomers è anche la storia di un dialogo tra generazioni interrotto\, un rapporto padri e figli sfilacciato che si tenta di riallacciare nella realtà ricostruita in un mondo virtuale. Un personale paradiso ideale composto da ricordi e accadimenti storici che nel loro innestarsi\, senza ordine cronologico veritiero\, creano un Frankenstein narrativo che vive grazie ai racconti-resoconti delle esperienze di gioco che Nicola compie in questo universo creato dal figlio\, programmatore di realtà virtuale per una società di videogiochi internazionale.\nLe nuove tecnologie mettono in crisi la trasmissione dell’esperienza e la funzione maieutica della memoria. La memoria in Boomers diventa esperienza di “messa in gioco” e pone una sfida alla realtà del nostro tempo: vero e reale è ciò che si vive o ciò che si racconta? E noi siamo un sistema di dati in apparenza singoli oppure un sistema più profondo di legami complessi?\nLo spettacolo nasce dall’esperienza di un autore che ha fondato sulla memoria una parte importante del suo lavoro e oggi si interroga su quali siano le risposte possibili del teatro (luogo della finzione e della rappresentazione per vocazione) ad un mondo in cui esperienze virtuali e reali sono sempre più mescolate senza gradi di separazione netti. La musica ha un ruolo molto importante\, con un piccolo ensemble di musicisti guidato da Patrizia Laquidara\, una delle voci più intense e liriche della musica “leggera”\, figura inafferrabile\, poliedrica e brillante della musica d’autore contemporanea.\nSul palco la Laquidara prenderà le sembianze di Jole\, personaggio mitico degli Album\, ex partigiana\, ex prostituta\, gestiva e gestisce il bar-centro-del-mondo attorno al quale tutte le storie si snodano.\nMarco Paolini\, narratore dà corpo e voce al coro dei personaggi delle storie del bar della Jole. In un processo di lavoro ormai consolidato nella creazione dei suoi spettacoli Marco Paolini ha mosso i primi passi in questa creazione nell’estate del 2022. Ora\, dopo averne filtrato parole e note\, affronta un percorso produttivo nuovo che vedrà un primo allestimento per l’estate in una forma più concertistica e un allestimento invernale per i palcoscenici della prosa. \nI protagonisti\nMarco Paolini\nMarco Paolini\, attore\, autore e regista. (Belluno 1956)\nDagli anni Settanta al 1994 ha fatto parte di vari gruppi teatrali. È in uno di questi\, il Teatro Settimo di Torino\, che inizia a raccontare storie\, nascono gli “Album”\, i primi episodi di una lunga biografia collettiva che attraversa la storia italiana dagli anni ’60 ai giorni nostri\, fino a immaginare il futuro prossimo con il nuovo Album Le avventure di Numero Primo. \nNoto al grande pubblico per Il racconto del Vajont si distingue quale autore e interprete di narrazioni di forte impatto civile (I-TIGI racconto per Ustica\, Parlamento chimico\, Il Sergente\, Bhopal 2 dicembre ’84\, U 238\, Miserabili) e per la capacità di raccontare il cambiamento della società attraverso i dialetti e la poesia sviluppata con il ciclo dei Bestiari. Appassionato di mappe\, di treni e di viaggio\, traccia i suoi racconti con un’attenzione speciale al paesaggio\, al suo mutarsi\, alla storia (come nel Milione) e al suo evolversi (Numero Primo). \nArtigiano e manutentore del mestiere di raccontare storie\, sa portare quest’arte antica al grande pubblico con memorabili dirette televisive (tra cui ITIS Galileo e Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute\, seguiti da quasi due milioni di telespettatori su La7). \nDopo Ballata di uomini e cani\, dedicata a Jack London\, nel 2016 debutta con giovani attori del Teatro Nazionale Palestinese in Amleto a Gerusalemme\, con la regia di Gabriele Vacis e dà vita a un nuovo progetto dedicato alla tecnologia intitolato #Madre Incerta\, una trilogia di cui fanno parte Le avventure di Numero primo (2016\, con l’omonimo romanzo edito da Einaudi)\, #Antropocene\, oratorio per voci\, violoncello solista e orchestra (con Mario Brunello e Frankie hinrg mc\, 2017)\, Tecno Filò (2018). \nNel 2019 nasce Nel tempo degli dèi. Il calzolaio di Ulisse coprodotto con il Piccolo Teatro di Milano. L’anno dopo crea lo spettacolo Filo Filo’ e nel 2020 Senza confiini_No borders. Tra i suoi ultimi spettacoli SANI! Teatro fra parentesi che segue il precedente Teatro fra parentesi\ncreato durante il primo lockdown e ANTENATI the grave party. \nIl suo ultimo lavoro è LA FABBRICA DEL MONDO\, un progetto originale per la televisione in tre puntate (RAI 3\, gennaio 2022) ideato e condotto assieme allo scienziato evoluzionista Telmo Pievani\, che unisce la narrazione teatrale alla divulgazione scientifica\, al racconto cinematografico\, alle conversazioni con voci autorevoli della scienza\, dell’economia\, della letteratura che denunciano (inascoltate) il disastro in atto nel nostro pianeta. \nNel 1999 ha fondato Jolefilm\, la società con cui produce tutti i suoi spettacoli e con cui sviluppa la passione per il documentario e il cinema realizzando opere che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica (dal pluripremiato Io sono Li di Andrea Segre\, ai più recenti La pelle dell’Orso di cui è coautore con Marco Segato oltre che interprete a Welcome Venice di A. Segre e The Italian Banker di Alessandro Rossetto). \nPatrizia Laquidara\nSiciliana di nascita e veneta d’adozione\, Patrizia Laquidara è definita dalla critica “una tra le figure più inafferrabili e poliedriche della musica d’autore italiana”\, “una firma talmente personale da risultare unica”\, e “una delle voci più intense e liriche della nostra musica cosiddetta leggera”. \nCantautrice e scrittrice esordisce nella 13ª edizione del Premio Città di Recanati\, vincendo i premi per la miglior interpretazione\, per la miglior musica e il premio della critica. Il primo album di inediti\, “Indirizzo Portoghese”\, arriva nel 2003 e le vale l’invito al Festival di Sanremo durante il quale si aggiudica il premio Alex Baroni per la migliore interpretazione oltre al Premio assoluto della critica Mia Martini. \nNel 2005 è chiamata ad eseguire il brano portante del film “Manuale D’Amore”\, “Noite Luar”\, che le varrà inoltre la nomination per i David di Donatello.\nIl 2007 è l’anno del suo secondo disco “Funambola”\, prodotto da Arto Lindsay\, che la porta a suonare in tutta Europa\, in Brasile\, in Marocco\, in Giappone e negli Stati Uniti\, Ecuador\, duetta su disco e dal vivo con artisti internazionali come Ian Anderson. \nNel 2011 esce “Il Canto Dell’Anguana”\, un album-indagine sulle tradizioni musicali dell’alto vicentino che le vale la Targa Tenco per il “Miglior album dialettale”.\nNel frattempo si dedica anche al teatro con Giuliana Musso e Mirko Artuso\, Natalino Balasso\, al cinema con Immesi\, Brazzale e Alejandro Jodorowsky e alla radio ideando e conducendo diversi programmi. \nNel 2018 esce il suo quinto album dal titolo “C’è qui qualcosa che ti riguarda”\, un lavoro accolto con entusiasmo dalla critica che lo ha definito “Un capolavoro intriso di femminilità\, potenza e fierezza\, la bellezza in una delle sue forme musicali più alte”; l’album rientra nella cinquina tra i migliori dischi in assoluto dell’anno del Premio Tenco. \nLa canzone “Il Cigno (The Great Woman)”\, è tra le 10 canzoni finaliste del Premio Amnesty International Italia – Voci per la Libertà. \nNell’ottobre 2019 le viene consegnato il prestigioso “Premio Maria Carta” e\, sempre nello stesso anno\, un racconto da lei scritto “Nordestereofonico” viene pubblicato dalla Helvetia Ed. Oltre alla pubblicazione di una raccolta di poesie dal titolo “Alphonsomangorey” il 2021 la vede impegnata anche alla stesura del suo libro\, che verrà pubblicato dalla casa editrice Neri Pozza.\nE’ direttrice artistica di “Il Canto della Sisilla”\, festival musicale e teatrale nel cuore delle piccole Dolomiti ed è docente di Poesia in musica e drammaturgia musicale al conservatorio della città di Brescia.
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DESCRIPTION:Giovedì 18 gennaio 2024\, ore 18.00 | Sala Riccardi – Teatro Donizetti\nIntorno a BOOMERS\nIncontro con Marco Paolini e la compagnia\nBoomers è una ballata teatral-cybernetica\, un nuovo album di racconti dove la memoria collettiva di una generazione viene trasformata in scenari da videogioco in realtà virtuale “vietato ai minori di 48 anni non accompagnati”\, all’interno del quale Nicola – alter ego/avatar di Marco Paolini – ritorna di nuovo giovane nel suo posto-rifugio\, il famigerato bar della Jole\, per poter rievocare e rivivere avventure\, primi amori\, faide politiche e un caleidoscopio di 50 anni della storia d’Italia mischiati alla rinfusa da un algoritmo ancora in fase sperimentale.\nCome fosse un moderno affresco in 8 bit di un mondo nuovo in costruzione\, ci si trova a guardare la scena che si svolge sotto un pilone di un ponte autostradale\, che passa da un’inaugurazione ad un’altra senza alcuna manutenzione. Sotto al ponte il centro del mondo\, il bar della Jole\, padrona dell’avvicendarsi di storie e relazioni tra Nicola\, clienti abituali e lunatici matti della piazza. Regina lucente per quella fauna di umanità scalcagnata che nei tempi bui in cui vive trova\, anche nella luce più fioca\, una stella polare cui appoggiarsi\, per alleviare la solitudine\, almeno fino al giorno dopo.\nBoomers è anche la storia di un dialogo tra generazioni interrotto\, un rapporto padri e figli sfilacciato che si tenta di riallacciare nella realtà ricostruita in un mondo virtuale. Un personale paradiso ideale composto da ricordi e accadimenti storici che nel loro innestarsi\, senza ordine cronologico veritiero\, creano un Frankenstein narrativo che vive grazie ai racconti-resoconti delle esperienze di gioco che Nicola compie in questo universo creato dal figlio\, programmatore di realtà virtuale per una società di videogiochi internazionale.\nLe nuove tecnologie mettono in crisi la trasmissione dell’esperienza e la funzione maieutica della memoria. La memoria in Boomers diventa esperienza di “messa in gioco” e pone una sfida alla realtà del nostro tempo: vero e reale è ciò che si vive o ciò che si racconta? E noi siamo un sistema di dati in apparenza singoli oppure un sistema più profondo di legami complessi?\nLo spettacolo nasce dall’esperienza di un autore che ha fondato sulla memoria una parte importante del suo lavoro e oggi si interroga su quali siano le risposte possibili del teatro (luogo della finzione e della rappresentazione per vocazione) ad un mondo in cui esperienze virtuali e reali sono sempre più mescolate senza gradi di separazione netti. La musica ha un ruolo molto importante\, con un piccolo ensemble di musicisti guidato da Patrizia Laquidara\, una delle voci più intense e liriche della musica “leggera”\, figura inafferrabile\, poliedrica e brillante della musica d’autore contemporanea.\nSul palco la Laquidara prenderà le sembianze di Jole\, personaggio mitico degli Album\, ex partigiana\, ex prostituta\, gestiva e gestisce il bar-centro-del-mondo attorno al quale tutte le storie si snodano.\nMarco Paolini\, narratore dà corpo e voce al coro dei personaggi delle storie del bar della Jole. In un processo di lavoro ormai consolidato nella creazione dei suoi spettacoli Marco Paolini ha mosso i primi passi in questa creazione nell’estate del 2022. Ora\, dopo averne filtrato parole e note\, affronta un percorso produttivo nuovo che vedrà un primo allestimento per l’estate in una forma più concertistica e un allestimento invernale per i palcoscenici della prosa. \nI protagonisti\nMarco Paolini\nMarco Paolini\, attore\, autore e regista. (Belluno 1956)\nDagli anni Settanta al 1994 ha fatto parte di vari gruppi teatrali. È in uno di questi\, il Teatro Settimo di Torino\, che inizia a raccontare storie\, nascono gli “Album”\, i primi episodi di una lunga biografia collettiva che attraversa la storia italiana dagli anni ’60 ai giorni nostri\, fino a immaginare il futuro prossimo con il nuovo Album Le avventure di Numero Primo. \nNoto al grande pubblico per Il racconto del Vajont si distingue quale autore e interprete di narrazioni di forte impatto civile (I-TIGI racconto per Ustica\, Parlamento chimico\, Il Sergente\, Bhopal 2 dicembre ’84\, U 238\, Miserabili) e per la capacità di raccontare il cambiamento della società attraverso i dialetti e la poesia sviluppata con il ciclo dei Bestiari. Appassionato di mappe\, di treni e di viaggio\, traccia i suoi racconti con un’attenzione speciale al paesaggio\, al suo mutarsi\, alla storia (come nel Milione) e al suo evolversi (Numero Primo). \nArtigiano e manutentore del mestiere di raccontare storie\, sa portare quest’arte antica al grande pubblico con memorabili dirette televisive (tra cui ITIS Galileo e Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute\, seguiti da quasi due milioni di telespettatori su La7). \nDopo Ballata di uomini e cani\, dedicata a Jack London\, nel 2016 debutta con giovani attori del Teatro Nazionale Palestinese in Amleto a Gerusalemme\, con la regia di Gabriele Vacis e dà vita a un nuovo progetto dedicato alla tecnologia intitolato #Madre Incerta\, una trilogia di cui fanno parte Le avventure di Numero primo (2016\, con l’omonimo romanzo edito da Einaudi)\, #Antropocene\, oratorio per voci\, violoncello solista e orchestra (con Mario Brunello e Frankie hinrg mc\, 2017)\, Tecno Filò (2018). \nNel 2019 nasce Nel tempo degli dèi. Il calzolaio di Ulisse coprodotto con il Piccolo Teatro di Milano. L’anno dopo crea lo spettacolo Filo Filo’ e nel 2020 Senza confiini_No borders. Tra i suoi ultimi spettacoli SANI! Teatro fra parentesi che segue il precedente Teatro fra parentesi\ncreato durante il primo lockdown e ANTENATI the grave party. \nIl suo ultimo lavoro è LA FABBRICA DEL MONDO\, un progetto originale per la televisione in tre puntate (RAI 3\, gennaio 2022) ideato e condotto assieme allo scienziato evoluzionista Telmo Pievani\, che unisce la narrazione teatrale alla divulgazione scientifica\, al racconto cinematografico\, alle conversazioni con voci autorevoli della scienza\, dell’economia\, della letteratura che denunciano (inascoltate) il disastro in atto nel nostro pianeta. \nNel 1999 ha fondato Jolefilm\, la società con cui produce tutti i suoi spettacoli e con cui sviluppa la passione per il documentario e il cinema realizzando opere che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica (dal pluripremiato Io sono Li di Andrea Segre\, ai più recenti La pelle dell’Orso di cui è coautore con Marco Segato oltre che interprete a Welcome Venice di A. Segre e The Italian Banker di Alessandro Rossetto). \nPatrizia Laquidara\nSiciliana di nascita e veneta d’adozione\, Patrizia Laquidara è definita dalla critica “una tra le figure più inafferrabili e poliedriche della musica d’autore italiana”\, “una firma talmente personale da risultare unica”\, e “una delle voci più intense e liriche della nostra musica cosiddetta leggera”. \nCantautrice e scrittrice esordisce nella 13ª edizione del Premio Città di Recanati\, vincendo i premi per la miglior interpretazione\, per la miglior musica e il premio della critica. Il primo album di inediti\, “Indirizzo Portoghese”\, arriva nel 2003 e le vale l’invito al Festival di Sanremo durante il quale si aggiudica il premio Alex Baroni per la migliore interpretazione oltre al Premio assoluto della critica Mia Martini. \nNel 2005 è chiamata ad eseguire il brano portante del film “Manuale D’Amore”\, “Noite Luar”\, che le varrà inoltre la nomination per i David di Donatello.\nIl 2007 è l’anno del suo secondo disco “Funambola”\, prodotto da Arto Lindsay\, che la porta a suonare in tutta Europa\, in Brasile\, in Marocco\, in Giappone e negli Stati Uniti\, Ecuador\, duetta su disco e dal vivo con artisti internazionali come Ian Anderson. \nNel 2011 esce “Il Canto Dell’Anguana”\, un album-indagine sulle tradizioni musicali dell’alto vicentino che le vale la Targa Tenco per il “Miglior album dialettale”.\nNel frattempo si dedica anche al teatro con Giuliana Musso e Mirko Artuso\, Natalino Balasso\, al cinema con Immesi\, Brazzale e Alejandro Jodorowsky e alla radio ideando e conducendo diversi programmi. \nNel 2018 esce il suo quinto album dal titolo “C’è qui qualcosa che ti riguarda”\, un lavoro accolto con entusiasmo dalla critica che lo ha definito “Un capolavoro intriso di femminilità\, potenza e fierezza\, la bellezza in una delle sue forme musicali più alte”; l’album rientra nella cinquina tra i migliori dischi in assoluto dell’anno del Premio Tenco. \nLa canzone “Il Cigno (The Great Woman)”\, è tra le 10 canzoni finaliste del Premio Amnesty International Italia – Voci per la Libertà. \nNell’ottobre 2019 le viene consegnato il prestigioso “Premio Maria Carta” e\, sempre nello stesso anno\, un racconto da lei scritto “Nordestereofonico” viene pubblicato dalla Helvetia Ed. Oltre alla pubblicazione di una raccolta di poesie dal titolo “Alphonsomangorey” il 2021 la vede impegnata anche alla stesura del suo libro\, che verrà pubblicato dalla casa editrice Neri Pozza.\nE’ direttrice artistica di “Il Canto della Sisilla”\, festival musicale e teatrale nel cuore delle piccole Dolomiti ed è docente di Poesia in musica e drammaturgia musicale al conservatorio della città di Brescia.
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Sotto al ponte il centro del mondo\, il bar della Jole\, padrona dell’avvicendarsi di storie e relazioni tra Nicola\, clienti abituali e lunatici matti della piazza. Regina lucente per quella fauna di umanità scalcagnata che nei tempi bui in cui vive trova\, anche nella luce più fioca\, una stella polare cui appoggiarsi\, per alleviare la solitudine\, almeno fino al giorno dopo.\nBoomers è anche la storia di un dialogo tra generazioni interrotto\, un rapporto padri e figli sfilacciato che si tenta di riallacciare nella realtà ricostruita in un mondo virtuale. Un personale paradiso ideale composto da ricordi e accadimenti storici che nel loro innestarsi\, senza ordine cronologico veritiero\, creano un Frankenstein narrativo che vive grazie ai racconti-resoconti delle esperienze di gioco che Nicola compie in questo universo creato dal figlio\, programmatore di realtà virtuale per una società di videogiochi internazionale.\nLe nuove tecnologie mettono in crisi la trasmissione dell’esperienza e la funzione maieutica della memoria. La memoria in Boomers diventa esperienza di “messa in gioco” e pone una sfida alla realtà del nostro tempo: vero e reale è ciò che si vive o ciò che si racconta? E noi siamo un sistema di dati in apparenza singoli oppure un sistema più profondo di legami complessi?\nLo spettacolo nasce dall’esperienza di un autore che ha fondato sulla memoria una parte importante del suo lavoro e oggi si interroga su quali siano le risposte possibili del teatro (luogo della finzione e della rappresentazione per vocazione) ad un mondo in cui esperienze virtuali e reali sono sempre più mescolate senza gradi di separazione netti. La musica ha un ruolo molto importante\, con un piccolo ensemble di musicisti guidato da Patrizia Laquidara\, una delle voci più intense e liriche della musica “leggera”\, figura inafferrabile\, poliedrica e brillante della musica d’autore contemporanea.\nSul palco la Laquidara prenderà le sembianze di Jole\, personaggio mitico degli Album\, ex partigiana\, ex prostituta\, gestiva e gestisce il bar-centro-del-mondo attorno al quale tutte le storie si snodano.\nMarco Paolini\, narratore dà corpo e voce al coro dei personaggi delle storie del bar della Jole. In un processo di lavoro ormai consolidato nella creazione dei suoi spettacoli Marco Paolini ha mosso i primi passi in questa creazione nell’estate del 2022. Ora\, dopo averne filtrato parole e note\, affronta un percorso produttivo nuovo che vedrà un primo allestimento per l’estate in una forma più concertistica e un allestimento invernale per i palcoscenici della prosa. \nI protagonisti\nMarco Paolini\nMarco Paolini\, attore\, autore e regista. (Belluno 1956)\nDagli anni Settanta al 1994 ha fatto parte di vari gruppi teatrali. È in uno di questi\, il Teatro Settimo di Torino\, che inizia a raccontare storie\, nascono gli “Album”\, i primi episodi di una lunga biografia collettiva che attraversa la storia italiana dagli anni ’60 ai giorni nostri\, fino a immaginare il futuro prossimo con il nuovo Album Le avventure di Numero Primo. \nNoto al grande pubblico per Il racconto del Vajont si distingue quale autore e interprete di narrazioni di forte impatto civile (I-TIGI racconto per Ustica\, Parlamento chimico\, Il Sergente\, Bhopal 2 dicembre ’84\, U 238\, Miserabili) e per la capacità di raccontare il cambiamento della società attraverso i dialetti e la poesia sviluppata con il ciclo dei Bestiari. Appassionato di mappe\, di treni e di viaggio\, traccia i suoi racconti con un’attenzione speciale al paesaggio\, al suo mutarsi\, alla storia (come nel Milione) e al suo evolversi (Numero Primo). \nArtigiano e manutentore del mestiere di raccontare storie\, sa portare quest’arte antica al grande pubblico con memorabili dirette televisive (tra cui ITIS Galileo e Ausmerzen. 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Teatro fra parentesi che segue il precedente Teatro fra parentesi\ncreato durante il primo lockdown e ANTENATI the grave party. \nIl suo ultimo lavoro è LA FABBRICA DEL MONDO\, un progetto originale per la televisione in tre puntate (RAI 3\, gennaio 2022) ideato e condotto assieme allo scienziato evoluzionista Telmo Pievani\, che unisce la narrazione teatrale alla divulgazione scientifica\, al racconto cinematografico\, alle conversazioni con voci autorevoli della scienza\, dell’economia\, della letteratura che denunciano (inascoltate) il disastro in atto nel nostro pianeta. \nNel 1999 ha fondato Jolefilm\, la società con cui produce tutti i suoi spettacoli e con cui sviluppa la passione per il documentario e il cinema realizzando opere che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica (dal pluripremiato Io sono Li di Andrea Segre\, ai più recenti La pelle dell’Orso di cui è coautore con Marco Segato oltre che interprete a Welcome Venice di A. Segre e The Italian Banker di Alessandro Rossetto). \nPatrizia Laquidara\nSiciliana di nascita e veneta d’adozione\, Patrizia Laquidara è definita dalla critica “una tra le figure più inafferrabili e poliedriche della musica d’autore italiana”\, “una firma talmente personale da risultare unica”\, e “una delle voci più intense e liriche della nostra musica cosiddetta leggera”. \nCantautrice e scrittrice esordisce nella 13ª edizione del Premio Città di Recanati\, vincendo i premi per la miglior interpretazione\, per la miglior musica e il premio della critica. Il primo album di inediti\, “Indirizzo Portoghese”\, arriva nel 2003 e le vale l’invito al Festival di Sanremo durante il quale si aggiudica il premio Alex Baroni per la migliore interpretazione oltre al Premio assoluto della critica Mia Martini. \nNel 2005 è chiamata ad eseguire il brano portante del film “Manuale D’Amore”\, “Noite Luar”\, che le varrà inoltre la nomination per i David di Donatello.\nIl 2007 è l’anno del suo secondo disco “Funambola”\, prodotto da Arto Lindsay\, che la porta a suonare in tutta Europa\, in Brasile\, in Marocco\, in Giappone e negli Stati Uniti\, Ecuador\, duetta su disco e dal vivo con artisti internazionali come Ian Anderson. \nNel 2011 esce “Il Canto Dell’Anguana”\, un album-indagine sulle tradizioni musicali dell’alto vicentino che le vale la Targa Tenco per il “Miglior album dialettale”.\nNel frattempo si dedica anche al teatro con Giuliana Musso e Mirko Artuso\, Natalino Balasso\, al cinema con Immesi\, Brazzale e Alejandro Jodorowsky e alla radio ideando e conducendo diversi programmi. \nNel 2018 esce il suo quinto album dal titolo “C’è qui qualcosa che ti riguarda”\, un lavoro accolto con entusiasmo dalla critica che lo ha definito “Un capolavoro intriso di femminilità\, potenza e fierezza\, la bellezza in una delle sue forme musicali più alte”; l’album rientra nella cinquina tra i migliori dischi in assoluto dell’anno del Premio Tenco. \nLa canzone “Il Cigno (The Great Woman)”\, è tra le 10 canzoni finaliste del Premio Amnesty International Italia – Voci per la Libertà. \nNell’ottobre 2019 le viene consegnato il prestigioso “Premio Maria Carta” e\, sempre nello stesso anno\, un racconto da lei scritto “Nordestereofonico” viene pubblicato dalla Helvetia Ed. Oltre alla pubblicazione di una raccolta di poesie dal titolo “Alphonsomangorey” il 2021 la vede impegnata anche alla stesura del suo libro\, che verrà pubblicato dalla casa editrice Neri Pozza.\nE’ direttrice artistica di “Il Canto della Sisilla”\, festival musicale e teatrale nel cuore delle piccole Dolomiti ed è docente di Poesia in musica e drammaturgia musicale al conservatorio della città di Brescia.
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Sotto al ponte il centro del mondo\, il bar della Jole\, padrona dell’avvicendarsi di storie e relazioni tra Nicola\, clienti abituali e lunatici matti della piazza. Regina lucente per quella fauna di umanità scalcagnata che nei tempi bui in cui vive trova\, anche nella luce più fioca\, una stella polare cui appoggiarsi\, per alleviare la solitudine\, almeno fino al giorno dopo.\nBoomers è anche la storia di un dialogo tra generazioni interrotto\, un rapporto padri e figli sfilacciato che si tenta di riallacciare nella realtà ricostruita in un mondo virtuale. Un personale paradiso ideale composto da ricordi e accadimenti storici che nel loro innestarsi\, senza ordine cronologico veritiero\, creano un Frankenstein narrativo che vive grazie ai racconti-resoconti delle esperienze di gioco che Nicola compie in questo universo creato dal figlio\, programmatore di realtà virtuale per una società di videogiochi internazionale.\nLe nuove tecnologie mettono in crisi la trasmissione dell’esperienza e la funzione maieutica della memoria. La memoria in Boomers diventa esperienza di “messa in gioco” e pone una sfida alla realtà del nostro tempo: vero e reale è ciò che si vive o ciò che si racconta? E noi siamo un sistema di dati in apparenza singoli oppure un sistema più profondo di legami complessi?\nLo spettacolo nasce dall’esperienza di un autore che ha fondato sulla memoria una parte importante del suo lavoro e oggi si interroga su quali siano le risposte possibili del teatro (luogo della finzione e della rappresentazione per vocazione) ad un mondo in cui esperienze virtuali e reali sono sempre più mescolate senza gradi di separazione netti. La musica ha un ruolo molto importante\, con un piccolo ensemble di musicisti guidato da Patrizia Laquidara\, una delle voci più intense e liriche della musica “leggera”\, figura inafferrabile\, poliedrica e brillante della musica d’autore contemporanea.\nSul palco la Laquidara prenderà le sembianze di Jole\, personaggio mitico degli Album\, ex partigiana\, ex prostituta\, gestiva e gestisce il bar-centro-del-mondo attorno al quale tutte le storie si snodano.\nMarco Paolini\, narratore dà corpo e voce al coro dei personaggi delle storie del bar della Jole. In un processo di lavoro ormai consolidato nella creazione dei suoi spettacoli Marco Paolini ha mosso i primi passi in questa creazione nell’estate del 2022. Ora\, dopo averne filtrato parole e note\, affronta un percorso produttivo nuovo che vedrà un primo allestimento per l’estate in una forma più concertistica e un allestimento invernale per i palcoscenici della prosa. \nI protagonisti\nMarco Paolini\nMarco Paolini\, attore\, autore e regista. (Belluno 1956)\nDagli anni Settanta al 1994 ha fatto parte di vari gruppi teatrali. È in uno di questi\, il Teatro Settimo di Torino\, che inizia a raccontare storie\, nascono gli “Album”\, i primi episodi di una lunga biografia collettiva che attraversa la storia italiana dagli anni ’60 ai giorni nostri\, fino a immaginare il futuro prossimo con il nuovo Album Le avventure di Numero Primo. \nNoto al grande pubblico per Il racconto del Vajont si distingue quale autore e interprete di narrazioni di forte impatto civile (I-TIGI racconto per Ustica\, Parlamento chimico\, Il Sergente\, Bhopal 2 dicembre ’84\, U 238\, Miserabili) e per la capacità di raccontare il cambiamento della società attraverso i dialetti e la poesia sviluppata con il ciclo dei Bestiari. Appassionato di mappe\, di treni e di viaggio\, traccia i suoi racconti con un’attenzione speciale al paesaggio\, al suo mutarsi\, alla storia (come nel Milione) e al suo evolversi (Numero Primo). \nArtigiano e manutentore del mestiere di raccontare storie\, sa portare quest’arte antica al grande pubblico con memorabili dirette televisive (tra cui ITIS Galileo e Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute\, seguiti da quasi due milioni di telespettatori su La7). \nDopo Ballata di uomini e cani\, dedicata a Jack London\, nel 2016 debutta con giovani attori del Teatro Nazionale Palestinese in Amleto a Gerusalemme\, con la regia di Gabriele Vacis e dà vita a un nuovo progetto dedicato alla tecnologia intitolato #Madre Incerta\, una trilogia di cui fanno parte Le avventure di Numero primo (2016\, con l’omonimo romanzo edito da Einaudi)\, #Antropocene\, oratorio per voci\, violoncello solista e orchestra (con Mario Brunello e Frankie hinrg mc\, 2017)\, Tecno Filò (2018). \nNel 2019 nasce Nel tempo degli dèi. Il calzolaio di Ulisse coprodotto con il Piccolo Teatro di Milano. L’anno dopo crea lo spettacolo Filo Filo’ e nel 2020 Senza confiini_No borders. Tra i suoi ultimi spettacoli SANI! Teatro fra parentesi che segue il precedente Teatro fra parentesi\ncreato durante il primo lockdown e ANTENATI the grave party. \nIl suo ultimo lavoro è LA FABBRICA DEL MONDO\, un progetto originale per la televisione in tre puntate (RAI 3\, gennaio 2022) ideato e condotto assieme allo scienziato evoluzionista Telmo Pievani\, che unisce la narrazione teatrale alla divulgazione scientifica\, al racconto cinematografico\, alle conversazioni con voci autorevoli della scienza\, dell’economia\, della letteratura che denunciano (inascoltate) il disastro in atto nel nostro pianeta. \nNel 1999 ha fondato Jolefilm\, la società con cui produce tutti i suoi spettacoli e con cui sviluppa la passione per il documentario e il cinema realizzando opere che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica (dal pluripremiato Io sono Li di Andrea Segre\, ai più recenti La pelle dell’Orso di cui è coautore con Marco Segato oltre che interprete a Welcome Venice di A. Segre e The Italian Banker di Alessandro Rossetto). \nPatrizia Laquidara\nSiciliana di nascita e veneta d’adozione\, Patrizia Laquidara è definita dalla critica “una tra le figure più inafferrabili e poliedriche della musica d’autore italiana”\, “una firma talmente personale da risultare unica”\, e “una delle voci più intense e liriche della nostra musica cosiddetta leggera”. \nCantautrice e scrittrice esordisce nella 13ª edizione del Premio Città di Recanati\, vincendo i premi per la miglior interpretazione\, per la miglior musica e il premio della critica. Il primo album di inediti\, “Indirizzo Portoghese”\, arriva nel 2003 e le vale l’invito al Festival di Sanremo durante il quale si aggiudica il premio Alex Baroni per la migliore interpretazione oltre al Premio assoluto della critica Mia Martini. \nNel 2005 è chiamata ad eseguire il brano portante del film “Manuale D’Amore”\, “Noite Luar”\, che le varrà inoltre la nomination per i David di Donatello.\nIl 2007 è l’anno del suo secondo disco “Funambola”\, prodotto da Arto Lindsay\, che la porta a suonare in tutta Europa\, in Brasile\, in Marocco\, in Giappone e negli Stati Uniti\, Ecuador\, duetta su disco e dal vivo con artisti internazionali come Ian Anderson. \nNel 2011 esce “Il Canto Dell’Anguana”\, un album-indagine sulle tradizioni musicali dell’alto vicentino che le vale la Targa Tenco per il “Miglior album dialettale”.\nNel frattempo si dedica anche al teatro con Giuliana Musso e Mirko Artuso\, Natalino Balasso\, al cinema con Immesi\, Brazzale e Alejandro Jodorowsky e alla radio ideando e conducendo diversi programmi. \nNel 2018 esce il suo quinto album dal titolo “C’è qui qualcosa che ti riguarda”\, un lavoro accolto con entusiasmo dalla critica che lo ha definito “Un capolavoro intriso di femminilità\, potenza e fierezza\, la bellezza in una delle sue forme musicali più alte”; l’album rientra nella cinquina tra i migliori dischi in assoluto dell’anno del Premio Tenco. \nLa canzone “Il Cigno (The Great Woman)”\, è tra le 10 canzoni finaliste del Premio Amnesty International Italia – Voci per la Libertà. \nNell’ottobre 2019 le viene consegnato il prestigioso “Premio Maria Carta” e\, sempre nello stesso anno\, un racconto da lei scritto “Nordestereofonico” viene pubblicato dalla Helvetia Ed. Oltre alla pubblicazione di una raccolta di poesie dal titolo “Alphonsomangorey” il 2021 la vede impegnata anche alla stesura del suo libro\, che verrà pubblicato dalla casa editrice Neri Pozza.\nE’ direttrice artistica di “Il Canto della Sisilla”\, festival musicale e teatrale nel cuore delle piccole Dolomiti ed è docente di Poesia in musica e drammaturgia musicale al conservatorio della città di Brescia.
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SUMMARY:Laura Pepe - Antigone e la giustizia
DESCRIPTION:“Non credevo che il tuo decreto avesse tanta forza che tu\, un mortale\, potessi violare le leggi non scritte e stabili degli dei”. Con queste parole memorabili Antigone esprime a Creonte il suo dissenso e accetta di morire in nome di una giustizia assoluta che va oltre la logica scellerata delle decisioni umane. Antigone la abbiamo sempre pensata così: una ragazza pura e pia che sfida il Male. Eppure\, l’Antigone di Sofocle presenta anche tratti ambigui\, e la sua parabola tragica induce ancora oggi a riflettere su che cosa sia giustizia. \nLaura Pepe insegna Istituzioni di diritto romano e Diritto greco antico all’Università degli Studi di Milano. Oltre a libri e saggi accademici su diritto penale e diritto di famiglia nell’antichità\, ha scritto diversi manuali di storia antica e grammatica latina per la scuola secondaria superiore. Ha pubblicato Atene a processo. Il diritto ateniese attraverso le orazioni giudiziarie (Zanichelli 2019) e ha curato per il “Corriere della Sera” la collana in 35 volumi “Vita degli antichi” (2020). Collabora come divulgatore scientifico con il canale televisivo Focus. Per Laterza è autrice di Gli eroi bevono vino. Il mondo antico in un bicchiere (2018) e La voce delle Sirene. I Greci e l’arte della persuasione (2020)\, Storie meravigliose di giovani greci (2022).
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DESCRIPTION:Giovedì 18 gennaio 2024\, ore 18.00 | Sala Riccardi – Teatro Donizetti\nIntorno a BOOMERS\nIncontro con Marco Paolini e la compagnia\nBoomers è una ballata teatral-cybernetica\, un nuovo album di racconti dove la memoria collettiva di una generazione viene trasformata in scenari da videogioco in realtà virtuale “vietato ai minori di 48 anni non accompagnati”\, all’interno del quale Nicola – alter ego/avatar di Marco Paolini – ritorna di nuovo giovane nel suo posto-rifugio\, il famigerato bar della Jole\, per poter rievocare e rivivere avventure\, primi amori\, faide politiche e un caleidoscopio di 50 anni della storia d’Italia mischiati alla rinfusa da un algoritmo ancora in fase sperimentale.\nCome fosse un moderno affresco in 8 bit di un mondo nuovo in costruzione\, ci si trova a guardare la scena che si svolge sotto un pilone di un ponte autostradale\, che passa da un’inaugurazione ad un’altra senza alcuna manutenzione. Sotto al ponte il centro del mondo\, il bar della Jole\, padrona dell’avvicendarsi di storie e relazioni tra Nicola\, clienti abituali e lunatici matti della piazza. Regina lucente per quella fauna di umanità scalcagnata che nei tempi bui in cui vive trova\, anche nella luce più fioca\, una stella polare cui appoggiarsi\, per alleviare la solitudine\, almeno fino al giorno dopo.\nBoomers è anche la storia di un dialogo tra generazioni interrotto\, un rapporto padri e figli sfilacciato che si tenta di riallacciare nella realtà ricostruita in un mondo virtuale. Un personale paradiso ideale composto da ricordi e accadimenti storici che nel loro innestarsi\, senza ordine cronologico veritiero\, creano un Frankenstein narrativo che vive grazie ai racconti-resoconti delle esperienze di gioco che Nicola compie in questo universo creato dal figlio\, programmatore di realtà virtuale per una società di videogiochi internazionale.\nLe nuove tecnologie mettono in crisi la trasmissione dell’esperienza e la funzione maieutica della memoria. La memoria in Boomers diventa esperienza di “messa in gioco” e pone una sfida alla realtà del nostro tempo: vero e reale è ciò che si vive o ciò che si racconta? E noi siamo un sistema di dati in apparenza singoli oppure un sistema più profondo di legami complessi?\nLo spettacolo nasce dall’esperienza di un autore che ha fondato sulla memoria una parte importante del suo lavoro e oggi si interroga su quali siano le risposte possibili del teatro (luogo della finzione e della rappresentazione per vocazione) ad un mondo in cui esperienze virtuali e reali sono sempre più mescolate senza gradi di separazione netti. La musica ha un ruolo molto importante\, con un piccolo ensemble di musicisti guidato da Patrizia Laquidara\, una delle voci più intense e liriche della musica “leggera”\, figura inafferrabile\, poliedrica e brillante della musica d’autore contemporanea.\nSul palco la Laquidara prenderà le sembianze di Jole\, personaggio mitico degli Album\, ex partigiana\, ex prostituta\, gestiva e gestisce il bar-centro-del-mondo attorno al quale tutte le storie si snodano.\nMarco Paolini\, narratore dà corpo e voce al coro dei personaggi delle storie del bar della Jole. In un processo di lavoro ormai consolidato nella creazione dei suoi spettacoli Marco Paolini ha mosso i primi passi in questa creazione nell’estate del 2022. Ora\, dopo averne filtrato parole e note\, affronta un percorso produttivo nuovo che vedrà un primo allestimento per l’estate in una forma più concertistica e un allestimento invernale per i palcoscenici della prosa. \nI protagonisti\nMarco Paolini\nMarco Paolini\, attore\, autore e regista. (Belluno 1956)\nDagli anni Settanta al 1994 ha fatto parte di vari gruppi teatrali. È in uno di questi\, il Teatro Settimo di Torino\, che inizia a raccontare storie\, nascono gli “Album”\, i primi episodi di una lunga biografia collettiva che attraversa la storia italiana dagli anni ’60 ai giorni nostri\, fino a immaginare il futuro prossimo con il nuovo Album Le avventure di Numero Primo. \nNoto al grande pubblico per Il racconto del Vajont si distingue quale autore e interprete di narrazioni di forte impatto civile (I-TIGI racconto per Ustica\, Parlamento chimico\, Il Sergente\, Bhopal 2 dicembre ’84\, U 238\, Miserabili) e per la capacità di raccontare il cambiamento della società attraverso i dialetti e la poesia sviluppata con il ciclo dei Bestiari. Appassionato di mappe\, di treni e di viaggio\, traccia i suoi racconti con un’attenzione speciale al paesaggio\, al suo mutarsi\, alla storia (come nel Milione) e al suo evolversi (Numero Primo). \nArtigiano e manutentore del mestiere di raccontare storie\, sa portare quest’arte antica al grande pubblico con memorabili dirette televisive (tra cui ITIS Galileo e Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute\, seguiti da quasi due milioni di telespettatori su La7). \nDopo Ballata di uomini e cani\, dedicata a Jack London\, nel 2016 debutta con giovani attori del Teatro Nazionale Palestinese in Amleto a Gerusalemme\, con la regia di Gabriele Vacis e dà vita a un nuovo progetto dedicato alla tecnologia intitolato #Madre Incerta\, una trilogia di cui fanno parte Le avventure di Numero primo (2016\, con l’omonimo romanzo edito da Einaudi)\, #Antropocene\, oratorio per voci\, violoncello solista e orchestra (con Mario Brunello e Frankie hinrg mc\, 2017)\, Tecno Filò (2018). \nNel 2019 nasce Nel tempo degli dèi. Il calzolaio di Ulisse coprodotto con il Piccolo Teatro di Milano. L’anno dopo crea lo spettacolo Filo Filo’ e nel 2020 Senza confiini_No borders. Tra i suoi ultimi spettacoli SANI! Teatro fra parentesi che segue il precedente Teatro fra parentesi\ncreato durante il primo lockdown e ANTENATI the grave party. \nIl suo ultimo lavoro è LA FABBRICA DEL MONDO\, un progetto originale per la televisione in tre puntate (RAI 3\, gennaio 2022) ideato e condotto assieme allo scienziato evoluzionista Telmo Pievani\, che unisce la narrazione teatrale alla divulgazione scientifica\, al racconto cinematografico\, alle conversazioni con voci autorevoli della scienza\, dell’economia\, della letteratura che denunciano (inascoltate) il disastro in atto nel nostro pianeta. \nNel 1999 ha fondato Jolefilm\, la società con cui produce tutti i suoi spettacoli e con cui sviluppa la passione per il documentario e il cinema realizzando opere che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica (dal pluripremiato Io sono Li di Andrea Segre\, ai più recenti La pelle dell’Orso di cui è coautore con Marco Segato oltre che interprete a Welcome Venice di A. Segre e The Italian Banker di Alessandro Rossetto). \nPatrizia Laquidara\nSiciliana di nascita e veneta d’adozione\, Patrizia Laquidara è definita dalla critica “una tra le figure più inafferrabili e poliedriche della musica d’autore italiana”\, “una firma talmente personale da risultare unica”\, e “una delle voci più intense e liriche della nostra musica cosiddetta leggera”. \nCantautrice e scrittrice esordisce nella 13ª edizione del Premio Città di Recanati\, vincendo i premi per la miglior interpretazione\, per la miglior musica e il premio della critica. Il primo album di inediti\, “Indirizzo Portoghese”\, arriva nel 2003 e le vale l’invito al Festival di Sanremo durante il quale si aggiudica il premio Alex Baroni per la migliore interpretazione oltre al Premio assoluto della critica Mia Martini. \nNel 2005 è chiamata ad eseguire il brano portante del film “Manuale D’Amore”\, “Noite Luar”\, che le varrà inoltre la nomination per i David di Donatello.\nIl 2007 è l’anno del suo secondo disco “Funambola”\, prodotto da Arto Lindsay\, che la porta a suonare in tutta Europa\, in Brasile\, in Marocco\, in Giappone e negli Stati Uniti\, Ecuador\, duetta su disco e dal vivo con artisti internazionali come Ian Anderson. \nNel 2011 esce “Il Canto Dell’Anguana”\, un album-indagine sulle tradizioni musicali dell’alto vicentino che le vale la Targa Tenco per il “Miglior album dialettale”.\nNel frattempo si dedica anche al teatro con Giuliana Musso e Mirko Artuso\, Natalino Balasso\, al cinema con Immesi\, Brazzale e Alejandro Jodorowsky e alla radio ideando e conducendo diversi programmi. \nNel 2018 esce il suo quinto album dal titolo “C’è qui qualcosa che ti riguarda”\, un lavoro accolto con entusiasmo dalla critica che lo ha definito “Un capolavoro intriso di femminilità\, potenza e fierezza\, la bellezza in una delle sue forme musicali più alte”; l’album rientra nella cinquina tra i migliori dischi in assoluto dell’anno del Premio Tenco. \nLa canzone “Il Cigno (The Great Woman)”\, è tra le 10 canzoni finaliste del Premio Amnesty International Italia – Voci per la Libertà. \nNell’ottobre 2019 le viene consegnato il prestigioso “Premio Maria Carta” e\, sempre nello stesso anno\, un racconto da lei scritto “Nordestereofonico” viene pubblicato dalla Helvetia Ed. Oltre alla pubblicazione di una raccolta di poesie dal titolo “Alphonsomangorey” il 2021 la vede impegnata anche alla stesura del suo libro\, che verrà pubblicato dalla casa editrice Neri Pozza.\nE’ direttrice artistica di “Il Canto della Sisilla”\, festival musicale e teatrale nel cuore delle piccole Dolomiti ed è docente di Poesia in musica e drammaturgia musicale al conservatorio della città di Brescia.
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Sotto al ponte il centro del mondo\, il bar della Jole\, padrona dell’avvicendarsi di storie e relazioni tra Nicola\, clienti abituali e lunatici matti della piazza. Regina lucente per quella fauna di umanità scalcagnata che nei tempi bui in cui vive trova\, anche nella luce più fioca\, una stella polare cui appoggiarsi\, per alleviare la solitudine\, almeno fino al giorno dopo.\nBoomers è anche la storia di un dialogo tra generazioni interrotto\, un rapporto padri e figli sfilacciato che si tenta di riallacciare nella realtà ricostruita in un mondo virtuale. Un personale paradiso ideale composto da ricordi e accadimenti storici che nel loro innestarsi\, senza ordine cronologico veritiero\, creano un Frankenstein narrativo che vive grazie ai racconti-resoconti delle esperienze di gioco che Nicola compie in questo universo creato dal figlio\, programmatore di realtà virtuale per una società di videogiochi internazionale.\nLe nuove tecnologie mettono in crisi la trasmissione dell’esperienza e la funzione maieutica della memoria. La memoria in Boomers diventa esperienza di “messa in gioco” e pone una sfida alla realtà del nostro tempo: vero e reale è ciò che si vive o ciò che si racconta? E noi siamo un sistema di dati in apparenza singoli oppure un sistema più profondo di legami complessi?\nLo spettacolo nasce dall’esperienza di un autore che ha fondato sulla memoria una parte importante del suo lavoro e oggi si interroga su quali siano le risposte possibili del teatro (luogo della finzione e della rappresentazione per vocazione) ad un mondo in cui esperienze virtuali e reali sono sempre più mescolate senza gradi di separazione netti. La musica ha un ruolo molto importante\, con un piccolo ensemble di musicisti guidato da Patrizia Laquidara\, una delle voci più intense e liriche della musica “leggera”\, figura inafferrabile\, poliedrica e brillante della musica d’autore contemporanea.\nSul palco la Laquidara prenderà le sembianze di Jole\, personaggio mitico degli Album\, ex partigiana\, ex prostituta\, gestiva e gestisce il bar-centro-del-mondo attorno al quale tutte le storie si snodano.\nMarco Paolini\, narratore dà corpo e voce al coro dei personaggi delle storie del bar della Jole. In un processo di lavoro ormai consolidato nella creazione dei suoi spettacoli Marco Paolini ha mosso i primi passi in questa creazione nell’estate del 2022. Ora\, dopo averne filtrato parole e note\, affronta un percorso produttivo nuovo che vedrà un primo allestimento per l’estate in una forma più concertistica e un allestimento invernale per i palcoscenici della prosa. \nI protagonisti\nMarco Paolini\nMarco Paolini\, attore\, autore e regista. (Belluno 1956)\nDagli anni Settanta al 1994 ha fatto parte di vari gruppi teatrali. È in uno di questi\, il Teatro Settimo di Torino\, che inizia a raccontare storie\, nascono gli “Album”\, i primi episodi di una lunga biografia collettiva che attraversa la storia italiana dagli anni ’60 ai giorni nostri\, fino a immaginare il futuro prossimo con il nuovo Album Le avventure di Numero Primo. \nNoto al grande pubblico per Il racconto del Vajont si distingue quale autore e interprete di narrazioni di forte impatto civile (I-TIGI racconto per Ustica\, Parlamento chimico\, Il Sergente\, Bhopal 2 dicembre ’84\, U 238\, Miserabili) e per la capacità di raccontare il cambiamento della società attraverso i dialetti e la poesia sviluppata con il ciclo dei Bestiari. Appassionato di mappe\, di treni e di viaggio\, traccia i suoi racconti con un’attenzione speciale al paesaggio\, al suo mutarsi\, alla storia (come nel Milione) e al suo evolversi (Numero Primo). \nArtigiano e manutentore del mestiere di raccontare storie\, sa portare quest’arte antica al grande pubblico con memorabili dirette televisive (tra cui ITIS Galileo e Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute\, seguiti da quasi due milioni di telespettatori su La7). \nDopo Ballata di uomini e cani\, dedicata a Jack London\, nel 2016 debutta con giovani attori del Teatro Nazionale Palestinese in Amleto a Gerusalemme\, con la regia di Gabriele Vacis e dà vita a un nuovo progetto dedicato alla tecnologia intitolato #Madre Incerta\, una trilogia di cui fanno parte Le avventure di Numero primo (2016\, con l’omonimo romanzo edito da Einaudi)\, #Antropocene\, oratorio per voci\, violoncello solista e orchestra (con Mario Brunello e Frankie hinrg mc\, 2017)\, Tecno Filò (2018). \nNel 2019 nasce Nel tempo degli dèi. Il calzolaio di Ulisse coprodotto con il Piccolo Teatro di Milano. L’anno dopo crea lo spettacolo Filo Filo’ e nel 2020 Senza confiini_No borders. Tra i suoi ultimi spettacoli SANI! Teatro fra parentesi che segue il precedente Teatro fra parentesi\ncreato durante il primo lockdown e ANTENATI the grave party. \nIl suo ultimo lavoro è LA FABBRICA DEL MONDO\, un progetto originale per la televisione in tre puntate (RAI 3\, gennaio 2022) ideato e condotto assieme allo scienziato evoluzionista Telmo Pievani\, che unisce la narrazione teatrale alla divulgazione scientifica\, al racconto cinematografico\, alle conversazioni con voci autorevoli della scienza\, dell’economia\, della letteratura che denunciano (inascoltate) il disastro in atto nel nostro pianeta. \nNel 1999 ha fondato Jolefilm\, la società con cui produce tutti i suoi spettacoli e con cui sviluppa la passione per il documentario e il cinema realizzando opere che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica (dal pluripremiato Io sono Li di Andrea Segre\, ai più recenti La pelle dell’Orso di cui è coautore con Marco Segato oltre che interprete a Welcome Venice di A. Segre e The Italian Banker di Alessandro Rossetto). \nPatrizia Laquidara\nSiciliana di nascita e veneta d’adozione\, Patrizia Laquidara è definita dalla critica “una tra le figure più inafferrabili e poliedriche della musica d’autore italiana”\, “una firma talmente personale da risultare unica”\, e “una delle voci più intense e liriche della nostra musica cosiddetta leggera”. \nCantautrice e scrittrice esordisce nella 13ª edizione del Premio Città di Recanati\, vincendo i premi per la miglior interpretazione\, per la miglior musica e il premio della critica. Il primo album di inediti\, “Indirizzo Portoghese”\, arriva nel 2003 e le vale l’invito al Festival di Sanremo durante il quale si aggiudica il premio Alex Baroni per la migliore interpretazione oltre al Premio assoluto della critica Mia Martini. \nNel 2005 è chiamata ad eseguire il brano portante del film “Manuale D’Amore”\, “Noite Luar”\, che le varrà inoltre la nomination per i David di Donatello.\nIl 2007 è l’anno del suo secondo disco “Funambola”\, prodotto da Arto Lindsay\, che la porta a suonare in tutta Europa\, in Brasile\, in Marocco\, in Giappone e negli Stati Uniti\, Ecuador\, duetta su disco e dal vivo con artisti internazionali come Ian Anderson. \nNel 2011 esce “Il Canto Dell’Anguana”\, un album-indagine sulle tradizioni musicali dell’alto vicentino che le vale la Targa Tenco per il “Miglior album dialettale”.\nNel frattempo si dedica anche al teatro con Giuliana Musso e Mirko Artuso\, Natalino Balasso\, al cinema con Immesi\, Brazzale e Alejandro Jodorowsky e alla radio ideando e conducendo diversi programmi. \nNel 2018 esce il suo quinto album dal titolo “C’è qui qualcosa che ti riguarda”\, un lavoro accolto con entusiasmo dalla critica che lo ha definito “Un capolavoro intriso di femminilità\, potenza e fierezza\, la bellezza in una delle sue forme musicali più alte”; l’album rientra nella cinquina tra i migliori dischi in assoluto dell’anno del Premio Tenco. \nLa canzone “Il Cigno (The Great Woman)”\, è tra le 10 canzoni finaliste del Premio Amnesty International Italia – Voci per la Libertà. \nNell’ottobre 2019 le viene consegnato il prestigioso “Premio Maria Carta” e\, sempre nello stesso anno\, un racconto da lei scritto “Nordestereofonico” viene pubblicato dalla Helvetia Ed. Oltre alla pubblicazione di una raccolta di poesie dal titolo “Alphonsomangorey” il 2021 la vede impegnata anche alla stesura del suo libro\, che verrà pubblicato dalla casa editrice Neri Pozza.\nE’ direttrice artistica di “Il Canto della Sisilla”\, festival musicale e teatrale nel cuore delle piccole Dolomiti ed è docente di Poesia in musica e drammaturgia musicale al conservatorio della città di Brescia.
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DESCRIPTION:Giovedì 18 gennaio 2024\, ore 18.00 | Sala Riccardi – Teatro Donizetti\nIntorno a BOOMERS\nIncontro con Marco Paolini e la compagnia\nBoomers è una ballata teatral-cybernetica\, un nuovo album di racconti dove la memoria collettiva di una generazione viene trasformata in scenari da videogioco in realtà virtuale “vietato ai minori di 48 anni non accompagnati”\, all’interno del quale Nicola – alter ego/avatar di Marco Paolini – ritorna di nuovo giovane nel suo posto-rifugio\, il famigerato bar della Jole\, per poter rievocare e rivivere avventure\, primi amori\, faide politiche e un caleidoscopio di 50 anni della storia d’Italia mischiati alla rinfusa da un algoritmo ancora in fase sperimentale.\nCome fosse un moderno affresco in 8 bit di un mondo nuovo in costruzione\, ci si trova a guardare la scena che si svolge sotto un pilone di un ponte autostradale\, che passa da un’inaugurazione ad un’altra senza alcuna manutenzione. Sotto al ponte il centro del mondo\, il bar della Jole\, padrona dell’avvicendarsi di storie e relazioni tra Nicola\, clienti abituali e lunatici matti della piazza. Regina lucente per quella fauna di umanità scalcagnata che nei tempi bui in cui vive trova\, anche nella luce più fioca\, una stella polare cui appoggiarsi\, per alleviare la solitudine\, almeno fino al giorno dopo.\nBoomers è anche la storia di un dialogo tra generazioni interrotto\, un rapporto padri e figli sfilacciato che si tenta di riallacciare nella realtà ricostruita in un mondo virtuale. Un personale paradiso ideale composto da ricordi e accadimenti storici che nel loro innestarsi\, senza ordine cronologico veritiero\, creano un Frankenstein narrativo che vive grazie ai racconti-resoconti delle esperienze di gioco che Nicola compie in questo universo creato dal figlio\, programmatore di realtà virtuale per una società di videogiochi internazionale.\nLe nuove tecnologie mettono in crisi la trasmissione dell’esperienza e la funzione maieutica della memoria. La memoria in Boomers diventa esperienza di “messa in gioco” e pone una sfida alla realtà del nostro tempo: vero e reale è ciò che si vive o ciò che si racconta? E noi siamo un sistema di dati in apparenza singoli oppure un sistema più profondo di legami complessi?\nLo spettacolo nasce dall’esperienza di un autore che ha fondato sulla memoria una parte importante del suo lavoro e oggi si interroga su quali siano le risposte possibili del teatro (luogo della finzione e della rappresentazione per vocazione) ad un mondo in cui esperienze virtuali e reali sono sempre più mescolate senza gradi di separazione netti. La musica ha un ruolo molto importante\, con un piccolo ensemble di musicisti guidato da Patrizia Laquidara\, una delle voci più intense e liriche della musica “leggera”\, figura inafferrabile\, poliedrica e brillante della musica d’autore contemporanea.\nSul palco la Laquidara prenderà le sembianze di Jole\, personaggio mitico degli Album\, ex partigiana\, ex prostituta\, gestiva e gestisce il bar-centro-del-mondo attorno al quale tutte le storie si snodano.\nMarco Paolini\, narratore dà corpo e voce al coro dei personaggi delle storie del bar della Jole. In un processo di lavoro ormai consolidato nella creazione dei suoi spettacoli Marco Paolini ha mosso i primi passi in questa creazione nell’estate del 2022. Ora\, dopo averne filtrato parole e note\, affronta un percorso produttivo nuovo che vedrà un primo allestimento per l’estate in una forma più concertistica e un allestimento invernale per i palcoscenici della prosa. \nI protagonisti\nMarco Paolini\nMarco Paolini\, attore\, autore e regista. (Belluno 1956)\nDagli anni Settanta al 1994 ha fatto parte di vari gruppi teatrali. È in uno di questi\, il Teatro Settimo di Torino\, che inizia a raccontare storie\, nascono gli “Album”\, i primi episodi di una lunga biografia collettiva che attraversa la storia italiana dagli anni ’60 ai giorni nostri\, fino a immaginare il futuro prossimo con il nuovo Album Le avventure di Numero Primo. \nNoto al grande pubblico per Il racconto del Vajont si distingue quale autore e interprete di narrazioni di forte impatto civile (I-TIGI racconto per Ustica\, Parlamento chimico\, Il Sergente\, Bhopal 2 dicembre ’84\, U 238\, Miserabili) e per la capacità di raccontare il cambiamento della società attraverso i dialetti e la poesia sviluppata con il ciclo dei Bestiari. Appassionato di mappe\, di treni e di viaggio\, traccia i suoi racconti con un’attenzione speciale al paesaggio\, al suo mutarsi\, alla storia (come nel Milione) e al suo evolversi (Numero Primo). \nArtigiano e manutentore del mestiere di raccontare storie\, sa portare quest’arte antica al grande pubblico con memorabili dirette televisive (tra cui ITIS Galileo e Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute\, seguiti da quasi due milioni di telespettatori su La7). \nDopo Ballata di uomini e cani\, dedicata a Jack London\, nel 2016 debutta con giovani attori del Teatro Nazionale Palestinese in Amleto a Gerusalemme\, con la regia di Gabriele Vacis e dà vita a un nuovo progetto dedicato alla tecnologia intitolato #Madre Incerta\, una trilogia di cui fanno parte Le avventure di Numero primo (2016\, con l’omonimo romanzo edito da Einaudi)\, #Antropocene\, oratorio per voci\, violoncello solista e orchestra (con Mario Brunello e Frankie hinrg mc\, 2017)\, Tecno Filò (2018). \nNel 2019 nasce Nel tempo degli dèi. Il calzolaio di Ulisse coprodotto con il Piccolo Teatro di Milano. L’anno dopo crea lo spettacolo Filo Filo’ e nel 2020 Senza confiini_No borders. Tra i suoi ultimi spettacoli SANI! Teatro fra parentesi che segue il precedente Teatro fra parentesi\ncreato durante il primo lockdown e ANTENATI the grave party. \nIl suo ultimo lavoro è LA FABBRICA DEL MONDO\, un progetto originale per la televisione in tre puntate (RAI 3\, gennaio 2022) ideato e condotto assieme allo scienziato evoluzionista Telmo Pievani\, che unisce la narrazione teatrale alla divulgazione scientifica\, al racconto cinematografico\, alle conversazioni con voci autorevoli della scienza\, dell’economia\, della letteratura che denunciano (inascoltate) il disastro in atto nel nostro pianeta. \nNel 1999 ha fondato Jolefilm\, la società con cui produce tutti i suoi spettacoli e con cui sviluppa la passione per il documentario e il cinema realizzando opere che hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico e di critica (dal pluripremiato Io sono Li di Andrea Segre\, ai più recenti La pelle dell’Orso di cui è coautore con Marco Segato oltre che interprete a Welcome Venice di A. Segre e The Italian Banker di Alessandro Rossetto). \nPatrizia Laquidara\nSiciliana di nascita e veneta d’adozione\, Patrizia Laquidara è definita dalla critica “una tra le figure più inafferrabili e poliedriche della musica d’autore italiana”\, “una firma talmente personale da risultare unica”\, e “una delle voci più intense e liriche della nostra musica cosiddetta leggera”. \nCantautrice e scrittrice esordisce nella 13ª edizione del Premio Città di Recanati\, vincendo i premi per la miglior interpretazione\, per la miglior musica e il premio della critica. Il primo album di inediti\, “Indirizzo Portoghese”\, arriva nel 2003 e le vale l’invito al Festival di Sanremo durante il quale si aggiudica il premio Alex Baroni per la migliore interpretazione oltre al Premio assoluto della critica Mia Martini. \nNel 2005 è chiamata ad eseguire il brano portante del film “Manuale D’Amore”\, “Noite Luar”\, che le varrà inoltre la nomination per i David di Donatello.\nIl 2007 è l’anno del suo secondo disco “Funambola”\, prodotto da Arto Lindsay\, che la porta a suonare in tutta Europa\, in Brasile\, in Marocco\, in Giappone e negli Stati Uniti\, Ecuador\, duetta su disco e dal vivo con artisti internazionali come Ian Anderson. \nNel 2011 esce “Il Canto Dell’Anguana”\, un album-indagine sulle tradizioni musicali dell’alto vicentino che le vale la Targa Tenco per il “Miglior album dialettale”.\nNel frattempo si dedica anche al teatro con Giuliana Musso e Mirko Artuso\, Natalino Balasso\, al cinema con Immesi\, Brazzale e Alejandro Jodorowsky e alla radio ideando e conducendo diversi programmi. \nNel 2018 esce il suo quinto album dal titolo “C’è qui qualcosa che ti riguarda”\, un lavoro accolto con entusiasmo dalla critica che lo ha definito “Un capolavoro intriso di femminilità\, potenza e fierezza\, la bellezza in una delle sue forme musicali più alte”; l’album rientra nella cinquina tra i migliori dischi in assoluto dell’anno del Premio Tenco. \nLa canzone “Il Cigno (The Great Woman)”\, è tra le 10 canzoni finaliste del Premio Amnesty International Italia – Voci per la Libertà. \nNell’ottobre 2019 le viene consegnato il prestigioso “Premio Maria Carta” e\, sempre nello stesso anno\, un racconto da lei scritto “Nordestereofonico” viene pubblicato dalla Helvetia Ed. Oltre alla pubblicazione di una raccolta di poesie dal titolo “Alphonsomangorey” il 2021 la vede impegnata anche alla stesura del suo libro\, che verrà pubblicato dalla casa editrice Neri Pozza.\nE’ direttrice artistica di “Il Canto della Sisilla”\, festival musicale e teatrale nel cuore delle piccole Dolomiti ed è docente di Poesia in musica e drammaturgia musicale al conservatorio della città di Brescia.
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SUMMARY:ANNIVERSARI: 100 ANNI DALLA MORTE DI PUCCINI\, 120 DALLA NASCITA DI MADAMA BUTTERFLY
DESCRIPTION:Un secolo fa moriva Giacomo Puccini\, lasciando incompiuta Turandot\, favola noir che la scomparsa del compositore impedì di ribaltarsi in storia a lieto fine (o almeno in una sua parvenza). Vent’anni prima\, un’altra incursione nell’Estremo Oriente (la “tragedia giapponese” Madama Butterfly) aveva sapientissimamente combinato esotismo all’acquerello\, toni da commedia\, prosa quotidiana e lirismo appassionato\, dramma borghese\, precipizio tragico. Domenica 17 febbraio 1904 il pubblico della Scala fece a sua volta a pezzi Cio-Cio-San e il suo cantore. Tre mesi dopo\, il 28 maggio al Teatro Grande di Brescia\, Puccini ebbe la sua rivincita.\n \nRelatori:\nLivio Aragona\, musicologo della Fondazione Teatro Donizetti  e docente del Conservatorio “G. Verdi” di Milano\, dove vive\, che rimedierà al colossale abbaglio preso dai suoi concittadini d’elezione.\nPaolo Fabbri\, direttore del Centro Studi Donizettiani della Fondazione Teatro Donizetti e professore emerito dell’Università di Ferrara\, che dialogherà con lui e si esibirà in un ardito esperimento: cosa avrebbe fatto Donizetti del soggetto di Madama Butterfly.\nVirgilio Bernardoni\, ordinario di Musicologia presso l’Università di Bergamo e vice-presidente del Centro Studi Giacomo Puccini di Lucca\, autore della fondamentale monografia Puccini (Milano\, Il Saggiatore 2023).
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SUMMARY:Bubikopf
DESCRIPTION:Bubikopf è il nome dell’iconica acconciatura che portavano tutte le donne alla moda\, nel periodo storico in cui il cabaret tedesco ha raggiunto il suo apice.\nBubi canta per pochi spiccioli\, nelle strade\, ma il suo grande talento la porta direttamente dalla strada al palcoscenico\, grazie ad Hullo; lui è il capocomico di una compagnia di cabaret\, che cerca di sopravvivere in tempi molto difficili: la vita dei suoi membri (Hedwig la diva\, Suse la primadonna\, e Richard il compositore)\, è minacciata dai “Cani Sciolti”\, un gruppo armato reazionario\, in rapida e violenta ascesa. Affrontando pericoli e sacrifici\, arrivano al debutto di un nuovo meraviglioso spettacolo\, la loro ultima grande possibilità per il futuro: dimenticando la fame\, i pericoli\, le avversità… si sentono vivi nei momenti gloriosi  trascorsi sul palco.\nLa loro vita è consacrata all’arte\, ma ce la faranno?\nLa regia dello spettacolo è di Neville Tranter\, l’incontro con questo grande artista di origine australiana\, affermato e molto apprezzato da circa quarant’anni sulla scena internazionale del teatro di figura\, ci ha condotti alla scelta della tecnica del pupazzo in gommapiuma\, manipolato a vista. Dopo aver svolto una cospicua formazione con Neville Tranter\, siamo stato da lui scelti come prima compagnia italiana con la quale collaborare. Il percorso di lavoro che ha prodotto Bubikopf si è avviato nel Marzo 2019. Ormai finalmente concluso\, siamo lieti di presentare al pubblico questa innovativa e sorprendente produzione\, nella quale le molteplici possibilità comunicative e la poetica magia del teatro di figura trovano la loro massima espressione. \nNeville Tranter è maestro consacrato del teatro di figura mondiale. Alla fine degli anni Settanta ha lasciato l’Australia con il suo gruppo Stuffet Puppet Theatre per approdare in Olanda\, dove ha approfondito il suo lavoro con pupazzi a dimensioni umane manipolati dagli attori\, in spettacoli di potente suggestione teatrale\, e dove diventa punto di riferimento per gli artisti europei. \nPolitheater
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SUMMARY:Madama Butterfly
DESCRIPTION:Mercoledì 24 gennaio 2024\, ore 18.00 | Sala Musica “M. Tremaglia” – Teatro Donizetti\nANNIVERSARI: 100 ANNI DALLA MORTE DI PUCCINI\, 120 DALLA NASCITA DI MADAMA BUTTERFLY\nConferenza su Giacomo Puccini e su Madama Butterfly\nMadama Butterfly è un’opera in tre atti (in origine due) di Giacomo Puccini\, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica\, definita nello spartito e nel libretto “tragedia giapponese”. La prima ebbe luogo a Milano\, il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala. \nPuccini era certo di riscuotere il successo che immaginava gli spettasse di diritto per un’opera come Madama Butterfly; per questo motivo scelse (di comune accordo con Giulio Ricordi\, suo editore) il palcoscenico della Scala per la sua prima. Questa sua scelta era data probabilmente da una voglia di rivincita verso il Teatro che nel 1889 aveva bocciato il suo “Edgar”. Purtroppo\, la prima dell’opera si risolse in un fiasco\, evento inaspettato dopo i tre successi pucciniani Manon Lescaut\, La Bohème e Tosca. \nL’opera si basa sul dramma Madame Butterfly del commediografo statunitense David Belasco\, a sua volta ispirato da un racconto omonimo di John Luther Long. I librettisti Giuseppe Giacosa e Luigi Illica cominciarono il lavoro sul libretto a partire dal 1901. Per alcune suggestioni orientaleggianti presero spunto dal romanzo di ambientazione giapponese Madame Chrysanthème di Pierre Loti. \nPuccini era fortemente convinto della validità del soggetto esotico e dal potenziale espressivo della geisha sedotta\, abbandonata e suicida. Per musicare il dramma\, si documentò minuziosamente sulle musiche\, gli usi e i costumi del Giappone; per fare ciò si avvalse della collaborazione di Sada Yakko (una famosa attrice) e della moglie dell’ambasciatore giapponese in Italia.\nL’insuccesso con cui venne accolta Madama Butterfly\, spronò Puccini ad una revisione dell’opera\, eliminando alcuni numeri musicali trascurabili\, modificando alcune scene e dividendo l’opera in tre atti invece che due.
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SUMMARY:Italia Brasile 3 a 2. Il ritorno
DESCRIPTION:Nel 2022 ricorre il doppio anniversario del quarantennale della partita al Sarrià di Barcellona\, stadio che oggi non esiste più\, e del ventennale del debutto dello spettacolo Italia-Brasile 3 a 2.\nLa nuova messa in scena rivisiterà il testo originale\, nuove saranno la regia\, le luci\, le musiche. Il mondo è cambiato\, diverse sono le urgenze\, i vuoti urlano più dei pieni. I tempi sono cupi\, si profila un conflitto sociale durissimo\, il Covid e l’esperienza del lockdown hanno segnato uno spartiacque che rimette in discussione lo stesso dispositivo teatrale\, la sua urgenza\, il suo fine.\nItalia-Brasile 3 a 2 opera su un doppio binario. Il primo è quello della coscienza collettiva\, tramite il ricordo di quell’evento specifico\, la partita del mondiale del 1982\, che segna un atto identitario e comunitario. Il secondo binario è quello della coscienza intima\, ovvero l’operazione privata di scomposizione e ricomposizione dei temi e dei sentimenti affrontati\, rapportandoli al proprio vissuto personale.\nLa partita epica della nazionale contro il Brasile diventa uno strumento liberatorio\, il suo ricordo è intriso di gioia e questo restituisce al dispositivo teatrale il suo ruolo di costituente della coscienza comunitaria. E poi\, c’è qualcosa che appartiene a una dimensione più profonda e misteriosa\, legata a doppio filo con l’essenza del teatro stesso: il rapporto tra i vivi e morti. La presenza di chi non c’è più continua a vibrare da questa parte della vita\, si impone nella memoria\, segna traiettorie nel futuro. A differenza di quando debuttò nel 2002\, sono morti tanti protagonisti di questo lavoro: è morto Paolo Rossi\, è morto Enzo Bearzot\, è morto Socrates\, è morto Valdir Perez\, è morto lo zio Beppe. Eppure\, i loro occhi\, le loro voci\, le loro gesta continuano a ripresentarsi come presenze vive\, scena dopo scena\, parola dopo parola\, gol dopo gol\, schiudendo le porte dell’inesprimibile\, invitando ad abbandonarci al mistero\, permettendoci di scorgere ciò che brilla nel buio e non fa male.\nItalia-Brasile 3 a 2 è un vero e proprio «caso» teatrale. Monologo da sempre in tournée\, portato in giro per i teatri d’Europa\, riesce a passare con l’elegante  velocità di un tiro al volo dai comici microeventi del tinello palermitano a drammatiche partite in cui letteralmente ci si giocava la vita. Intriso di spirito popolare\, grazie ad una sorprendente reinvenzione linguistica che parte dal dialetto palermitano\, il testo è anche un racconto di formazione di commovente umorismo.
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