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SUMMARY:Perfetti sconosciuti
DESCRIPTION:Paolo Genovese firma la sua prima regia teatrale portando in scena l’adattamento di Perfetti sconosciuti\, una brillante commedia sull’amicizia\, sull’amore e sul tradimento\, che porterà quattro coppie di amici a confrontarsi e a scoprire di essere “perfetti sconosciuti”.\nRegista\, sceneggiatore e scrittore\, Genovese è uno degli autori più amati del cinema italiano. Dalla Francia agli Stati Uniti\, dalla Russia alla Cina\, Perfetti  Sconosciuti ha conquistato il pubblico al cinema e arriva ora anche in teatro\, continuando a svelare con intatta precisione la fragilità di rapporti e relazioni. Durante una “normale” cena\, un gruppo di amici decide di fare un gioco della verità che consiste nel mettere i cellulari sul tavolo e condividere messaggi e telefonate. Questo però finirà per metterli l’uno a conoscenza dei segreti dell’altra\, in un crescendo che trasforma l’esperimento scherzoso dell’inizio in un insospettabile gioco al massacro. Eva e Rocco\, sposati da anni\, ma in crisi\, sono i due che decidono di organizzare una cena a casa loro\, invitando alcuni loro\namici di vecchia data: Cosimo e Bianca\, novelli sposi\, lui tassista e lei veterinaria\, che desiderano fortemente avere un figlio; Lele e Carlotta\, anche loro in forte crisi matrimoniale\, sposati da dieci anni e con due figli; Peppe\, un ex insegnante di educazione fisica divorziato e disoccupato\, che aveva promesso di presentare agli amici la sua nuova compagna Lucilla\, la quale tuttavia non ha potuto prendere parte alla cena a causa di una brutta febbre. Durante la stessa serata c’è un’eclissi lunare\, il cui principio coincide con l’inizio della cena. A tavola\, il gruppo si ritrova a discutere di una coppia di amici comuni che si è recentemente separata dopo che la moglie ha scoperto sul cellulare del marito i messaggi che quest’ultimo si scambiava con l’amante. Ispirata da questa vicenda\, Eva decide di proporre un “esperimento sociale”: mettere i propri cellulari sul tavolo e far sapere a tutti il contenuto di ogni messaggio o telefonata ricevuti nell’arco della serata. Nonostante un’iniziale riluttanza\, alla fine tutti decidono di partecipare. Quello che doveva essere un semplice gioco si trasforma ben presto in un paradossale tour de force di equivoci e segreti inconfessabili che vengono alla luce\, scatenando il caos all’interno della casa. Fino a scoprire di essere “perfetti sconosciuti”.\nOppure no? \nLocandina\nuno spettacolo di Paolo Genovese \ncon (in o.a.) Dino Abbrescia\, Emmanuele Aita\, Alice Bertini\, Marco Bonini\, Paolo Calabresi\, Anna Ferzetti\, Astrid Meloni \nscene Luigi Ferrigno\ncostumi Grazia Materia\nluci Fabrizio Lucci \nproduzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo\nin coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana e Lotus Production \nDurata 80′ senza intervallo
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DESCRIPTION:Paolo Genovese firma la sua prima regia teatrale portando in scena l’adattamento di Perfetti sconosciuti\, una brillante commedia sull’amicizia\, sull’amore e sul tradimento\, che porterà quattro coppie di amici a confrontarsi e a scoprire di essere “perfetti sconosciuti”.\nRegista\, sceneggiatore e scrittore\, Genovese è uno degli autori più amati del cinema italiano. Dalla Francia agli Stati Uniti\, dalla Russia alla Cina\, Perfetti  Sconosciuti ha conquistato il pubblico al cinema e arriva ora anche in teatro\, continuando a svelare con intatta precisione la fragilità di rapporti e relazioni. Durante una “normale” cena\, un gruppo di amici decide di fare un gioco della verità che consiste nel mettere i cellulari sul tavolo e condividere messaggi e telefonate. Questo però finirà per metterli l’uno a conoscenza dei segreti dell’altra\, in un crescendo che trasforma l’esperimento scherzoso dell’inizio in un insospettabile gioco al massacro. Eva e Rocco\, sposati da anni\, ma in crisi\, sono i due che decidono di organizzare una cena a casa loro\, invitando alcuni loro\namici di vecchia data: Cosimo e Bianca\, novelli sposi\, lui tassista e lei veterinaria\, che desiderano fortemente avere un figlio; Lele e Carlotta\, anche loro in forte crisi matrimoniale\, sposati da dieci anni e con due figli; Peppe\, un ex insegnante di educazione fisica divorziato e disoccupato\, che aveva promesso di presentare agli amici la sua nuova compagna Lucilla\, la quale tuttavia non ha potuto prendere parte alla cena a causa di una brutta febbre. Durante la stessa serata c’è un’eclissi lunare\, il cui principio coincide con l’inizio della cena. A tavola\, il gruppo si ritrova a discutere di una coppia di amici comuni che si è recentemente separata dopo che la moglie ha scoperto sul cellulare del marito i messaggi che quest’ultimo si scambiava con l’amante. Ispirata da questa vicenda\, Eva decide di proporre un “esperimento sociale”: mettere i propri cellulari sul tavolo e far sapere a tutti il contenuto di ogni messaggio o telefonata ricevuti nell’arco della serata. Nonostante un’iniziale riluttanza\, alla fine tutti decidono di partecipare. Quello che doveva essere un semplice gioco si trasforma ben presto in un paradossale tour de force di equivoci e segreti inconfessabili che vengono alla luce\, scatenando il caos all’interno della casa. Fino a scoprire di essere “perfetti sconosciuti”.\nOppure no? \nLocandina\nuno spettacolo di Paolo Genovese \ncon (in o.a.) Dino Abbrescia\, Emmanuele Aita\, Alice Bertini\, Marco Bonini\, Paolo Calabresi\, Anna Ferzetti\, Astrid Meloni \nscene Luigi Ferrigno\ncostumi Grazia Materia\nluci Fabrizio Lucci \nproduzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo\nin coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana e Lotus Production \nDurata 80′ senza intervallo
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DESCRIPTION:Il progetto teatrale su La Buona Novella è pensato come una sorta di Sacra Rappresentazione contemporanea che alterna e intreccia le canzoni di Fabrizio de André con i brani narrativi tratti dai Vangeli apocrifi cui lo stesso autore si è ispirato: dal protovangelo di Giacomo al Vangelo dell’Infanzia Armeno a frammenti dello Pseudo-Matteo.\n«Compito di un artista credo sia quello di commentare gli avvenimenti del suo tempo usando però gli strumenti dell’arte: l’allegoria\, la metafora\, il paragone». Questa dichiarazione di De André è emblematica di come l’autore si sia posto\, in tempi di piena rivolta studentesca\, nei confronti di un tema così delicato e dibattuto dal punto di vista politico e spirituale. Traspare un percorso parallelo nell’interpretazione di De André\, da una parte un’innata tendenza a mettere in discussione tutto ciò che appare codificato\, dogmatico o tradizionale\, dall’altro una sensibilità che gli fa preferire tra le molte versioni degli Apocrifi sempre la scelta più nobile\, matura e ricca umanamente\, alla ricerca di un racconto forse meno sacro\, ma sempre profondamente morale. La drammaturgia aggiunta\, recitata in gran parte da Neri Marcorè\, racconta l’antefatto de L’infanzia di Maria\, svelandone la nascita ‘miracolosa’\, e riempie il vuoto che va dall’infanzia del Cristo alla Crocifissione. Così 30 anni di vita di Gesù sono sintetizzati in un lungo racconto che ci svela un Cristo bambino anche stizzoso\, impulsivo\, che si serve dei suoi poteri talvolta per esibizionismo\, sia quando accusato resuscita\, per poi fa tornar morto\, un bimbo caduto da una terrazza per farlo testimoniare a sua discolpa\, sia quando in un passo di grande qualità poetica\, guida i suoi compagni di gioco in una visionaria cavalcata sui raggi del Sole. Un’elaborazione drammaturgica\, perciò\, che in qualche modo completa il racconto di De André\, trasformando La buona novella non solo in un concerto\, ma in uno spettacolo originale\, recitato\, agito e cantato da una compagnia di attori\, cantanti e musicisti che penseranno l’opera di De André come un ricchissimo patrimonio che può comunque ben resistere\, come ogni capolavoro\, anche all’assenza dell’impareggiabile interpretazione del suo creatore. \nLocandina\ndi Fabrizio De André \ndrammaturgia e regia Giorgio Gallione\narrangiamenti e direzione musicale Paolo Silvestri \ncon Neri Marcorè e Rosanna Naddeo\nvoce e chitarra Giua\nvoce\, chitarra e percussioni Barbara Casini\nviolino e voce Anais Drago\npianoforte Francesco Negri\nvoce e fisarmonica Alessandra Abbondanza \nscene Marcello Chiarenza\ncostumi Francesca Marsella\nluci Aldo Mantovani \nproduzione Teatro Stabile di Bolzano\, Teatro Carcano Milano\, Fondazione Teatro della Toscana\, Marche Teatro \nDurata 80′ senza intervallo
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DESCRIPTION:Il progetto teatrale su La Buona Novella è pensato come una sorta di Sacra Rappresentazione contemporanea che alterna e intreccia le canzoni di Fabrizio de André con i brani narrativi tratti dai Vangeli apocrifi cui lo stesso autore si è ispirato: dal protovangelo di Giacomo al Vangelo dell’Infanzia Armeno a frammenti dello Pseudo-Matteo.\n«Compito di un artista credo sia quello di commentare gli avvenimenti del suo tempo usando però gli strumenti dell’arte: l’allegoria\, la metafora\, il paragone». Questa dichiarazione di De André è emblematica di come l’autore si sia posto\, in tempi di piena rivolta studentesca\, nei confronti di un tema così delicato e dibattuto dal punto di vista politico e spirituale. Traspare un percorso parallelo nell’interpretazione di De André\, da una parte un’innata tendenza a mettere in discussione tutto ciò che appare codificato\, dogmatico o tradizionale\, dall’altro una sensibilità che gli fa preferire tra le molte versioni degli Apocrifi sempre la scelta più nobile\, matura e ricca umanamente\, alla ricerca di un racconto forse meno sacro\, ma sempre profondamente morale. La drammaturgia aggiunta\, recitata in gran parte da Neri Marcorè\, racconta l’antefatto de L’infanzia di Maria\, svelandone la nascita ‘miracolosa’\, e riempie il vuoto che va dall’infanzia del Cristo alla Crocifissione. Così 30 anni di vita di Gesù sono sintetizzati in un lungo racconto che ci svela un Cristo bambino anche stizzoso\, impulsivo\, che si serve dei suoi poteri talvolta per esibizionismo\, sia quando accusato resuscita\, per poi fa tornar morto\, un bimbo caduto da una terrazza per farlo testimoniare a sua discolpa\, sia quando in un passo di grande qualità poetica\, guida i suoi compagni di gioco in una visionaria cavalcata sui raggi del Sole. Un’elaborazione drammaturgica\, perciò\, che in qualche modo completa il racconto di De André\, trasformando La buona novella non solo in un concerto\, ma in uno spettacolo originale\, recitato\, agito e cantato da una compagnia di attori\, cantanti e musicisti che penseranno l’opera di De André come un ricchissimo patrimonio che può comunque ben resistere\, come ogni capolavoro\, anche all’assenza dell’impareggiabile interpretazione del suo creatore. \nLocandina\ndi Fabrizio De André \ndrammaturgia e regia Giorgio Gallione\narrangiamenti e direzione musicale Paolo Silvestri \ncon Neri Marcorè e Rosanna Naddeo\nvoce e chitarra Giua\nvoce\, chitarra e percussioni Barbara Casini\nviolino e voce Anais Drago\npianoforte Francesco Negri\nvoce e fisarmonica Alessandra Abbondanza \nscene Marcello Chiarenza\ncostumi Francesca Marsella\nluci Aldo Mantovani \nproduzione Teatro Stabile di Bolzano\, Teatro Carcano Milano\, Fondazione Teatro della Toscana\, Marche Teatro \nDurata 80′ senza intervallo
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DESCRIPTION:Il progetto teatrale su La Buona Novella è pensato come una sorta di Sacra Rappresentazione contemporanea che alterna e intreccia le canzoni di Fabrizio de André con i brani narrativi tratti dai Vangeli apocrifi cui lo stesso autore si è ispirato: dal protovangelo di Giacomo al Vangelo dell’Infanzia Armeno a frammenti dello Pseudo-Matteo.\n«Compito di un artista credo sia quello di commentare gli avvenimenti del suo tempo usando però gli strumenti dell’arte: l’allegoria\, la metafora\, il paragone». Questa dichiarazione di De André è emblematica di come l’autore si sia posto\, in tempi di piena rivolta studentesca\, nei confronti di un tema così delicato e dibattuto dal punto di vista politico e spirituale. Traspare un percorso parallelo nell’interpretazione di De André\, da una parte un’innata tendenza a mettere in discussione tutto ciò che appare codificato\, dogmatico o tradizionale\, dall’altro una sensibilità che gli fa preferire tra le molte versioni degli Apocrifi sempre la scelta più nobile\, matura e ricca umanamente\, alla ricerca di un racconto forse meno sacro\, ma sempre profondamente morale. La drammaturgia aggiunta\, recitata in gran parte da Neri Marcorè\, racconta l’antefatto de L’infanzia di Maria\, svelandone la nascita ‘miracolosa’\, e riempie il vuoto che va dall’infanzia del Cristo alla Crocifissione. Così 30 anni di vita di Gesù sono sintetizzati in un lungo racconto che ci svela un Cristo bambino anche stizzoso\, impulsivo\, che si serve dei suoi poteri talvolta per esibizionismo\, sia quando accusato resuscita\, per poi fa tornar morto\, un bimbo caduto da una terrazza per farlo testimoniare a sua discolpa\, sia quando in un passo di grande qualità poetica\, guida i suoi compagni di gioco in una visionaria cavalcata sui raggi del Sole. Un’elaborazione drammaturgica\, perciò\, che in qualche modo completa il racconto di De André\, trasformando La buona novella non solo in un concerto\, ma in uno spettacolo originale\, recitato\, agito e cantato da una compagnia di attori\, cantanti e musicisti che penseranno l’opera di De André come un ricchissimo patrimonio che può comunque ben resistere\, come ogni capolavoro\, anche all’assenza dell’impareggiabile interpretazione del suo creatore. \nLocandina\ndi Fabrizio De André \ndrammaturgia e regia Giorgio Gallione\narrangiamenti e direzione musicale Paolo Silvestri \ncon Neri Marcorè e Rosanna Naddeo\nvoce e chitarra Giua\nvoce\, chitarra e percussioni Barbara Casini\nviolino e voce Anais Drago\npianoforte Francesco Negri\nvoce e fisarmonica Alessandra Abbondanza \nscene Marcello Chiarenza\ncostumi Francesca Marsella\nluci Aldo Mantovani \nproduzione Teatro Stabile di Bolzano\, Teatro Carcano Milano\, Fondazione Teatro della Toscana\, Marche Teatro \nDurata 80′ senza intervallo
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SUMMARY:La buona novella
DESCRIPTION:Il progetto teatrale su La Buona Novella è pensato come una sorta di Sacra Rappresentazione contemporanea che alterna e intreccia le canzoni di Fabrizio de André con i brani narrativi tratti dai Vangeli apocrifi cui lo stesso autore si è ispirato: dal protovangelo di Giacomo al Vangelo dell’Infanzia Armeno a frammenti dello Pseudo-Matteo.\n«Compito di un artista credo sia quello di commentare gli avvenimenti del suo tempo usando però gli strumenti dell’arte: l’allegoria\, la metafora\, il paragone». Questa dichiarazione di De André è emblematica di come l’autore si sia posto\, in tempi di piena rivolta studentesca\, nei confronti di un tema così delicato e dibattuto dal punto di vista politico e spirituale. Traspare un percorso parallelo nell’interpretazione di De André\, da una parte un’innata tendenza a mettere in discussione tutto ciò che appare codificato\, dogmatico o tradizionale\, dall’altro una sensibilità che gli fa preferire tra le molte versioni degli Apocrifi sempre la scelta più nobile\, matura e ricca umanamente\, alla ricerca di un racconto forse meno sacro\, ma sempre profondamente morale. La drammaturgia aggiunta\, recitata in gran parte da Neri Marcorè\, racconta l’antefatto de L’infanzia di Maria\, svelandone la nascita ‘miracolosa’\, e riempie il vuoto che va dall’infanzia del Cristo alla Crocifissione. Così 30 anni di vita di Gesù sono sintetizzati in un lungo racconto che ci svela un Cristo bambino anche stizzoso\, impulsivo\, che si serve dei suoi poteri talvolta per esibizionismo\, sia quando accusato resuscita\, per poi fa tornar morto\, un bimbo caduto da una terrazza per farlo testimoniare a sua discolpa\, sia quando in un passo di grande qualità poetica\, guida i suoi compagni di gioco in una visionaria cavalcata sui raggi del Sole. Un’elaborazione drammaturgica\, perciò\, che in qualche modo completa il racconto di De André\, trasformando La buona novella non solo in un concerto\, ma in uno spettacolo originale\, recitato\, agito e cantato da una compagnia di attori\, cantanti e musicisti che penseranno l’opera di De André come un ricchissimo patrimonio che può comunque ben resistere\, come ogni capolavoro\, anche all’assenza dell’impareggiabile interpretazione del suo creatore. \nLocandina\ndi Fabrizio De André \ndrammaturgia e regia Giorgio Gallione\narrangiamenti e direzione musicale Paolo Silvestri \ncon Neri Marcorè e Rosanna Naddeo\nvoce e chitarra Giua\nvoce\, chitarra e percussioni Barbara Casini\nviolino e voce Anais Drago\npianoforte Francesco Negri\nvoce e fisarmonica Alessandra Abbondanza \nscene Marcello Chiarenza\ncostumi Francesca Marsella\nluci Aldo Mantovani \nproduzione Teatro Stabile di Bolzano\, Teatro Carcano Milano\, Fondazione Teatro della Toscana\, Marche Teatro \nDurata 80′ senza intervallo
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DESCRIPTION:Il progetto teatrale su La Buona Novella è pensato come una sorta di Sacra Rappresentazione contemporanea che alterna e intreccia le canzoni di Fabrizio de André con i brani narrativi tratti dai Vangeli apocrifi cui lo stesso autore si è ispirato: dal protovangelo di Giacomo al Vangelo dell’Infanzia Armeno a frammenti dello Pseudo-Matteo.\n«Compito di un artista credo sia quello di commentare gli avvenimenti del suo tempo usando però gli strumenti dell’arte: l’allegoria\, la metafora\, il paragone». Questa dichiarazione di De André è emblematica di come l’autore si sia posto\, in tempi di piena rivolta studentesca\, nei confronti di un tema così delicato e dibattuto dal punto di vista politico e spirituale. Traspare un percorso parallelo nell’interpretazione di De André\, da una parte un’innata tendenza a mettere in discussione tutto ciò che appare codificato\, dogmatico o tradizionale\, dall’altro una sensibilità che gli fa preferire tra le molte versioni degli Apocrifi sempre la scelta più nobile\, matura e ricca umanamente\, alla ricerca di un racconto forse meno sacro\, ma sempre profondamente morale. La drammaturgia aggiunta\, recitata in gran parte da Neri Marcorè\, racconta l’antefatto de L’infanzia di Maria\, svelandone la nascita ‘miracolosa’\, e riempie il vuoto che va dall’infanzia del Cristo alla Crocifissione. Così 30 anni di vita di Gesù sono sintetizzati in un lungo racconto che ci svela un Cristo bambino anche stizzoso\, impulsivo\, che si serve dei suoi poteri talvolta per esibizionismo\, sia quando accusato resuscita\, per poi fa tornar morto\, un bimbo caduto da una terrazza per farlo testimoniare a sua discolpa\, sia quando in un passo di grande qualità poetica\, guida i suoi compagni di gioco in una visionaria cavalcata sui raggi del Sole. Un’elaborazione drammaturgica\, perciò\, che in qualche modo completa il racconto di De André\, trasformando La buona novella non solo in un concerto\, ma in uno spettacolo originale\, recitato\, agito e cantato da una compagnia di attori\, cantanti e musicisti che penseranno l’opera di De André come un ricchissimo patrimonio che può comunque ben resistere\, come ogni capolavoro\, anche all’assenza dell’impareggiabile interpretazione del suo creatore. \nLocandina\ndi Fabrizio De André \ndrammaturgia e regia Giorgio Gallione\narrangiamenti e direzione musicale Paolo Silvestri \ncon Neri Marcorè e Rosanna Naddeo\nvoce e chitarra Giua\nvoce\, chitarra e percussioni Barbara Casini\nviolino e voce Anais Drago\npianoforte Francesco Negri\nvoce e fisarmonica Alessandra Abbondanza \nscene Marcello Chiarenza\ncostumi Francesca Marsella\nluci Aldo Mantovani \nproduzione Teatro Stabile di Bolzano\, Teatro Carcano Milano\, Fondazione Teatro della Toscana\, Marche Teatro \nDurata 80′ senza intervallo
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SUMMARY:Dei figli
DESCRIPTION:Dei figli conclude la trilogia In nome del padre\, della madre\, dei figli\, provando a ragionare su quella strana generazione allargata di “giovani” tra i 18 e i 45 anni che non ha intenzione di dimettersi dal ruolo di figlio. Non tutti\, per fortuna\, e non in ogni parte del mondo. Ma in Italia sì\, e sono tanti.\nUna casa che è limbo\, che è purgatorio\, per chiunque vi passi ad abitare. Vite in transito che sostano il tempo necessario – un giorno o anche una vita – pagano un affitto irrisorio e in nero e questo li lascia liberi di scegliere quanto stare\, quando andare. Solo uno sosta lì da sempre: Gaetano\, il titolare dell’affitto. Al  momento\, le vite in casa sono quattro. Vediamo tutti gli ambienti come se i muri fossero trasparenti. La casa è fluida\, come le vite che vi abitano. Le uniche certezze sono quattro monitor di design\, bianchi\, come enormi smartphone. Su ognuno di essi stanziano\, incombenti\, le famiglie di origine degli abitanti:  genitori\, sorelle\, cugini…\nMario Perrotta \nUna delle grandi mutazioni antropologiche del nostro tempo riguarda la cronicizzazione dell’adolescenza. Se prima la giovinezza era legata alla pubertà e si concludeva con la fine dell’adolescenza\, oggi l’adolescenza non è più il riflesso psicologico della “tempesta” psicosessuale della pubertà bensì una condizione\ndi vita perpetua che tende a cronicizzarsi.  Quando questo accade in primo piano è la difficoltà del figlio di accettare la separazione dai genitori per riconoscersi e viversi come adulto. Il nuovo spettacolo di Mario Perrotta indaga queste e altre sfumature dell’esser figlio sine die\, senza però dimenticare la forza\, lo splendore e l’audacia  straordinaria della giovinezza.\nMassimo Recalcati \nPremio Ubu 2022 Miglior nuovo testo/scrittura drammaturgica\nDalila Cozzolino finalista ai Premi Ubu 2022 come Miglior Attrice Under 35 \nLocandina\nuno spettacolo di Mario Perrotta\nconsulenza drammaturgica Massimo Recalcati\ncon Luigi Bignone\, Dalila Cozzolino\, Matteo Ippolito\, Mario Perrotta\ne in video Arturo Cirillo\, Alessandro Mor\, Marta Pizzigallo\, Paola Roscioli\, Maria Grazia Solano\ne in audio Saverio La Ruina\, Marica Nicolai\, Paola Roscioli\, Maria Grazia Solano \naiuto regia Marica Nicolai\ncostumi Sabrina Beretta\nluci e scene Mario Perrotta\nvideo Diane\, Ilaria Scarpa\, Luca Telleschi\nmashup Vanni Crociani\, Mario Perrotta\nrealizzazione scene Fabrizio Magara\nsarta Maria Isabel Anaya\nfoto Luigi Burroni \nproduzione Teatro Stabile di Bolzano\, Fondazione Sipario Toscana Onlus\, La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale\, Permàr\nin collaborazione con Comune di Grosseto\, Teatro Cristallo\, Olinda residenza artistica\, La Baracca – Medicinateatro\, Duel \nDurata 85′ senza intervallo
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LOCATION:Teatro Sociale
CATEGORIES:Altri Percorsi,La Stagione dei Teatri
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SUMMARY:Membra Jesu Nostri
DESCRIPTION:Membra Jesu Nostri è il capolavoro di Dietrich Buxtehude\, il compositore prediletto e modello del grande Johann Sebastian Bach. \nIl giovane Bach\, desideroso di incontrare il Maestro e apprenderne l’arte\,  venne addirittura licenziato dal suo posto di organista quando per andare a conoscere ad Amburgo il celebre organista ritardò a tal punto il suo rientro da inimicarsi i suoi datori di lavoro. Considerato come il massimo esponente del ‘600 tedesco\, Buxtehude ha in comune con Bach la predilezione per l’organo e l’estremamente proficua produzione di musica sacra.\nAll’interno di questa produzione trova spazio Membra Jesu Nostri\, raffinatissimo oratorio per 5 voci e strumenti\, dedicato alla contemplazione del corpo crocefisso di Gesù. Considerata il primo oratorio tedesco\, questa opera è composta da 7 cantate\, ognuna dedicata a una diversa parte del corpo\, in cui si alternano squisiti cori a brevi arie solistiche a sonate per due violini e basso continuo.\nDi rara esecuzione\, l’oratorio Membra Jesu Nostri è da considerarsi al pari della Passioni bachiane come le più importanti pagine luterane di musica sacra\, e in assoluto come un capolavoro immortale. \nIl concerto vede il debutto sul suolo cittadino di Ensemble Vocale Locatelli\, fondato nella ricorrenza dei 10 anni di Ensemble Locatelli e composto da cantanti di primissimo piano; accompagnati da Ensemble Locatelli sotto la direzione di Thomas Chigioni. \nLocandina\nDietrich Buxtehude (1637-1707)\nMembra Jesu Nostri BuxWV 75 \nEnsemble Locatelli\nEnsemble Vocale Locatelli \nThomas Chigioni direzione \nMaddalena De Biasi\, Valeria La Grotta soprani\nIlariandrea Tomasoni contralto\nMatteo Straffi tenore\nLorenzo Tosi basso \nJérémie Chigioni\, Regina Yugovich violini\nAlessandro Arnoldi viola\nAlessia Travaglini viola da gamba\nLeonardo Gatti violoncello\nCarlo Sgarro contrabbasso\nAndrea Antonel tiorba\nThomas Chigioni clavicembalo\, organo\, direzione
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LOCATION:Ridotto Gavazzeni – Teatro Donizetti
CATEGORIES:Stagione Ensemble Locatelli
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SUMMARY:BERGAMO FILM MEETING inaugura BERGAMO JAZZ
DESCRIPTION:Ore 15.15        Proiezione del film Sait-on Jamais… (Un colpo da due miliardi)\ndi Roger Vadim (Francia\, Italia\, 1957\, 96’)\ncon O.E. Hasse\, Robert Hossein\, Françoise Arnoul\, Christian Marquand\, Franco Fabrizi\nMusiche di John Lewis \nVenezia. Il barone Eric\, il suo segretario Sforzi e l’amante di costui\, Sophie\, sono in trattative per vendere a uno Stato straniero la matrice con la quale hanno fabbricato durante la guerra moneta falsa. Ma la ragazza si innamora di un fotoreporter e manda all’aria tutti i piani. Il film è stato presentato in concorso alla settima edizione del festival del cinema di Berlino. La colonna sonora è stata composta dal pianista statunitense John Lewis ed eseguita insieme al Modern Jazz Quartet\, una delle formazioni più longeve della storia del jazz.\n \nOre 17.30        MASSIMO COLOMBO\n                        Massimo Colombo pianoforte\, live electronics\nSonorizzazione del film Ich möchte kein Mann sein (Non vorrei essere un uomo)\ndi Ernst Lubitsch (1918\, Germania\, 45’)\ncon Ossi Oswalda\, Ferry Sikla\, Margarete Kupfer\, Curt Goetz \nL’esuberante Ossi vive sotto la stretta sorveglianza dello zio e della governante. Quando il primo è costretto a partire\, il suo posto sarà preso da un severissimo tutore. Frustrata dalla situazione Ossi decide di travestirsi da uomo\, sgattaiolare fuori di casa e godersi un po’ di libertà e divertimento.\nLa pellicola\, firmata da un maestro della commedia dalle venature surrealiste come Ernst Lubitsch\, viene sonorizzata dal vivo da Massimo Colombo\, pianista e tastierista di vastissima esperienza\, attivo nel campo del jazz con aperture verso i mondi della musica classica e dell’elettronica\, con alle spalle collaborazioni con Peter Erskine\, Billy Cobham\, Jeff Berlin e altri ancora.\nLa copia del film proviene dal fondo della Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung di Wiesbaden. \nIn collaborazione con BERGAMO FILM MEETING \nLocandina\nOre 15.15\nProiezione del film Sait-on Jamais… (Un colpo da due miliardi)\ndi Roger Vadim (Francia\, Italia\, 1957\, 96’)\ncon O.E. Hasse\, Robert Hossein\, Françoise Arnoul\, Christian Marquand\, Franco Fabrizi\nMusiche di John Lewis \n\nOre 17.30\nMASSIMO COLOMBO\nMassimo Colombo pianoforte\, live electronics\nSonorizzazione del film Ich möchte kein Mann sein (Non vorrei essere un uomo)\ndi Ernst Lubitsch (1918\, Germania\, 45’)\ncon Ossi Oswalda\, Ferry Sikla\, Margarete Kupfer\, Curt Goetz
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LOCATION:Auditorium di Piazza della Libertà
CATEGORIES:Around Bergamo Jazz,Bergamo Jazz Festival
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SUMMARY:La Duchessa del Bal Tabarin
DESCRIPTION:È il 1914. Siamo in piena guerra mondiale\, Lombardo\, forse a corto di nuovi soggetti\, pensò di rivisitare un’operetta di un compositore poco conosciuto\, un certo Bruno Granichstaedten\, dal titolo Majestat Mimì\, che divenne\, dopo una sapiente elaborazione dello spartito e la stesura di un copione molto divertente\, La Duchessa del Bal Tabarin\, un’operetta che diede grandi soddisfazioni al suo autore e\, soprattutto\, gli fece guadagnare fior di milioni. Si tratta di un’operetta molto particolare perché è la prima in cui compare la soubrette all’italiana con l’aria di entrata di Frou Frou\, alias la consorte poco fedele del duca di Pontarcy\, Ministro delle Comunicazioni Telefoniche. Il motivo divenne popolarissimo così come il duetto comico “Ah\, come si sta ben” e non ci fu compagnia di operette in Italia che non annoverasse nel suo repertorio questo titolo. Tutte le soubrette volevano essere il personaggio di Frou-Frou e famosa è rimasta l’interpretazione della seducente Gea della Garisenda.\nLa regia rispetta il più possibile la filologia e la dignità dello spettacolo ricreando l’atmosfera e il gusto dei primi del Novecento\, con una particolare attenzione alle voci liriche che hanno a che fare con uno spartito impegnativo a livello vocale\, se pur nella cantabilità e orecchiabilità dei valzer di gusto viennese. La duchessa del Bal Tabarin\, titolo sicuramente meno conosciuto rispetto a La vedova allegra\, vale la pena di essere riscoperto anche nella sua curata partitura musicale (fondamentale l’elemento dell’esecuzione dal vivo).\nFrou Frou è la chanteuse del Bal Tabarin di Parigi\, di cui s’innamora il duca di Pontarcy\, che la sposa facendole promettere fedeltà per almeno sei mesi. Frou Frou accetta\, ma presto s’annoia e rimpiange la vita di prima\, allegra e frivola. Così organizza il suo rientro al tabarin con il suo prossimo amante proprio la stessa notte che conclude il periodo di fedeltà obbligatoria\, decisa a tradire il marito. Anche il duca si reca al Tabarin con una sua giovane fiamma e tra equivoci comici e situazioni paradossali si arriverà all’epilogo. \nLocandina\noperetta in tre atti di L. Bard su libretto di Franci\nregia Elena D’Angelo \ncoreografie Martina Ronca\ndirettore d’orchestra Marcella Tessarin \nOrchestra e Corpo di Ballo Compagnia Elena D’Angelo\nallestimento e costumi Grandi Spettacoli \ncon Elena D’Angelo\, Matteo Mazzoli\, Alessandro Fantoni\, Merita Dileo\, Gianni Versino\, Stefano Menegale\, Maresa Pagura\, Carlo Randazzo\, Paola Scapolan\, Fabio Vivarelli e Gaia Bellunato \nproduzione Compagnia di Operette Elena D’Angelo \nDurata 135′ compreso intervallo
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SUMMARY:BERGAMO FILM MEETING inaugura BERGAMO JAZZ
DESCRIPTION:Ore 15.15        Proiezione del film Sait-on Jamais… (Un colpo da due miliardi)\ndi Roger Vadim (Francia\, Italia\, 1957\, 96’)\ncon O.E. Hasse\, Robert Hossein\, Françoise Arnoul\, Christian Marquand\, Franco Fabrizi\nMusiche di John Lewis \nVenezia. Il barone Eric\, il suo segretario Sforzi e l’amante di costui\, Sophie\, sono in trattative per vendere a uno Stato straniero la matrice con la quale hanno fabbricato durante la guerra moneta falsa. Ma la ragazza si innamora di un fotoreporter e manda all’aria tutti i piani. Il film è stato presentato in concorso alla settima edizione del festival del cinema di Berlino. La colonna sonora è stata composta dal pianista statunitense John Lewis ed eseguita insieme al Modern Jazz Quartet\, una delle formazioni più longeve della storia del jazz.\n \nOre 17.30        MASSIMO COLOMBO\n                        Massimo Colombo pianoforte\, live electronics\nSonorizzazione del film Ich möchte kein Mann sein (Non vorrei essere un uomo)\ndi Ernst Lubitsch (1918\, Germania\, 45’)\ncon Ossi Oswalda\, Ferry Sikla\, Margarete Kupfer\, Curt Goetz \nL’esuberante Ossi vive sotto la stretta sorveglianza dello zio e della governante. Quando il primo è costretto a partire\, il suo posto sarà preso da un severissimo tutore. Frustrata dalla situazione Ossi decide di travestirsi da uomo\, sgattaiolare fuori di casa e godersi un po’ di libertà e divertimento.\nLa pellicola\, firmata da un maestro della commedia dalle venature surrealiste come Ernst Lubitsch\, viene sonorizzata dal vivo da Massimo Colombo\, pianista e tastierista di vastissima esperienza\, attivo nel campo del jazz con aperture verso i mondi della musica classica e dell’elettronica\, con alle spalle collaborazioni con Peter Erskine\, Billy Cobham\, Jeff Berlin e altri ancora.\nLa copia del film proviene dal fondo della Friedrich Wilhelm Murnau Stiftung di Wiesbaden. \nIn collaborazione con BERGAMO FILM MEETING \nLocandina\nOre 15.15\nProiezione del film Sait-on Jamais… (Un colpo da due miliardi)\ndi Roger Vadim (Francia\, Italia\, 1957\, 96’)\ncon O.E. Hasse\, Robert Hossein\, Françoise Arnoul\, Christian Marquand\, Franco Fabrizi\nMusiche di John Lewis \n\nOre 17.30\nMASSIMO COLOMBO\nMassimo Colombo pianoforte\, live electronics\nSonorizzazione del film Ich möchte kein Mann sein (Non vorrei essere un uomo)\ndi Ernst Lubitsch (1918\, Germania\, 45’)\ncon Ossi Oswalda\, Ferry Sikla\, Margarete Kupfer\, Curt Goetz
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SUMMARY:INCONTRIAMO IL JAZZ - Jazz: Musica del mondo
DESCRIPTION:Lezioni concerto rivolte agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado \nLe lezioni concerto proposte dal CDpM per Bergamo Jazz 2024 intendono raccontare una storia del jazz che consente di vivere attraverso un’esperienza attiva\, basata sul fare e ascoltare\, le componenti di questa musica\, rimandando avanti e indietro nel tempo e nelle peculiarità caratteristiche di questa stessa musica. La cantabilità strumentale e vocale di Louis Armstrong si collega all’improvvisazione tematica di Wayne Shorter\, così come il call and response di origine africana (presente anche nel canto liturgico responsoriale) si traduce nella forma AABA di So What di Miles Davis nel disco “cult” Kind of Blue. E ancora\, l’incedere pianistico del ragtime evolve\, in forma figurata\, nei ruoli della sezione ritmica del bebop con Thelonious Monk e Bud Powell al pianoforte. Lo stesso blues feeling dei canti urbani africani-americani dell’Ottocento è presente nel Saltarello di Gianluigi Trovesi così come nel blues di Kansas City di Charlie Parker. \nI musicisti coinvolti nelle diverse esecuzioni strumentali con l’ausilio musicologico di Maurizio Franco e con gli esercizi ritmici e melodici proposti dal vivo da Claudio Angeleri agli studenti\, realizzano un percorso didattico che ripercorre la storia del jazz in un modo nuovo e coinvolgente. Gli incontri si avvalgono della consulenza didattica dell’Associazione Nazionale Scuole Jazz e Musiche Audiotattili. \nIn collaborazione con CDpM EUROPE \nLocandina\nClaudio Angeleri pianoforte\nEmilio Soana tromba\nGabriele Comeglio sax alto e clarinetto\nMarco Esposito basso\nMatteo Milesi batteria\nMaurizio Franco musicologo \nEsempi musicali di\nLouis Armstrong\, Benny Goodman\, Scott Joplin\, Miles Davis\, Charlie Parker\, Thelonious Monk\, Dizzy Gillespie\ne composizioni originali di\nClaudio Angeleri
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DESCRIPTION:Lezioni concerto rivolte agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado \nLe lezioni concerto proposte dal CDpM per Bergamo Jazz 2024 intendono raccontare una storia del jazz che consente di vivere attraverso un’esperienza attiva\, basata sul fare e ascoltare\, le componenti di questa musica\, rimandando avanti e indietro nel tempo e nelle peculiarità caratteristiche di questa stessa musica. La cantabilità strumentale e vocale di Louis Armstrong si collega all’improvvisazione tematica di Wayne Shorter\, così come il call and response di origine africana (presente anche nel canto liturgico responsoriale) si traduce nella forma AABA di So What di Miles Davis nel disco “cult” Kind of Blue. E ancora\, l’incedere pianistico del ragtime evolve\, in forma figurata\, nei ruoli della sezione ritmica del bebop con Thelonious Monk e Bud Powell al pianoforte. Lo stesso blues feeling dei canti urbani africani-americani dell’Ottocento è presente nel Saltarello di Gianluigi Trovesi così come nel blues di Kansas City di Charlie Parker. \nI musicisti coinvolti nelle diverse esecuzioni strumentali con l’ausilio musicologico di Maurizio Franco e con gli esercizi ritmici e melodici proposti dal vivo da Claudio Angeleri agli studenti\, realizzano un percorso didattico che ripercorre la storia del jazz in un modo nuovo e coinvolgente. Gli incontri si avvalgono della consulenza didattica dell’Associazione Nazionale Scuole Jazz e Musiche Audiotattili. \nIn collaborazione con CDpM EUROPE \nLocandina\nClaudio Angeleri pianoforte\nEmilio Soana tromba\nGabriele Comeglio sax alto e clarinetto\nMarco Esposito basso\nMatteo Milesi batteria\nMaurizio Franco musicologo \nEsempi musicali di\nLouis Armstrong\, Benny Goodman\, Scott Joplin\, Miles Davis\, Charlie Parker\, Thelonious Monk\, Dizzy Gillespie\ne composizioni originali di\nClaudio Angeleri
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SUMMARY:JAZZ EXHIBITION - Another kind of blue
DESCRIPTION:Bergamo Jazz 2024 dedica al fotografo Fabio Gamba\, scomparso nel 2023\, una mostra il cui titolo prende spunto dal capolavoro di Miles Davis Kind of Blue\, giocando con esso e con il significato dell’aggettivo “blue”\, che per la popolazione di lingua anglofona è anche sinonimo di “triste\, melanconico\, giù di corda”. Per questo i musicisti rappresentati nelle foto non sono immortalati nel pieno della performance artistica\, ma in momenti più intimi\, meditativi\, un po’ melanconici. \nNato a Bergamo\, amante della fotografia e della musica\, oltreché del cinema\, particolarmente impressionato dalla geometrica solitudine che traspare dai quadri di Edward Hopper\, Fabio Gamba adorava il bianco che fa da sfondo ai ritratti di Richard Avedon. Socio di Phocus Agency (Agenzia di fotografi di spettacolo) e membro di AFIJ (Associazione Fotografi Italiani di Jazz)\, ha esposto le sue foto in mostre personali e collettive\, documentando fotograficamente diverse edizioni di Bergamo Jazz Festival. Da anni attivo sostenitore e volontario della LIPU Sezione di Bergamo\, ha testimoniato la sua passione per la vita delle cicogne con immagini di grande intensità emotiva. \nLa mostra sarà visitabile dal pubblico nei seguenti giorni e orari:\nMartedì 19 marzo 2024\, ore 18.00-19.00\nMercoledì 20 e Giovedì 21 marzo 2024\, ore 15.00-19.00\nVenerdì 22\, Sabato 23 e Domenica 24 marzo 2024\, ore 15.00-20.30 \nLa mostra è realizzata grazie al sostegno di IMETEC\nIn collaborazione con Fondazione Teatro Donizetti\, SLOU – Estensioni Jazz Club Diffuso\, Associazione Culturale Rest-Art e Novara Jazz\, LIPU – Bergamo\, Phocus Agency\, AFIJ\, Stampe FotoQuaranta – Nembro \nLocandina\n\ndi Fabio Gamba
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SUMMARY:Proiezione del film LOVANO SUPREME
DESCRIPTION:Presentato fuori concorso durante l’edizione 2023 del Festival del Cinema di Locarno\, Lovano Supreme è un lungometraggio nel quale il regista Franco Maresco\, che al mondo del jazz ha dedicato in passato altre sue opere\, propone un ritratto personale e artistico di Joe Lovano\, figura preminente del jazz odierno e attuale Direttore Artistico di Bergamo Jazz. Il film alterna materiale d’archivio e interviste con lo stesso protagonista a sequenze girate in occasione di un soggiorno del musicista americano in Sicilia\, terra natale dei nonni sia paterni che materni\, originari di due paesini della provincia di Messina\, Alcara Li Fusi e Cesarò. Nel film viene sottolineato anche il legame con la musica di John Coltrane\, come evidenzia lo stesso titolo rifacendosi al famoso album A Love Supreme. \nIn collaborazione con LAB80 \nLocandina\n\ndi Franco Maresco\ncon la partecipazione di Joe Lovano
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SUMMARY:INCONTRIAMO IL JAZZ - Jazz: Musica del mondo
DESCRIPTION:Lezioni concerto rivolte agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado \nLe lezioni concerto proposte dal CDpM per Bergamo Jazz 2024 intendono raccontare una storia del jazz che consente di vivere attraverso un’esperienza attiva\, basata sul fare e ascoltare\, le componenti di questa musica\, rimandando avanti e indietro nel tempo e nelle peculiarità caratteristiche di questa stessa musica. La cantabilità strumentale e vocale di Louis Armstrong si collega all’improvvisazione tematica di Wayne Shorter\, così come il call and response di origine africana (presente anche nel canto liturgico responsoriale) si traduce nella forma AABA di So What di Miles Davis nel disco “cult” Kind of Blue. E ancora\, l’incedere pianistico del ragtime evolve\, in forma figurata\, nei ruoli della sezione ritmica del bebop con Thelonious Monk e Bud Powell al pianoforte. Lo stesso blues feeling dei canti urbani africani-americani dell’Ottocento è presente nel Saltarello di Gianluigi Trovesi così come nel blues di Kansas City di Charlie Parker. \nI musicisti coinvolti nelle diverse esecuzioni strumentali con l’ausilio musicologico di Maurizio Franco e con gli esercizi ritmici e melodici proposti dal vivo da Claudio Angeleri agli studenti\, realizzano un percorso didattico che ripercorre la storia del jazz in un modo nuovo e coinvolgente. Gli incontri si avvalgono della consulenza didattica dell’Associazione Nazionale Scuole Jazz e Musiche Audiotattili. \nIn collaborazione con CDpM EUROPE \nLocandina\nClaudio Angeleri pianoforte\nEmilio Soana tromba\nGabriele Comeglio sax alto e clarinetto\nMarco Esposito basso\nMatteo Milesi batteria\nMaurizio Franco musicologo \nEsempi musicali di\nLouis Armstrong\, Benny Goodman\, Scott Joplin\, Miles Davis\, Charlie Parker\, Thelonious Monk\, Dizzy Gillespie\ne composizioni originali di\nClaudio Angeleri
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SUMMARY:JAZZ EXHIBITION - Another kind of blue
DESCRIPTION:Bergamo Jazz 2024 dedica al fotografo Fabio Gamba\, scomparso nel 2023\, una mostra il cui titolo prende spunto dal capolavoro di Miles Davis Kind of Blue\, giocando con esso e con il significato dell’aggettivo “blue”\, che per la popolazione di lingua anglofona è anche sinonimo di “triste\, melanconico\, giù di corda”. Per questo i musicisti rappresentati nelle foto non sono immortalati nel pieno della performance artistica\, ma in momenti più intimi\, meditativi\, un po’ melanconici. \nNato a Bergamo\, amante della fotografia e della musica\, oltreché del cinema\, particolarmente impressionato dalla geometrica solitudine che traspare dai quadri di Edward Hopper\, Fabio Gamba adorava il bianco che fa da sfondo ai ritratti di Richard Avedon. Socio di Phocus Agency (Agenzia di fotografi di spettacolo) e membro di AFIJ (Associazione Fotografi Italiani di Jazz)\, ha esposto le sue foto in mostre personali e collettive\, documentando fotograficamente diverse edizioni di Bergamo Jazz Festival. Da anni attivo sostenitore e volontario della LIPU Sezione di Bergamo\, ha testimoniato la sua passione per la vita delle cicogne con immagini di grande intensità emotiva. \nLa mostra sarà visitabile dal pubblico nei seguenti giorni e orari:\nMartedì 19 marzo 2024\, ore 18.00-19.00\nMercoledì 20 e Giovedì 21 marzo 2024\, ore 15.00-19.00\nVenerdì 22\, Sabato 23 e Domenica 24 marzo 2024\, ore 15.00-20.30 \nLa mostra è realizzata grazie al sostegno di IMETEC\nIn collaborazione con Fondazione Teatro Donizetti\, SLOU – Estensioni Jazz Club Diffuso\, Associazione Culturale Rest-Art e Novara Jazz\, LIPU – Bergamo\, Phocus Agency\, AFIJ\, Stampe FotoQuaranta – Nembro \nLocandina\n\ndi Fabio Gamba
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LOCATION:Donizetti Studio
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SUMMARY:DAVE BURRELL piano solo
DESCRIPTION:DAVE BURRELL piano solo \nIl viaggio musicale di Bergamo Jazz 2024 prende avvio con un veterano del piano jazz: nato a Middletown\, Ohio\, il 10 settembre del 1940\, Dave Burrell è strumentista e compositore di riconosciuta statura\, una leggenda vivente degli 88 tasti. Profondamente legato alla tradizione afro-americana (blues\, gospel) e ai suoi maestri (da Jelly Roll Morton a James P. Johnson\, da Duke Ellington a Thelonious Monk e John Coltrane)\, Dave Burrell ha sposato sul finire degli anni Sessanta la causa della new thing\, collaborando con Archie Shepp\, Marion Brown\, Pharoah Sanders\, Sunny Murray\, Albert Ayler\, Grachan Moncur III\, Roscoe Mitchell e altri ancora.  Di quel periodo è anche un suo album dedicato a Giacomo Puccini\, intitolato La Vie de Boheme\, originale rilettura di famose arie del compositore toscano. In seguito ha fatto parte del gruppo 360 Degrees Music Experience e instaurato proficui rapporti collaborativi con il sassofonista David Murray e con il contrabbassista William Parker. Oggi\, Dave Burrell mescola passato e attualità\, inventando pagine musicali con quella libertà di spirito e stile che contraddistingue i jazzisti più autentici. Di recente la Parco della Musica Records ha dato alle stampe Harlem Rhapsody\, fulgido esempio di un pianismo senza tempo che lo stesso autore descrive come «la sintesi della mia musica ed allo stesso momento uno sguardo al futuro». \nLocandina\n\nDave Burrell piano solo
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LOCATION:Teatro Sant’Andrea
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SUMMARY:SIMONA PARRINELLO - GIANLUCA DI IENNO duo
DESCRIPTION:SIMONA PARRINELLO voce\, live electronics\nGIANLUCA DI IENNO tastiera\n\nInto The Wild Woods è il titolo del concerto del duo formato dalla vocalist Simona Parrinello e dal pianista Gianluca Di Ienno\, ovvero danzare nella musica in un ascolto vivo\, disponibile\, libero e profondo. Un dialogo autentico\, aperto al mistero e all’inaspettato. Un racconto dinamico ed evocativo. Un viaggio alla ricerca dell’essenza\, in una dimensione poetica che porta con sé la tradizione vocale jazzistica\, i colori del jazz europeo\, si apre alla sperimentazione attraverso l’elettronica e accoglie influenze dalla musica classica contemporanea. Centrale è la celebrazione del forte rapporto fra composizione e poetica: dagli haiku della tradizione giapponese ai poemi di Maya Angelou\, Emily Dickinson\, Langston Hughes\, fino ai poemi originali\, la consonanza poetica fra moti umani e natura\, sono strumento di un messaggio universale. \nIngresso gratuito su prenotazione.\nEmail eventi@cooperativacittaalta.it \nLocandina\n\nSimona Parrinello voce\, live electronics\nGianluca Di Ienno tastiera
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SUMMARY:SIMONA PARRINELLO - GIANLUCA DI IENNO duo
DESCRIPTION:SIMONA PARRINELLO voce\, live electronics\nGIANLUCA DI IENNO tastiera\n\nInto The Wild Woods è il titolo del concerto del duo formato dalla vocalist Simona Parrinello e dal pianista Gianluca Di Ienno\, ovvero danzare nella musica in un ascolto vivo\, disponibile\, libero e profondo. Un dialogo autentico\, aperto al mistero e all’inaspettato. Un racconto dinamico ed evocativo. Un viaggio alla ricerca dell’essenza\, in una dimensione poetica che porta con sé la tradizione vocale jazzistica\, i colori del jazz europeo\, si apre alla sperimentazione attraverso l’elettronica e accoglie influenze dalla musica classica contemporanea. Centrale è la celebrazione del forte rapporto fra composizione e poetica: dagli haiku della tradizione giapponese ai poemi di Maya Angelou\, Emily Dickinson\, Langston Hughes\, fino ai poemi originali\, la consonanza poetica fra moti umani e natura\, sono strumento di un messaggio universale. \nIngresso gratuito su prenotazione.\nEmail eventi@cooperativacittaalta.it \nLocandina\n\nSimona Parrinello voce\, live electronics\nGianluca Di Ienno tastiera
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