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SUMMARY:NOMADI Sessanta - Live Tour 2024
DESCRIPTION:NEL 2023 I NOMADI FESTEGGIANO I 60 ANNI DI MUSICA \n  \nI Nomadi\, festeggiano i 60 anni di musica\, concerto organizzato da Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci. È la band più longeva in Italia e prima di loro\, al mondo\, solo i Rolling Stones. Sono i primi anni 60 quando tra Modena e Reggio Emilia Beppe Carletti e Augusto Daolio decidono di formare una loro band. L’esordio avviene nel 1963. Il nome NOMADI fu scelto un po’ per caso ma ne ha caratterizzato lo spirito: le tappe dei loro interminabili Tour toccano dai piccoli paesi ai grandi palchi delle maggiori città italiane senza distinzione. Ad oggi il gruppo emiliano discograficamente conta 52 lavori\, fra dischi in studio\, live e raccolte per un totale oltre 15.000.000 di copie vendute. Sono oltre cento i fan club sparsi in tutta Italia e ancor più Cover Band riconosciute. Il loro è un pubblico transgenerazionale. Da sempre la musica è stata coniugata all’impegno umanitario ed ha visto i Nomadi promotori di tantissime iniziative di solidarietà in Italia e nel mondo. 
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SUMMARY:Abitare la voce
DESCRIPTION:Incontri singoli\n4 aprile ore 18:30-19:30\n11 aprile ore 18:30-19:30 \nCosto: 10 euro a incontro \nLaboratorio di canto per adulti/e\ndi Alessandra Giolo \nUn percorso di esplorazione della propria voce e delle sue potenzialità espressive all’interno di un contesto di gruppo. Il canto è un’attività liberatoria\, dona vitalità\, permette di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni\, è fonte di gioia e benessere.\nOgni laboratorio termina con una breve incursione canora nel Sentierone.
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SUMMARY:Opα
DESCRIPTION:Opα\, la prima produzione della società Room to Rent\, pone le basi per un approccio artistico che si nutre inizialmente di un’esplorazione dell’identità che attinge alle origini – geografiche\, identitarie\, di genere – ma che è anche attratto da un rapporto diretto con il pubblico durante la performance\, permettendo all’interazione con il pubblico di essere immediata e integrando l”inatteso’ nel discorso\, sfumando così i confini tra realtà e finzione. Il piacere che guida la performance\, l’intuizione e la necessità come base creativa hanno tutti guidato l’autorialità scenica da cui Mélina Martin ha gradualmente creato la propria produzione. La figura di Elena mette in gioco la questione della bellezza. I vari testi\, scritti nel corso dei millenni\, le  conferiscono un carattere ambiguo\, la sua\nstoria è a volte oscura\, a volte contraddittoria.\nÈ stata presa con la forza da Paride? O ha ceduto all’amore a prima vista? È manipolata o manipolatrice? Attiva o passiva? Pura o puttana? Felice o infelice?\nSolo una cosa è certa: Hélène è bellissima. Attraverso lei voglio mettere in discussione\, sul palcoscenico\, il potere dell’aspetto fisico.\nUno dei punti di forza di Hélène sul palco è quello di giocare con i pensieri dello spettatore. Dicendo “Sono la donna più bella del mondo”\, la sua immaginazione è subito collegata. Fingendo di incarnare la sua fantasia\, creo delle aspettative. Poi spingo il cliché un po’ oltre\, rivelando la sua mostruosità. Le aspettative vengono deluse\, lo spettatore è fuorviato. Il mio legame più diretto con la figura di Elena deriva dalle mie origini. Anch’io sono greca. Greca per metà. Amo la Grecia e amo il mio lato greco\, che mi nutre tanto sul palco quanto nella vita. È dalla “mia Grecia” che attingo la solarità e la gioia di vivere. Mi spinge sul palco. Per altri sembra che recitino con coraggio\, io faccio appello alla mia Grecia. Attingo dai miei ricordi\, dalla mia musica\, dai miei incontri\, dalla mia famiglia\,\ndalle risorse\, dalla sensibilità\, dai modi di fare le cose\, di comprendere e risolvere. Li uso come motori della recitazione\, come materiale teatrale.\nLa mia Grecia costituisce un materiale vivente e gioioso da cui posso attingere e che arricchisce la mia pratica attoriale. Ma è come esule dal mio paese del cuore che arrivo ad apprezzarlo nella sua interezza. Esiliata come Elena a Troia per dieci anni\, prima di essere riportata a Sparta. Anche lei è stata sopraffatta dalla nostalgia? \nLocandina\n\ndi e con Mélina Martin\ncollaborazione artistica Jean-Daniel Piguet \nluci Leo Garcia\nproduzione Compagnie Room To Rent\ncoproduzione Arsenic – centre d’art scénique contemporain\, PREMIO – prix d’encouragement pour les arts de la scène \nSPETTACOLO IN LINGUA ORIGINALE SOVRATITOLATO IN ITALIANO \nDurata 50′ senza intervallo
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SUMMARY:Massimo Ranieri in "Tutti i sogni ancora in volo" Tour
DESCRIPTION:Dopo il successo del varietà serale “Tutti i sogni Ancora in volo”\, andato in onda a fine maggio in due puntate il venerdì in prima serata su Raiuno\, e dopo la fiction  Mediaset “La voce che hai dentro”\, Massimo Ranieri torna in tour con un calendario ricco di appuntamenti musicali – nei teatri più prestigiosi d’Italia – in un’altra straordinaria avventura tra canto\, recitazione\, brani celebri\, sketch divertenti e racconti inediti. \nTra le tante canzoni ci sarà anche il brano vincitore del Premio della Critica a Sanremo 2022\,  “Lettera al di là dal mare”. \nCon un nuovo allestimento scenografico\, ascolteremo dal vivo anche bellissimi  inediti scritti per Ranieri da alcuni grandi cantautori italiani\, tra i quali: Pino Donaggio\, Ivano Fossati\, Bruno  Lauzi\, Giuliano Sangiorgi e molti altri\,  canzoni che fanno parte del suo nuovo Album\, che ha lo stesso titolo dello spettacolo\, uscito lo scorso anno e che porta la firma della produzione musicale  dell’artista internazionale Gino Vannelli. \nAnche  questa volta ci sarà un Massimo al 100%\, che offrirà al suo pubblico tutto il meglio del suo repertorio più amato e prestigioso. \nLo spettacolo si veste di una nuova veste scenografica\, l’organizzazione generale è del noto producer Marco De Antoniis\, con una big band di musicisti inedita dove possiamo trovare al pianoforte Seby Burgio\, alle tastiere e voce Giovanna Perna\, al basso Pierpaolo Ranieri\, alla batteria Luca Trolli\, alle percussioni Arnaldo Vacca\, alle chitarre Andrea Pistilli e Tony Puja\, violino e voce Valentina Pinto e una nuova sessione di fiati con al sax Max Filosi\, la voce e il sax di Cristiana Polegri. \nLocandina\nNUOVO SHOW LIVE\, UN ALTRO  MERAVIGLIOSO VIAGGIO NEI GRANDI TEATRI ITALIANI \nideato e scritto da Edoardo Falcone e Massimo Ranieri
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SUMMARY:Portami a cantare - 1/6 anni
DESCRIPTION:Sabato 6 aprile 10.15 – 11.15\nIncontri singoli\nCosto 15 Euro se siete in due – 20 Euro se siete in 3 \nLaboratorio di canto\ndi Alessandra Giolo\nEtà: 1/6 anni \nVoce\, corpo e musica sono gli ingredienti principali del percorso che vengono dosati per promuovere: l’ascolto di sé e dell’altro\, della propria voce e del corpo che vibra come uno strumento musicale.\nDurante il percorso si permette di esprimere la propria vitalità\, creatività ed le proprie emozioni attraverso il canto\, la parola con filastrocche\, storie o poesie\, e con il movimento libero o strutturato.\n(PER I PICCOLI) La voce di mamme e di papà immerge il bambino in un vero e proprio “bagno di suoni” che lo massaggiano e lo stimolano\, soddisfacendo il loro bisogno di ricettività e di ascolto. Il percorso stimola la crescita armonica del bambino\, migliora la respirazione\, favorisce la coordinazione e la sensibilità musicale.
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SUMMARY:Il mercante di Venezia
DESCRIPTION:Con i suoi potenti temi universali “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare – rappresentato per la prima volta a Londra nel 1598 – pone al pubblico contemporaneo questioni di assoluta necessità: scontri etici\, rapporti sociali e interreligiosi mai pacificati\, l’amore\, l’odio\, il valore dell’amicizia e della lealtà\, l’avidità e il ruolo del denaro. \nÈ un testo fondamentale che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia assieme al Centro Teatrale Bresciano e al Teatro de Gli Incamminati producono in un nuovo\, raffinato allestimento firmato da Paolo Valerio: lo interpreta una notevole compagnia d’attori capeggiata da Franco Branciaroli\, che offrirà una prova magistrale nel ruolo di Shylock\, figura sfaccettata\, misteriosa\, crudele nella sua sete di vendetta\, ma che spiazza gli spettatori suscitando anche la loro compassione. \nA lui\, ebreo\, usuraio\, si rivolge Antonio\, ricco mercante veneziano\, che pur avendo impegnato i suoi beni in traffici rischiosi non esita a farsi garante per l’amico Bassanio che ha bisogno di tremila ducati per armare una nave e raggiungere Belmonte\, dove spera di cambiare il proprio destino. Shylock che ha livore verso i gentili e sete di vendetta per il disprezzo che gli mostrano\, impone una spietata obbligazione. Se la somma non sarà restituita\, egli pretenderà una libbra della carne di Antonio\, tagliata vicino al cuore. \nParallelamente allo scellerato patto che Antonio sottoscrive\, evolvono altre linee del plot creando un’architettura drammaturgica di simmetrie e specularità dense di senso.\nC’è la dimensione di Belmonte\, una sorta di Arcadia dove la nobile Porzia\, obbedendo al volere del padre\, si concederà in sposa solo al pretendente che risolverà un enigma scegliendo quello giusto fra tre scrigni: a ciò ambisce Bassanio che vince optando per lo scrigno più povero. Specularmente agisce Jessica\, bellissima figlia di Shylock\, che invece tradendo le aspirazioni paterne\, si unisce a un cristiano e fugge rubando un anello appartenuto alla madre. E se Porzia e Bassanio declinano il loro amore in modo “alto” più popolare ma simmetrico appare il rapporto fra l’amico di lui – Graziano – e Nerissa\, fidata cameriera di Porzia. \nSarà l’intelligentissima dama “en travesti” ad intervenire come avvocato in difesa di Antonio\, quando questi – perdute le sue navi – si troverà nella drammatica condizione di pagare la cruenta obbligazione a Shylock. Con argute argomentazioni salverà la vita ad Antonio\, punirà la furia vendicativa dell’usuraio\, assicurerà sostanze e futuro a Jessica riuscendo anche a rimproverare al marito Bassanio la sua scarsa costanza. \nUn mondo mutevole e vibrante di personaggi che incarnano inquietudini\, chiaroscuri e complessità di modernità assoluta.\nPiermario Vescovo in “Una lettura di “The Merchant of Venice” a partire dalla sua fonte” evidenzia infatti «Basta (…) una minima porzione dell’intera estensione di questi motivi nel testo\, per capire che Bassanio è la realizzazione del desiderio di ‘nobiltà’ di Antonio (ivi compreso il suo dispendio di rappresentanza) e che Antonio trova a propria volta – dall’incomprensibile «sadness»\, né mercantile né amorosa\, che lo distanzia dall’interesse all’offerta della sua carne degna dell’antica virtù romana – un percorso di elevazione. Tant’è che l’Antonio che sputa sulla barba e sulla veste di Shylock e che si dichiara di volerlo fare anche dopo il prestito è certo diverso dall’Antonio patiens incarcerato e che attende la sentenza\, forse più eroe romano che martire cristiano. \nIl giovinotto\, ‘soldato’ e ‘umanista’ che si accompagnava al Marchese di Monferrato\, ha dunque studiato e si comporta da nobile e lo diventerà sposando Portia\, appunto non per un calcolo venale che lo salvi dalla rovina o che gli permetta ancora di scialacquare\, ma per una relazione che si spiega solo in termini simbolici. Per sposare Portia bisogna\, infatti\, essere degni di lei\, avere ‘cuor gentile’\, il che significa – nel percorso escogitato dal fu signore di Belmonte – essere capaci di preferire ciò che apparentemente non ha valore (il piombo) all’oro e all’argento: saper trovare il vero tesoro non facendosi ingannare dalle apparenze e soprattutto dai motti depistanti degli scrigni\, che\, come in un’‘impresa’\, accompagnano un’immagine (l’oro\, l’argento\, il piombo)\, con la caratteristica che i motti sono qui arguti e non didascalici\, e quindi ‘traditori’. Chi spreca il denaro o non se ne cura si mostra più adatto di chi lo accumula o saggiamente lo investe dell’impresa: questa la differenza capitale tra Bassanio\, Shylock ed Antonio». \nLocandina\n\ndi William Shakespeare\ntraduzione Masolino D’Amico \ncon Franco Branciaroli\, Piergiorgio Fasolo\, Francesco Migliaccio\ne  Emanuele Fortunati\, Stefano Scandaletti\, Lorenzo Guadalupi\, Giulio Cancelli\, Valentina Violo\, Dalila Reas\, Mauro Malinverno\, Mersila Sokoli \nregia e adattamento Paolo Valerio\nscene Marta Crisolini Malatesta\ncostumi Stefano Nicolao\nluci Gigi Saccomandi\nmusiche Antonio Di Pofi\nmovimenti di scena Monica Codena \nSi ringrazia per la collaborazione Laura Pelaschiar dell’Università degli Studi di Trieste \nproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, Centro Teatrale Bresciano\, Teatro de Gli Incamminati \nDurata 135′ più intervallo
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Shylock che ha livore verso i gentili e sete di vendetta per il disprezzo che gli mostrano\, impone una spietata obbligazione. Se la somma non sarà restituita\, egli pretenderà una libbra della carne di Antonio\, tagliata vicino al cuore. \nParallelamente allo scellerato patto che Antonio sottoscrive\, evolvono altre linee del plot creando un’architettura drammaturgica di simmetrie e specularità dense di senso.\nC’è la dimensione di Belmonte\, una sorta di Arcadia dove la nobile Porzia\, obbedendo al volere del padre\, si concederà in sposa solo al pretendente che risolverà un enigma scegliendo quello giusto fra tre scrigni: a ciò ambisce Bassanio che vince optando per lo scrigno più povero. Specularmente agisce Jessica\, bellissima figlia di Shylock\, che invece tradendo le aspirazioni paterne\, si unisce a un cristiano e fugge rubando un anello appartenuto alla madre. E se Porzia e Bassanio declinano il loro amore in modo “alto” più popolare ma simmetrico appare il rapporto fra l’amico di lui – Graziano – e Nerissa\, fidata cameriera di Porzia. \nSarà l’intelligentissima dama “en travesti” ad intervenire come avvocato in difesa di Antonio\, quando questi – perdute le sue navi – si troverà nella drammatica condizione di pagare la cruenta obbligazione a Shylock. Con argute argomentazioni salverà la vita ad Antonio\, punirà la furia vendicativa dell’usuraio\, assicurerà sostanze e futuro a Jessica riuscendo anche a rimproverare al marito Bassanio la sua scarsa costanza. \nUn mondo mutevole e vibrante di personaggi che incarnano inquietudini\, chiaroscuri e complessità di modernità assoluta.\nPiermario Vescovo in “Una lettura di “The Merchant of Venice” a partire dalla sua fonte” evidenzia infatti «Basta (…) una minima porzione dell’intera estensione di questi motivi nel testo\, per capire che Bassanio è la realizzazione del desiderio di ‘nobiltà’ di Antonio (ivi compreso il suo dispendio di rappresentanza) e che Antonio trova a propria volta – dall’incomprensibile «sadness»\, né mercantile né amorosa\, che lo distanzia dall’interesse all’offerta della sua carne degna dell’antica virtù romana – un percorso di elevazione. Tant’è che l’Antonio che sputa sulla barba e sulla veste di Shylock e che si dichiara di volerlo fare anche dopo il prestito è certo diverso dall’Antonio patiens incarcerato e che attende la sentenza\, forse più eroe romano che martire cristiano. \nIl giovinotto\, ‘soldato’ e ‘umanista’ che si accompagnava al Marchese di Monferrato\, ha dunque studiato e si comporta da nobile e lo diventerà sposando Portia\, appunto non per un calcolo venale che lo salvi dalla rovina o che gli permetta ancora di scialacquare\, ma per una relazione che si spiega solo in termini simbolici. Per sposare Portia bisogna\, infatti\, essere degni di lei\, avere ‘cuor gentile’\, il che significa – nel percorso escogitato dal fu signore di Belmonte – essere capaci di preferire ciò che apparentemente non ha valore (il piombo) all’oro e all’argento: saper trovare il vero tesoro non facendosi ingannare dalle apparenze e soprattutto dai motti depistanti degli scrigni\, che\, come in un’‘impresa’\, accompagnano un’immagine (l’oro\, l’argento\, il piombo)\, con la caratteristica che i motti sono qui arguti e non didascalici\, e quindi ‘traditori’. Chi spreca il denaro o non se ne cura si mostra più adatto di chi lo accumula o saggiamente lo investe dell’impresa: questa la differenza capitale tra Bassanio\, Shylock ed Antonio». \nLocandina\n\ndi William Shakespeare\ntraduzione Masolino D’Amico \ncon Franco Branciaroli\, Piergiorgio Fasolo\, Francesco Migliaccio\ne  Emanuele Fortunati\, Stefano Scandaletti\, Lorenzo Guadalupi\, Giulio Cancelli\, Valentina Violo\, Dalila Reas\, Mauro Malinverno\, Mersila Sokoli \nregia e adattamento Paolo Valerio\nscene Marta Crisolini Malatesta\ncostumi Stefano Nicolao\nluci Gigi Saccomandi\nmusiche Antonio Di Pofi\nmovimenti di scena Monica Codena \nSi ringrazia per la collaborazione Laura Pelaschiar dell’Università degli Studi di Trieste \nproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, Centro Teatrale Bresciano\, Teatro de Gli Incamminati \nDurata 135′ più intervallo
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Shylock che ha livore verso i gentili e sete di vendetta per il disprezzo che gli mostrano\, impone una spietata obbligazione. Se la somma non sarà restituita\, egli pretenderà una libbra della carne di Antonio\, tagliata vicino al cuore. \nParallelamente allo scellerato patto che Antonio sottoscrive\, evolvono altre linee del plot creando un’architettura drammaturgica di simmetrie e specularità dense di senso.\nC’è la dimensione di Belmonte\, una sorta di Arcadia dove la nobile Porzia\, obbedendo al volere del padre\, si concederà in sposa solo al pretendente che risolverà un enigma scegliendo quello giusto fra tre scrigni: a ciò ambisce Bassanio che vince optando per lo scrigno più povero. Specularmente agisce Jessica\, bellissima figlia di Shylock\, che invece tradendo le aspirazioni paterne\, si unisce a un cristiano e fugge rubando un anello appartenuto alla madre. E se Porzia e Bassanio declinano il loro amore in modo “alto” più popolare ma simmetrico appare il rapporto fra l’amico di lui – Graziano – e Nerissa\, fidata cameriera di Porzia. \nSarà l’intelligentissima dama “en travesti” ad intervenire come avvocato in difesa di Antonio\, quando questi – perdute le sue navi – si troverà nella drammatica condizione di pagare la cruenta obbligazione a Shylock. Con argute argomentazioni salverà la vita ad Antonio\, punirà la furia vendicativa dell’usuraio\, assicurerà sostanze e futuro a Jessica riuscendo anche a rimproverare al marito Bassanio la sua scarsa costanza. \nUn mondo mutevole e vibrante di personaggi che incarnano inquietudini\, chiaroscuri e complessità di modernità assoluta.\nPiermario Vescovo in “Una lettura di “The Merchant of Venice” a partire dalla sua fonte” evidenzia infatti «Basta (…) una minima porzione dell’intera estensione di questi motivi nel testo\, per capire che Bassanio è la realizzazione del desiderio di ‘nobiltà’ di Antonio (ivi compreso il suo dispendio di rappresentanza) e che Antonio trova a propria volta – dall’incomprensibile «sadness»\, né mercantile né amorosa\, che lo distanzia dall’interesse all’offerta della sua carne degna dell’antica virtù romana – un percorso di elevazione. Tant’è che l’Antonio che sputa sulla barba e sulla veste di Shylock e che si dichiara di volerlo fare anche dopo il prestito è certo diverso dall’Antonio patiens incarcerato e che attende la sentenza\, forse più eroe romano che martire cristiano. \nIl giovinotto\, ‘soldato’ e ‘umanista’ che si accompagnava al Marchese di Monferrato\, ha dunque studiato e si comporta da nobile e lo diventerà sposando Portia\, appunto non per un calcolo venale che lo salvi dalla rovina o che gli permetta ancora di scialacquare\, ma per una relazione che si spiega solo in termini simbolici. Per sposare Portia bisogna\, infatti\, essere degni di lei\, avere ‘cuor gentile’\, il che significa – nel percorso escogitato dal fu signore di Belmonte – essere capaci di preferire ciò che apparentemente non ha valore (il piombo) all’oro e all’argento: saper trovare il vero tesoro non facendosi ingannare dalle apparenze e soprattutto dai motti depistanti degli scrigni\, che\, come in un’‘impresa’\, accompagnano un’immagine (l’oro\, l’argento\, il piombo)\, con la caratteristica che i motti sono qui arguti e non didascalici\, e quindi ‘traditori’. Chi spreca il denaro o non se ne cura si mostra più adatto di chi lo accumula o saggiamente lo investe dell’impresa: questa la differenza capitale tra Bassanio\, Shylock ed Antonio». \nLocandina\n\ndi William Shakespeare\ntraduzione Masolino D’Amico \ncon Franco Branciaroli\, Piergiorgio Fasolo\, Francesco Migliaccio\ne  Emanuele Fortunati\, Stefano Scandaletti\, Lorenzo Guadalupi\, Giulio Cancelli\, Valentina Violo\, Dalila Reas\, Mauro Malinverno\, Mersila Sokoli \nregia e adattamento Paolo Valerio\nscene Marta Crisolini Malatesta\ncostumi Stefano Nicolao\nluci Gigi Saccomandi\nmusiche Antonio Di Pofi\nmovimenti di scena Monica Codena \nSi ringrazia per la collaborazione Laura Pelaschiar dell’Università degli Studi di Trieste \nproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, Centro Teatrale Bresciano\, Teatro de Gli Incamminati \nDurata 135′ più intervallo
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DESCRIPTION:Con i suoi potenti temi universali “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare – rappresentato per la prima volta a Londra nel 1598 – pone al pubblico contemporaneo questioni di assoluta necessità: scontri etici\, rapporti sociali e interreligiosi mai pacificati\, l’amore\, l’odio\, il valore dell’amicizia e della lealtà\, l’avidità e il ruolo del denaro. \nÈ un testo fondamentale che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia assieme al Centro Teatrale Bresciano e al Teatro de Gli Incamminati producono in un nuovo\, raffinato allestimento firmato da Paolo Valerio: lo interpreta una notevole compagnia d’attori capeggiata da Franco Branciaroli\, che offrirà una prova magistrale nel ruolo di Shylock\, figura sfaccettata\, misteriosa\, crudele nella sua sete di vendetta\, ma che spiazza gli spettatori suscitando anche la loro compassione. \nA lui\, ebreo\, usuraio\, si rivolge Antonio\, ricco mercante veneziano\, che pur avendo impegnato i suoi beni in traffici rischiosi non esita a farsi garante per l’amico Bassanio che ha bisogno di tremila ducati per armare una nave e raggiungere Belmonte\, dove spera di cambiare il proprio destino. Shylock che ha livore verso i gentili e sete di vendetta per il disprezzo che gli mostrano\, impone una spietata obbligazione. Se la somma non sarà restituita\, egli pretenderà una libbra della carne di Antonio\, tagliata vicino al cuore. \nParallelamente allo scellerato patto che Antonio sottoscrive\, evolvono altre linee del plot creando un’architettura drammaturgica di simmetrie e specularità dense di senso.\nC’è la dimensione di Belmonte\, una sorta di Arcadia dove la nobile Porzia\, obbedendo al volere del padre\, si concederà in sposa solo al pretendente che risolverà un enigma scegliendo quello giusto fra tre scrigni: a ciò ambisce Bassanio che vince optando per lo scrigno più povero. Specularmente agisce Jessica\, bellissima figlia di Shylock\, che invece tradendo le aspirazioni paterne\, si unisce a un cristiano e fugge rubando un anello appartenuto alla madre. E se Porzia e Bassanio declinano il loro amore in modo “alto” più popolare ma simmetrico appare il rapporto fra l’amico di lui – Graziano – e Nerissa\, fidata cameriera di Porzia. \nSarà l’intelligentissima dama “en travesti” ad intervenire come avvocato in difesa di Antonio\, quando questi – perdute le sue navi – si troverà nella drammatica condizione di pagare la cruenta obbligazione a Shylock. Con argute argomentazioni salverà la vita ad Antonio\, punirà la furia vendicativa dell’usuraio\, assicurerà sostanze e futuro a Jessica riuscendo anche a rimproverare al marito Bassanio la sua scarsa costanza. \nUn mondo mutevole e vibrante di personaggi che incarnano inquietudini\, chiaroscuri e complessità di modernità assoluta.\nPiermario Vescovo in “Una lettura di “The Merchant of Venice” a partire dalla sua fonte” evidenzia infatti «Basta (…) una minima porzione dell’intera estensione di questi motivi nel testo\, per capire che Bassanio è la realizzazione del desiderio di ‘nobiltà’ di Antonio (ivi compreso il suo dispendio di rappresentanza) e che Antonio trova a propria volta – dall’incomprensibile «sadness»\, né mercantile né amorosa\, che lo distanzia dall’interesse all’offerta della sua carne degna dell’antica virtù romana – un percorso di elevazione. Tant’è che l’Antonio che sputa sulla barba e sulla veste di Shylock e che si dichiara di volerlo fare anche dopo il prestito è certo diverso dall’Antonio patiens incarcerato e che attende la sentenza\, forse più eroe romano che martire cristiano. \nIl giovinotto\, ‘soldato’ e ‘umanista’ che si accompagnava al Marchese di Monferrato\, ha dunque studiato e si comporta da nobile e lo diventerà sposando Portia\, appunto non per un calcolo venale che lo salvi dalla rovina o che gli permetta ancora di scialacquare\, ma per una relazione che si spiega solo in termini simbolici. Per sposare Portia bisogna\, infatti\, essere degni di lei\, avere ‘cuor gentile’\, il che significa – nel percorso escogitato dal fu signore di Belmonte – essere capaci di preferire ciò che apparentemente non ha valore (il piombo) all’oro e all’argento: saper trovare il vero tesoro non facendosi ingannare dalle apparenze e soprattutto dai motti depistanti degli scrigni\, che\, come in un’‘impresa’\, accompagnano un’immagine (l’oro\, l’argento\, il piombo)\, con la caratteristica che i motti sono qui arguti e non didascalici\, e quindi ‘traditori’. Chi spreca il denaro o non se ne cura si mostra più adatto di chi lo accumula o saggiamente lo investe dell’impresa: questa la differenza capitale tra Bassanio\, Shylock ed Antonio». \nLocandina\n\ndi William Shakespeare\ntraduzione Masolino D’Amico \ncon Franco Branciaroli\, Piergiorgio Fasolo\, Francesco Migliaccio\ne  Emanuele Fortunati\, Stefano Scandaletti\, Lorenzo Guadalupi\, Giulio Cancelli\, Valentina Violo\, Dalila Reas\, Mauro Malinverno\, Mersila Sokoli \nregia e adattamento Paolo Valerio\nscene Marta Crisolini Malatesta\ncostumi Stefano Nicolao\nluci Gigi Saccomandi\nmusiche Antonio Di Pofi\nmovimenti di scena Monica Codena \nSi ringrazia per la collaborazione Laura Pelaschiar dell’Università degli Studi di Trieste \nproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, Centro Teatrale Bresciano\, Teatro de Gli Incamminati \nDurata 135′ più intervallo
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Shylock che ha livore verso i gentili e sete di vendetta per il disprezzo che gli mostrano\, impone una spietata obbligazione. Se la somma non sarà restituita\, egli pretenderà una libbra della carne di Antonio\, tagliata vicino al cuore. \nParallelamente allo scellerato patto che Antonio sottoscrive\, evolvono altre linee del plot creando un’architettura drammaturgica di simmetrie e specularità dense di senso.\nC’è la dimensione di Belmonte\, una sorta di Arcadia dove la nobile Porzia\, obbedendo al volere del padre\, si concederà in sposa solo al pretendente che risolverà un enigma scegliendo quello giusto fra tre scrigni: a ciò ambisce Bassanio che vince optando per lo scrigno più povero. Specularmente agisce Jessica\, bellissima figlia di Shylock\, che invece tradendo le aspirazioni paterne\, si unisce a un cristiano e fugge rubando un anello appartenuto alla madre. E se Porzia e Bassanio declinano il loro amore in modo “alto” più popolare ma simmetrico appare il rapporto fra l’amico di lui – Graziano – e Nerissa\, fidata cameriera di Porzia. \nSarà l’intelligentissima dama “en travesti” ad intervenire come avvocato in difesa di Antonio\, quando questi – perdute le sue navi – si troverà nella drammatica condizione di pagare la cruenta obbligazione a Shylock. Con argute argomentazioni salverà la vita ad Antonio\, punirà la furia vendicativa dell’usuraio\, assicurerà sostanze e futuro a Jessica riuscendo anche a rimproverare al marito Bassanio la sua scarsa costanza. \nUn mondo mutevole e vibrante di personaggi che incarnano inquietudini\, chiaroscuri e complessità di modernità assoluta.\nPiermario Vescovo in “Una lettura di “The Merchant of Venice” a partire dalla sua fonte” evidenzia infatti «Basta (…) una minima porzione dell’intera estensione di questi motivi nel testo\, per capire che Bassanio è la realizzazione del desiderio di ‘nobiltà’ di Antonio (ivi compreso il suo dispendio di rappresentanza) e che Antonio trova a propria volta – dall’incomprensibile «sadness»\, né mercantile né amorosa\, che lo distanzia dall’interesse all’offerta della sua carne degna dell’antica virtù romana – un percorso di elevazione. Tant’è che l’Antonio che sputa sulla barba e sulla veste di Shylock e che si dichiara di volerlo fare anche dopo il prestito è certo diverso dall’Antonio patiens incarcerato e che attende la sentenza\, forse più eroe romano che martire cristiano. \nIl giovinotto\, ‘soldato’ e ‘umanista’ che si accompagnava al Marchese di Monferrato\, ha dunque studiato e si comporta da nobile e lo diventerà sposando Portia\, appunto non per un calcolo venale che lo salvi dalla rovina o che gli permetta ancora di scialacquare\, ma per una relazione che si spiega solo in termini simbolici. Per sposare Portia bisogna\, infatti\, essere degni di lei\, avere ‘cuor gentile’\, il che significa – nel percorso escogitato dal fu signore di Belmonte – essere capaci di preferire ciò che apparentemente non ha valore (il piombo) all’oro e all’argento: saper trovare il vero tesoro non facendosi ingannare dalle apparenze e soprattutto dai motti depistanti degli scrigni\, che\, come in un’‘impresa’\, accompagnano un’immagine (l’oro\, l’argento\, il piombo)\, con la caratteristica che i motti sono qui arguti e non didascalici\, e quindi ‘traditori’. Chi spreca il denaro o non se ne cura si mostra più adatto di chi lo accumula o saggiamente lo investe dell’impresa: questa la differenza capitale tra Bassanio\, Shylock ed Antonio». \nLocandina\n\ndi William Shakespeare\ntraduzione Masolino D’Amico \ncon Franco Branciaroli\, Piergiorgio Fasolo\, Francesco Migliaccio\ne  Emanuele Fortunati\, Stefano Scandaletti\, Lorenzo Guadalupi\, Giulio Cancelli\, Valentina Violo\, Dalila Reas\, Mauro Malinverno\, Mersila Sokoli \nregia e adattamento Paolo Valerio\nscene Marta Crisolini Malatesta\ncostumi Stefano Nicolao\nluci Gigi Saccomandi\nmusiche Antonio Di Pofi\nmovimenti di scena Monica Codena \nSi ringrazia per la collaborazione Laura Pelaschiar dell’Università degli Studi di Trieste \nproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, Centro Teatrale Bresciano\, Teatro de Gli Incamminati \nDurata 135′ più intervallo
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Shylock che ha livore verso i gentili e sete di vendetta per il disprezzo che gli mostrano\, impone una spietata obbligazione. Se la somma non sarà restituita\, egli pretenderà una libbra della carne di Antonio\, tagliata vicino al cuore. \nParallelamente allo scellerato patto che Antonio sottoscrive\, evolvono altre linee del plot creando un’architettura drammaturgica di simmetrie e specularità dense di senso.\nC’è la dimensione di Belmonte\, una sorta di Arcadia dove la nobile Porzia\, obbedendo al volere del padre\, si concederà in sposa solo al pretendente che risolverà un enigma scegliendo quello giusto fra tre scrigni: a ciò ambisce Bassanio che vince optando per lo scrigno più povero. Specularmente agisce Jessica\, bellissima figlia di Shylock\, che invece tradendo le aspirazioni paterne\, si unisce a un cristiano e fugge rubando un anello appartenuto alla madre. E se Porzia e Bassanio declinano il loro amore in modo “alto” più popolare ma simmetrico appare il rapporto fra l’amico di lui – Graziano – e Nerissa\, fidata cameriera di Porzia. \nSarà l’intelligentissima dama “en travesti” ad intervenire come avvocato in difesa di Antonio\, quando questi – perdute le sue navi – si troverà nella drammatica condizione di pagare la cruenta obbligazione a Shylock. Con argute argomentazioni salverà la vita ad Antonio\, punirà la furia vendicativa dell’usuraio\, assicurerà sostanze e futuro a Jessica riuscendo anche a rimproverare al marito Bassanio la sua scarsa costanza. \nUn mondo mutevole e vibrante di personaggi che incarnano inquietudini\, chiaroscuri e complessità di modernità assoluta.\nPiermario Vescovo in “Una lettura di “The Merchant of Venice” a partire dalla sua fonte” evidenzia infatti «Basta (…) una minima porzione dell’intera estensione di questi motivi nel testo\, per capire che Bassanio è la realizzazione del desiderio di ‘nobiltà’ di Antonio (ivi compreso il suo dispendio di rappresentanza) e che Antonio trova a propria volta – dall’incomprensibile «sadness»\, né mercantile né amorosa\, che lo distanzia dall’interesse all’offerta della sua carne degna dell’antica virtù romana – un percorso di elevazione. Tant’è che l’Antonio che sputa sulla barba e sulla veste di Shylock e che si dichiara di volerlo fare anche dopo il prestito è certo diverso dall’Antonio patiens incarcerato e che attende la sentenza\, forse più eroe romano che martire cristiano. \nIl giovinotto\, ‘soldato’ e ‘umanista’ che si accompagnava al Marchese di Monferrato\, ha dunque studiato e si comporta da nobile e lo diventerà sposando Portia\, appunto non per un calcolo venale che lo salvi dalla rovina o che gli permetta ancora di scialacquare\, ma per una relazione che si spiega solo in termini simbolici. Per sposare Portia bisogna\, infatti\, essere degni di lei\, avere ‘cuor gentile’\, il che significa – nel percorso escogitato dal fu signore di Belmonte – essere capaci di preferire ciò che apparentemente non ha valore (il piombo) all’oro e all’argento: saper trovare il vero tesoro non facendosi ingannare dalle apparenze e soprattutto dai motti depistanti degli scrigni\, che\, come in un’‘impresa’\, accompagnano un’immagine (l’oro\, l’argento\, il piombo)\, con la caratteristica che i motti sono qui arguti e non didascalici\, e quindi ‘traditori’. Chi spreca il denaro o non se ne cura si mostra più adatto di chi lo accumula o saggiamente lo investe dell’impresa: questa la differenza capitale tra Bassanio\, Shylock ed Antonio». \nLocandina\n\ndi William Shakespeare\ntraduzione Masolino D’Amico \ncon Franco Branciaroli\, Piergiorgio Fasolo\, Francesco Migliaccio\ne  Emanuele Fortunati\, Stefano Scandaletti\, Lorenzo Guadalupi\, Giulio Cancelli\, Valentina Violo\, Dalila Reas\, Mauro Malinverno\, Mersila Sokoli \nregia e adattamento Paolo Valerio\nscene Marta Crisolini Malatesta\ncostumi Stefano Nicolao\nluci Gigi Saccomandi\nmusiche Antonio Di Pofi\nmovimenti di scena Monica Codena \nSi ringrazia per la collaborazione Laura Pelaschiar dell’Università degli Studi di Trieste \nproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, Centro Teatrale Bresciano\, Teatro de Gli Incamminati \nDurata 135′ più intervallo
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Shylock che ha livore verso i gentili e sete di vendetta per il disprezzo che gli mostrano\, impone una spietata obbligazione. Se la somma non sarà restituita\, egli pretenderà una libbra della carne di Antonio\, tagliata vicino al cuore. \nParallelamente allo scellerato patto che Antonio sottoscrive\, evolvono altre linee del plot creando un’architettura drammaturgica di simmetrie e specularità dense di senso.\nC’è la dimensione di Belmonte\, una sorta di Arcadia dove la nobile Porzia\, obbedendo al volere del padre\, si concederà in sposa solo al pretendente che risolverà un enigma scegliendo quello giusto fra tre scrigni: a ciò ambisce Bassanio che vince optando per lo scrigno più povero. Specularmente agisce Jessica\, bellissima figlia di Shylock\, che invece tradendo le aspirazioni paterne\, si unisce a un cristiano e fugge rubando un anello appartenuto alla madre. E se Porzia e Bassanio declinano il loro amore in modo “alto” più popolare ma simmetrico appare il rapporto fra l’amico di lui – Graziano – e Nerissa\, fidata cameriera di Porzia. \nSarà l’intelligentissima dama “en travesti” ad intervenire come avvocato in difesa di Antonio\, quando questi – perdute le sue navi – si troverà nella drammatica condizione di pagare la cruenta obbligazione a Shylock. Con argute argomentazioni salverà la vita ad Antonio\, punirà la furia vendicativa dell’usuraio\, assicurerà sostanze e futuro a Jessica riuscendo anche a rimproverare al marito Bassanio la sua scarsa costanza. \nUn mondo mutevole e vibrante di personaggi che incarnano inquietudini\, chiaroscuri e complessità di modernità assoluta.\nPiermario Vescovo in “Una lettura di “The Merchant of Venice” a partire dalla sua fonte” evidenzia infatti «Basta (…) una minima porzione dell’intera estensione di questi motivi nel testo\, per capire che Bassanio è la realizzazione del desiderio di ‘nobiltà’ di Antonio (ivi compreso il suo dispendio di rappresentanza) e che Antonio trova a propria volta – dall’incomprensibile «sadness»\, né mercantile né amorosa\, che lo distanzia dall’interesse all’offerta della sua carne degna dell’antica virtù romana – un percorso di elevazione. Tant’è che l’Antonio che sputa sulla barba e sulla veste di Shylock e che si dichiara di volerlo fare anche dopo il prestito è certo diverso dall’Antonio patiens incarcerato e che attende la sentenza\, forse più eroe romano che martire cristiano. \nIl giovinotto\, ‘soldato’ e ‘umanista’ che si accompagnava al Marchese di Monferrato\, ha dunque studiato e si comporta da nobile e lo diventerà sposando Portia\, appunto non per un calcolo venale che lo salvi dalla rovina o che gli permetta ancora di scialacquare\, ma per una relazione che si spiega solo in termini simbolici. Per sposare Portia bisogna\, infatti\, essere degni di lei\, avere ‘cuor gentile’\, il che significa – nel percorso escogitato dal fu signore di Belmonte – essere capaci di preferire ciò che apparentemente non ha valore (il piombo) all’oro e all’argento: saper trovare il vero tesoro non facendosi ingannare dalle apparenze e soprattutto dai motti depistanti degli scrigni\, che\, come in un’‘impresa’\, accompagnano un’immagine (l’oro\, l’argento\, il piombo)\, con la caratteristica che i motti sono qui arguti e non didascalici\, e quindi ‘traditori’. Chi spreca il denaro o non se ne cura si mostra più adatto di chi lo accumula o saggiamente lo investe dell’impresa: questa la differenza capitale tra Bassanio\, Shylock ed Antonio». \nLocandina\n\ndi William Shakespeare\ntraduzione Masolino D’Amico \ncon Franco Branciaroli\, Piergiorgio Fasolo\, Francesco Migliaccio\ne  Emanuele Fortunati\, Stefano Scandaletti\, Lorenzo Guadalupi\, Giulio Cancelli\, Valentina Violo\, Dalila Reas\, Mauro Malinverno\, Mersila Sokoli \nregia e adattamento Paolo Valerio\nscene Marta Crisolini Malatesta\ncostumi Stefano Nicolao\nluci Gigi Saccomandi\nmusiche Antonio Di Pofi\nmovimenti di scena Monica Codena \nSi ringrazia per la collaborazione Laura Pelaschiar dell’Università degli Studi di Trieste \nproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, Centro Teatrale Bresciano\, Teatro de Gli Incamminati \nDurata 135′ più intervallo
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SUMMARY:Vivaldi: Le Quattro Stagioni
DESCRIPTION:Le Quattro Stagioni\, gioiello vivaldiano contenuto nella raccolta “Il cimento dell’armonia e dell’inventione” Op.8\, è il titolo che viene dato ai primi quattro concerti di questa opera pubblicata da Vivaldi nel 1725 ad Amsterdam\, in cui ogni concerto trae ispirazione da sonetti (probabilmente composti da Vivaldi stesso). \nSi tratta di uno dei primi esempi di musica a programma della storia della musica: le caratteristiche naturali delle Stagioni\, sensibilmente descritte nei sonetti\, sono rese in maniera quasi pittorica dalle note di Vivaldi. Il carattere descrittivo è evidente nelle parti del violino solo\, su cui Vivaldi stesso riporta i frammenti dei sonetti che intende descrivere.\nEntrate nell’immaginario collettivo e nell’eredità culturale occidentale come alcune tra le pagine più emblematiche\, le Quattro Stagioni sono amatissime dal pubblico\, riconosciute dalle grandi masse\, e più che mai attuali al giorno d’oggi\, come confermato dal loro ampio utilizzo anche in ambito pubblicitario.\nA completamento del programma\, un anonimo concerto veneto per violoncello e orchestra dai toni energici e malinconici\, tipici del gioco dei chiaroscuri della musica veneziana. \nLocandina\nAntonio Vivaldi (1678-1741)\nDa “Il cimento dell’armonia e dell’inventione” Op.8\nLe quattro Stagioni \nPrimavera\nEstate\nAutunno\nInverno \nAnonimo\nConcerto per violoncello e orchestra in re maggiore \n.\n.\n. \nEnsemble Locatelli\nJérémie Chigioni violino solo\nThomas Chigioni violoncello solo e direzione
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SUMMARY:Il mercante di Venezia
DESCRIPTION:Con i suoi potenti temi universali “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare – rappresentato per la prima volta a Londra nel 1598 – pone al pubblico contemporaneo questioni di assoluta necessità: scontri etici\, rapporti sociali e interreligiosi mai pacificati\, l’amore\, l’odio\, il valore dell’amicizia e della lealtà\, l’avidità e il ruolo del denaro. \nÈ un testo fondamentale che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia assieme al Centro Teatrale Bresciano e al Teatro de Gli Incamminati producono in un nuovo\, raffinato allestimento firmato da Paolo Valerio: lo interpreta una notevole compagnia d’attori capeggiata da Franco Branciaroli\, che offrirà una prova magistrale nel ruolo di Shylock\, figura sfaccettata\, misteriosa\, crudele nella sua sete di vendetta\, ma che spiazza gli spettatori suscitando anche la loro compassione. \nA lui\, ebreo\, usuraio\, si rivolge Antonio\, ricco mercante veneziano\, che pur avendo impegnato i suoi beni in traffici rischiosi non esita a farsi garante per l’amico Bassanio che ha bisogno di tremila ducati per armare una nave e raggiungere Belmonte\, dove spera di cambiare il proprio destino. Shylock che ha livore verso i gentili e sete di vendetta per il disprezzo che gli mostrano\, impone una spietata obbligazione. Se la somma non sarà restituita\, egli pretenderà una libbra della carne di Antonio\, tagliata vicino al cuore. \nParallelamente allo scellerato patto che Antonio sottoscrive\, evolvono altre linee del plot creando un’architettura drammaturgica di simmetrie e specularità dense di senso.\nC’è la dimensione di Belmonte\, una sorta di Arcadia dove la nobile Porzia\, obbedendo al volere del padre\, si concederà in sposa solo al pretendente che risolverà un enigma scegliendo quello giusto fra tre scrigni: a ciò ambisce Bassanio che vince optando per lo scrigno più povero. Specularmente agisce Jessica\, bellissima figlia di Shylock\, che invece tradendo le aspirazioni paterne\, si unisce a un cristiano e fugge rubando un anello appartenuto alla madre. E se Porzia e Bassanio declinano il loro amore in modo “alto” più popolare ma simmetrico appare il rapporto fra l’amico di lui – Graziano – e Nerissa\, fidata cameriera di Porzia. \nSarà l’intelligentissima dama “en travesti” ad intervenire come avvocato in difesa di Antonio\, quando questi – perdute le sue navi – si troverà nella drammatica condizione di pagare la cruenta obbligazione a Shylock. Con argute argomentazioni salverà la vita ad Antonio\, punirà la furia vendicativa dell’usuraio\, assicurerà sostanze e futuro a Jessica riuscendo anche a rimproverare al marito Bassanio la sua scarsa costanza. \nUn mondo mutevole e vibrante di personaggi che incarnano inquietudini\, chiaroscuri e complessità di modernità assoluta.\nPiermario Vescovo in “Una lettura di “The Merchant of Venice” a partire dalla sua fonte” evidenzia infatti «Basta (…) una minima porzione dell’intera estensione di questi motivi nel testo\, per capire che Bassanio è la realizzazione del desiderio di ‘nobiltà’ di Antonio (ivi compreso il suo dispendio di rappresentanza) e che Antonio trova a propria volta – dall’incomprensibile «sadness»\, né mercantile né amorosa\, che lo distanzia dall’interesse all’offerta della sua carne degna dell’antica virtù romana – un percorso di elevazione. Tant’è che l’Antonio che sputa sulla barba e sulla veste di Shylock e che si dichiara di volerlo fare anche dopo il prestito è certo diverso dall’Antonio patiens incarcerato e che attende la sentenza\, forse più eroe romano che martire cristiano. \nIl giovinotto\, ‘soldato’ e ‘umanista’ che si accompagnava al Marchese di Monferrato\, ha dunque studiato e si comporta da nobile e lo diventerà sposando Portia\, appunto non per un calcolo venale che lo salvi dalla rovina o che gli permetta ancora di scialacquare\, ma per una relazione che si spiega solo in termini simbolici. Per sposare Portia bisogna\, infatti\, essere degni di lei\, avere ‘cuor gentile’\, il che significa – nel percorso escogitato dal fu signore di Belmonte – essere capaci di preferire ciò che apparentemente non ha valore (il piombo) all’oro e all’argento: saper trovare il vero tesoro non facendosi ingannare dalle apparenze e soprattutto dai motti depistanti degli scrigni\, che\, come in un’‘impresa’\, accompagnano un’immagine (l’oro\, l’argento\, il piombo)\, con la caratteristica che i motti sono qui arguti e non didascalici\, e quindi ‘traditori’. Chi spreca il denaro o non se ne cura si mostra più adatto di chi lo accumula o saggiamente lo investe dell’impresa: questa la differenza capitale tra Bassanio\, Shylock ed Antonio». \nLocandina\n\ndi William Shakespeare\ntraduzione Masolino D’Amico \ncon Franco Branciaroli\, Piergiorgio Fasolo\, Francesco Migliaccio\ne  Emanuele Fortunati\, Stefano Scandaletti\, Lorenzo Guadalupi\, Giulio Cancelli\, Valentina Violo\, Dalila Reas\, Mauro Malinverno\, Mersila Sokoli \nregia e adattamento Paolo Valerio\nscene Marta Crisolini Malatesta\ncostumi Stefano Nicolao\nluci Gigi Saccomandi\nmusiche Antonio Di Pofi\nmovimenti di scena Monica Codena \nSi ringrazia per la collaborazione Laura Pelaschiar dell’Università degli Studi di Trieste \nproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, Centro Teatrale Bresciano\, Teatro de Gli Incamminati \nDurata 135′ più intervallo
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SUMMARY:L'albergo dei poveri
DESCRIPTION:Giovedì 18 aprile 2024\, ore 18.00 | Sala Riccardi – Teatro Donizetti\nIntorno a L’ALBERGO DEI POVERI\nIncontro con Massimo Popolizio e la compagnia\nConosciuto anche come I bassifondi\, o Sul fondo\, o ancora Il dormitorio\, grande dramma di Maksim Gor’kij\, rappresentato per la prima volta a Mosca nel 1902\, fu ribattezzato L’albergo dei poveri da Giorgio Strehler nel 1947\, in occasione della memorabile regia che inaugurò il Piccolo Teatro di Milano nel maggio del 1947. È quest’ultimo titolo che Massimo Popolizio ha deciso di riproporre al pubblico\, in virtù del suo valore emblematico e poetico\, oltre che storico.\nL’albergo dei poveri è un grande dramma corale\, che si potrebbe definire shakespeariano nel suo sapiente dosaggio di pathos\, denuncia sociale\, amara comicità\, riflessione filosofica e morale sul destino umano. Il numero elevato degli attori in scena impone alla regia la ricerca di un ritmo adeguato al continuo mutare delle situazioni e dei punti di vista\, in un crescendo di tensione reso ancora più evidente dall’angustia dello spazio evocato: un rifugio di derelitti e alcolizzati dove i personaggi trascorrono i loro giorni tentando di non soccombere alla disperazione e all’inerzia della sconfitta. Si tratta di una sfida che\, dopo Stanislavskij che fu il primo regista del dramma di Gor’kij\, è stata raccolta da grandi maestri della regia teatrale\, come Strehler\, e anche cinematografica\, tra gli altri\, Resnaise Kurosawa. Se le grandi opere viaggiano nel tempo per essere rilette a ogni generazione da angolature diverse\, lo stile di regia di Popolizio\, la sua maniera di dirigere gli attori e il meccanismo teatrale nel suo complesso\, sembra particolarmente adeguato a scrivere un nuovo capitolo di questa storia di interpretazioni.\nIl nostro non è il mondo del 1902\, e nemmeno quello del 1947: è mutato anche il concetto stesso di «povertà»\, ma l’energia drammatica\, la forza visionaria\, la disperata lucidità dei personaggi di Gor’kij è ancora intatta. Massimo Popolizio prosegue la sua ricerca artistica e civile portando in scena il dramma corale di Maksim Gor’kij. Riflessione filosofica e morale sul destino umano\, atto di denuncia delle condizioni di vita di una parte di società tutt’altro che scomparsa\, il testo\, nell’adattamento di Emanuele Trevi\, conserva tutta la sua carica di forza visionaria e disperata lucidità. \nLocandina\n\nuno spettacolo di Massimo Popolizio\ntratto dall’opera di Maksim Gor’kij\ndrammaturgia Emanuele Trevi \ncon Massimo Popolizio\ne con (in o.a.) Giovanni Battaglia\, Gabriele Brunelli\, Luca Carbone\, Martin Chishimba\, Giampiero Cicciò\, Carolina Ellero\, Raffaele Esposito\, Diamara Ferrero\, Francesco Giordano\, Marco Mavaracchio\, Michele Nani\, Aldo Ottobrino\, Silvia Pietta\, Sandra Toffolatti\, Zoe Zolferino \nscene Marco Rossi\ncostumi Gianluca Sbicca\nluci Luigi Biondi \nproduzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale\, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa \nDurata 110′ senza intervallo
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SUMMARY:Intorno a L’ALBERGO DEI POVERI
DESCRIPTION:Incontro con Massimo Popolizio e la compagnia. \nUn dialogo sul grande dramma corale tratto dall’opera di Maksim Gor’kij\, che si potrebbe definire shakespeariano nel suo sapiente dosaggio di pathos\, denuncia sociale\, amara comicità\, riflessione filosofica e morale sul destino umano… \nLocandina\n\nIncontro con Massimo Popolizio e la compagnia.
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SUMMARY:DeCineForum Donizetti
DESCRIPTION:Visioni guidate delle opere in occasione della decima edizione del festival Donizetti Opera \n  \nNasce una nuova rassegna in occasione del decennale del festival: DeCineForum Donizetti\, cinque appuntamenti per altrettante opere da guardare e comprendere insieme.\nA cura della sezione scientifica del Donizetti Opera\, questo “cineforum” musicale desidera accompagnare il pubblico verso il festival nei mesi in cui non sono in programma appuntamenti dal vivo. Nella Sala Musica del Teatro Donizetti\, predisposta per una ottimale fruizione audio-video\, saranno proposti cinque titoli donizettiani\, particolarmente significativi per la carriera del compositore\, scelti tra le produzioni allestite in questi dieci anni dal festival\, registrati dalla casa discografica Dynamic e appartenenti a generi differenti: all’opera semiseria all’opera buffa ai grandi melodrammi.\nNel dettaglio: sabato 20 aprile (ore 14.30) sarà proiettato Enrico di Borgogna\, titolo del ciclo #Donizetti200 andato in scena al Teatro Sociale nel 2018\, a duecento anni dal debutto al Teatro San Luca di Venezia (melodramma in due atti del genere semiserio su libretto di Bartolomeo Merelli)\, con la direzione di Alessandro De Marchi\, la regia di Silvia Paoli e un cast di interpreti di rilievo come Anna Bonitatibus\, Sonia Ganassi e Luca Tittoto. La proiezione sarà preceduta dalla presentazione di Candida Mantica.\nLivio Aragona presenterà il secondo titolo in programma\, sabato 27 aprile (ore 14.30) Olivo e Pasquale\, melodramma giocoso in due atti su libretto di Jacopo Ferretti\, messo in scena al Teatro Sociale di Bergamo in occasione del festival 2016 nella versione dell’autunno 1827\, realizzata per il Teatro Nuovo di Napoli con l’alternanza di dialoghi parlati e numeri cantanti\, con la parte di Pasquale in napoletano. Sul podio Federico Maria Sardelli\, regia di operAlchemica (Ugo Giacomazzi e Luigi Di Gangi)\, interpreti vocali Bruno Taddia\, Filippo Morace\, Laura Giordano e Pietro Adaini.\nSabato 25 maggio (ore 14.30) torna Candida Mantica per presentare Lucrezia Borgia\, melodramma in un prologo e due atti su libretto di Felice Romani\, capolavoro tragico di Donizetti che sarà proiettato nella versione andata in scena al Teatro Sociale nel 2019 con la regia di Andrea Bernard\, la direzione di Riccardo Frizza e protagonisti Carmela Remigio\, Xabier Anduaga\, Marko Mimica e Varduhi Abrahamyan.\nIn autunno\, quando l’edizione n. 10 del Donizetti Opera sarà alle porte\, si terranno altre due proiezioni: sabato 28 settembre L’ange de Nisida\, su libretto di Gustave Vaëz e Alphonse Royer\, che avrebbe dovuto debuttare al Théâtre de la Renaissance di Parigi nel 1839\, e che ha invece ricevuto la sua prima\, acclamata\, rappresentazione in forma scenica proprio al Donizetti Opera nel 2019 con la regia di Francesco Micheli e Jean-Luc Tingaud sul podio; e infine domenica 29 settembre La favorite\, grand-opéra su libretto di Gustave Vaëz\, Alphonse Royer ed Eugène Scribe\, nella versione integrale andata in scena al Teatro Donizetti nel 2022 diretta da Riccardo Frizza e la regia di Valentina Carrasco. Queste due produzioni rappresentano due vette del Donizetti Opera\, avendo vinto entrambe il Premio Abbiati della critica musicale italiana\, l’Ange de Nisida il Premio Speciale e La favorite miglior spettacolo dell’anno. \nCalendario\n\nSabato 20 aprile 2024\, ore 14.30 | Sala della Musica\, Teatro Donizetti \nEnrico di Borgogna\n\n\nDurata della riproduzione: 152 minuti circa (intervallo di 20 minuti)\nPresentazione a cura di Candida Mantica \n\n\n\nScopri di più\nPrenota ora\n\n\nSabato 27 aprile 2024\, ore 14.30 | Sala della Musica\, Teatro Donizetti \nOlivo e Pasquale\n\n\nDurata della riproduzione: 151 minuti circa (intervallo di 20 minuti)\nPresentazione a cura di Livio Aragona \n\n\n\n\nScopri di più\nPrenota ora \n\nSabato 25 maggio 2024\, ore 14.30 | Sala della Musica\, Teatro Donizetti \nLucrezia Borgia\n\n\nDurata della riproduzione: 144 minuti circa (intervallo di 20 minuti)\nPresentazione a cura di Candida Mantica \n\n\n\nScopri di più\nPrenota ora\n\n\nSabato 28 settembre 2024 | Sala della Musica\, Teatro Donizetti \nL’Ange de Nisida\n\n\nDurata della riproduzione: 180 minuti circa (intervallo di 20 minuti) \n\n\n\nScopri di più\nPrenota gratuitamente da settembre\n\n\n\n\n\n\nDomenica 29 settembre 2024 | Sala della Musica\, Teatro Donizetti \nLa Favorite\n\n\nDurata della riproduzione: 190 minuti circa (intervallo di 20 minuti) \n\n\n\nScopri di più\nPrenota gratuitamente da settembre
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DESCRIPTION:Giovedì 18 aprile 2024\, ore 18.00 | Sala Riccardi – Teatro Donizetti\nIntorno a L’ALBERGO DEI POVERI\nIncontro con Massimo Popolizio e la compagnia\nConosciuto anche come I bassifondi\, o Sul fondo\, o ancora Il dormitorio\, grande dramma di Maksim Gor’kij\, rappresentato per la prima volta a Mosca nel 1902\, fu ribattezzato L’albergo dei poveri da Giorgio Strehler nel 1947\, in occasione della memorabile regia che inaugurò il Piccolo Teatro di Milano nel maggio del 1947. È quest’ultimo titolo che Massimo Popolizio ha deciso di riproporre al pubblico\, in virtù del suo valore emblematico e poetico\, oltre che storico.\nL’albergo dei poveri è un grande dramma corale\, che si potrebbe definire shakespeariano nel suo sapiente dosaggio di pathos\, denuncia sociale\, amara comicità\, riflessione filosofica e morale sul destino umano. Il numero elevato degli attori in scena impone alla regia la ricerca di un ritmo adeguato al continuo mutare delle situazioni e dei punti di vista\, in un crescendo di tensione reso ancora più evidente dall’angustia dello spazio evocato: un rifugio di derelitti e alcolizzati dove i personaggi trascorrono i loro giorni tentando di non soccombere alla disperazione e all’inerzia della sconfitta. Si tratta di una sfida che\, dopo Stanislavskij che fu il primo regista del dramma di Gor’kij\, è stata raccolta da grandi maestri della regia teatrale\, come Strehler\, e anche cinematografica\, tra gli altri\, Resnaise Kurosawa. Se le grandi opere viaggiano nel tempo per essere rilette a ogni generazione da angolature diverse\, lo stile di regia di Popolizio\, la sua maniera di dirigere gli attori e il meccanismo teatrale nel suo complesso\, sembra particolarmente adeguato a scrivere un nuovo capitolo di questa storia di interpretazioni.\nIl nostro non è il mondo del 1902\, e nemmeno quello del 1947: è mutato anche il concetto stesso di «povertà»\, ma l’energia drammatica\, la forza visionaria\, la disperata lucidità dei personaggi di Gor’kij è ancora intatta. Massimo Popolizio prosegue la sua ricerca artistica e civile portando in scena il dramma corale di Maksim Gor’kij. Riflessione filosofica e morale sul destino umano\, atto di denuncia delle condizioni di vita di una parte di società tutt’altro che scomparsa\, il testo\, nell’adattamento di Emanuele Trevi\, conserva tutta la sua carica di forza visionaria e disperata lucidità. \nLocandina\n\nuno spettacolo di Massimo Popolizio\ntratto dall’opera di Maksim Gor’kij\ndrammaturgia Emanuele Trevi \ncon Massimo Popolizio\ne con (in o.a.) Giovanni Battaglia\, Gabriele Brunelli\, Luca Carbone\, Martin Chishimba\, Giampiero Cicciò\, Carolina Ellero\, Raffaele Esposito\, Diamara Ferrero\, Francesco Giordano\, Marco Mavaracchio\, Michele Nani\, Aldo Ottobrino\, Silvia Pietta\, Sandra Toffolatti\, Zoe Zolferino \nscene Marco Rossi\ncostumi Gianluca Sbicca\nluci Luigi Biondi \nproduzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale\, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa \nDurata 110′ senza intervallo
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SUMMARY:Turandot. Enigmi al Museo - recita Family
DESCRIPTION:Turandot è una favola che ci porta a scoprire una Cina magica e grandiosa\, dove – tra enigmi da risolvere\, principi d’oriente\, gong del destino\, boia e fastosi palazzi imperiali – prende vita la storia della Principessa dal cuore di ghiaccio.\nIl regista Andrea Bernard sceglie come ambientazione della vicenda un museo\, dove tra i visitatori ci sono anche il giovane Calaf\, con il padre Timur e Liù. Il misterioso mondo di Turandot si materializza e riverbera tra statue\, ceramiche pregiate\, costumi tradizionali e stampe d’epoca. La lettura di un antico manoscritto anima le opere d’arte del museo e i visitatori vengono catapultati tra gli enigmi della Principessa Turandot\, che – con l’aiuto di Ping\, Pong e Pang\, tre statue dell’esercito di terracotta – altro non aspetta che trovare il vero amore ed essere ricordata per sempre. \nGli spettacoli di Opera Education sono partecipativi\, infatti coinvolgono il pubblico di piccoli spettatori attraverso il canto e la gestualità. I bambini e ragazzi arrivano a teatro preparati per prendere parte allo spettacolo e diventare i veri protagonisti\, cantando alcune arie e intervenendo con piccoli oggetti di scena.\nLo spettacolo teatrale segna il completamento di un percorso che inizia mesi prima per gli insegnanti che vengono preparati attraverso degli incontri di formazione riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione e del merito ai sensi della direttiva 170/2016\, in cui i docenti AsLiCo che introducono gli elementi per comprendere l’opera lirica a tutto tondo\, insegnando le principali arie liriche che i bambini canteranno dalla platea e fornendo alcuni elementi pratici per la costruzione degli oggetti di scena che useranno durante lo spettacolo. Tutto si svolge in un clima di gioco e coinvolgimento interdisciplinare.\nAccanto alle scolastiche sono previste recite aperte al pubblico chiamate Opera Family\, per dare l’opportunità ai bambini di condividere la magia dell’opera con la propria famiglia.\nMusica\, teatro\, gioco\, letteratura\, storia\, attualità e contenuti interdisciplinari di anno in anno accompagnano educatori\, insegnanti\, bambini\, ragazzi e famiglie in un viaggio attraverso uno dei patrimoni culturali intangibili dell’umanità. Lo scopo ultimo è quello di mettere in moto l’interesse e la curiosità dei bambini e dei ragazzi nei confronti del teatro d’opera\, che rappresenta la forma d’arte più complessa e poliedrica del patrimonio culturale italiano. \nLo spettacolo sarà preceduto\, alle ore 15.30\, da un laboratorio aperto a tutti. \n_____________________________ \nLOCANDINA \nDa Turandot di Giacomo Puccini\nRielaborazione musicale Enrico Minaglia\nAdattamento drammaturgico di Andrea Bernard\nCasa Ricordi Srl\, Milano \nPrima rappresentazione: Como\, Teatro Sociale\, 14 febbraio 2024. \nPersonaggi Cantanti selezionati da AsLiCo \nDirettore Sieva Borzak\nRegia Andrea Bernard\n\nScene Alberto Beltrame\nCostumi Elena Beccaro\nCoreografie Giulia Tornarolli \n Assistente alla regia Tecla Gucci Ludolf\nAssistente scenografa Giulia Turconi\nAssistente ai costumi Emilia Zagnoli \nOrchestra 1813 \nNuovo allestimento \nProduzione AsLiCo\nIn coproduzione con Opéra Grand Avignon \nOpera domani – XXVIII edizione \nScarica qui il kit dello spettatore\nKIT DELLO SPETTATOREGuarda la Gallery
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DESCRIPTION:Turandot è una favola che ci porta a scoprire una Cina magica e grandiosa\, dove – tra enigmi da risolvere\, principi d’oriente\, gong del destino\, boia e fastosi palazzi imperiali – prende vita la storia della Principessa dal cuore di ghiaccio.\nIl regista Andrea Bernard sceglie come ambientazione della vicenda un museo\, dove tra i visitatori ci sono anche il giovane Calaf\, con il padre Timur e Liù. Il misterioso mondo di Turandot si materializza e riverbera tra statue\, ceramiche pregiate\, costumi tradizionali e stampe d’epoca. La lettura di un antico manoscritto anima le opere d’arte del museo e i visitatori vengono catapultati tra gli enigmi della Principessa Turandot\, che – con l’aiuto di Ping\, Pong e Pang\, tre statue dell’esercito di terracotta – altro non aspetta che trovare il vero amore ed essere ricordata per sempre. \nGli spettacoli di Opera Education sono partecipativi\, infatti coinvolgono il pubblico di piccoli spettatori attraverso il canto e la gestualità. I bambini e ragazzi arrivano a teatro preparati per prendere parte allo spettacolo e diventare i veri protagonisti\, cantando alcune arie e intervenendo con piccoli oggetti di scena.\nLo spettacolo teatrale segna il completamento di un percorso che inizia mesi prima per gli insegnanti che vengono preparati attraverso degli incontri di formazione riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione e del merito ai sensi della direttiva 170/2016\, in cui i docenti AsLiCo che introducono gli elementi per comprendere l’opera lirica a tutto tondo\, insegnando le principali arie liriche che i bambini canteranno dalla platea e fornendo alcuni elementi pratici per la costruzione degli oggetti di scena che useranno durante lo spettacolo. Tutto si svolge in un clima di gioco e coinvolgimento interdisciplinare.\nAccanto alle scolastiche sono previste recite aperte al pubblico chiamate Opera Family\, per dare l’opportunità ai bambini di condividere la magia dell’opera con la propria famiglia.\nMusica\, teatro\, gioco\, letteratura\, storia\, attualità e contenuti interdisciplinari di anno in anno accompagnano educatori\, insegnanti\, bambini\, ragazzi e famiglie in un viaggio attraverso uno dei patrimoni culturali intangibili dell’umanità. Lo scopo ultimo è quello di mettere in moto l’interesse e la curiosità dei bambini e dei ragazzi nei confronti del teatro d’opera\, che rappresenta la forma d’arte più complessa e poliedrica del patrimonio culturale italiano. \nScarica qui il kit dello spettatore\nKIT DELLO SPETTATOREGuarda la Gallery\nLocandina\nDa Turandot di Giacomo Puccini\nRielaborazione musicale Enrico Minaglia\nAdattamento drammaturgico di Andrea Bernard\nCasa Ricordi Srl\, Milano \nPrima rappresentazione: Como\, Teatro Sociale\, 14 febbraio 2024. \nPersonaggi Cantanti selezionati da AsLiCo \nDirettore Sieva Borzak\nRegia Andrea Bernard\n\nScene Alberto Beltrame\nCostumi Elena Beccaro\nCoreografie Giulia Tornarolli \n Assistente alla regia Tecla Gucci Ludolf\nAssistente scenografa Giulia Turconi\nAssistente ai costumi Emilia Zagnoli \nOrchestra 1813 \nNuovo allestimento \nProduzione AsLiCo\nIn coproduzione con Opéra Grand Avignon \nOpera domani – XXVIII edizione
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